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Alberto Zaccheroni: la scheda

alberto zaccheroni la schedaLA CARRIERA
Alberto Zaccheroni è nato il 1 aprile 1953 a Meldola, un piccolo comune nel romagnolo in provincia di Forlì-Cesena. E’ una mosca bianca nel panorama di allenatori italiani, perchè non ha mai giocato a calcio a livelli professionistici. Ha iniziato subito allenando, e l’ha fatto dai dilettanti. La prima panchina relativamente importante è stata quella del Cesenatico: nel febbraio 1984 viene infatti chiamato in corsa ad allenare il club romagnolo in C/2, e ci resta fino a giugno, facendo da traghettatore. La stagione successiva, però, nuovamente, allenerà da marzo a giugno, centrando in entrambi i casi la salvezza. Nella stagione 1985/86, subentrerà ancora una volta ad un suo collega accomodandosi sulla panchina del Riccione, nei Dilettanti. Al secondo anno, arriverà per lui la prima vera gioia da allenatore: la promozione in C/2. Nel 1987 sarà nuovamente chiamato a subentrare a stagione in corso nel San Lazzaro, campionato Dilettanti. Nella stagione 1988/89 firmerà per il Baracca Lugo, sempre in D, e riuscirà in una straordinaria impresa conquistando la promozione in C/2 a prima stagione, e quella in C/1 l’anno successivo, conquistandosi un pò di notorietà. E’ allora che inizia un rapporto tormentato col Venezia di Zamparini, in C/1. A primo anno, dopo una stagione ad altissimi livelli, e dopo uno spareggio per il secondo posto giocato proprio nella sua Cesena e vinto contro il Como, Zaccheroni conquisterà subito una straordinaria promozione in B (la terza consecutiva). Nelle due stagioni successive però, come da tradizione per ogni buon club presieduto da Zamparini, verrà 2 volte esonerato e per 2 volte richiamato. Nell’estate del 1993 passa al “nuovo” Bologna neo retrocesso in C/1 e neo-fallito. Sotto la guida del nuovo presidente Gazzoni Frascara e con Eraldo Pecci come direttore sportivo, la squadra manca la promozione in Serie B dopo aver terminato il girone al quarto posto ed aver perso ai play-off contro i rivali della SPAL. Zaccheroni verrà esonerato e ripartirà la stagione successiva, quella 1994-95, nel Cosenza, in Serie B. La situazione è disperata, perchè si parte con 9 punti di penalizzazione. Nonostante questo, il tecnico romagnolo riesce a far salvare con una certa tranquillità la squadra calabrese, mostrando anche un bel calcio. Nel 1995 avviene la vera svolta nella sua carriera: a 42 anni viene infatti chiamato dall’Udinese, in Serie A, per allenare il club riportato l’anno prima in Serie A da Galeone. Dopo un primo anno discreto, al secondo avviene il mezzo miracolo con la qualificazione in Coppa UEFA, ottenuta grazie al suo 343 e al suo calcio bello da vedere che impressionò un pò tutti. Il capolavoro, però, lo otterrà nella stagione 1997/98, centrando addirittura un incredibile terzo posto finale dietro Juventus ed Inter grazie soprattutto ai gol del capocannoniere Oliver Bierhoff (27 reti). L’impresa valse al tecnico la prima Panchina d’Oro (riconoscimento ufficiale con votazione dei colleghi) e il passaggio al Milan di Berlusconi. A sorpresa, il Milan, partito un gradino sotto le altre contendenti al titolo e in una fase di transizione dopo i successi degli anni precedenti, riuscì a rimontare, grazie ad un eccezionale finale di campionato (sette vittorie negli ultimi sette turni) e alla vittoria nell’ultima giornata contro il Perugia (ricorderete tutti l’esultanza mano nella mano di Boban e Weah e le urla di gioia di Galliani), la Lazio allora capolista, e a vincere uno dei titoli più inaspettati della sua storia. Per Zaccheroni è sicuramente il momento più alto della sua carriera. Otterrà naturalmente la seconda Panchina d’Oro consecutiva e l’Oscar del Calcio AIC come Miglior Allenatore, oltre all’amicizia e alla gratitudine eterna della dirigenza del Milan, che ancora oggi lo ringrazia. Il terzo posto nel campionato successivo e le due eliminazioni consecutive in Champions League portarono però all’esonero del tecnico romagnolo, che fu sostituito dal duo Cesare Maldini-Mauro Tassotti a due mesi dal termine della stagione 2000/01. Celebre resterà una dichiarazione di Berlusconi che ne suggellà l’esonero: «Mi viene in mente un personaggio della mia giovinezza, che si chiamava Lizzola. Era un bravissimo sarto, e aveva per motto, a proposito della buona stoffa: attenzione a che sarto la dai…». Insomma, all’improvviso la stoffa era “troppo buona” per il sarto Zaccheroni, che dovette ripartire, subentrando a Sven Goran Eriksson, nel settembre 2001 dalla Lazio. A fine campionato arriverà sesto, anche grazie all’ormai mitologico epilogo del 5 maggio con la vittoria meravigliosa contro l’Inter di Hector Cuper che consegna di fatto lo Scudetto più bello della storia alla Juventus di Marcello Lippi. L’anno successivo, sarà protagonista dell’ennesimo subentro della sua carriera coronando un sogno personale: sarà chiamato nell’ottobre del 2003 proprio dall’Inter (sua squadra del cuore da bambino) di Massimo Moratti che lo chiama a sostituire Cuper dopo 7 giornate. All’avvio, Zaccheroni ottiene 7 vittorie su 8 partite giocate. Conquista un posto in Champions League per la stagione successiva ma, a fine stagione, non viene confermato perchè il patròn nerazzurro gli preferisce Roberto Mancini. Il colpo è duro da digerire per Zac, che trova però il coraggio di ripartire ancora una volta subentrando ad un collega nel Torino. Nel settembre del 2006, a pochi giorni dall’inizio del campionato, viene infatti ingaggiato come allenatore dal presidente Urbano Cairo nell’anno del centenario della squadra granata e assume l’incarico con una squadra in crisi, riuscendo inizialmente ad ottenere buoni risultati (tra i quali la vittoria contro l’Empoli nel giorno della festa del centenario dei granata) e a porre rimedio alla situazione. Dopo una lunga serie di sconfitte consecutive a inizio 2007, però, il 26 febbraio viene esonerato e sostituito con Gianni De Biasi. Il resto è storia recente, con la Juventus in crisi che lo chiama a subentrare, per la nona volta in carriera, al collega Ciro Ferrara.

CARATTERISTICHE
Inutile parlare dei moduli di gioco “passati”. Ogni formazione e ogni annata è diversa dalle altre e, come detto dallo stesso tecnico in sede di presentazione alla Juventus, gli schemi si adattano alla squadra, e non viceversa. Lui sa utilizzarne tanti, dalla difesa a 3 (divenuta famosa soprattutto ai tempi di Udine) alla difesa a 4, dalle 2 punte alle 3 punte, dal fantasista alle ali esterne con un’unica punta. Queste sono state le sue prime parole da Juventino: «Da quale Juventus ripartire? Dall’idea di Juventus di inizio stagione, che secondo me è una idea che – non so se sempre o alcune volte – verrà riproposta perché secondo me è una delle idee che per la Juventus vanno bene». Questa la sua “diagnosi” della crisi attuale: «Ho letto: “Sbagliati gli acquisti”. Ma qui non ce n’è uno che sta rendendo pari alle attese… Melo, Diego… Perché? Questo è uno sport di squadra: il rendimento di uno è legato al rendimento degli altri. Lo spiegavo prima nello spogliatoio: se la difesa si allarga, Buffon non può fare il Buffon; se il centrocampo non mette un po’ di pressione agli avversari, la difesa va in balìa degli avversari ed è facilmente attaccabile; se i centrocampisti rimangono tutti dietro con i difensori gli attaccanti non riescono ad avere la palla goal da poter sperare di segnare. Voi conoscete un giocatore che vince una partita da solo? Io non ne conosco. Quindi è un problema di collettivo, psicologico». Idee chiare, semplici, mostrate con grande sicurezza e determinazione. Vedremo nei prossimi giorni se e quanto ci metterà la squadra ad assimilarle, rispolverando le consuete “analisi tattiche”. La curiosità è tanta. Per quanto riguarda lo staff, Zaccheroni ha portato con sè il viceallenatore Stefano Agresti e il preparatore atletico Eugenio Albarella, promuovendo Alessandro Nista da allenatore personale di Buffon a preparatore di tutti i portieri e confermando Andrea Scanavino e il prof. Gaudino.

