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Le avversarie: il Palermo di Delio Rossi

delio rossiSTATISTICHE
L’ottimo campionato svolto fino ad oggi dagli uomini di Delio Rossi (subentrato a Zenga il 23 novembre scorso) si legge nella classifica che, dopo 25 partite, vede il Palermo, con 40 punti conquistati, a dividersi il quinto posto con Napoli e Sampdoria. Merito di questa posizione va soprattutto alle prestazioni fornite dai siciliani all’interno delle “mura” del Renzo Barbera: in casa, i rosanero sono infatti (assieme ad Inter, Napoli e Sampdoria) imbattuti, con 9 vittorie e 4 pareggi; sono inoltre 9 gol i gol subiti in casa e solo Samp e Napoli hanno fatto meglio con 7 gol al passivo nelle gare casalinghe. L’altra faccia della medaglia però vede un Palermo con un andamento discontinuo ed incerto nelle prestazioni fuori casa. Solo due le vittorie lontano dal Barbera di cui un targata Walter Zenga a Livorno e l’ultima, non proprio recente, a Milano col Milan datata 13 dicembre (reti di Miccoli e Bresciano). Delle prime dieci squadre in classifica solo il Genoa ha fatto peggio in trasferta. Nelle ultime due trasferte i siciliani hanno rimediato due sonore sconfitte: 4-1 a Roma e 4-2 a Bari.

L’ALLENATORE: DELIO ROSSI
Delio Rossi allena il Palermo dalla quattordicesima giornata. Fino ad oggi ha fatto molto bene riuscendo a conquistare il quinto posto in campionato frutto soprattutto dell’ottimo gioco espresso; c’è comunque da dire che il Palermo fino a quel punto, con Walter Zenga, era riuscito a conquistare 17 punti in 13 partite. L’allenatore, nato Rimini nel 1960, è salito alla ribalta del calcio professionistico grazie all’ottimo campionato disputato dalla sua Salernitana in Serie B nella stagione 1997/98, vincendo il campionato e riuscendo a stabilire il record di punti. Una squadra, quella salernitana, che esprimeva un gioco vincente ma anche divertente fatto di velocità e di corsa. Gl’ultimi 4 anni hanno visto il tecnico fare molto bene a Roma (sponda Lazio) riuscendo a portare la squadra in Champions League nel 2007 e a conquistare una Coppa Italia lo scorso anno battendo in finale la Sampdoria (e in semifinale proprio la Juventus).

LA FORMAZIONE
“Tutti disponibili per la trasferta di Torino”: così recita il Giornale di Sicilia questa mattina. Ieri sono infatti rientrati Sirigu, Miccoli e Liverani, e i tre si sono allenati col gruppo e sicuramente saranno in campo domani sera. Il Palermo si schiererà allora col suo solito 4-3-1-2: in porta andrà Sirigu (il giovane portiere sardo sta disputando un ottimo campionato ed è sicuramente il più interessante giovane portiere della serie A); la difesa sarà quella titolare con la spinta sulle fasce degli ex Cassani e Balzaretti e la solidità in mezzo del biondo danese Simon Kjaer con Bovo al suo fianco; i tre di centrocampo saranno Migliaccio e Nocerino mezzali con Liverani nel ruolo di regista arretrato; sulla trequarti ci sarà sicuramente Pastore che potrà agire dietro il tandem d’attacco Miccoli-Cavani. Pare certo, invece, il forfait di Budan: in panchina andrà il giovane attaccante Hernandez, autore di un’ottima prestazione la settimana scorsa.

IMPRESSIONI SULLA PARTITA
Il Palermo gioca decisamente un buon calcio grazie al suo allenatore che è riuscito a dare un ottimo equilibrio al suo 4-3-1-2 che può essere un esempio per molte squadre che giocano in questa maniera, ma analizziamolo meglio. A mio avviso è di fondamentale importanza la presenza di un giocatore in mezzo al campo come Liverani, il tipico mediano che “fa gioco”, un pò come Pirlo nel Milan o il tanto desiderato D’Agostino nell’Udinese. Un giocatore capace sia della giocata semplice, ma anche del cross lungo. La sua presenza, anche se a volte troppo statica davanti la difesa, è comunque fondamentale: detta i tempi di gioco e garantisce un altissimo numero di soluzioni. Una di queste, ad esempio, può essere la spinta dei due terzini che garantiscono corsa e ampiezza alla manovra: a mio avviso oggi Cassani e Balzaretti sono fra i migliori interpreti italiani del ruolo. Le mezzali di centrocampo sono Nocerino e Migliaccio, due giocatori di quantità capaci anche di attaccare lo spazio (vedi il gol di Nocerino domenica scorsa): la loro presenza e la loro corsa garantiscono comunque equilibrio alla manovra e sempre una certa copertura sulle ripartenze avversarie. Il reparto offensivo vede tre giocatori molto rapidi ed imprevedibili. Partiamo da Pastore: il trequartista offensivo argentino, a mio parere, è un ottimo interprete del ruolo, come caratteristiche fisiche e tecniche incarna il prototipo di trequartista moderno (Kakà), un giocatore cioè forte dal punto di vista sia tecnico che atletico. Con un giocatore come Liverani una decina di metri dietro, Pastore riesce ad essere ancora piu pericoloso ed imprevedibile in avanti. Un tipo di gioco espresso molto diverso da quello della Juve che invece ha un mediano piu fisico e meno tecnico come Melo, ed un trequartista come Diego che non è decisamente portato ad attaccare gli spazi, ma è più predisposto a ricevere il pallone da fermo e impostare. Miccoli e Cavani sono due ottime punte che si completano a vicenda: il primo lo conosciamo bene, avendo giocato nella Juventus un paio di stagioni, ed è un giocatore imprevedibile che fa della rapidità e della tecnica il suo punto di forza; Cavani è invece un centravanti molto mobile, bravissimo sia nel ricevere palla che ad attaccare lo spazio. Insomma sarà davvero una partita difficile..

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Le avversarie: il Bologna di Franco Colomba

franco colomba bolognaSTATISTICHE
Il Bologna si trova in una discreta posizione di classifica con 28 punti, a 5 lunghezze dalla zona retrocessione. Il merito è soprattutto delle ultime prestazioni, avendo i rossoblu collezionato ben 11 punti nelle ultime 5 partite, ottimo ruolino di marcia per una squadra che lotta per la salvezza, e non solo. Squadra prettamente “casalinga”, il Bologna ha raccolto il maggior numero di punti in casa con 5 vittorie (contro Bari, Livorno, Siena, Palermo ed Udinese), 3 pareggi e 4 sconfitte. Gli emiliani hanno inoltre un ottimo equilibrio tra reti fatte (25) e subite (31, meglio della Juve che ne ha subite 32) e concedono molto meno fuori casa che tra le mura amiche. Non perdono dal 10 gennaio scorso (1-0 col Cagliari al Dall’Ara), sconfitta che ha chiuso il periodo peggiore della stagione per gli uomini di Colomba che venivano da un solo punto raccolto in 4 partite.

LA STORIA DEL MATCH
Il primo successo a Bologna nella storia ha visto la Juventus prevalere 1-0 e questo punteggio è diventato un classico nel corso del tempo, verificatosi in dieci circostanze. A inaugurare la serie è la rete di Munerati nel 1929/30. Il bis si ha nel 1953/54 e il match-winner è il danese Praest, che colpisce al decimo della ripresa. Due anni dopo tocca ad Angelo Caroli andare in gol nel giorno del suo esordio in maglia juventina. Il futuro scrittore-giornalista segna nei minuti iniziali del secondo tempo, in una stagione che vede i rossoblu piazzarsi prima dei bianconeri. Dieci anni dopo, nel 1966, è il brasiliano Cinesinho a decidere la sfida. La gara si fa ricordare però per ben tre cartellini rossi: escono anzitempo Leoncini per la Juve e Bulgarelli e Haller per il Bologna. Il tedesco sarà poi un elemento di spicco della Vecchia Signora negli anni a venire. Nel 1976/77 è Causio a entrare nel tabellino dei marcatori, dopo appena tre minuti di gioco. La sfida del 1990/91, che vede il ritorno dell’ex Gigi Maifredi nella città delle due torri da allenatore della Juve, si risolve dal dischetto. Roberto Baggio realizza dagli undici metri al ventesimo della ripresa. Non altrettanto fa l’ungherese Detari dieci minuti dopo. Si va poi all’aprile del 1997. Il gol che fissa il risultato è una prodezza personale di Boksic, imprendibile per la difesa avversaria. Si prosegue nel nuovo millennio con la tradizione. Il 22 febbraio 2004 il Bologna viene condannato da un’incursione vincente di Iuliano. Dieci mesi dopo è Pavel Nedved su calcio di punizione a fare la differenza. Infine, l’ultimo 1-0 favorevole alla Juventus si ha nel 2006/07, campionato di serie B. Decide Zalayeta, oggi in forza proprio al Bologna, anche se non mancano polemiche perché neanche la moviola riesce a decidere se il pallone calciato dall’uruguagio abbia effettivamente varcato per intero la linea di porta.

