Tuttosport: Intervista a Franco Ferrari (su D'Agostino, Melo e il rombo Juve)

Franco FerrariRiporto perchè secondo me merita. E’ una intervista che “Tuttosport” ha fatto a Franco Ferrari, il professore che da più di vent’anni insegna tattica a tutti gli allenatori che pas­sano dal mitico “supercorso” di Coverciano per diventare allenatori professionisti (anche Ciro Ferrara si è “laureato” con lui e ora lo sta facendo Leonardo). Ferrari, che della “Scuola Allena­tori” della Figc oggi è il coordinatore, è an­che docente ai corsi dell’Uefa, dal 2000 è istruttore Fifa ed è considerato uno dei massimi esperti mondiali di tattica calci­stica.

Franco Ferrari, la Juventus cerca un regista basso per giocare con il cen­trocampo a rombo. Cosa significa a li­vello di movimenti?
«Partiamo da una premessa: il rombo può essere sviluppato in tanti modi. Esso è una fi­gura geometrica ma solo sulla carte, nella realtà del campo contano gli equilibri nelle situazioni di gioco. Tutto dipende dagli interpreti e dalle caratteristiche dei giocatori».

Ipotizziamo un centrocampo con Diego sulla trequarti e Sissoko e Marchisio in­terni. E’ meglio D’Agostino o Felipe Me­lo come regista basso?
«Sono due ottimi giocatori, entrambi perfet­ti per il ruolo. Però hanno caratteristiche di­verse ».

Partiamo da D’Agostino.
«E’ un grande contropiedista, nel senso che innesca la manovra da dietro sfruttando il suo lancio lungo. Infatti spesso la sua prima palla è diretta alle punte o al cambio gioco».

Scusi, ma in questo modo non viene saltato il trequartista?
«Infatti, l’Udinese quest’anno giocava senza un centrocampista avanzato quindi D’Ago­stino col suo lancio cercava una delle tre pun­te. Ma attenzione: Gaetano può giocare anche in modo diverso».

La presenza di uno come Diego lo obbli­gherebbe a trovare soluzioni differenti?
«D’Agostino è molto forte tecnicamente, non ha nessun problema a giocare nel breve. E poi negli ultimi anni ha preso consapevolezza della fase difensiva. Co­me caratteristiche è il giocatore che più si avvicina a Pirlo: d’altronde entrambi sono trequartisti trasformati in play­ basso ».

Difetti di D’Agostino?
«Gioca quasi solo di sinistro e non brilla nel gio­co aereo. In compenso però è molto bravo ad occupa­re gli spazi. E quest’ultimo aspetto facilita il lavoro dei difensori».

Passiamo a Felipe Melo.
«Il brasiliano è più difensivo, più di copertura ri­spetto a D’Agostino. Fa molta pressione sul porta­tore di palla avversario, Felipe Melo sradica una quantità incredibile di palloni. E’ ottimo nel gioco areo e nell’occupazione degli spazi. Bravissimo nel fraseggio corto».

Difetti?
«E’ meno portato alla regia pura, il lancio lungo non è il suo forte».

Visto così, Felipe Melo sembrerebbe più integra­bile con Diego?
«Chiariamo una cosa: finora è come avessimo foto­grafato i due giocatori, quindi rappresentati in asso­luto, ma nel contesto dinamico le cose cambiano. En­trano in gioco i movimenti dei compagni e le situazio­ni. Posso solo dire che sono ottimi giocatori e possono rendere bene come vertici bassi di un rombo».

Ha parlato dei movimenti degli altri compagni. Cosa cambia per Sissoko e Marchisio, i due inter­ni di centrocampo?
«La forza di Sissoko è il suo movimento in verticale. Il maliano è come un treno che va avanti indietro lun­go un binario. Questo comporterà che, nell’80 per cen­to dei casi, sia Marchisio a equilibrare la squadra in­dietreggiando sulla linea del centrocampista più bas­so. I ruoli possono anche invertirsi, ma per le caratte­ristiche dei due, è Marchisio quello più portato a fer­marsi per dare copertura in caso di transizione».

Senza esterni veri di centrocampo, come si devo­no muovere i due laterali?
«I terzini diventano i padroni dell’intera fascia. I loro inserimenti laterali, in appoggio, sono fondamentali. Almeno uno dei due deve avere gamba, essere uno di spinta».