OPINIONI E PROSPETTIVE
Come visto nella biografia professionale, Alberto è un allenatore esperto in subentri, avendone collezionati ben 9. Ha già allenato clubs come il Milan, la Lazio e l’Inter, quindi conosce la pressione, sa allenare anche grandi clubs e sembra davvero avere tutte le caratteristiche necessarie per svolgere bene il proprio lavoro. Le critiche più ricorrenti lette in questi giorni sul suo conto riguardavano essenzialmente il fatto che prediliga una difesa a 3 (ma come il tecnico stesso ha precisato in sede di presentazione non è un dogma) e il fatto che alla Juve servisse più che altro un motivatore e un sergente di ferro. Critiche che posso anche accettare, ma che vengono messe in seria discussione proprio dalla storia di Zaccheroni, specializzatosi in subentri ed imprese difficili. Credo insomma abbia sia l’intelligenza, sia l’acume tattico e sia l’esperienza per sapere perfettamente cosa fare e come risollevare una squadra attualmente allo sbando, in tempi rapidi. Ma, come sempre, sarà il campo il giudice supremo, quindi non ci tocca che dargli fiducia e aspettarne il responso.

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Il nuovo staff tecnico agli ordini di Zaccheroni

staff 2 zaccheroniAd aiutare Alberto Zaccheroni nella sua esperienza bianconera, ci saranno cinque professionisti: il vice allenatore Stefano Agresti, il preparatore dei portieri Alessandro Nista e i preparatori atletici Eugenio Albarella, Claudio Gaudino e Andrea Scanavino. Se per Gaudino e Scanavino è la prosecuzione dell’esperienza cominciata a inizio stagione, per Nista si tratta di una promozione dalla Primavera, dove è arrivato in estate. I volti nuovi, oltre al tecnico, son quelli di Agresti e Albarella. Conosciamole meglio le tre new entry.

Stefano Agresti è da anni al fianco di Alberto Zaccheroni nel ruolo di allenatore in seconda. Fiorentino di Barberino di Mugello, può già vantare un’esperienza nella Juventus. È successo a metà degli anni ’70 quando è approdato da giocatore nel Settore Giovanile, dove ha fatto parte della Berretti e della Primavera. Dopo la parentesi nel vivaio bianconero, ha giocato con le maglie di Pistoiese, Bari, Ternana e Siracusa, società con cui – a causa di un grave infortunio – ha chiuso anzitempo la carriera da calciatore. Prima di intraprendere quella da allenatore. Fin dal 1985 ha cominciato la lunga collaborazione con Zaccheroni, partita dall’esperienza con il Riccione. In questi 25 anni ha accompagnato il tecnico romagnolo in tutte le sue esperienze, vincendo quindi il campionato 1998/99 sulla panchina del Milan.

Toscano di Livorno, Alessandro Nista vanta una lunga esperienza da portiere professionista. Nella sua lunga carriera ha militato nel Sorrento, nel Pisa, nel Leeds United, nell’Ancona, nel Parma e nel Torino e ha fatto parte della rappresentativa azzurra Under 21. Con la maglia del Parma ha vinto la Coppa Uefa e la Coppa Italia nella stagione 1998/99, oltre ad aver fatto a lungo da secondo a Gigi Buffon, che ora ritrova nella Juventus. Inoltre ha conquistato anche due promozioni dalla serie B alla A con le maglie di Pisa (1984/85) e Torino (2000/01). Ha collezionato 66 presenze in Serie A, 114 in Serie B e 3 in Serie C1, prima di intraprendere la carriera di preparatore dei portieri, incarico che ha ricoperto nel Torino, nella Reggina e nel Grosseto. Nell’estate 2009 è approdato alla Juventus, dove ha allenato i portieri della Primavera sino a oggi, quando ha fatto il salto in Prima Squadra.

Un nuovo preparatore atletico entra a far parte dello staff tecnico bianconero. Insieme ad Alberto Zaccheroni, alla Juventus approda anche Eugenio Albarella. Con il tecnico romagnolo, riprende una collaborazione iniziata ai tempi della parentesi al Torino. Dopo gli studi fatti a Napoli e Roma e il Master a Coverciano, ha iniziato a lavorare con le società calcistiche nel 1991 con il Monza. Successivamente ha lavorato in piazze importanti come Napoli, Livorno e Salerno, collaborando – tra gli altri – con tecnici esperti quali Colomba e De Canio. Oltre all’attività sul campo, è insegnante di Metodologia dell’Allenamento presso l’Università Partenope di Napoli.

Rafael Benitez: analisi dell'allenatore, dei risultati, del calciomercato. Discutiamone.

rafa benitezIn questi giorni si è parlato moltissimo dell’eventuale arrivo di Rafael Benítez alla Juventus. Vediamo perciò di fare una valutazione serena di quello che finora è stato l’operato dell’allenatore spagnolo con il suo Liverpool, dai trionfi iniziali fino ai disastri di quest’anno. Di seguito scinderemo il Benitez allenatore, con i risultati sportivi ottenuti stagione per stagione, dal Benitez manager, con l’elenco di tutti gli acquisti e le cessioni effettuate durante la sua gestione ai Reds. Infine, i nostri commenti.

LE CIFRE DEL BENITEZ ALLENATORE DEL LIVERPOOL

STAGIONE 2004/05
In Premier, il Liverpool arriva quinto 37 punti (trentasette) dietro il Chelsea campione, ma anche dietro l’Arsenal, il Manchester United e, fatto grave per la città di Liverpool, dietro i cugini dell’Everton. Il piazzamento non le permetterebbe in teoria di qualificarsi per la Champions League. Nella competizione europea, però, a sorpresa, la squadra di Benitez riesce ad imporsi in finale, ad Istambul, contro il Milan nella finale più pazza della storia della competizione, essendo prima andata in svantaggio 0-3 per poi recuperare e andare a vincere ai rigori. Questo le permetterà, con una deroga speciale della UEFA, di partecipare all’edizione successiva della Champions al fronte del superamento dei preliminari. Insomma da un lato ci fu un disastro totale in patria, e dall’altro la vittoria della competizione più importante del Continente, comunque vinta tra l’incredulità degli inglesi che avevano ammirato ben altra squadra tra i propri confini.

STAGIONE 2005/06 (1 Champions League)
Inizia benissimo, con la vittoria della Supercoppa Europea ai danni del CSKA Mosca. Ancora una volta, però, la Premier League sarà amara per i Reds, con il terzo posto finale a 9 punti dal Chelsea campione e ad un punto dal Manchester United secondo senza mai realmente lottare per il titolo. A dicembre, un altro boccone amarissimo sarà la sconfitta ai danni del Sao Paolo di Marcio Amoroso e Rogerio Ceni nella finale del Campionato del Mondo per Club (ex Coppa Intercontinentale). L’unica vera soddisfazione sarà la vittoria della F.A. Cup vinta ancora una volta, come la Champions, ai rigori (ai danni del West Ham). In Champions League la favola terminerà agli ottavi di finale con la pesantissima doppia sconfitta (3-0 aggregate) contro il Benfica. L’Arsenal di Wenger perderà in finale contro il Barcellona di Ronaldinho ed Eto’o.

STAGIONE 2006/07 (1 Supercoppa Europea, 1 F.A. Cup)
Ancora una volta la Premier sarà avara di soddisfazioni, con il terzo posto finale (stessi punti dell’Arsenal, ma migliore differenza reti) a 21 punti dal Manchester United campione e a 15 dal Chelsea di Mourinho. Mai in lotta per il titolo in patria, sarà ancora una volta la Champions League a fare onore al club di Liverpool. Il 23 maggio 2007, allo Stadio Olimpico di Atene, i Reds affronteranno infatti nuovamente il Milan in finale, perdendo questa volta 2-1. La stagione terminerà così senza trofei vinti.

STAGIONE 2007/08 (o titoli)
Anche in questa stagione i Reds non lotteranno mai per il titolo in Premier, piazzandosi al quarto posto a 11 punti dal Manchester United e dietro Chelsea e Arsenal. In Champions, nell’anno magico del calcio britannico, la squadra di Benitez si fermerà in semifinale osservando il Manchester United prevalere ai rigori sul Chelsea di Grant. Secondo anno di fila senza trofei.

STAGIONE 2008/09 (o titoli)
In Premier, per la prima ed unica volta, il Liverpool lotta realmente per il titolo arrivando a soli 4 punti dal Manchester United dopo essere stato a lungo appaiato. Alla fine però l’esperienza e la tenacia di Sir Alex Ferguson prevarrà soprattutto nella lotta di nervi innescata nelle ultime giornate dai due tecnici. Sarà una vittoria importantissima per Ferguson proprio sotto questo punto di vista. In Champions, il cammino dei Rafa boys terminerà ai quarti di finale, con l’eliminazione subita dal Chelsea. Per il secondo anno consecutivo, tre squadre inglesi riusciranno a raggiungere le semifinali, con il Manchester United sconfitto nell’ultimo atto ad opera del Barcellona vincitutto di Guardiola. Terzo anno di fila senza trofei conquistati.