L’ALLENATORE
Franco Colomba allena il Bologna dal 20 ottobre scorso, essendo subentrato a mister Papadopulo dopo 8 partite; i rossoblù a quel punto avevano raccolto soltanto 6 punti. Nelle ultime 16 partite il tecnico toscano ha invece portato la squadra a conquistare 22 punti raggiungendo cosi una discreta posizione di classifica.La scorsa stagione, Colomba ha allenato l’Ascoli sostituendo mister Chiarenza (ex Primavera Juve) a dicembre, e, con una squadra che si trovava in piena zona retrocessione, è riuscito, con una serie di ottime partite, a portare i bianconeri quasi in zona playoff, rovinando però l’ottimo lavoro svolto con le ultime prestazioni di una squadra che sembrava ormai appagata dalla serie di risultati utili. Di lui si ricorda una salvezza straordinaria ottenuta con la Reggina nel 2000 e una retrocessione l’anno successivo dopo lo spareggio col Verona.

FORMAZIONE
Il Bologna gioca con un 4-4-2 molto quadrato. In porta ci sarà Viviano e davanti a lui i 4 saranno probabilmente Zenoni a destra, Portanova e Moras centrali e Raggi a sinistra (vista la squalifica di Lanna). A centrocampo, le uniche certezze sono i due interni Guana e Mudingay, mentre i dubbi riguardano le fasce laterali visto che Gimenez si è allenato a parte per tutta la settimana e Modesto è fermo per una lesione muscolare: a meno di un recupero lampo dell’uruguaiano, sulla destra agirà Buscè e a sinistra ci sarà Casarini. In attacco, il Bologna ha perso il suo uomo migliore, Marco Di Vaio, che starà fuori un mese circa per uno strappo alla coscia: al suo posto verrà impiegato con tutta probabilità l’ex Zalayeta (ancora in comproprietà con la Juve) e con lui Adailton, 5 gol per lui in questa stagione.

IMPRESSIONI
Il Bologna è una buona squadra abile nel contenere la manovra avversaria e sfruttare la velocità nel ripartire. Oggi la formazione di Colomba è una squadra decisamente solida, capace di mettere in difficoltà chiunque. Lo sanno bene Fiorentina (sconfitta in casa per 2-1) e Milan (fermato sullo 0-0 al Meazza). Quello di Colomba è un 4-4-2 molto rigido impostato su una difesa solida grazie all’esperienza di Portanova, ed un centrocampo fatto di muscoli che agisce da vero e proprio schermo con Guana e Mudingay, due giocatori molto bravi nell’interdizione che garantiscono tantissima quantità. Nelle ripartenze viene sfruttata invece la velocità degl’esterni con giocatori di corsa e di inserimento. L’imprevedibilità della manovra è data dalla posizione di Adailton (ottimo il suo agire tra le linee di centrocampo e difesa avversaria) e dalla velocità di Di Vaio abile nel dare profondità.I giocatori che hanno impressionato di più nelle ultime partite sono stati Di Vaio e Gimenez, che però con tutta probabilità entrambi non saranno del match: sicura l’assenza del centravanti, probabile quella dell’esterno. Un giocatore da tenere d’occhio è sicuramente Adailton, si muove spesso tra le linee e non dà punti di riferimento, l’attaccante brasiliano è bravissimo nell’uno contro uno e nella giocata in profondità. L’ex Zalayeta invece è un giocatore diverso da Di Vaio, più fisico e meno rapido (3 gol in 16 partite per lui quest’anno): è il classico attaccante di manovra bravissimo nella protezione della palla e nel far salire la squadra.

Le avversarie: l'Ajax di Martin Jol (Europa League)

luisito suarezLA SQUADRA
La squadra del tecnico Martin Jol, reduce dalle esperienze all’estero nel Tottenham (2004-07) e nell’Amburgo (2008-09) che si sono concluse con un esonero doloroso e un addio prematuro,  pratica il “solito” 433 che da anni a questa parte contraddistingue la squadra di Amsterdam. L’ultima partita giocata, sabato scorso in serale, è stata disputata dai Lancieri in trasferta contro l’SC Heerenveen, club del nord dell’Olanda dove nei media locali si vociferà l’anno prossimo Guus Hiddink andrà ad allenare. Costretto a rinunciare in partenza agli indisponibili Vertonghen (squalificato) ed Emanuelson (stiramento), mister Jol ha schierato la seguente formazione:

1 Stekelenburg
2 van der Wiel, 19 Alderwiereld, 3 Oleguer, 23 Anita
6 Lindgren, 40 de Zeeuw, 22 de Jong
28 Rommendahl, 9 Pantelic, 16 Suarez

Con il danese Rommendahl largo a destra e Luisito Suarez, stella e capitano della squadra, largo a sinistra, e con Oleguer, 30enne ex Barcellona, al centro della difesa assieme ad Alderwiereld. Pallino della regia a de Zeeuw, con un grande gioco sulle fasce e ripartenze veloci. A onore di cronaca, la partita non è stata brillantissima, causa anche il terreno di gioco in non perfette condizioni. Alla fine il risultato è stato 2-0, col secondo gol arrivato solo nel recupero e con gli avversari in 10 da 15 minuti. Il punto debole della squadra di Jol è sicuramente la difesa, non insuperabile, mentre centrocampo e attacco sono, come sempre, due reparti molto ben organizzati e ricchi di talento, come tradizione vuole.

I GIOCATORI
Conosciamoli meglio rapidamente:

  • STEKELENBURG: da quasi 10 anni portiere dei Lancieri. Ha raccolto di fatto l’eredità di van der Saar. Gli somiglia fisicamente, essendo altissimo (194 cm). E’ un discreto portiere, riserva in Nazionale.
  • VAN DER WIEL: terzino destro giovanissimo prodotto dal vivaio biancorosso. Discreto terzino, tiene la posizione e spinge abbastanza.
  • ALDERWIERELD: giovane centrale prodotto anche lui dal vivaio. A volte è un pò troppo sicuro di sè palla al piede, commettendo errori banali. Alto, è però superabile in velocità. Si fa saltare spesso. Non in formissima.
  • OLEGUER: lo conosciamo per il suo trascorso al Barcellona. E’ un discreto difensore, di esperienza, che ultimamente sta disputando buone prestazioni.
  • ANITA: giovane terzino di colore ex vivaio anche lui. (Molto) Basso e rapido, è stato riciclato da attaccante di destra del 433 a terzino sinistro, con discreti risultati. Raramente arriva sul fondo, preferendo difendere. Nell’ultimo match è stato però saltato con facilità da tale Roy Beerens. Insomma, non insuperabile.
  • ROMMENDAHL: esterno destro offensivo danese di grande esperienza (31 anni). Molto veloce palla al piede, mette in mezzo numerosi cross e sa anche andare a concludere, avendo realizzato due gol nelle ultime due gare disputate dall’Ajax.
  • LINDGREN: centrocampista svedese piuttosto difensivo. Tiene la posizione coprendo i compagni. Capace di lanci lunghi e precisi.
  • DE ZEEUW: se vogliamo il faro della squadra. Nonostante sia leggermente sovrappeso, è un centrocampista a tutto tondo, in grado sia di impostare sia, soprattutto, di inserirsi senza palla diventando di fatto un attaccante aggiunto a far coppia con Pantelic. Può battere le punizioni e tirare da fuori.
  • DE JONG: giovanissimo. E’ un centrocampista dalle lunghe leve in grado di ricoprire più ruoli. Sa anche inserirsi e fa tanto movimento senza palla.
  • LUIS SUAREZ: la stellina della squadra. Ama giocare largo, per sfruttare i suoi letali uno contro uno e accentrarsi. Può giocare sia a destra (quando gioca Emanuelson a sinistra) che a sinistra (con Rommendahl). Vede tantissimo la porta, avendo già realizzato 23 gol in 23 presenze stagionali (avete letto bene)
  • PANTELIC: centravanti serbo di grande esperienza, ex Herta Berlino, arrivato come parametro zero. Vede abbastanza la porta (8 gol in 15 partite) e sa anche fornire preziosi assist (suo l’assist a Rommendahl nell’ultimo match contro l’SC Heerenveen).

Questi invece i giocatori, non impiegati nell’ultimo match, ma che potrebbero giocare contro di noi:

  • VERTONGHEN: di solito è titolare fisso. Contro l’SC Heerenveen era squalificato, ma dovrebbe rientrare al posto di Oleguer al centro della difesa. Giovanissimo, belga come il compagno di reparto Alderwiereld, e anche lui prodotto del vivaio.
  • EMANUELSON: di solito titolare al posto di Rommendahl, gioca largo a sinistra con Luisito Suarez spostato a destra.
  • ENOH: il primo camerunense nella storia dell’Ajax, è stato spessissimo preferito da Martin Jol a de Jong. Ovviamente ha grande corsa e immensi polmoni, ed è uno dei favoriti del pubblico per la sua grinta e per la sua umiltà nel campo che lo porta a dare sempre tutto.

