Il DNA mancante (quando noi si vinceva a Milano..)

Gioie incancellabili

Gioie incancellabili

Dopo la vittoria ai mondiali tedeschi poco più di tre anni fa, ho voluto leggere il libro “La Squadra”, nel quale Mister Lippi viene intervistato e spiega il perché dei suoi trionfi non solo quello in Germania, ma anche quelli con la Juventus. Ebbene, c’è una parte nella quale il Marcello parla di quello che è il DNA delle squadre, che sarebbero quelle caratteristiche che distinguono le squadre lungo la propria storia, quel “qualcosa” che devono avere sempre per riuscire a vincere.

In questo senso, Lippi parla solo di quelle che sono le caratteristiche “clou” di Milan e Juventus. Nel caso dei rossoneri, esiste una necessità di giocatori di classe e piedi buoni e basta solo dare un’occhiata e vedere che quando ha avuto giocatori da “Pallone d’Oro”, tali Van Basten, Shevchenko o Kaká, il Milan è finito per vincere la Champions League. Nel caso della Juventus, si parla di grinta e cuore: infatti gli uomini simbolo della Signora sono sempre stati giocatori “maschi”, quelli che quando devono fare un fallaccio lo fanno, quelli che escono in campo per sputare sangue. Infatti, se chiedete agli juventini, giocatori come Davids, Montero, Conte o Nedved (sempre per rimanere sul recente visto che il pubblico web in línea di massima è “giovane”) sono apprezzati più per il loro carattere di quanto per le loro doti che erano comunque straordinarie. Le versione più toste della Juventus sono quelle che hanno vinto di più senza dubbio.

Mi rifaccio a questa idea perché oggi mi sono presa il tempo di riguardarmi la partita e, al di là del risultato, l’Inter ha lasciato l’impressione di essere superiore. Eppure non ha mai rischiato di vincere seriamente la partita contro una Juventus tutta grinta e cuore guidata da quelli che sentono veramente i colori addosso ovvero Buffon, Chiellini, Marchisio e Del Piero, uno per reparto. Senza fare un bel gioco, senza fare chissà cosa in attacco, gli uomini di Ferrara la spuntano grazie a un gol fantascientifico di uno che 15 anni fa (il 4 dicembre nello storico Juve-Fiorentina 3-2 con il gol da cineteca di Del Piero) era allo stadio con la famiglia a tifare Juve; uno che è cresciuto a pane e Juve nel vivaio bianconero; uno che davanti a quella respita di Julio Cesar ci ha creduto come ci credevano solo i tifosi, quelli che avevano come sogno battere l’Inter.

E veniamo al dunque. Il DNA del Milan è classe e bel gioco mentre quello della Juve è la grinta. Anche all’estero possiamo identificare facilmente alcuni aspetti come il “tiki-taka” del Barcellona o il Real Madrid, il gioco dei giovani dell’Arsenal, la classe del Chelsea, il 442 perfetto del Manchester United, la grinta del Liverpool. Qual è, però, il DNA dell’Inter? Parliamo della terza squadra d’Italia eppure se mi chiedono, non so quale sia quella caratteristica che controdistingue i nerazzurri. Persino il Chievo da 10 anni fa vedere lo stesso gioco: a viso aperto contro tutti, senza chiudersi e se perdono è perché sono inferiori tecnicamente, ma non perché non se la sono giocata. L’Inter a cosa gioca? A me dei giorni precedenti alla gara a Torino ha stupito enormemente la frase di Mourinho: “Anche se perdiamo saremo comunque primi”, significa che per i nerazzurri si trattava di 3 punti e basta? Pazzesco! E’ chiaro che gli scudetti non si vincono battendo le grandi ma le piccole, ma è anche vero che i titoli che rimangono nella mente dei tifosi sono quelli che racchiudono belle vittorie contro le avversarie di una vita. Per ora, caro Mou, la cosa non ti sta riuscendo. Ora come ora, hai vinto uno scudetto ma senza un’identità reale e, se mi permettete la battuta, uno scudetto che manca d’identità, o di DNA per l’appunto, non è altro che una vittoria anonima.

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  1. Complimenti all'autrice dell'articolo

    • garrison
    • 7 dicembre 2009

    Non é che condivido tanto, più che per esaltare la Juve mi sembra un articolo per sminuire l'Inter. E' vero comunque che Mourinho non ha dotato di un gioco riconoscibile i nerazzurri, come peraltro aveva fatto anche al Chelsea a ben vedere. Il portoghese é mediaticamente perfetto, ma come allenatore lascia parecchio a desiderare. Ciò detto, non é che la juve di Capello, ad esempio, avesse questa grande impronta di gioco eh…

    • thefurner
    • 7 dicembre 2009

    bell'articolo, però sentire che il dna della juve è grinta e cuore (che è la realtà) mi spiace un po' visto che sono un amante del bel gioco. Mi piacerebbe lo spettacolo.

    • garibaldi
    • 7 dicembre 2009

    Complimenti per lo splendido editoriale. grande acquisto per il blog.

    • modellobianconero
    • 7 dicembre 2009

    l'inter ha il DNA dei piangina.

  2. Ma il discorso è che l'Inter, anche se esprimesse calcio champagne, non ha il DNA della squadra vincente ovvero quello che ha sempre contraddistinto Juventus e Milan le due squadre da sempre più rappresentative del calcio italiano.

    • Alessandra Roversi
    • 8 dicembre 2009

    Garrison,
    l'inter non ha MAI avuto una personalità specifica non è una questione di Mourinho, Mancini o Trapattoni. La Juventus di Capello ha vinto senza un bel gioco ma sempre con gli "attributi", tant'è che anche con avendo dei super squadroni, quando sono mancate "quelle" la Juventus è andata fuori automaticamente contro squadre nettamente inferiori come il Liverpool del 2005 e l'Arsenal del 2006.

    Agli altri, grazie dei complimenti… Speriamo sia solo l'inizio 😉

    • bolero712000
    • 9 dicembre 2009

    a proposito di Dna….

    …ve l’avevo mai detto che sono un quarto bavarese?

  3. Pure sto difetto c’hai? 🙂

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