Stagione 2009/10
Disastro totale in corso.

LE CIFRE DEL BENITEZ D.S. (DI FATTO) DEL LIVERPOOL

Parlando di cifre, Rafa Benitez ha acquistato 56 giocatori (parlo solo di quelli finiti in prima squadra) per una spesa complessiva di 228.976 sterline, mentre ha ceduto 66 giocatori per un incasso complessivo di 151.600 sterline. Il saldo complessivo dal 2004/05 al 2009/10 è quindi negativo per 77.376 sterline, equivalenti a 110 milioni di euro circa.

Questi tutti gli acquisti della gestione Benitez a Liverpool:

Josemi Rey Malaga £2,000,000 26.07.2004
Antonio Nunez Real Madrid £1,500,000* 17.08.2004
Xabi Alonso Real Sociedad £10,700,000 20.08.2004
Luis Garcia Barcelona £6,000,000 20.08.2004
Mauricio Pellegrino Valencia Free 05.01.2005
Fernando Morientes Real Madrid £6,300,000 13.01.2005
Scott Carson Leeds United £1,000,000 21.01.2005
Boudewijn Zenden Free Transfer Free* 04.07.2005
Jose Reina Villareal £6,000,000 04.07.2005
Antonio Barragan Sevilla £240,000 04.07.2005
Mohamed Sissoko Valencia £5,600,000 14.07.2005
Peter Crouch Southampton £7,000,000 20.07.2005
Miki Roque Lleida Unknown 15.08.2005
Jack Hobbs Lincoln City £150,000* 18.08.2005
Besian Idrizaj LASK Linz £190,000* 22.08.2005
Mark Gonzalez Albacete £1,500,000* 20.10.2005
Paul Anderson Hull City Player Exchange* 01.01.2006
Jan Kromkamp Villareal Player Exchange* 04.01.2006
David Martin MK Dons £250,000* 12.01.2006
Daniel Agger Brøndby £5,800,000 12.01.2006
Robbie Fowler Man City Free 27.01.2006
Craig Bellamy Blackburn £6,000,000 01.07.2006
Gabriel Paletta Club Atlético Banfield £2,000,000 04.07.2006
Fábio Aurélio Valencia Free 05.07.2006
Jermaine Pennant Birmingham £6,700,000 26.07.2006
Dirk Kuyt Feyenoord £9,000,000 18.08.2006
Nabil El Zhar St Etienne £200,000 21.08.2006
Astrit Ajdarevic Falkenberg £750,000 11.01.2007
Daniele Padelli Sampdoria On Loan* 12.01.2007
Jordy Brouwer Ajax Undisclosed* 24.01.2007
Francisco Durán Malaga £66,000* 30.01.2007
Álvaro Arbeloa Deportivo £2,500,000 31.01.2007
Javier Mascherano West Ham On Loan 20.02.2007
Lucas Leiva Gremio £5,000,000 11.05.2007
Krisztián Németh MTK Hungaria Undisclosed 25.05.2007
Mikel San José Domínguez Athletic Bilbao £270,000 28.06.2007
Sebastian Leto Club Atlético Lanús £1,800,000 01.07.2007
Fernando Torres Atletico Madrid £20,200,000 04.07.2007
Andriy Voronin Leverkusen Free* 06.07.2007
Yossi Benayoun West Ham £5,000,000 12.07.2007
Ryan Babel Ajax £11,500,000 13.07.2007
Charles Itandje Lens Undisclosed 09.08.2007
Emiliano Insúa Boca Juniors £1,300,000* 26.08.2007
Martin Skrtel Zenit St Petersburg £6,500,000 11.01.2008
Javier Mascherano Media Sports Investment £18,600,000* 29.02.2008
Philipp Degen Dortmund Free* 03.07.2008
Andrea Dossena Udinese £7,000,000 04.07.2008
Diego Cavalieri Palmeiras £3,500,000 11.07.2008
David N’Gog Paris St Germain £1,500,000 24.07.2008
Robbie Keane Tottenham £19,000,000 28.07.2008
Albert Riera Espanyol £8,000,000 31.08.2008
Glen Johnson Portsmouth £17,500,000 26.06.2009
Alberto Aquilani AS Roma £17,100,000* 07.08.2009
Sotirios Kyrgiakos AEK Athens £2,000,000 21.08.2009
Daniel Ayala Sevilla £160,000 17.09.2009
Maxi Rodriguez Atletico Madrid Free 12.01.2010

Queste sono invece tutte le cessioni della sua gestione:

Markus Babbel VfB Stuttgart Free 16.07.2004
Danny Murphy Charlton £2,500,000 10.08.2004
Michael Owen Real Madrid £8,500,000* 14.08.2004
Stephane Henchoz Celtic Free 28.01.2005
Vladimir Smicer Bordeaux Free 13.06.2005
El Hadji Diouf Bolton £3,500,000 15.06.2005
Mauricio Pellegrino Alaves Free* 17.06.2005
Alou Diarra Lens £2,000,000 23.06.2005
Igor Biscan Panathinaikos Free* 01.07.2005
Jon Otsemobor Rotherham United Free* 01.07.2005
Mark Smyth Unknown Free* 01.07.2005
Paul Harrison Unknown Free* 01.07.2005
Richie Partridge Unknown Free* 01.07.2005
Patrice Luzi Unknown Free* 01.07.2005
Gregory Vignal Portsmouth Free* 01.07.2005
Antonio Nunez Celta Vigo £2,000,000* 29.07.2005
Milan Baros Aston Villa £6,500,000 23.08.2005
John Welsh Hull City Player Exchange* 01.01.2006
Josemi Rey Villareal Player Exchange* 02.01.2006
Zak Whitbread Millwall £200,000 13.06.2006
Bruno Cheyrou Rennes Undisclosed 29.06.2006
Robbie Foy Unknown Free* 01.07.2006
David Raven Carlisle Undisclosed 03.07.2006
Fernando Morientes Valencia £3,000,000 05.07.2006
Dietmar Hamann Bolton Free 11.07.2006
Antonio Barragan Deportivo £675,000 03.08.2006
Djimi Traore Charlton £2,000,000 09.08.2006
Carl Medjani Lorient Free 12.08.2006
Neil Mellor Preston £500,000 30.08.2006
Jan Kromkamp PSV Eindhoven £1,750,000 31.08.2006
Darren Potter Wolves £525,000* 18.01.2007
Stephen Warnock Blackburn £1,500,000 22.01.2007
Salif Diao Stoke Free 25.01.2007
Florent S.-Pongolle Recreativo de Huelva £2,700,000 04.05.2007
Daniele Padelli Sampdoria Returns from loan 08.06.2007
Danny O’ Donnell Crewe £100,000 13.06.2007
Boudewijn Zenden Marseille Free* 01.07.2007
Jerzy Dudek Real Madrid Free* 01.07.2007
Robbie Fowler Cardiff Free* 01.07.2007
Luis Garcia Atletico Madrid £4,000,000 03.07.2007
Djibril Cissé Marseille £6,000,000 09.07.2007
Craig Bellamy West Ham £7,500,000 10.07.2007
Mark Gonzalez Real Betis £3,500,000 17.07.2007
Gabriel Paletta Boca Juniors £1,200,000* 26.08.2007
Chris Kirkland Wigan Ath. £3,500,000* 27.10.2007
James Smith Stockport Cou. Free 28.12.2007
Mohamed Sissoko Juventus £8,200,000 28.01.2008
Lee Peltier Yeovil Free* 31.01.2008
John Arne Riise AS Roma £4,000,000 01.07.2008
Harry Kewell Free Transfer Free 01.07.2008
Anthony Le Tallec Le Mans Undisclosed 02.07.2008
Peter Crouch Portsmouth £11,000,000* 11.07.2008
Danny Guthrie Newcastle £2,250,000 14.07.2008
Scott Carson WBA £3,250,000* 18.07.2008
Steve Finnan Espanyol Undisclosed* 31.08.2008
Robbie Keane Tottenham £16,000,000* 02.02.2009
Jack Hobbs Leicester Undisclosed 24.04.2009
Paul Anderson Nottm For £250,000 30.06.2009
Astrit Ajdarevic Leicester Free 30.06.2009
Sebastian Leto Panathinaikos £3,000,000 01.07.2009
Jermaine Pennant Real Zaragoza Free* 01.07.2009
Miki Roque Unknown Free 01.07.2009
Álvaro Arbeloa Real Madrid £3,500,000 30.07.2009
Xabi Alonso Real Madrid £30,000,000 05.08.2009
Andrea Dossena Napoli £4,700,000 08.01.2010
Andriy Voronin Dinamo Moscow £1,800,000 10.01.2010

Nella storia del club, figurano ben 10 giocatori nella lista dei 15 acquisti più costosi di sempre.