LA STAGIONE
Dopo un avvio non certo esaltante, l’Ajax, partito con l’obiettivo di vincere l’Eredivisie, si trova attualmente al terzo posto a 9 punti dalla capolista PSV e a 6 dal Twente, che ha battuto con un sonoro 3-0 all’Amsterdam ArenA 10 giorni fa. E’ in ripresa. La sua stagione è letteralmente a due facce: irresistibili in casa, si sciolgono come neve al sole in trasferta (“è un fatto psicologico”, cit. Jol). Nell’ultima gara sono finalmente riusciti a “sbloccarsi” dopo una lunga serie senza vittorie esterne, andando a conquistare i 3 punti sul difficile campo dell’SC Heerenveen. Giovedì sarà molto dura vincere all’ArenA, ma – visti i risultati in trasferta – ci potrebbe andare bene anche un bel pareggio, magari con gol.

Le avversarie: il Genoa di Gasperini

gasperini genoaSTATISTICHE
Il Genoa in classifica si trova attualmente in settima posizione assieme alla Juve con 35 punti conquistati in 23 partite. Per loro lo stesso numero di vittorie, pareggi e sconfitte dei bianconeri (rispettivamente 10-5-8). I liguri hanno però stranamente la seconda peggior difesa del campionato con 36 reti subite (dopo il Siena con 42), risultato dovuto evidentemente al tipo di calcio espresso dagli uomini di Gasperini: la squadra crea molto e concede altrettanto, sia in casa che in trasferta.  La squadra ha due facce: tra le mura amiche ha realizzato ben 8 vittorie (solo Inter e Roma hanno fatto meglio) ed hanno perso solo in un’occasione, il 5-0 con l’Inter che ricordiamo bene; in trasferta, invece, i rossoblu hanno raccolto solo due vittorie (contro Bologna e Atalanta) e due pareggi (Palermo e Napoli).

L’ALLENATORE
Gianpiero Gasperini è, a mio avviso, uno dei migliori allenatori della Serie A, facendo giocare alla sua squadra un calcio molto divertente e spettacolare. L’allenatore piemontese è cresciuto nella Juve sia come giocatore, facendo tutta la trafila nel settore giovanile che come allenatore, avendo allenato Giovanissimi, Allievi e avendo portato la Primavera bianconera a vincere il Viareggio nel 1994. E’ un allenatore molto preparato che sfrutta un modulo particolare come il 3-4-3 per creare un calcio fatto di corsa,  ripartenze e cambi di gioco. Nel 2008 è stato premiato con la “Panchina d’Argento”, importante premio a livello nazionale in cui gli allenatori votano un collega che ha saputo distinguersi in maniera particolare nel corso della stagione precedente.

FORMAZIONE
I Grifoni arrivano a Torino in piena emergenza, tra influenze, ricadute ed infortuni vari. Sono molti i dubbi di formazione per Gasperini, ma andiamo con ordine. In porta andrà sicuramente Marco Amelia e, davanti a lui, i tre centrali saranno quasi sicuramente Papasthatopoulos, Dainelli e Bocchetti (gli unici disponibili vista anche la squalifica di Moretti). A centrocampo partiamo dalle uniche certezze: l’ex bianconero Criscito agirà sulla corsia sinistra, mentre, per la fascia destra è ancora in dubbio Rossi, reduce da una distorsione al ginocchio. In mezzo, pare recuperato Milanetto, che dovrebbe giocare con una maschera per la botta al volto rimediata domenica scorsa, e con lui probabilmente ci sarà lo spagnolo Zapater visto che Juric non sembra poter recuperare da una distorsione alla caviglia. In attacco si è fermato ieri Palladino, mentre pare invece recuperato Sculli: tirando le somme, i tre saranno Mesto a destra, Acquafresca al centro e Sculli a sinistra.

IMPRESSIONI
Il Genoa di quest’anno è diverso da quello delle precedenti stagioni. Gli altri anni la squadra di Gasperini giocava un calcio che sfruttava molto la presenza di un attaccante centrale capace di capitalizzare al meglio la mole di gioco creata dagli esterni (Milito 24 gol lo scroso anno, e Borriello 19 l’anno prima). Quest’anno il problema vero della squadra rossoblù è stata la presenza (o assenza) di un centravanti vero, essendo il miglior realizzatore fino ad oggi Mesto con 5 reti e, dietro di lui, Palladino con 4 e Sculli con 3 (e, certamente, non sono dei centravanti). Per questo motivo sono stati presi a gennaio Acquafresca e Suazo. Il pericolo viene comunque dalla facilità di corsa e di gioco degli esterni sia di centrocampo che d’attacco, capaci di creare la superiorità numerica sulle fasce grazie a sovrapposizioni ed inserimenti continui. I centrali di centrocampo giocano invece molto di posizione, limitano gli inserimenti e sono molto bravi nei lanci e nei cambi di gioco (in particolare Milanetto). Il cambio di gioco e la ripartenza sono delle caratteristiche peculiari del calcio espresso da Gasperini, questa capacità d’inserimento degl’esterni viene sfruttata al meglio grazie alla facilità di lancio degli interni di centrocampo che, con un cambio di gioco, riescono a mettere in difficoltà le difese avversarie attaccando il loro lato “debole”.I più in forma in questo periodo mi sembrano Mesto e Rossi, i due della fascia destra, Attenzione anche ai numerosi ex, Gasperini su tutti…

Il "nuovo" Livorno di Serse Cosmi

serse cosmiLE STATISTICHE
Con 22 punti appena, la squadra toscana si ritrova a soli 2 punti dalla zona retrocessione. Il 21 ottobre scorso il tecnico perugino Serse Cosmi è subetrato alla coppia Vittorio Russo – Gennaro Ruotolo, ma da allora la situazione non è migliorata poi molto. Gli amaranto infatti sono la terza squadra con più sconfitte della Serie A dopo Atalanta e Siena (ben 12, di cui 7 in trasferta). Sono finora 5 le squadre che sono riuscite a fare bottino pieno all’Armando Picchi (Napoli, Chievo, Inter, Palermo e Fiorentina), e l’ultima vittoria tra le mura amiche risale al 10 gennaio scorso (2-1 al Parma e ottima prestazione coronata dalle reti di Lucarelli e Tavano). L’ultima partita in casa, invece, è arrivata una sconfitta per 2-0 col Napoli di Mazzarri, col secondo gol dei partenopei realizzato solo a fine gara, dopo l’espulsione di De Lucia. I toscani vantano, se così si può dire, il peggior attacco della Serie A con appena 14 reti realizzate di cui 9 in casa; un pò meglio la difesa, solo 30 reti subite di cui 12 in casa, non è la peggiore ma è la quinta più battuta.

L’ALLENATORE: SERSE COSMI
Due settimane fa il focoso tecnico umbro è stato sul punto di essere esonerato dall’altrettanto vulcanico Presidente Spinelli e alcune voci sostengono che il non riuscire a trovare una valida alternativa (si parlava di Zeman) abbia fatto sì che il tecnico perugino sia ancora alla guida della squadra toscana. Una tregua, insomma. Cosmi è salito alla ribalta col Perugia di Gaucci che ha allenato per 4 stagioni dal 2000 al 2004: l’ex-Presidente dei grifoni lo scelse grazie ai suoi sorprendenti risultati con l’Arezzo negli anni precedenti (due promozioni). Dopo Perugia, Serse Cosmi ha alternato buone annate ad esoneri come quello rimediato con l’Udinese nel 2007 e l’ultimo col Brescia dopo appena 5 partite nel 2008.Rimane famosa, durante un Lazio-Perugia del 2003, una sua “uscita”: dopo essere stato espulso, l’allenatore gridò contro i tifosi della Lazio “Forza Roma!”. Fa capire tutto del carattere del personaggio…

LA FORMAZIONE PROBABILE
Il Livorno gioca abitualmente con un 3-5-2 molto bloccato, in cui cerca di dare velocità nelle corsie laterali e fisicità in mezzo al campo. In avanti gioca con una punta d’area abbastanza statica come Lucarelli, ed una seconda punta più vivace che garantisca imprevedibilità.In porta sicuramente andrà il nuovo acquisto Rubinho (prelevato in prestito dal Palermo): il portiere brasiliano (fratello di Ze Elias, ex centrocampista di Inter, Bologna e Genoa) sta attraversando un momento difficile e spera nel rilancio in difesa della porta amaranto.La difesa a 3 sarà sicuramente orfana di Nelson Rivas (squalificato), e si presentera con Perticone, Knezevic (vecchia conoscenza bianconera..) e Diniz. A centrocampo, vertice basso giocherà il brasiliano Mozart affiancato dai “faticatori” Moro e Filippini; sulle fasce ci saranno a destra Raimondi e a sinistra Pieri (ex Samp, reso famoso da Ranieri in una poco felice intervista post-partita). In attacco, le due punte saranno sicuramente Lucarelli e Bellucci vista l’indisponibilità dell’ultim’ora di Tavano (distorsione al ginocchio destro).