Non è un caso, quindi, che la Juve a sinistra stia cercando uno offensivo come Grosso.
«Grosso è adattissimo. Se la formazione è quella che voi proponete, la sua spinta a sinistra verrebbe com­pensata dall’equilibrio fornito da Marchisio. E sull’al­tra corsia Zebina, che è più bloccato, equilibra da die­tro gli inserimenti in avanti di Sissoko. Comunque an­che Molinaro e De Ceglie possono coprire alla grande la fascia sinistra».

Con Camoranesi al posto di Marchisio i giochi si complicano?
«Innanzitutto Camoranesi non è uno che ha dei pro­blemi ad accentrarsi. Comunque la squadra, tutta in­sieme, si riequilibrerà in modo diverso. E’ un po’ come raggiungere il numero 100 con numeri diversi: ci si può arrivare sommando 50 più 50, ma anche 30 più 70 o 40 più 60. Il risultato non cambia».

Diego come si dovrà muovere per essere perico­loso?
«Deve svariare in libertà: avanti e dietro, a destra e a sinistra. Il brasiliano non è un trequartista vecchio stampo, alla Beccalossi o alla Baggio per capirci. Die­go è un play avanzato: tanta qualità, ma anche quan­tità nelle due fasi di gioco».

Ci schiarisca le idee. Qualche esempio di play avanzato visto nell’ultimo campionato?
«Stankovic nell’Inter, Cossu nel Cagliari, Kharja nel Siena, Simplicio nel Palermo, Pinzi nel Chievo…Tut­ti giocatori impegnati sia quando si attacca sia quan­do la palla è agli avversari».

Chi dovrà modificare di più il suo gioco?
«Sicuramente Del Piero. Alex è abituato a giocare die­tro una punta centrale e ad indietreggiare per cerca­re il pallone. Giocando così finirebbe per pestarsi i pie­di con Diego».

Quindi?
«Del Piero dovrà cercare meno la palla, giocare più avanti e cercare altri spazi. Gli verrà chiesto un mag­giore sacrificio, ma date le sue qualità, questo non è un problema».

Con Diego si può giocare solo con un centrocam­po a rombo?
«In assoluto no. Può giocare benissimo anche in mez­zo al campo in un 4-4-2 in linea. Però deve avere un compagno vicino che lo copra, è uno che tende a sali­re molto. Detto questo il rombo ne esalta le qualità».

Giocare col rombo cosa comporta a livello di gio­co?
«Tanto possesso palla. O meglio: fraseggi corti facen­do viaggiare velocemente la palla, aspettando di libe­rare il varco giusto per far male all’avversario. Trian­goli continui. Lo stile è quello della Spagna, del Bar­cellona, del Milan di Ancelotti».

Un modo di giocare che dà i suoi frutti soprattut­to a livello europeo?
«Ultimamente è così. Però non esiste, sulla carta, un modulo vincente. Sarebbe un po’ come giocare in Bor­sa il giorno dopo: troppo facile…».

Si parla molto di mancanza di esperienza: Ferra­ra si è seduto in panchina solo due volte.
«Non dimenticate che è come avesse vinto un Mondia­le da capitano non giocatore. In Germania l’esperien­za di Ciro è stata fondamentale per il gruppo. E poi lavorando al fianco di Lippi gli ha sicuramente “ruba­to” parte del mestiere».

Durante il Supercorso in campo provate tutti i si­stemi di gioco. Ferrara quale preferisce?
«Li conosce tutti, non ha preferenze. La scuola italia­na, come dico sempre nei meeting dell’Uefa, è ricca, non conosce solo un modo di giocare».

L’unica certezza su Ferrara è la difesa a quattro.
«Penso proprio di sì, è quella che da più garanzie. Dal Manchester, al Barcellona, alla Spagna, all’Inter: ne­gli ultimi tempi hanno vinto tutte puntando su quat­tro difensori».

Grazie Ferrari e Tuttosport.

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    • u carcamagnu
    • 7 luglio 2009

    perchè non impiegare poulsen come vertice basso senza spendere una lira? se sta bene e ha fiducia è una sicurezza, anche perchè chiellini e cannavaro hanno assolutamente bisogno di uno schermo molto abile nella fase difensiva davanti a loro.