1 Fernando Torres (Atletico Madrid) £20,200,000
2 Robbie Keane (Tottenham ) £19,000,000
3 Javier Mascherano (Media Sports Investment) £18,600,000
4 Glen Johnson (Portsmouth £17,500,000)
5 Alberto Aquilani (AS Roma) £17,100,000
7 Ryan Babel (Ajax) £11,500,000
9 Xabi Alonso (Real Sociedad) £10,700,000
11 Dirk Kuyt (Feyenoord) £9,000,000
14 Albert Riera (Espanyol) £8,000,000
15 Peter Crouch (Southampton) £7,000,000

Allo stesso modo, risultano 9 calciatori nella lista delle migliori cessioni della storia del club.

1 Xabi Alonso (Real Madrid) £30,000,000
2 Robbie Keane (Tottenham) £16,000,000
4 Peter Crouch (Portsmouth) £11,000,000
5 Michael Owen (Real Madrid) £8,500,000
6 Mohamed Sissoko (Juventus) £8,200,000
7 Craig Bellamy (West Ham) £7,500,000
9 Milan Baros (Aston Villa) £6,500,000
11 Djibril Cissé (Marseille) £6,000,000
13 Andrea Dossena (Napoli) £4,700,000

I NOSTRI COMMENTI

IL COMMENTO DI ANTONIO CORSA (ACB)
Il Benitez Allenatore: in poche parole, lo definirei un fenomenale giocatore di scacchi. Rafa è infatti addirittura maniacale nella ricerca della giusta tattica: grande studioso delle squadre avversarie, spesso modella l’11 iniziale proprio in rapporto alla squadra da affrontare. Il gioco del suo Liverpool è molto “italico” (nel senso di difensivista), con una grande attenzione alla fase difensiva e una partecipazione alla fase difensiva dell’intera squadra. Raramente si sono viste “lezioni di gioco” di Rafa, ma spesso si sono visti capolavori tattici e cura dei dettagli impressionante. Come visto nelle cifre precedenti, in Premier un solo anno Rafa ha lottato per il titolo, perdendo però sonoramente il duello di nervi con Sir Alex Ferguson, dimostratosi superiore. L’impostare tutto sullo studio degli avversari e sulla grinta, infatti, ti porta inevitabilmente a perdere punti per strada. Il Chelsea, l’Arsenal e il Manchester United hanno infatti una precisa idea di gioco che propongono ad ogni partita, su qualsiasi campo e contro qualsiasi avversario, e questo permette loro di poter effettuare cambi di giocatori mantenendo di fatto inalterati gli equilibri e gestire probabilmente meglio, nel lungo, competizioni stressanti e piene di partite come la Premier e le Coppe Nazionali. Diverso è invece il discorso in Champions, dove si ha la possibilità di studiare pochi avversari sia su VHS che sul campo. Il merito di Rafa è comunque quello di aver comunque dato credibilità europea (lasciamo perdere la stagione in corso) ai Reds grazie soprattutto alla sua leadership, al suo carattere, al suo legame con i tifosi che, con lui più che mai, si sono rivelati il vero dodicesimo uomo in campo della squadra di Liverpool. In Italia, dove poche squadre impongono il proprio gioco e dove comunque il calendario è molto meno fitto di quello britannico, credo che Rafa si troverebbe bene col suo modo di allenare. Raramente infatti da noi si vedono novità tattiche tra una partita e l’altra (Ferrara a parte, ovviamente), e spesso anche gli avversari sono degli abili giocatori di scacchi. In questo contesto, perciò, Benitez sarebbe nel suo habitat naturale. Ma tre anni senza vincere niente, come fatto a Liverpool, qui non gli sarebbero concessi.

Il Benitez Manager: Diciamolo chiaro e tondo.. Rafa ha fatto tantissimo per Liverpool e per il calcio britannico, così come tanto hanno fatto Mourinho, Wenger e gli allenatori stranieri giunti oltremanica nel passato recente. Sono stati loro infatti, più dei copiosi soldi circolati, a far salire di livello il calcio britannico. Per capirci, Rafa si è dovuto portare dietro dal dietologo al preparatore atletico (il suo storico secondo Pako Ayestaran) fino ad una dozzina di altri collaboratori (D.S. compreso) perchè ha trovato una situazione quasi gestita a livello amatoriale, con i giocatori che mangiavano patatine e hamburgers prima del match, che si allenavano solo con la palla e correndo come si fa nelle scuole calcio di periferia, e con uno studio degli avversari praticamente nullo. Ha fatto tanto, perciò. Però, ciò premesso, non si può ignorare il fatto che, sul mercato, abbia combinato tutto sommato poco. Ad impressionare sono in particolare i tantissimi acquisti effettuati. Rafa non è infatti un manager che riesce a sfruttare al meglio la rosa a disposizione, ma preferisce piuttosto costruirsela da zero, resettando tutto e salvando i soli elementi ritenuti di livello. Non costruisce mattone dopo mattone, ma piuttosto alza un muro e poi toglie i mattoni difettosi, come nei videogiochi di una volta. Questo, se in Inghilterra gli è stato possibile farlo grazie alle risorse economiche messe a disposizione dal club, difficilmente riuscirebbe a farlo da noi. Da noi, più probabilmente, si dovrebbe limitare ad acquisti mirati e a cessioni effettuate al giusto prezzo, senza svalutazioni e forzature (perchè non abbiamo soldi da buttare). Questo mi fa pensare molto.. Infine, da noi sarebbe pressochè impossibile portarsi dietro il suo intero staff, e dovrebbe affidarsi a quello già esistente a Torino. Conoscendolo (è un tipo che vuol fare tutto lui), non sarebbe facile.

IL COMMENTO DI ALESSANDRA ROVERSI
Il Benitez Allenatore: Vincente, ma non stravincente. Oltre ai trofei già accennati col Liverpool, va ricordato che con il Valencia, Benítez ha vinto due scudetti (2002 e 2004) e una Coppa UEFA (2004). Per gli amanti delle statistiche, avendo vinto la Champions l’anno successivo, eguaglia Mourinho vincendo le due grandi competizioni europee in anni consecutivi. Lo spagnolo è conosciuto per curare tutti i particolari tattici in modo persino maniacale. In particolare, ritengo che il suo capolavoro fu per gli ottavi di finale della Champions 2006-07 quando, una volta sorteggiato l’avversario – il Barcellona, allora campione in carica -, Benítez andò sul mercato invernale a comprare Arbeloa esplicitamente per annullare Messi. Ebbene, il difensore spagnolo fu un mastino che non lasciò respirare il fantasista argentino e da lì passò sicuramente il successo degli inglesi nei 180 minuti. Proprio per questo credo che potrebbe essere una buona scelta per una panchina italiana: in Serie A è da anni che non si gioca a calcio ma a scacchi. E’ anche da riconoscergli una buona dose di carisma con il gruppo e in questo momento una squadra come la Juventus ne ha bisogno come il pane.

Il Benitez manager: I giocatori non li ha mai scelti con la stessa cura maniacale con la quale si sceglie gli schemi tattici. I numeri sono lì a dimostrazione di una mentalità praticamente “usa e getta”. Da notare che la cosa più preoccupante è che dei quei 56 giocatori (76 se si includoni i giocatori per la squadra riserve e le giovanili), solo due nell’attuale rosa del Liverpool sono oggi Top 5 nei propri ruoli: Torres e Mascherano. Inoltre Benítez guadagna al momento £4,6m (€7,6m per intenderci) e non so quanto siano ben investiti: alla fine sarebbe come pagare €5m un giocatore che negli ultimi 4 anni è stato quasi sempre infortunato.. Se si parla di Benítez allenatore, perciò, io il rischio lo correrei visto che non vedo altri allenatore di un certo calibro in giro; se, invece, il giudizio fosse da dare sul “supermanager”, ci sarebbe solo da spaventarsi perché se già l’operato di Secco nell’era d.c. (dopo-calciopoli) ha fatto perdere la testa a più di uno, le tabelle su riportata dimostrano che Benítez ha fatto tutto sommato peggio.

IL COMMENTO DI MIRKO NICOLINO
Il Benitez Allenatore: Devo dire che Rafa mi ha sempre intrigato, ma mai convinto del tutto. La sua storia mi dice che non è un allenatore “da campionato”, ma molto più abile in coppa e nelle partite secche. Probabilmente alla lunga Rafa non riesce a sbrogliare la matassa. Negli ultimi anni l’ho seguito molto con il suo Liverpool, sia in campionato che nelle competizioni internazionali, e mi ha dato più volte l’impressione che quando le sue squadre sono in difficoltà, con fatica riesce a correggere tatticamente i match. Però quantomeno ci prova. Ad ogni modo, cura maniacalmente la tattica ed è abile nella gestione del gruppo, soprattutto se composto dal giusto mix di “anziani” e giovani, che non ha mai disdegnato di lanciare. Certo il giudizio sul Rafa allenatore è molto condizionato da quello sul Rafa manager.