LE IMPRESSIONI
Dopo una settimana in cui si è parlato con insistenza di difesa a 3 in casa Juve, ci ritroveremo di fronte una delle poche squadre di Serie A che gioca costantemente con 3 centrali. Nonostante la posizione di classifica, il Livorno gioca un buon calcio e Serse Cosmi in questi mesi è riuscito a dare un’impronta differente alla squadra: giocano un calcio semplice e sfruttano le poche qualità che hanno al meglio. Il Livorno è una squadra povera di talenti e in avanti Lucarelli non è più il giocatore di qualche stagione fa, ed è per questo che cercano di giocare palla a terra, di chiudersi in difesa e di sfruttare la velocità sulle fasce. I problemi della squadra di Cosmi a mio avviso sono nel reparto avanzato, i numeri parlano chiaro, i 14 gol realizzati sono troppo pochi, e l’acquisto di Bellucci potrebbe essere d’aiuto. I primi realizzatori della squadra sono Lucarelli e Danilevicius entrambi con 4 reti. L’ultimo match disputato dagli amaranto è stato l’1-1 rimediato a San Siro contro il Milan. Non sarà una partita facile.

(Credits: Miguelòn)

Le avversarie: la Lazio di Davide Ballardini

lazioLE STATISTICHE
La Lazio ha raccolto finora 21 punti in 21 partite. Non vince dal 6 gennaio scorso (4-1 in casa col Livorno) e viene da due pareggi in casa (Chievo e Udinese) ed una pesante sconfitta (3-0 con l’Atalanta) fuori casa. Gli uomini di Ballardini non attraversano assolutamente un buon momento, in piena crisi sia tecnica che di risultati, ma è tutta l’annata che non sta andando come sperato. Si trovano infatti a soli due punti dalla zona retrocessione con una squadra, a sentire Lotito in piena estate, costruita per ben altri traguardi. La Lazio fuori casa ha raccolto solo 8 punti (1 vittoria, 5 pareggi e 4 sconfitte) e non vince dal 30 agosto scorso, seconda partita del girone d’andata (Chievo-Lazio 2-1). Una squadra costruita per creare molto, con due attaccanti ed un trequartista, e che oggi deve fare in conti con una realtà ben diversa: con solo 16 reti la Lazio ha il secondo peggior attacco della serie A (dopo il Livorno, 14) ed in trasferta è andata a segno solo 5 volte: due volte col Chievo (ndr ultima vittoria) e una contro Catania, Siena ed Udinese. Un pò meglio la difesa, la quarta del campionato (con Chievo Bari e Fiorentina) con soli 22 gol subiti, di cui 11 in trasferta.

COME SI PRESENTERA’
Sono due le alternative per Ballardini, o la difesa a 3 con 4 centrocampisti, un trequartista e 2 punte (3412), o la più collaudata difesa a 4 con 3 centrocampisti puri, un trequartista e due punte (4312). Il vero dubbio è rappresentato dalla presenza o meno di Lichsteiner. Nel caso di 3412 la difesa sarebbe composta da Diakitè, Stendardo e Radu (che rientra dalla squalifica) e, a quel punto, sarebbe certa la scelta dello svizzero che agirebbe da esterno destro sulla linea dei centrocampisti con Kolarov a spingere a sinistra. In mezzo sicuri Firmani e Baronio. Nel caso in cui invece Ballardini dovesse optare per la difesa a quattro, la difesa sarebbe composta da Radu e Stendardo al centro, Diakitè terzino destro e Kolarov retrocesso a terzino sinistro, con Lichsteiner sacrificato e con un centrocampo composto dai muscoli di Dabò oltre che da Baronio e Firmani. In porta è sicura la presenza di Muslera, croce e delizia della squadra di Ballardini, portiere capace di interventi incredibili e di errori grossolani che spesso sono costati punti pesanti alla squadra. Passando al reparto avanzato, il ruolo di trequartista sarà certamente ricoperto da Mauri (vista la continua indisponibilità di Matuzalem per una distrazione al polpaccio destro) e le due punte dovrebbero essere Cruz e Zarate a meno che non ci sia un recupero lampo di Floccari.

IMPRESSIONI
La Lazio sta avendo una stagione fallimentare, lo dicono le prestazioni e, sopratutto, i numeri. In alcune partite Ballardini a provato a cambiare modulo provando un’inedita difesa a tre che garantisce piu spinta dalle fasce e più protezione in fase di non possesso. La Lazio non ha un gran gioco e questo a mio avviso è anche dovuto alla sterilità di Zarate. L’argentino è un funambolico dribblomane ma troppo spesso è indisponente e poco utile alla causa. Il gioco di Ballardini ha bisogno invece di una seconda punta che sappia svariare, giocare palla negli spazi e favorire gli inserimenti del trequartista, un pò come faceva Miccoli nel suo Palermo con Simplicio. Mauri è un giocatore diverso, piu fisico e meno dinamico del brasiliano. L’attacco rimane comunque il reparto che ha destato più dubbi quest’anno: Zarate ha segnato solo due reti e Julio Cruz ne ha realizzate tre (Chievo 2 e Catania). L’acquisto di Floccari sembra però aver risolto alcuni problemi ma è quasi certo il suo forfait. Ricordiamoci, comunque, che El Jardinero è la bestia nera della Juve, con 10 gol totali realizzati contro di noi con le maglie di Inter, Bologna e Feyenoord.

(Credits: Miguelon)

Le avversarie: l'Inter di Josè Mourinho

interLE STATISTICHE
Per l’Inter è la seconda partita di Coppa Italia in questa stagione, come prevede infatti la nuova formula “all’inglese” che è in vigore dal 2008. I nerazzuri, così come la Juventus, sono entrati in gioco dagli ottavi di finale, insieme alle restanti 6 squadre impegnate nelle Coppe Europee. Agli ottavi, l’Inter ha incrociato il Livorno di Serse Cosmi al Meazza vincendo di misura per 1-0 grazie alla rete su punizione di Wesley Sneijder al 15° del secondo tempo. Nella precedente edizione, l’Inter è uscita in semifinale contro la Sampdoria perdendo 3-0 a Marassi (Cassano e doppietta di Pazzini per i blucerchiati): agli uomini di Mourinho non bastò la vittoria per 1-0 nella gara di ritorno in casa (gol di Ibrahimovic). Nei turni precedenti avevano eliminato: Roma (2-1 ai quarti) e Genoa (3-1 dopo i supplementari agli ottavi). L’ultimo precedente in Coppa Italia è datato 2008: l’Inter di Mancini batte la Juventus di Ranieri: finisce 2-2 all’andata a S.Siro grazie ai gol di Cruz (due) e ai gol di Del Piero e Boumsong; nella gara di ritorno ha la meglio l’Inter 3-2 a Torino doppietta di Balotelli e gol di Cruz su rigore per i nerazzurri, e reti di Stendardo e Del Piero per la Juve.

COME SI PRESENTERA’
Ieri Mourinho è stato chiaro nella conferenza stampa che ha preceduto la partita: “Giocano Sneijder, Lucio (squalificati in campionato, ndr) e Balotelli. Gli altri sette li scoprirete domani”. Tirando le somme, vista la presenza di Sneijder, l’Inter si dovrebbe presentare col rombo a centrocampo e con due punte in un ipotizzabile 4312. In porta andrà sicuramente Toldo che non para dal 16 dicembre (ottavi di coppa Italia contro il Livorno); la difesa vedrà al centro con tutta probabilità Materazzi accanto a Lucio e sulle fasce Maicon a destra e Santon a sinistra con Cordoba che quasi sicuramente sarà destinato a fare qualche minuto nella ripresa per ritrovare un pò di forma visto che è quasi certa la sua presenza in campionato domenica. Come già detto prima, sicura la presenza dell’olandese Sneijder come vertice alto del rombo, dietro di lui, rispetto al derby, sarà probabilmente concesso un turno di riposo al capitano Zanetti e quindi probabilmente giocheranno Cambiasso come vertice basso supportato ai lati da Thiago Motta e Muntari. Certa la presenza di Balotelli, l’unico dubbio di formazione è il suo partner. Probabilmente sarà concesso un turno di riposo a Diego Milito. Samuel Eto’o è appena rientrato dalla Coppa d’Africa e stamattina verranno valutate le sue condizioni. Restano Pandev e Arnautovic: più probabile il primo anche in un’eventuale staffetta con Milito, da escludere la presenza del secondo così come da escudere anche la presenza di Quaresma da primo minuto.