    • ACB
    • 7 luglio 2009

    Ma noi siamo così. Giochiamo col 442 e prendiamo Poulsen che è un vertice basso. Poi passiamo al rombo e cediamo Poulsen non facendolo giocare vertice basso. Altrimenti che gusto ci sarebbe? 🙂

    • Anonymous
    • 7 luglio 2009

    bell'articolo di tuttosport! Grazie di averlo postato ACB!Comunque io mi domando perche nessuno vuole giocare con un 4-3-2-1? Per me sarebbe la formazione che usa al meglio i giocatori che abbiamo in rosa attualmente.giocherei conAmauri (Iaquinta/Trez)Diego – Camo (Giovinco)Marchisio – "Melo" – Sissoko (Tiago/Zanetti/Poulsen)E puoi, se c'e bisogno di avere una formazione piu offensiva, puo entrare del piero per Camo/Giovinco e giochiamo con il 4-3-1-2. Cosa ne pensate?

    • Anonymous
    • 7 luglio 2009

    Ma non è che il giocatore meno indicato per questo schema di gioco è proprio il nostro centravanti??!! Amauri io lo vedo più adatto ad un 4-4-2 con tanto gioco sulle fasce e tanti cross, non mi sembra possa dare profondità alla squadra. Discorso diverso per Iaquinta… Che ne pensi Antonio??

    • ACB
    • 7 luglio 2009

    Che nè Amauri nè Trezeguet ti danno profondità e rendono al meglio con un'altra punta al fianco, concordo.

    • lubemark66
    • 7 luglio 2009

    in effetti su poulsen sarei d'accordo è vero che non è un campione ma se è stato nominato per due anni miglior giocatore danese e per un anno miglior centrocampista della liga forse non è nemmeno il broccaccio che abbiamo visto: d'altronde quando avevano la pubalgia anche vieira ed emerson sembravano dei brocchi

    • lubemark06
    • 7 luglio 2009

    inoltre non sparatemi ma a mio avviso l'altro giocatore attualmente in rosa , che, se fosse recuperato dal punto di vista psicologico, avrebbe le caratteristiche tecnico tattiche per disimpegnarsi egregiamentein quel ruolo è sergio bernardo almiron

    • u carca
    • 7 luglio 2009

    mi pare che amauri sia un attaccante completo, e che sappia fare un po' tutto.ha poca esperienza ai massimi livelli, ma secondo me può benissimo adattarsi anche a creare spazi per diego.

    • u carca reloaded
    • 7 luglio 2009

    ricordo ancora che le uniche due partite in cu iabbiamo fatto una sorta di rombo semiserio, con poulsen davanti ai centrali, e giovinco dietro due punte, abbiamo fatto, in due partite di seguito,4 gol in 45 minuti al bologna4 gol alla roma a roma.e segnando con 7 giocatori diversi (2 del piero, 1 brazzo, 1 nedved, 1 giovinco, 1 iaquinta, 1 mellberg, 1 non mi ricordo…^_^)

    • Dexter
    • 7 luglio 2009

    Poulsen potrebbe benissimo fare il vertice basso.Infatti in linea teorica non ci sarebbe bisogno di fare mercato: Zanetti vertice basso titolare, Poulsen riserva.La realtà è un'altra: Zanetti non è fisicamente integro. Poulsen idem. Il primo ha una fragilità senza eguali, il secondo ha la pubalgia dalla quale è difficile guarire e cmq è difficile tornare ai vecchi livelli (il Puma ha resistito per un paio di anni e poi ha ceduto di schianto, Vieira ha alzato bandiera bianca subito). E inoltre – a mio parere – Zanetti è superiore a Poulsen. Ergo va preso un play basso e ceduto il meno forte dei due che abbiamo, cioè il danese.Riguardo all'intervista a Ferrari, a me le cose sembrano abbastanza chiare: abbiamo una batteria di mediani che può garantirci una discreta varietà di scelta. Ecco perchè potremmo acquistare un regista o un medianaccio e la cosa cambierebbe poco. Se prendi il regista sacrifichi Camo nell'11 titolare, se prendi il medianaccio sacrifichi uno tra Sissoko e Marchisio. Si può fare in entrambi i casi e Ferrari ha ragione nel dire che sia D'Agostino che Melo, pur con caratteristiche diverse, vanno bene. Basta sapergli costruire attorno un rombo adatto.

    • Sputnik
    • 8 luglio 2009

    Bell'intervista. Praticamente Ferrari dice quello che un po' ho sempre pensato anch'io e cioè che d'agostino andrebbe a pestare i piedi a diego, oppure gli toglierebbe molte palle che il brasiliano potrebbe giocare. Per quanto riguarda poulsen, per me, l'unico ruolo che può fare è quello del portaborracce al massimo… Più che altro, il ruolo di play basso, da noi, lo può fare benissimo Zanetti (se, come dice Dex, fosse sano).

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