Il Benitez Manager: Le cifre qui riportate dimostrano come a Rafa piaccia “ruotare” molto i giocatori della rosa. Diciamo che ha l’abitudine di mantenere uno zoccolo duro attorno al quale ogni costruisce un cerchio (costoso) ci circa 10 uomini. Molto autoritario, Rafa esige carta bianca per tutto ciò che afferisce alla sfera sportiva (come conciliarlo con Blanc?) e soprattutto richiede ogni anno un budget per il mercato consistente. C’è chi sostiene in Inghilterra che per la prossima stagione avrebbe già fatto una lista della spesa di circa 300 mln di euro per ricostruire da zero una rosa che ritiene ormai “andata”. Da qui le mi perplessità, espresse nei giorni scorsi, sul come coniugare un progetto bianconero che per l’anno prossimo non prevede esosi esborsi (a meno di dolorosissime cessioni) e l’esigente Rafa.

(Credits: Antonio Corsa per le statistiche)

Serdar Tasci: la scheda

serdar tasciRuolo: Difensore centrale
Squadra: Stoccarda (Ger)
Cartellino: 8-10 mln
Contratto: 30 giugno 2014
Procuratore: Uli Ferber

Il suo nome è balzato prepotentemente nelle cronache bianconere la scorsa estate quando, causa contratto in scadenza, la Juventus si interessò parecchio a lui. Era uno dei giovani difensori emergenti del campionato tedesco, già Nazionale, titolare di un club di prestigio come lo Stoccarda. Oggi, come ammesso dal suo procuratore Uli Ferber, la Società bianconera sembra essere ripiombata sul giovane centrale turco-tedesco per sostituire Fabio Cannavaro. Vediamo perciò di conoscerlo meglio..

LA CARRIERA
Serdar Taşçı (si pronuncia “Taschi”) è nato il 24 aprile 1987 ad Esslingen am Neckar, cittadina di 92mila abitanti non distante da Stoccarda, nel sud della allora Germania Ovest. Figlio di genitori turchi, possiede la doppia cittadinanza anche se, calcisticamente parlando, nell’ottobre del 2006 ha scelto definitivamente quella tedesca debuttando con la maglia della U-21, nonostante le forti pressioni della Federazione Turca. Si sente tedesco (lo è a tutti gli effetti). Ha cominciato a giocare a calcio nelle giovanili del SC Altbach, poi degli Stuttgarter Kickers e, dal luglio 1999 in poi, per l’VfB di Stoccarda, il suo attuale club. Fino alla stagione 2005/06, ha militato nel secondo team del club, nella Regionalliga (in terza divisione), per poi essere promosso la stagione successiva in prima squadra, in Bundesliga. Nel massimo campionato tedesco ha debuttato il 20 agosto 2006 contro l’Arminia Bielefeld (3–2); il suo primo gol invece è arrivato solo 7 giorni dopo, nel match contro il Borussia Dortmund (sconfitta 1–3). Dopo 3 stagioni da titolare e l’esordio in Nazionale (20 agosto 2008), a lui si sono interessati diversi club fra cui la Juventus, attirati soprattutto dalla sua situazione contrattuale (contratto in scadenza nel giugno 2010). Il 29 agosto 2009, dopo un periodo iniziale di incomprensioni, ha prolungato il contratto col club della sua città fino al 2014. Nel frattempo è diventato un elemento ormai fisso della rosa di Joachim Löw, e la sua convocazione per i prossimi Mondiali di Sud Africa 2010 dovrebbe essere scontata.

CARATTERISTICHE
Nato come centrocampista difensivo, è stato poi spostato in difesa dal 2006, e da lì non si è più mosso. E’ molto duttile tatticamente (può giocare anche a destra, all’occasione). Lo Stoccarda gioca con la difesa a 4 dietro, in linea, con Tasci centrale di destra e Delpierre centrale di sinistra (da gennaio inoltre a sinistra gioca il “nostro” Cristian Molinaro). La marcatura è spesso a zona, e la linea di difesa è generalmente alta. Sui calci d’angolo difensivi i tedeschi marcano a uomo (di solito Tasci prende l’attaccante più bravo di testa), mentre in quelli offensivi e nei calci di punizione di seconda Serdar sale sempre per andare a colpire di testa. La squadra del tecnico Gross non pratica con continuità il fuorigioco, ma comunque pur non essendo uno specialista, Tasci pare cavarsela. Per quanto riguarda invece le sovrapposizioni offensive sulla fascia destra ne fa poche. Ogni tanto, però, anche se raramente, decide di “staccarsi” e avanzare sia palla al piede che senza palla con discreti risultati. E’ alto 1.86 m e pesa 80 kg circa. Molto forte di testa, potente, dotato di un discreto allungo sui quindici metri e di buona rapidità. E’ un destro. Preferisce sempre appoggiare al compagno di reparto più vicino, non gettando mai la palla in avanti a casaccio. Se pressato non soffre più di tanto (si vede che era un centrocampista), e riesce con calma a fare la cosa più semplice. Non fa partire l’azione, lasciando il compito ai compagni centrocampisti. Non fa lanci lunghi. Non ama portare palla, preferendo servire subito i centrocampisti smarcati. I rinvii e le punizioni nella zona difensiva li batte il compagno di reparto Delpierre, più “educato” con i piedi. Ha una ottima capacità di non farsi superare dall’uomo, ottimo nell’anticipo, buona posizione (corre poco ma è sempre al posto giusto nel momento giusto, caratteristica molto importante per un difensore). E’ straordinario nella difesa della palla (quando va verso la linea di fondo o laterale) potendo in quelle situazioni sfruttare a pieno la sua potenza. E’ un ragazzo dalla forte personalità (grande autostima, sa di essere forte, lo dice e non ha paura di confrontarsi), ma anche piuttosto riservato nella vita privata, tranquillo, raramente lo si è visto protagonista di vita mondana a Stoccarda.

IMPRESSIONI E PROSPETTIVE
Molto pulito, deciso, senza fronzoli. Non è scattante, ma riesce comunque grazie ad un discreto allungo e al sapiente uso del fisico a non farsi anticipare quasi mai. Protegge magnificamente la palla. Se l’anno scorso poteva sembrare probabilmente un pò acerbo per fare da subito il titolare in un grande club come la Juventus, quest’anno pare ormai pronto al grande salto. Con Chiellini sul centro-sinistra potrebbe davvero formare una buona coppia ed esplodere definitivamente. Credo molto in questo ragazzo, già da tempo, ed è un gran bel prospetto che consiglierei senza esitazioni.

Antonio Candreva: la scheda

antonio candreva juventus

Data di nascita: 28 Febbraio 1987
Nato a: Roma
Ruolo: Centrocampista centrale/Trequartista
Cartellino: Udinese
Club attuale: Livorno (in prestito)
Scadenza contratto: 2012
Valutazione: 17 mln di euro

La Juventus e l’Udinese hanno raggiunto l’accordo per il passaggio di Antonio Candreva in bianconero fino a fine stagione, con la formula del prestito con diritto di riscatto della metà del cartellino. Il contratto verrà depositato in Lega nella mattinata di giovedì. Il centrocampista sarà aggregato alla squadra fin dal prossimo allenamento, in programma giovedì pomeriggio alle 15. Di seguito una scheda di approfondimento.

LA CARRIERA
Antonio nasce a Roma il 28 Febbraio 1987 ed inizia la sua carriera agonistica con la terza squadra della capitale, la Lodigiani, disputando la stagione 2002/03 con la formazione giovanile. Date le buone prestazioni, l’anno successivo passa alla Ternana, sempre nelle file della formazione Primavera, ma si mette subito in mostra grazie al suo destro. In Umbria, Candreva si ferma per 4 stagioni debuttando nel campionato 2004/05 in Serie B. In totale alla Ternana colleziona 47 presenze, e pur senza realizzare mai una rete, diviene presto uomo mercato anche grazie alle convocazioni abituali con la U18 prima, con la U19 poi e infine con la U20. Nella stagione 2007/08 viene acquistato dall’Udinese e arrivano anche le prime convocazioni nella Nazionale Under 21 di Pierluigi Casiraghi, che lo chiamerà anche per far parte della spedizione olimpica di Pechino in sostituzione dell’infortunato Tommaso Rocchi. Dopo una sola stagione (solo 3 presenze per lui: Pasquale Marino non lo vede…), lascia Udine e approda in prestito a Livorno, in Serie B, grazie a Franco Ceravolo che lo osserva e lo “punta”, mettendo a segno l’ennesimo colpo della sua carriera. La stagione è in salita, poichè il tecnico Acori gli lascia poco spazio ma, dopo qualche panchina, gioca il derby contro l’Empoli realizzando il goal dell’1-0. Da lì in poi le prestazioni saranno decisamente positive e a fine anno sarà promozione. Dopo essere tornato per qualche giorno alla base a fine stagione, l’Udinese decide di darlo nuovamente in prestito al Livorno per consentirgli di fare esperienza anche in Serie A, vista la felice esperienza dell’anno passato. Quest’anno, a inizio stagione c’è una vera a propria escalation di grandi prestazioni tanto che, a novembre, arriva per lui addirittura l’esordio in Azzurro con Marcello Lippi (nello 0-0 di Pescara contro l’Olanda). Da allora, però, Serse Cosmi diventa il nuovo allenatore dei toscani e per Antonio il minutaggio cala drasticamente fino a farlo finire fuori dall’11 titolare.