IMPRESSIONI
In uno scontro diretto dentro-fuori tutto può succedere, ovviamente. Certo l’Inter arriva in un momento psico-fisico eccezionale, dopo aver battuto in 10 il Milan nel derby e aver dato una mazzata forte al campionato contro la diretta concorrente al titolo. Certamente la Coppa Italia non è il campionato, ma Inter-Juventus è pur sempre una classica, e l’inter non perde dal 5 dicembre guarda caso proprio contro la Juventus. I giocatori piu in forma in questo momento sono sicuramente Cambiasso, Sneijder e Milito. Cambiasso in particolare, superati alcuni acciacchi è rientrato ai sui livelli e gestisce il centrocampo dando equilibrio e solidità alla squadra in un ruolo cardine davanti la difesa. Sneijder è anche lui in forma eccezionale e, nei pochi minuti disputati nel derby prima dell’espulsione, ha colpito un palo con un bellissimo tiro al volo: avrà una gran voglia di rifarsi. Milito ormai lo conosciamo bene, attaccante completo con uno spiccatissimo senso del gol: eccezionale la sua prestazione nel derby in cui si è sacrificato per 90 minuti. L’Inter senza dubbio sarà un avversario temibile da affrontare in casa loro, ma come detto prima in 90 minuti tutto può succedere. Milan-Udinese di ieri insegna. Giocata ieri sera proprio a S.Siro: chissà il campo come sarà ridotto…

(Credits: Miguelòn)

Le avversarie: la Roma di Claudio Ranieri

claudio ranieriLE STATISTICHE
La Roma di Claudio Ranieri si presenta allo scontro diretto con la Juve forse nel momento di forma migliore della stagione, reduce da due vittorie e da ben dieci risultati utili consecutivi. In campionato non perde dal 29 ottobre scorso dove ha rimediato una sconfitta per 2-1 sul campo dell’Udinese (doppietta di Floro Flores). I giallorossi viaggiano ad un ottimo ritmo ed hanno così raggiunto la zona Champions League la scorsa domenica, ma analizzando il percorso della squadra si può notare come sia decisamente continuo in casa avendo realizzato ben 8 vittorie su 10 tutte sotto la gestione Ranieri, uniche sconfitte sono avvenute con la Juventus la seconda giornata, partita che ha portato poi le dimissioni di Spalletti, e con il Livorno per 1-0 (partita d’esordio di Serse Cosmi sulla panchina amaranto). Altalenante risulta invece l’andamento in trasferta dove i capitolini hanno totalizzato solamente due vittorie (Siena e Atalanta) cinque pareggi e tre sconfitte. Dopo Inter e Milan, la Roma vanta il terzo attacco del campionato con 33 reti; non benissimo invece la difesa che con 24 reti subite insieme al Napoli risulta ottava dopo Inter, Milan, Fiorentina, Bari, Chievo, Palermo e Cagliari.

LA ROSA A DISPOSIZIONE
Claudio Ranieri con tutta probabilità avrà a disposizione quasi tutta la rosa completa, essendo ad oggi gli unici indisponibili certi Tonetto e Okaka. In porta, ormai da tempo, si è conquistato il posto da titolare Julio Sergio Bertagnoli, portiere brasiliano classe ’78, terzo portiere all’epoca di Spalletti, ottimo tra i pali ma un pò impreciso nelle uscite, ed inoltre molto più predisposto a respingere che a trattenere il pallone nelle parate. La difesa si schiera sempre a 4 e si presenterà probabilmente con Cassetti a destra, Riise a sinistra e Juan in mezzo con Mexes che in tutta probabilità partirà titolare dopo un mese di stop dovuto ad un problema muscolare. In mezzo al campo giocheranno sicuramente Pizarro e De Rossi (i due hanno un ottimo affiatamento, con il cileno più portato ad organizzare il gioco). Sulle fasce, tutto dipenderà, come detto prima,  dal modulo utilizzato e dalla presenza o meno di Francesco Totti: con lui Ranieri preferisce di solito spostare a sinistra Perrotta e mandare in panchina Vucinic per dare più equilibrio alla squadra: certa sarebbe, in questo caso, la presenza a destra di Taddei. Alternativamente, si prospetta una ipotesi affascinante: il tridente (e in questo caso sarebbe Taddei il sacrificato). In posizione di centravanti giostrerà il neo-acquisto Luca Toni: l’attaccante azzurro campione del mondo si è presentato in splendida forma e ha già messo a segno due gol con due ottime prestazioni.

L’ALLENATORE
Claudio Ranieri lo conosciamo molto bene, è un allenatore capace, intelligente, esperto e molto preparato: in questi mesi ha portato nella sua Roma quell’entusiasmo smarrito nell’ultima stagione. La Roma gioca bene, è una squadra quadrata, molto solida a centrocampo, che crea moltissimo e, a differenza della Roma di Spalletti (dal quale possiamo dire ha ereditato un centrocampo che porta il giusto equilibrio tra qualità e quantità), ha ora un centravanti vero e proprio, capace di aprire gli spazi per gli inserimenti dei compagni, bravissimi in questo fondamentale. Nell’allenamento di ieri, Ranieri ha mischiato un po’ le carte, facendo esercitare Totti, Toni e Vucinic con la stessa casacca durante gli esercizi di circolazione palla, per poi separarli nella partitella a ranghi ridotti. Totti e Toni da una parte (buona l’intesa), Vucinic dall’altra. Vedere le tre bocche di fuoco una accanto all’altra, dal primo minuto della sfida di sabato, è altamente improbabile: difficilmente Ranieri azzarderà – in una partita così delicata – una soluzione mai sperimentata prima. Il tecnico si troverà a dover fare lo psicologo: due su tre giocheranno, uno ci rimarrà male. I dubbi si stanno addensando su Vucinic e Totti: di Toni non farà a meno, così potrebbe prendere corpo l’idea della staffetta. In questo senso, il montenegrino è leggermente in vantaggio sul Capitano che – nonostante i notevoli progressi – viene pur sempre da un lungo stop. Ad ogni modo non sono da escludere sorprese, visto che il tecnico di Testaccio spesso ha mostrato coraggio e spregiudicatezza.

IMPRESSIONI
Della Roma vista contro il Genoa, i giocatori che hanno impressionato di più sono stati Vucinic, Perrotta e Toni. Vucinic spostato sulla sinistra è stato una continua spina nel fianco della difesa rossoblù, non dando punti di riferimento con continui movimenti larghi ed inserimenti in profondità. Probabilmente sarà staffetta con Francesco Totti, giocatore di maggiore qualità e minore dinamismo, ma ugualmente in grado di creare seri grattacapi alla difesa bianconera. Chiunque giocherà tra i due, farà coppia con Luca Toni, decisamente rivitalizzato dalla cura Ranieri (quindi non vi aspettate un giocatore lento ed impacciato dopo tre mesi di quasi inattività, trovandosi l’Azzurro in una buonissma condizione fisica e mentale, galvanizzato dai due gol di domenica scorsa e deciso a riconquistarsi l’azzurro in questi mesi a disposizione). Luca ha la fortuna di avere una squadra che crea moltissime occasioni, è una presenza costante in area di rigore ed è molto ben supportato dal centrocampo. Una situazione ideale per lui. In definitiva, probabilmente – dopo il Milan – la Roma è l’avversario peggiore che ci potesse capitare in questo momento. Curioso, ma si sono già scritti fiumi di inchiostro a tal proposito, che sarà proprio Claudio Ranieri, con tutta probabilità, a decidere il destino di Ciro Ferrara, colui che l’anno scorso ne prese il posto alla Juve.

(Credits: Miguelòn, AsRoma Live)