CARATTERISTICHE
E’ un jolly di centrocampo davvero interessante. 180 cm per 72 chilogrammi, Antonio è bravo a giocare da esterno (preferibilmente destro), ma può essere impiegato anche come centrocampista centrale o da trequartista puro. Gioca ovunque, insomma. Abbastanza attento in fase di ripiego (con le dovute proporzioni: non è Sissoko..), è molto pungente con i suoi inserimenti da dietro andando spesso al tiro in porta. La caratteristica più importante del suo repertorio è infatti la sua verticalità, il suo movimento con e senza palla alla ricerca continua di spazi per inserirsi. Per quanto riguarda il suo bagaglio tecnico, invece,  è la conclusione in porta (di potenza e tecnica) il suo punto di forza: abile nei calci da fermo, vede la porta in qualsiasi posizione del campo si trovi, anche se fino ad ora non è andato molto a segno in rapporto alle sue potenzialità.  Spinelli ha detto spesso che gli ricorda il giovane Francesco Totti per come colpisce il pallone. Nel modo di stare in campo invece somiglia di più ad un giovane Vladimir Jugovic, anche se rispetto allo slavo ex Juventus sembra leggermente più dinamico.

IMPRESSIONE E PROSPETTIVE
Pur essendo stato convocato spesso nello scorso biennio dell’Under 21 di Casiraghi, Candreva si è visto in poche apparizioni, diverse delle quali non esaltanti. Nelle prime tre partite del campionato di Serie A in corso, invece, ha iniziato alla grande: tre ottime prestazioni, di cui in particolare quella contro il Milan davvero da incorniciare, avendo fatto letteralmente ammattire Ambrosini e Flamini. Da questo scorcio di campionato sono emerse su tutto la sua duttilità tattica (spesso inizia a destra per poi svariare a sinistra) e un tiro in porta davvero, come detto, potente e preciso. Pur essendo dichiaratamente romanista (romano de Roma..) e sognando di giocare un giorno con Totti e De Rossi, i suoi due idoli, Antonio ha fatto capire chiaramente al suo procuratore che, qualora l’interesse della Juventus fosse concreto, non avrebbe esitazioni ad accettare come destinazione Torino. D’altronde, quello bianconero è un treno che passa una volta nella vita, e che non si perde.

Michele Paolucci: la scheda

paolucciData di nascita: 6 febbraio 1986
Luogo di nascita: Recanati (MC)
Ruolo: centravanti
Club: Juventus e Siena in comproprietà
Scadenza contratto: 30 giugno 2013
Valutazione: 7 milioni

LA CARRIERA
Dopo essere letteralmente cresciuto nel vivaio bianconero, di cui è il migliore marcatore all-time del settore giovanile con 184 reti, nel 2006 la Juventus lo cede in prestito secco nella sua Ascoli, a soli 20 anni. Qui trova da subito la fiducia di mister Nedo Sonetti (che arriverà, dopo una doppietta al Messina, a definirlo un nuovo Van Basten..). Per lui a fine campionato 33 presenze e 8 reti tra Campionato e Coppa Italia, un bottino sicuramente di grandissimo rispetto, tanto che il vecchio volpone di Sir Alex Fergusson si interessa al ragazzo e lo elogia più volte. In estate, però, la Juventus lo cede in comproprietà all’Udinese nell’ambito dell’affare Iaquinta, e per lui, quella 2007/08, sarà una stagione da cancellare: la prima parte la trascorre a Udine, dove è chiaramente chiuso da una eccessiva concorrenza (Asamoah, Di Natale, Quagliarella e Floro Flores, solo per fare 4 nomi..), e riesce a scendere in campo solo un paio di volte (4 invece le presenze in Coppa Italia, con 2 gol); a gennaio, il passaggio all’Atalanta di Del Neri, e anche qui – complice l’esplosione di Floccari – lo spazio sarà pochissimo (9 scampoli di partita appena). Per lui perciò, anche se giovanissimo, quella successiva è già una stagione decisiva: deve dimostrare di valere la Serie A, e lo fa alla grande. In estate passa in prestito con diritto di riscatto della metà del cartellino al Catania, e qui, sotto la guida tecnica di Walter Zenga, riesce nuovamente a dimostrare il proprio feeling con il gol: a fine stagione il bottino sarà di 27 presenze e 9 reti (di cui 2 in Coppa Italia: la formazione siciliana arriverà fino alle Semifinali…). Purtroppo, sarebbe potuto essere molto maggiore, ed è lo stesso Paolucci che, l’estate scorsa, spiegò il motivo: “Il mio ultimo campionato è finito con quasi due mesi di anticipo solo perché ero in prestito, e a salvezza ottenuta la società ha puntato sui giocatori di proprietà”. Takayuki Morimoto, volendo fare nome e cognome. La Juve comunque crede in lui, e gli dà ragione, riscattandolo completamente dall’Udinese e cedendolo quasi subito al Siena, ma questa volta in comproprietà e non più in prestito. In toscana, in una società storicamente “amica” della Juventus, i rapporti col tecnico Giampaolo sono difficili, e nella prima parte di stagione il campo lo vedo poco o niente, Michele. Poi avviene l’avvicendamento tecnico con Alberto Malesani, che gli concede più fiducia: 7 presenze e 2 gol, per gli amanti delle statistiche, la prima parte di questa stagione. Per quanto riguarda invece la Nazionale, Michele è nel giro delle rappresentative giovanili già dal lontano 2003, quando – ancora negli Allievi bianconeri – venne convocato dalla U-17. Da allora è stato convocato anche per la U-19, per la U-20 e, già nel 2006, a soli 20 anni, è arrivata anche la prima (di due) convocazione nella U-21 di Pierluigi Casiraghi. Il suo è stato un nome molto considerato lo scorso anno dal mister ex bianconero, ma purtroppo, come detto, sul più bello il Catania ha deciso di rinunciare a lui e ha definitivamente perso il treno.

CARATTERISTICHE TECNICHE
Michele è uno che la butta dentro, da sempre. Basterebbe questa semplice frase per descriverlo. Ha il gol nel sangue, vede la porta, è freddo davanti al portiere e riesce a trasformare in oro anche cross sporchi o deviazioni del portiere. E’ un centravanti, prima punta, il classico numero 9. Più che ad Inzaghi, però, somiglia forse al Gilardino pre-esplosione. Lo ricorda anche fisicamente, con i suoi 80 chili distribuiti in 182 cm. Lasciando da parte i paragoni, Michele è un opportunista dal buon fiuto del gol (calcia a rete con entrambi i piedi e si fa valere anche di testa) e, nelle ultime stagioni in cui ha avuto modo di fare esperienza, ha dimostrato di  poter anche fare anche, all’occasione, reparto da sé. E’ però con un altro attaccante di fianco che riesce a sfruttare al meglio le sue caratteristiche, poiché è bravo nelle sponde e nell’attaccare gli spazi. Dotato di buona progressione, sa anche partecipare all’azione della squadra, pur non essendo un numero 10. L’impressione è che in Seire A non abbia ancora mostrato appieno il suo potenziale.

IMPRESSIONE E PROSPETTIVE
La Juventus si affida a Paolucci forse nel momento più delicato degli ultimi vent’anni bianconeri. Il fatto che sia catapultato in una realtà “top level” a metà stagione e in una squadra che sta vivendo un momento così delicato, potrebbe essere uno stimolo ulteriore, quella scintilla che potrebbe tirar fuori da Paolucci tutto il meglio di sè. Lui ci crede, conoscendolo. Ha consapevolezza dei propri mezzi, non ha paura. Le responsabilità che graveranno sul suo groppone saranno elevate: dovrà non far rimpiangere Iaquinta e Trezeguet, nell’immediato, e convincere la Vecchia Signora che probabilmente di Amauri se ne può anche fare a meno. A suo favore giocherà  inoltre la vicinanza del suo idolo Alessandro Del Piero (del quale emula spesso l’esultanza con la famosa “linguaccia”): per il carattere di Michele, la presenza del capitano sarà un ulteriore stimolo per fare ad alti livelli ciò che ha fatto sempre, sin dalle giovanili: gonfiare le reti. Insomma giudizio positivo su questa operazione di mercato, intelligente, di prospettiva, a basso prezzo. Abbiamo tanti giovani bravi in giro, e non si capisce perchè non debba essere data loro la possibilità, partendo dalla panchina, di far valere quanto valgono. Avanti così.