Le avversarie: Roma-Genoa 3-0, Palermo-Napoli 0-0

palermo napoliPALERMO-NAPOLI 0-0
La sconfitta ottenuta nel pomeriggio dalla Juventus in quel di Verona lancia il Napoli che con una vittoria staccherebbe di tre punti i Bianconeri e si presenterebbe in solitaria al terzo posto in classifica. Per ottenere il bottino pieno, quindi, Mazzarri si affida al suo solito 3-5-2 con il duo Quagliarella-Denis in attacco. Di contro, invece, il Palermo schiera la coppia Goian-Bovo a difesa di un sempre più saldo Sirigu. In attacco tutte le speranze e le pressioni sono invece riposte su capitan Miccoli e sul suo scudiero, Edison Cavani. Il Napoli inizia subito facendosi notare nell’area avversaria: dopo due soli minuti di gioco Aronica riceve una palla direttamente da calcio di punizione e prova a centrare la porta con un colpo di testa dal limite. Sirigu non ha però grandi difficoltà nel fare suo il pallone. Napoletani che sono davvero in palla: al settimo Goian perde una palla sanguinosa sulla propria trequarti e lascia che Hamsik si involi verso la porta Rosanero. Il tiro del centrocampista slovacco, però, non inquadra la porta. Al dodicesimo è invece Maggio che una volta ricevuto palla sulla destra si porta al limite e, da posizione molto defilata, calcia ben oltre il palo alla sinistra del portiere ospite. Al ventesimo il fattaccio: la squadra di Delio Rossi si porta in avanti e libera Cavani in area, su cui arriva in chiusura Rinaudo. Che, secondo il direttore di gara, commette fallo. Sul dischetto si presenta Miccoli: De Sanctis si distende e para, riuscendo poi a chiudere anche sul tap-in successivo di un giocatore palermitano. Il San Paolo esplode in un urlo liberatorio. Non è però finita: immediatamente dopo al rigore parato il Palermo torna vicino al goal. Sugli sviluppi di un calcio d’angolo, infatti, il pallone balla nell’area partenopea fino a che Migliaccio non prova a spingerlo in rete, vedendo però il proprio tiro infrangersi sul palo. Alla mezz’ora è invece Cassani a provarci: liberato da Simplicio il terzino scuola Juventus va a calciare dal limite di sinistro. Che non è il suo piede. E si vede. Poco più tardi tornano quindi a farsi vedere i padroni di casa: Quagliarella da dentro a Denis che copre benissimo palla sull’attacco di Goian per poi riuscire a roteare sul piede perno e calciare verso Sirigu in un fazzoletto, trovando però la pronta respinta del portiere avversario. Sirigu che deve superarsi anche appena prima del quarantesimo quando una punizione battuta da Gargano attraverserà tutta l’area senza che nessuno riesca ad intervenire, puntando dritta dritta il secondo palo. Solo una grande parata del portiere Rosanero eviterà un goal che sembrava ineluttabile. Sul ribaltamento di fronte sarà invece Simplicio a fallire una chiara occasione da rete calciando a lato un pallone che chiedeva solo di essere buttato in rete, essendoci la porta sguarnita. Un primo tempo scoppiettante si chiude quindi al quarantacinquesimo quando Denis arriverà su di un passaggio – deviato – di Hamsik tentando la deviazione sottomisura: buono l’anticipo su Goian, meno la deviazione, moscia, verso la porta avversaria. La ripresa si apre più o meno allo stesso modo: dopo un minuto Quagliarella entra in area in maniera arrembante e dopo aver puntato Bovo si lascia andare. L’arbitro, però, non fischia il rigore ed il Napoli deve accontentarsi solo di un calcio d’angolo. Un battito di ciglia ed è Hamsik a rendersi pericoloso: il tiro del centrocampista slovacco è però respinto dal sempre attentissimo Sirigu. Sul fronte opposto è invece Miccoli a rendersi pericoloso: dopo aver ricevuto palla sul centrosinistra del fronte offensivo Rosanero salta Pazienza e calcia a giro sul secondo palo, non trovando però lo specchio. Torna quindi a farsi vedere il Napoli: questa volta è Gargano che prova a concludere, trovando però la chiusura di un difensore che gli rimpalla il tiro in rimessa laterale. A quel punto la partita iniziera quindi a farsi meno avvincente sul piano delle occasioni ma continuerà comunque a restare combattutissima, in particolar modo a centrocampo. E’ proprio in mediana, e fino al limite delle due aree, che si compiranno duelli epici tra i giocatori delle due squadre, entrambe assetate di punti tanto da scontrarsi come se fossero fazioni impegnate a lottare per la propria sopravvivenza. Ad un quarto d’ora dal termine la palla giunge a Pastore in area: il trequartista argentino ex Huracan vede quindi con la punta dell’occhio l’inserimento di Bresciano, che lo aveva servito in profondità, e gli restituisce la palla con un colpo di tacco pregevolissimo. Una volta tornato in possesso del pallone, però, il centrocampista australiano non riuscirà a calciare verso la porta avversaria, terminando a terra. Senza aver subito, almeno secondo quanto dicano le immagini, nessun tipo di fallo. Al novantesimo è ancora lo stesso Bresciano a rendersi pericoloso andando a calciare in area un pallone appoggiatogli da Budan: tiro troppo fiacco, facilmente parato da De Sanctis. Il match si chiude quindi con un tentativo velleitario di Hamsik, che dopo aver stoppato di petto calcerà di sinistro spedendo però la palla ben oltre il palo di destra della porta difesa da Sirigu. Insomma il primo tempo è molto piacevole, ricco di occasioni. Nonostante le due squadre terminino entrambe con la propria porta inviolata, infatti, le occasioni sono fioccate, rendendo il match piuttosto piacevole. La seconda frazione di gioco è invece meno gradevole da un punto di vista dello spettacolo ma resta comunque godibile per la grinta che le due squadre mettono sul campo, dandoci modo di assistere ad una lotta d’altri tempi. In un San Paolo sognante ed infuocato le due squadre si sono date battaglia praticamente senza esclusione di colpi – leciti – dimostrando di non avere timori reverenziali l’una nei confronti dell’altra e di essere due ottime pretendenti per la Champions. Alla fine a prevalere è l’equilibrio: dopo essersi dati battaglia per novanta minuti entrambi gli undici escono dal San Paolo senza la soddisfazione di una vittoria.

NAPOLI vs. PALERMO 0-0
NAPOLI (3-4-2-1): De Sanctis, Grava, Cannavaro, Rinaudo, Maggio, Gargano, Pazienza (40′ s.t. Cigarini), Aronica (16′ s.t. Dossena), Hamsik, Denis (34′ s.t Hoffer), Quagliarella. A disposizione: Iezzo, Contini, Rullo, Zuiniga, Datolo. All. Mazzarri
PALERMO (4-3-1-2): Sirigu, Cassani, Goian, Bovo, Balzaretti, Migliaccio, Bresciano, Nocerino, Simplicio, Cavani ( 34′ s.t Budan) , Miccoli (13′ s.t. Pastore). A disposizione: Brichetto, Melinte,  Blasi, Bertolo, Hernandez. All. Rossi
Arbitro: Orsato di Schio
Ammoniti: De Sanctis (NAP), Rinaudo (NAP), Nocerino (PAL), Simplicio (PAL), Migliaccio (PAL), Bovo (PAL), Cavani (PAL), Quagliarella (NAP).

Francesco Federico Pagani
SciabolataMorbida

luca toni roma genoaROMA-GENOA 3-0
Alla vigilia di Juventus-Roma di sabato prossimo, Claudio Ranieri ha più di un motivo per sorridere. La sua squadra continua a vincere e, complice anche il periodo negativo della Juve, vola in terza posizione in attesa del posticipo di stasera che se dovesse vedere il Napoli vincitore a Palermo lo vedrebbe sopravanzare i giallorossi di un punto. La giornata trionfale della Roma passa alla storia anche per le prime reti di Luca Toni, l’attaccante sigla una doppietta e manda un messaggio a chi lo dava per finito, di Simone Perrotta il gol che sblocca il risultato. Il Genoa conferma le sue difficoltà in trasferta, Gasperini dovrà lavorare molto per risolvere i problemi della sua squadra (Il Video di Roma – Genoa 3-0 – Il Tabellino di Roma – Genoa 3-0). La Roma guidata dal capitano Simone Perrotta, in assenza di Totti e De Rossi, scende in campo decisa a cercare la vittoria per continuare la sua rincorsa verso le posizioni di classifica che contano. La partita è subito avvincente con i padroni di casa che cercano di sfruttare le fasce per mettere in difficoltà il Genoa. La prime occasioni sono tinte di giallorosso, prima Perrotta chiama al miracolo Amelia, poi Toni manda fuori di testa in maniera abbastanza banale. I rossoblu rispondono con un tiro dalla distanza di Suazo. Poco per impensierire la squadra di Ranieri che al 17′ passa in vantaggio, Pizarro scodella sul secondo palo un interessante pallone su cui interviene Juan che prova la conclusione, Amelia respinge ma può poco sul successivo intervento di piatto di Perrotta. L’occasione per pareggiare i liguri l’avrebbero in seguito ad un’uscita sconsiderata di Julio Sergio, ma Mesto cincischia e alla fine il suo tiro è stoppato da Riise. Toni continua le sue prove generali per il primo gol con la nuova maglia, colpisce di testa a colpo sicuro ma Amelia risponde di piede. L’appuntamento è solo rimandato, allo scadere della prima frazione di gioco l’ex attaccante del Bayern Monaco è il più lesto ad arrivare su una palla messa in area da Vucinic, in scivolata sigla il 2-0 che è anche il suo duecentesimo gol in tutti campionati giocati. Nella ripresa il Genoa non sembra avere la forza per abbozzare una reazione così la Roma abbassa il ritmo e si limita a controllare la partita. Senza strafare arriva anche il terzo gol, punizione di Vucinic e ancora Toni che di testa segna una rete delle sue e fa 201. La gara si chiude, troppo grande il divario in campo tra le due squadre per pensare ad una qualche sorpresa. La Roma arriva nel migliore dei modi alla sfida contro la Juventus, centra la sesta vittoria consecutiva in casa e ottiene così il decimo risultato utile di fila. Il Genoa conferma i suoi problemi lontano dal Marassi e ancora una volta incassa troppe reti, Gasperini dovrà sicuramente lavorare su questo aspetto, potrà provarci domenica prossima con l’Atalanta.