Edin Dzeko: la scheda

Data di nascita: 17 Marzo 1986
Nato a: Sarajevo (BOS)
Ruolo: Centravanti
Club: Wolfsburg
Valutazione: 22 mln circa
Scadenza contratto: 2013

CARRIERA
Edin Džeko ha iniziato la carriera giocando per il FK Zelieznicar nella Premier League bosniaca. Veniva impiegato con costanza da centrocampista, ed ha giocato in quel ruolo per tre anni, dal 2003 al 2005. Dopo aver segnato 5 gol in 40 partite ed essersi imposto come uno dei giovani più interessanti del campionato nazionale, si trasferisce nella Repubblica Ceca per giocare nella Gambrinus Liga, prima nell’Usti nad Labem e poi, dal gennaio 2006, al Tepice, dove disputerà una stagione e mezza divenendo capocannoniere del torneo. Nell’estate del 2007 Felix Magath, allora tecnico del Wolfsburg, dopo averlo seguito a lungo decide di acquistarlo per 4 milioni di euro, facendogli firmare un contratto di circa 600 mila euro a stagione fino al 2011. L’inizio in Bundesliga è subito folgorante, visto che nelle sue prime 12 partite realizza 5 gol con 3 assists e viene eletto da sportal.de come il miglior attaccante della prima metà di stagione. Alla fine chiuderà con 8 reti in 28 presenze. Al secondo anno fornisce un contributo determinante per la vittoria del titolo tedesco, affermandosi come uno dei migliori realizzatori del campionato (26 reti in 32 incontri) e assieme a Grafite la più prolifica coppia d’attacco nella storia del torneo. A fine stagione viene eletto miglior giocatore della Bundesliga. Nell’agosto 2009, dopo essere stato a lungo vicino al trasferimento verso grandi clubs (tra cui Arsenal e Milan), firma un rinnovo contrattuale con il Wolfsburg fino al 30 giugno 2013. Per quanto riguarda invece la sua carriera internazionale, ha prima giocato (dal 2003 al 2004) con la rappresentativa U-19 della Bosnia (giocò un bellissimo Italia-Bosnia, dove impressionò), poi con quella U-21 dove la sua Bosnia fu eliminata dalla Rep. Ceca negli Europei svoltisi nel 2007 in Olanda. Il 2 giugno 2007 ha fatto il suo debutto con la Nazionale maggiore (debutto con gol, di destro al volo). In un paio di anni è diventato la star assoluta della rappresentativa del suo Paese. E’ stato recentemente inserito da France Futbol nell’elenco dei 30 candidati ufficiali per il Pallone d’Oro 2009.

CARATTERISTICHE
Attenzione a non farsi ingannare dalle carattistiche fisiche: pur essendo alto 193 centimetri per 80 chilogrammi di peso e avendo quindi un fisico “da armadio”, Dzeko è un calciatore particolare. E’ sì bravo in elevazione, e segna tanti gol di testa, come avrete visto su youtube, ma non è un ariete d’area di rigore in senso classico. E’ piuttosto un centravanti di movimento che attacca bene la profondità rompendo con tempismo la linea del fuorigioco, dimostrandosi freddo e preciso nell’uno contro uno a campo aperto. Bravo nel fare la sponda, preferisce tuttavia allargarsi per poter giocare faccia alla porta e tentare l’uno contro uno in percussione. Rapido nel breve, mantiene una buona velocità anche in allungo. Bravo a calciare più di precisione che di potenza, con entrambi i piedi. Bravo di testa, anche in questo caso meno bene spalle alla porta sui rinvii lunghi rispetto ai cross tagliati dove può far valere la sua agilità e rapidità nel breve e il suo intuito nel posizionamento. Una delle sue qualità migliori infatti è la sua bravura nell’interpretare al meglio le diverse situazioni tattiche. Non eccelle in nulla ma risulta essere un attaccante completo e letale sotto porta. Non è perciò adattissimo a giocare da unica punta, magari in un 4231, ma rende molto di più se accoppiato con un centravanti d’area che sappia integrare le sue caratteristiche, come il brasiliano Grafite. Il senso del gol è quello di un grande bomber ed i movimenti in area di rigore da rapace: rapido e bravissimo a proteggere la palla, sa usare entrambi i piedi per offrire assist ai compagni, una sua peculiarità. Riesce a governare in elevazione i palloni più complicati, di testa è un incubo per i difensori che devono controllarlo, ma si fa apprezzare anche con i piedi: garantisce il movimento e apre varchi come una seconda punta. Ha un carattere molto determinato. L’estate scorsa è finito sulle cronache per una rissa in allenamento col compagno di squadra Karim Ziani, poi finita con una stretta di mano.

IMPRESSIONI
Come detto attenzione a giudicarlo: pur segnando molto ed essendo così alto, non è un palo della luce. E’ un giocatore che svaria molto, che ama correre, decentrarsi, servire i compagni, allargarsi, tagliare dentro, segnare. Lo vedrei molto bene nell’attacco bianconero, a patto di non lasciarlo solo servendolo con palle lunghe, perchè ne snatureremmo le caratteristiche e andrebbe in difficoltà. Si integrerebbe bene con Iaquinta e Amauri, due giocatori che sanno correre come lui e che sicuramente riuscirebbero col loro movimento e con la loro potenza ad integrarsi al meglio, ma altrettanto potrebbero fare Del Piero e Trezeguet (che per intelligenza tattica e caratteristiche potrebbero giocare con chiunque). Il prezzo è molto elevato, visto che superiamo i 20 milioni di euro, ma se riuscissimo ad inserire qualche contropartita tecnica e ad allegerire l’esborso cash sarebbe un ottimo investimento davvero.

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Generazione di fenomeni: Andrea Ranocchia (Genoa)

andrea ranocchia bariNome: Andrea Ranocchia
Nato a: Assisi
Il: 16/02/1988
Ruolo: Difensore centrale
Cartellino: Di proprietà del Genoa, in prestito al Bari
Scadenza contratto: 2011
Valutazione: 10 mln di €

CARRIERA
Dopo aver fatto la trafila nelle giovanili dell’Arezzo, Andrea Ranocchia si mette in mostra in prima squadra a 18 anni, nella stagione 2006-07 in Serie B, dove colleziona già 24 presenze e 1 gol. Nonostante la retrocessione della squadra, Ranocchia rimane ad Arezzo e gioca titolare in Serie C1. Nel mercato estivo 2008 viene ceduto in comproprietà al Genoa che, in accordo con l’Arezzo, lo gira in prestito al Bari in Serie B. Sotto la gestione del tecnico Conte, che lo aveva già allenato ad Arezzo, viene impiegato con continuità nella seconda parte della stagione, contribuendo alla vittoria del campionato con 17 presenze e 1 gol. Il Genoa lo riscatta interamente a fine stagione, ma lo lascia nuovamente in prestito al Bari per la stagione 2009-10. Il 23 agosto 2009, a 21 anni, esordisce in Serie A nella partita Inter-Bari (1-1) disputata a San Siro. Il 18 ottobre, a Verona, realizza il suo primo gol in Serie A nella vittoria per 2-1 contro il Chievo. Con la Nazionale Under-21 esordisce a 19 anni nell’amichevole Italia-Francia (2-1) del 21 agosto 2007, in cui entra al 57′ al posto di Santacroce. È stato inserito nella lista delle 4 riserve per le Olimpiadi di Pechino, e ha esordito nella Nazionale Olimpica il 22 luglio 2008 entrando in campo durante l’ultima amichevole di preparazione al torneo, Italia-Romania (1-1), giocata a Pistoia. Viene convocato per gli Europei Under-21 in Svezia. Il 9 giugno 2009, nella partita amichevole Danimarca-Italia (0-4), realizza il suo primo gol azzurro. Il 19 giugno debutta nell’Europeo entrando nel secondo tempo della partita contro la Svezia.