ROMA-GENOA 3-0 (2-0)
MARCATORI: nel pt 16′ Perrotta, 44′ Toni; nel st 15′ Toni.
ROMA: Julio Sergio; Cassetti, Burdisso, Juan, Riise; Pizarro, Brighi; Taddei, Perrotta, Vucinic (44′ st Menez); Toni (44′ st Julio Baptista). All.: Ranieri.
GENOA: Amelia; Biava, Dainelli, Bocchetti; Rossi, Milanetto, Juric, Criscito; Mesto (26’st Tomovic), Suazo (19′ st Crespo), Sculli (30′ pt Fatic). All.: Gasperini.
ARBITRO: Romeo di Verona.
NOTE: Angoli: 6-4 per la Roma. Recupero: 3′ e 0′.

(Credits: Sciabolata Morbida e Calcioblog.it)

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Le avversarie: Inter-Siena 4-3 (rimonta Scudetto?) e Roma-Chievo 1-0

mourinhoINTER-SIENA 4-3

L’Inter, già campione d’inverno prima di scendere in campo, si presenta sul terreno di gioco con il solito Julio Cesar tra i pali protetto da una difesa tutta sudamericana: dalla coppia di centrali Lucio-Cordoba ai terzini, Maicon e Zanetti (che prende il posto dell’infortunato Chivu). A centrocampo rientra invece Stankovic e viene schierato il discontinuo Quaresma assieme a Motta e Snejder. In attacco, infine, la coppia scelta – ma quasi obbligata – da Mourinho è composta da Pandev e Milito. Assieme a Toldo e Samuel, poi, il tecnico lusitano si porta con sè in panca uno stuolo di giovani: Crisetig, Stevanovic, Donati ed Arnautovic. Dal canto suo, invece, Malesani risponde con Curci in porta, Brandao, Cribari, Rosi e Del Grosso in difesa, Ekdal, Codrea, Jajalo e Vergassola a centrocampo e Reginaldo a supporto di Maccarone.

CRONACA
L’Inter comincia benissimo e nei primi dieci minuti dimostra una netta superiorità territoriale rispetto ad un Siena piuttosto contratto. Dopo sei minuti di gioco Maicon pesca Sneijder in area ma il trequartista orange è chiuso sul controllo. Poco dopo Pandev si libera con un tunnel al limite dell’area e calcia radente il suolo, con Curci che però disinnesca una conclusione che pareva comunque destinata ad uscire. Un battito di ciglia ed i Nerazzurri sono ancora nell’area avversaria: Maicon serve Pandev che si libera al tiro piazzando la palla a fil di palo. Ci vuole un grande intervento di Curci per evitare una rete che sembrava fatta. Dopo questa sfuriata iniziale, comunque, l’Inter abbassa un minimo il ritmo, pur continuando a mantenere saldamente il pallino del gioco nelle proprie mani. Al 17′, quindi, succede l’inusitato: Maccarone parte centralmente e non trova grande opposizione tanto che può portarsi fin quasi sul limite dell’area dove esplode un mancino molto preciso che buca un incolpevole Julio Cesar. Il Siena è incredibilmente avanti a San Siro. Bastano però sei soli minuti all’Inter per pareggiare. Dapprima è Maicon che fa le prove generali per il goal scendendo centralmente, un po’ come fatto da Maccarone poco prima, salvo concludere a lato d’esterno. Poi è Milito che si fa lanciare nello spazio e dopo aver puntato Cribari fredda Curci, posizionato in maniera non proprio impeccabile in quest’occasione. L’Inter comunque non si accontenta di un pareggio: il miglior attacco della Serie A – quello Nerazzurro, appunto – incontra la peggior difesa del nostro massimo campionato. Pensare di chiudere la partita con un solo goal all’attivo e senza portarsi a casa i tre punti non è nemmeno plausibile. Così poco dopo la mezz’ora Stankovic guadagna una punizione un passo fuori dall’area di rigore. Sul punto di battuta si presenta Sneijder che, implacabilmente, buca prima la barriera e poi lo specchio della porta difesa da un irretito Curci, che nulla può su questa conclusione del forte trequartista ex Real Madrid. La partita, a quel punto, dovrebbe essere in discesa. Dopo aver ribaltato il risultato, infatti, l’Inter avrebbe l’inerzia del match dalla sua. Solo che neanche centoventi secondi dopo il 2 a 1 il Siena trova il pareggio: Reginaldo riceve da rimessa laterale e crossa in mezzo pescando un Albin Ekdal che, tutto solo sul secondo palo, ha buon gioco e grossa facilità nel bucare Julio Cesar firmando il pareggio. La ripresa si apre con una doppia sostituzione: tra le fila ospiti Pegolo prendere il posto di Curci mentre tra le fila interiste Arnautovic prende il posto di Stankovic. Ma non solo: si apre anche sulla stessa falsariga di come era andato il primo tempo, cioè con l’Inter che mantiene il possesso del gioco lasciando comunque spazi importanti al Siena. Dopo cinque minuti dal rientro delle squadre in campo è Sneijder che scalda subito le mani a Pegolo calciando da fuori. Il portiere senese, però, respinge in qualche modo ed è poi salvato dall’approssimazione con cui Arnautovic giunge su quella palla per il peggiore dei tap-in. Al 54′ Rosi porta palla sulla destra per scaricarla a Reginaldo che crossa in direzione di Ekdal, anticipato però dall’intervento tempestivo di Maicon. Il goal è comunque nell’aria: dieci minuti dopo è Ekdal a portare palla per mettere poi in movimento il solito Reginaldo che dopo essere entrato in area ed aver temporeggiato per far salire la propria squadra scarica al limite all’accorrente Maccarone il cui destro piazzato è tanto preciso da freddare per la terza volta nel corso del match Julio Cesar. Questo goal, esattamente come il primo segnato dall’ex Middlesbrough, dovrebbe scuotere l’Inter e spingere i giocatori di Mourinho a ribaltare il risultato. Così non è. Resta infatti il Siena, di lì in avanti, a costruire le occasioni migliori. Prima Reginaldo crossa per Maccarone che, incredibilmente dimenticato da Lucio in mezzo all’area, non è però preciso nel suo colpo di testa. Poi Rosi fa un’ennesima discesa sulla fascia per scaricare a Maccarone che da fuori, questa volta, non troverà la porta. Infine un batti e ribatti al limite dell’area Nerazzurra porta il solito Maccarone, vera calamita di palloni quest’oggi, a concludere non trovando però la via della rete e facendosi parare la conclusione da Cesar. In mezzo a queste occasioni solo una velleitaria conclusione portata da un opaco Arnautovic al 73′: un tiro senza grandi pretese che si spegne ben lontano dalla porta difesa da Pegolo. Proprio quando il risultato sembra essere deciso Sneijder si erge ancora a salvatore della patria: a due minuto dal novantesimo batte una punizione chirurgica che beffa un colpevolissimo Pegolo sul proprio caso andando a sigillare il 3 a 3 e ridando verve e coraggio ai suoi compagni di squadra che sfrutteranno gli ultimi minuti rimanenti (recupero compreso) per tentare di ribaltare per la seconda volta nel match il risultato. Riuscendoci. Al 93′, infatti, Samuel riceve palla al limite beffando la trappola del fuorigioco per bucare poi Pegolo con un diagonale che non lascia scampo. 4 a 3, partita davvero rocambolesca!

COMMENTO
Che partita, ragazzi! In pochi penso avrebbero pensato che un Inter-Siena come tanti avrebbe potuto riservare tutte queste emozioni. Invece i senesi, probabilmente rinvigoriti dalla cura Malesani (che è sicuramente un ottimo motivatore), vendono cara la pelle facendo sudare le proverbiali sette camice ai giocatori Nerazzurri e tenendo lungamente in scacco i tifosi avversari, sino a due minuti dal termine rassegnati a vedere la loro squadra perdere inusitatamente. Però quest’Inter pur costretta a giocare con una formazione di emergenza da problemi vari dimostra di avere cuore e carattere, esattamente quelle due caratteristiche che sembravano mancare qualche anno fa e che invece oggi abbondano e portano questa squadra a dominare lo scenario italiano. Ora a questa squadra manca uno step solo: fare il definitivo salto di qualità anche in Europa. Dopodiché potrà davvero entrare nel novero delle squadre storiche. Altrimenti, qualora non riuscisse a farlo, finirebbe con l’essere solo una grande incompiuta.

TABELLINO
Inter vs. Siena 4 – 3
Marcatori: 17′, 64′ Maccarone, 23′ Milito, 35′ 88′ Sneijder, 36′ Ekdal, 93′ Samuel.
Inter: Julio Cesar; Maicon, Lucio, Cordoba, Zanetti; Stankovic (45′ Arnautovic), T. Motta (67′ Stefanovic), Sneijder, Quaresma (46′ Samuel); Pandev, Milito. A disposizione: Toldo, Donati, Crisetig. Allenatore: Mourinho.
Siena: Curci (46′ Pegolo); Rosi, Cribari, Brandao, Del Grosso; Vergassola, Codrea, Ekdal (81′ Jarolim), Jajalo; Reginaldo (72′ Fini), Maccarone. A disposizione: Ficagna, Rossi, Calaiò, Paolucci. Allenatore: Malesani.
Arbitro: Peruzzo (Schio).
Ammoniti: 40′ Stankovic, 75′ Sneijder, 89′ Codrea.

toni de rossiROMA-CHIEVO 1-0

La Roma scende in campo in odore di zona Champions per provare a riconquistare uno dei primi quattro posti del campionato. Per farlo mister Ranieri lancia dal primo minuto un Luca Toni molto voglioso di impressionare per provare a convincere Marcello Lippi ad inserirlo nella lista dei giocatori che tenteranno di difendere il titolo Mondiale vinto tre anni e mezzo fa in Germania. Dal canto suo, invece, Di Carlo vuole invece strappare almeno un pareggio per poter continuare sulla buona strada percorsa in questo girone di andata dai suoi ragazzi.

CRONACA
L’inizio è col botto ed inganna un po’ tutti. Dopo solo ventidue secondi di gioco, infatti, Toni si fa subito vedere provando una conclusione che viene però deviata in angolo dal tempestivo intervento di Davide Mandelli. Sugli sviluppi dello stesso la Roma passa però in vantaggio: Pizarro centra in direzione di capitan De Rossi che svetta bene per un’incornata che non dà scampo a Sorrentino. Una manciata di minuti e la punta proveniente dal Bayern Monaco dimostra ancora una volta tutta la sua pimpantezza: Taddei crossa da destra per lo stesso Toni che, mossosi benissimo, si libera del suo diretto marcatore per andare ad impattare di testa. La sua conclusione è però imprecisa e non trova lo specchio della porta difesa dall’ex portiere dell’AEK Atene. Al decimo la partita viene segnata irrimediabilmente: lo slancio Giallorosso è infatti frenato dall’intempestiva espulsione di Doni, con il portiere carioca costretto ad un’uscita rocambolesca che lo porta a colpire il pallone con una mano per chiudere su Abbruscato. Per ovviare a quanto successo Ranieri è quindi costretto a correre ai ripari inserendo Bogdan Lobont al posto di Vucinic e ridisegnando tatticamente la squadra: un lineare 4-4-1 con Toni unica punta che in fase di possesso diventa però 4-3-1-1, con il mobilissimo Perrotta pronto a guadagnare la trequarti campo per sostenere la punta di Pavullo nel Frignano. Giocando in 10 contro 11 i Giallorossi sono quindi costretti a rallentare il ritmo e, nel contempo, ad arretrare di qualcosa il proprio baricentro, tenendendo quindi ad addormentare il gioco. Perché, c’è da dirlo, dal canto loro i giocatori clivensi non fanno nulla per imporre un’accelerata alla partita né per sfruttare la superiorità numerica. Così nei minuti successivi all’espulsione del portiere romanista la partita si fa di una noia unica tanto che la prima vera conclusione verso la porta della squadra di casa arriva solo al trentasettesimo quando Abbruscato, uno dei pochi vivi sulla sponda clivense, calcia a lato dal limite. Prima di rientrare negli spogliatoi c’è spazio per l’ennesima combinazione Taddei-Toni con la punta che non riesce però ad infrangere lo specchio della porta facendosi disinnescare la conclusione dal portiere avversario. In apertura di ripresa un intervento approssimativo di Lobont, goffo nello smanacciare un traversone giunto dalla propria sinistra, offre ad Ariatti un’occasione d’oro. Il centrocampista di Reggio Emilia dimostra però una sensibilità di piede quantomeno approssimativa e nel mettere a lato il pallone si mangia una discreta opportunità di trovare il pareggio. Un solo minuto e Perrotta prova a sfruttare una sponda di Toni con una conclusione piuttosto velleitaria dal limite. Poco più tardi, quindi, Toni fa il Vucinic: Luca prende infatti palla da sinistra e dopo aver portato palla sino sul fianco dell’area salta seccamente Mandelli con un tunnel, penetrando in area. A quel punto al centrale clivense non resta che trattenere per la maglia l’avversario che, molto furbescamente, si lascia andare. L’arbitro non ha dubbi: calcio di rigore. Non dimostra però dubbi nemmeno Sorrentino che fa il fenomeno andando a parare la potente conclusione di Pizarro. La paratona di Sorrentino dovrebbe dare la carica ai suoi, ma così non è. Il gioco del Chievo resta infatti molto più che compassato tanto che guardando il match si fa quasi fatica ad accorgersi che la squadra di casa gioca con l’uomo in meno. Non solo: per quanto siano in svantaggio i giocatori del Chievo non riescono a costruire palle goal nemmeno con la forza dei nervi, finendo anche per concedere qualcosa agli avversari. Al 67′, ad esempio, ci prova Riise con uno dei suoi proverbiali quanto micidiali calci di punizione. Il terzino norvegese però non trova lo specchio, mettendo la palla non di molto a lato. Un paio di minuti e Cassetti si mangia un’occasione incredibile: il Chievo sembra in bambola nonostante la superiorità numerica, Taddei effettua l’ennesimo cross da destra e trova sul secondo palo un Cassetti che si può inserire completamente in solitaria. Il terzino bresciano, però, affossa clamorosamente il pallone non riuscendolo ad impattare adeguatamente e divorandosi letteralmente il goal che probabilmente avrebbe chiuso il match. Il Chievo pare proprio non riuscire a costruire nulla tanto che l’unica occasione interessante che riesce a costruire arriva all’84′ ed è un calcio di punizione di Bentivoglio, parato comunque senza eccessivi patemi dal portiere rumeno.

COMMENTO
Se non avessi visto coi miei occhi Mazzoleni espellere Doni all’undicesimo minuto non avrei mai potuto credere che la Roma abbia giocato in inferiorità numerica questa partita. Il tutto, è giusto dirlo, più per la pochezza a tratti sconcertante del Chievo di oggi che per la prestazione di una buona ma non trascendentale Roma cui va comunque un applauso per aver retto ottanta minuti senza il ben che minimo tentannamento. Roma che quindi agguanta, almeno temporaneamente, la quarta posizione e che si candida fortemente per un posto in Champions. Soprattutto se Luca Toni dovesse essere quello visto stasera sino al termine del campionato. A lui va infatti, e senza ombra di dubbio, il mio personalissimo riconoscimento come MVP del match. L’ex Bayern Monaco, infatti, lotta come un leone dal primo all’ultimo minuto risultando decisivo in occasione del goal vittoria (è lui, infatti, a guadagnarsi il calcio d’angolo che porterà all’1 a 0) ma, soprattutto, nel corso degli ottanta minuti giocati dalla sua Roma in inferiorità numerica. Lasciato tutto solo là davanti, infatti, si batterà allo stremo delle forze per tenere il più alto possibile ogni pallone transitante nella sua zona e per provare, quando gliene viene data l’opportunità, a pungere. Maiuscolo, ad esempio, nell’occasione del rigore guadagnato: con un’azione di altri tempi, infatti, la punta di Pavullo nel Frignano si fa largo tra le maglie della difesa avversaria senza esitazioni di sorta, lasciandosi poi andare nel momento in cui sente la sua maglietta venire tirata. Una prestazione davvero eccellente, non c’è che dire. Continuasse così sino a giugno metterebbe davvero in crisi Marcello Lippi: il Luca Toni visto oggi un posto ai Mondiali lo varrebbe senza ombra di dubbio.

TABELLINO
Roma vs. Chievo 1-0
Marcatore: 1′ De Rossi
Roma: Doni; Cassetti, Burdisso, Juan, Riise; Pizarro, De Rossi (65′ Brighi), Taddei, Perrotta; Vucinic (13′ Lobont) Toni. (81′ Baptista). A disposizione: Andreolli, Motta, Cerci, Guberti. Allenatore Ranieri.
Chievo: Sorrentino; Frey, Mandelli (74′ Marcolini), Yepes, Mantovani; Bentivoglio, Rigoni (56′ Luciano), Ariatti, Pinzi; Bogdani (71′ Granoche), Abbruscato. A disposizione: Squizzi, Morero, Malagò, De Paula. Allenatore: Di Carlo.
Arbitro: Mazzoleni (BG).
Ammoniti: 33′ Mandelli (C), 45′ Yepes (C), 68′ Mantovani (C).
Espulsi: 11′ Doni (R).
Note: all’11′ del secondo tempo Sorrentino para una rigore a Pizarro.

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