CARATTERISTICHE
Andrea Ranocchia è un difensore centrale che fa del fisico la sua arma principale. Un marcantonio che se si irrobbustisse ulteriormente a livello muscolare diventerebbe realmente un armadio insuperabile. Di certo non è un fulmine di guerra, ma ha buona tecnica di base e tempismo negli interventi. Inoltre, è intelligente negli sganciamenti in avanti e sulle palle inattive è sempre molto pericoloso. Per essere un difensore, infatti, ha una buona media gol. Fino a qualche mese fa, uno dei suoi punti deboli era la marcatura stretta: sia nell’Arezzo in C1 che nel Bari in B aveva denotato qualche disattenzione, che a quanto visto fin qui nel suo primo campionato di serie A dovrebbero rimanere un lontano ricordo.

IMPRESSIONI
Ranocchia e Bonucci rappresentano una delle coppie centrali più promettenti della Serie A. I due ormai si conoscono a memoria e hanno un’intesa ben collaudata, elemento questo che ha contribuito ad accrescere anche la sicurezza di Ranocchia e di limare i limiti tecnico/tattici che aveva mostrato nelle precedenti esperienze di Arezzo e Bari. Il ragazzo è maturo e a 21 anni lo vedo bene come potenziale centrale bianconero di fianco a Chiellini, dato che Cannavaro e Legrottaglie nel breve periodo dovrebbero far posto a nuove leve. La base di partenza era ottima, ma da quando lo vidi debuttare con l’Arezzo ad oggi ha ulteriormente potenziato il proprio bagaglio e visto che non ci sono tanti difensori di livello in giro, sarebbe il caso di farci più di un pensierino. Anche perché, rispetto all’altro difensore centrale che ci viene accostato, il palermitano Kjaer, Ranocchia è nettamente più affidabile. Certo c’è da discutere con Preziosi, poiché il Genoa è proprietaria del cartellino, ma credo abbiamo in casa buone contropartite da mettere eventualmente nel pacchetto.

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Ezequiel Matias Schelotto: la scheda

Matias SchelottoData di nascita: 23 Maggio 1989
Nato a: Buenos Aires
Nazionalità: Argentina/Italia
Ruolo: Centrocampista esterno
Club: Cesena
Cartellino: Comproprietà Cesena/Atalanta
Scadenza contratto: 2012
Procuratore: Bruno Carpeggiani

LA CARRIERA:
Muove i primi passi  calcistici nel club argentino dell’Atlético Banfield. Nel 2008 approda in Italia al Cesena, aiutando i romagnoli a salire dalla Prima Divisione (gioca 6 partite, segnando 1 gol decisivo a Ferrara contro la Spal), alla Serie B. Nel giugno 2009 l’Atalanta ne acquista la metà del cartellino lasciando il calciatore in Romagna. La Dea, comunque, ne controlla il destino: i bergamaschi hanno infatti un diritto di riscatto relativo alla metà  del cartellino di Schelotto ancora di proprietà del Cesena, diritto che possono far valere sino al prossimo giugno. Grazie alla legge che attribuisce la cittadinanza italiana a chi abbia almeno un ascendente italiano, è diventato convocabile per le nazionali azzurre: il 13 novembre 2009 il mister Pierluigi Casiraghi ne approfitta e lo fa esordire in Nazionale Under 21 contro i pari età dell’Ungheria nella partita di qualificazione agli Europei del 2011, persa per 2-0. Il 17 novembre 2009 gioca da titolare nella partita vinta per 4-0 dall’Italia contro il Lussemburgo. Continua a leggere

Marco Motta: la scheda

(di Mirko Nicolino)

Nome: Marco Motta
Nato a: Merate (Lecco)
Il: 14/5/1986
Ruolo: Terzino/centrocampista di destra
Club: Comproprietà Roma/Udinese

LA CARRIERA
Inizia la carriera calcistica nelle file del F.C. Usmate, per poi passare nelle giovanili dell’Atalanta. Esordisce in Serie A con la squadra bergamasca a 18 anni, il 9 gennaio 2005 contro la Roma (la sua ttuale squadra). Dopo 19 presenze in maglia atalantina nel campionato 2004-2005, passa in comproprietà all’Udinese ma, nella prima stagione in Friuli, non trova molto spazio a causa di un infortunio, giocando solo 6 partite e segnando 1 marcatura. Nel campionato 2006-2007 colleziona 16 presenze. Nell’agosto del 2007, dopo averlo riscattato dall’Atalanta, l’Udinese lo cede in prestito al Torino, squadra nella quale colleziona 24 presenze ed una rete, segnata proprio alla sua ex squadra, in Atalanta-Torino (2-2). Nell’estate del 2008, a 22 anni, torna all’Udinese per fine prestito. Il 1º febbraio 2009, la Roma lo preleva in prestito gratuito, con la possibilità di trattenerlo in comproprietà versando 3,5 milioni di euro nelle casse della società friulana. Debutta con i capitolini l’8 febbraio 2009 allo stadio Olimpico, nella partita Roma-Genoa (3-0) subentrando all’infortunato Cicinho. Alla fine della stagione la Roma rileva dall’Udinese metà del cartellino del giocatore per un corrispettivo di 3,5 milioni di euro, da pagare in tre annualita’ tramite LNP, di cui 1,1 milioni di euro, nella stagione sportiva 2009-2010, 1,3 milioni di euro, nella stagione sportiva 2010-2011, e 1,1 milioni di euro, nella stagione sportiva 2011-2012. La storia di Marco Motta è anche segnata da un rapporto particolare con la maglia azzurra. Già protagonista in tutte le nazionali giovanili, esordisce in Nazionale Under-21 nel 2005, con il tecnico Claudio Gentile. Nel 2007 viene convocato da Pierluigi Casiraghi per l’Europeo Under-21 in Olanda. Dopo l’Europeo, con l’inizio del nuovo ciclo, diventa il capitano della squadra. Nel 2008, con la Nazionale Olimpica, dopo aver vinto il Torneo di Tolone, prende parte ai Giochi olimpici di Pechino, dove l’Italia viene eliminata ai quarti di finale. Il 9 settembre 2008 segna di testa, sugli sviluppi di un calcio d’angolo, il suo primo gol con l’Under-21 contro la Croazia. Il 22 marzo 2009 riceve la sua prima convocazione (pur non scendendo mai in campo) in Nazionale maggiore dal c.t. Marcello Lippi, in occasione delle partite di qualificazione al Mondiale 2010 contro Montenegro e Irlanda. Nel giugno 2009 partecipa agli Europei Under-21 in Svezia, dove gli azzurrini vengono sconfitti in semifinale dalla Germania per 1-0. Viene inserito dall’ UEFA nella lista dei 10 migliori giocatori della competizione. Da allora, causa panca nella Roma, ha perso il “treno” azzurro.

CARATTERISTICHE
Marco Motta è un buon giocatore di fascia in grado di svolgere sia compiti difensivi, sia offensivi. A dire il vero, quando un paio di anni fa si è affacciato per la prima volta nella massima serie è apparso più bravo nell’attaccare e spesso svagato e disattento nella fase di ripiegamento. A suo favore non hanno giocato però alcuni fattori: in primis il fatto di giocare in squadre di bassa classifica, con difese spesso fin troppo aperte nelle quali era oggettivamente difficile “tenere botta”; poi, gli infortuni che soprattutto nella prima stagione all’Udinese lo hanno tenuto fuori per diverso tempo non consentedogli di giocarsi le proprie chance. Paradossalmente, il meglio di sé Motta lo ha fatto vedere con la maglia dell’Under 21, con la quale si è spesso distinto per personalità e carisma. E’ comunque sotto la guida di Spalletti che a mio avviso il ragazzo migliora molto dal punto di vista tattico, dimostrando in Champions League di poter reggere lo scontro anche con avversari di assoluto livello. La stagione scorsa non è iniziata per lui sotto la migliore stella: la strana situazione venutasi a creare nell’ambiente giallorosso che ha portato alle dimissioni di Spalletti e alcuni fastidi fisici non gli hanno consentito di esprimersi ai livelli dell’anno precedente. La prova del nove, se vogliamo, l’ha mancata: riuscire ad emergere in un contesto oggettivamente complicato come quello della Roma 2009-2010.

IMPRESSIONI
Tra i terzini che vengono associati alla Juventus è forse quello che, per caratteristiche tecnico/tattiche, farebbe più comodo alla formazione di Del Neri, assieme a Mattia Cassani (comunque, a mio parere, leggermente superiore). Entrambi non sono dei fenomeni, e intendiamoci bene su questo, ma hanno le caratteristiche di spinta e di qualità adatte al 442. Marco è certamente reduce da un’annata negativa, quindi anche lui, come del resto gli altri acquisti (Pepe, Martinez?) già effettuati da Marotta e Paratici, probabilmente non farebbe strappare i capelli alla maggior parte dei tifosi. Ma sicuramente sarebbe un upgrade su Grygera, e si assesterebbe sugli stessi livelli di rendimento del sempre rotto Zebina.

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