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Sfogo di uno sportivo deluso

ciro ferrara 2Raccolgo lo sfogo inviatomi via email da un mio caro amico. Leggetelo e ne riflettiamo assieme. E’ un articolo “difficile”, me ne rendo conto. Ma questo è un blog “difficile”. Vi stuzzico su un tema delicato, che prescinde dalla opinione che ognuno di noi ha dell’attuale società o dell’attuale (per poco ancora) allenatore. Qui si parla di risultati sportivi e cultura dello sport!

Caro Antonio, sono disgustato dalla totale mancanza di cultura sportiva in Italia. Tutto, tutto, tutto è vincolato al risultato. Il che è anche giusto, ma qui si cambia idea in 7 mesi anche sulle qualità umane di una persona, solo perchè ha perso 7-8 partite. A maggio Ferrara era un grande, con mentalità vincente e dna juve.Oggi è uno sfigato, un incapace, inesperto e fallito. Non ce la si fa proprio ad accettare che una squadra non funziona per uno, o due anni? No. Il Liverpool non vince lo Scudetto da 20 anni eppure ad Anfield i tifosi riempiono lo stadio, nn fanno cori razzisti, e anche se perdono cantano You’ll Never Walk Alone a squarciagola. A Torino… curva chiusa, contestazioni, cori razzisti, Polizia. E questo perchè? Perchè la Juve DEVE vincere. E nn lo fa da “soli” 4 anni. Ma che sport è se non si accetta la sconfitta? Che sport è se non si accetta che per una serie di motivi si è inferiori ad altri avversari? No, si preferisce far passare un grandissimo ex campione come Ciro Ferrara per demente, si preferisce la scorciatoia del repulisti come panacea di tutti i mali, si preferisce mostrare al popolo la testa del colpevole, che poi colpevole è ovviamente solo in parte, e lo sanno bene tutti.

Ciro ha avuto prima di tutto il coraggio di accettare un incarico gravoso, e non era affatto scontato, essendo per lui l’esordio come tecnico ad alto livello. Poteva tranquillamente dire “No grazie, tra qualche anno magari”, per non rischiare di bruciarsi la carriera. Ma da uomo vero qual è ha scelto di dire “Si, se avete pensato a me, io accetto”, non tirando indietro la gamba, come quando era in campo e menava gli attaccanti avversari. Poi magari anche lui aveva dei dubbi, anche lui si poneva degl interrogativi circa la sua esperienza, ma ci ha provato e, purtroppo, è andata male. Ma qui si dimentica che ci sono dieci giocatori che per un motivo o per l’altro non sono mai stasti a disposizione. Si dimentica che si è perso un grandissimo uomo in campo e fuori come Nedved, e per quanto Diego possa essere bravo, oggi capiamo cosa volesse dire avere un Pavel in campo e nello spogliatoio. Si dimentica che i campioni della vecchia guardia hanno un anno in piu’, e ce ne siamo accorti tutti. Si dimentica che l’Inter, che ci piaccia o no, da 4 anni, pur non incantando, ha acqusito meccanismi e sicurezze che la Juve ancora, giocoforza, non ha acquisito. Non è che ti chiami Juve e vinci per forza. Non è che il Milan stia vincendo uno scudetto ogni anno, non è che il Liverpool o l’Ajax o lo stesso Real vincano scudetti a ripetizione. Ci sono momenti in cui si è incudine e momenti in cui si è martello. E’ lo sport, è la vita. E ci va pure bene che noi, martello, lo siamo stati un bel po’..e torneremo ad esserlo. C’è chi non lo sarà MAI.

Marco Morgante

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Ciro, ti voglio bene: dimettiti.

ciro ferraraLe responsabilità dell’allenatore ci sono, inutile nasconderci. Dopo più di un girone ci si aspettava che questa squadra avesse un minimo di identità (la parola “gioco” non la nomino nemmeno, non ho mai capito chi la invoca in ogni commento). Purtroppo l’allenatore napoletano non è riuscito a trasmettere la sua visione di calcio al resto del gruppo: il gioco palla a terra, fatto di giocatori che saltano l’uomo, movimento senza palla, sovrapposizione dei terzini, mix tra gioventù ed esperienza, non ha funzionato. Nel calcio ci sta, non è una scienza esatta, ed anche i grandi allenatori hanno avuto stagioni disastrose, figuriamoci se non possa averla uno che fino all’anno scorso neanche se lo sognava di fare l’allenatore (non è un insulto: lo ha detto la moglie e lui stesso che non immaginava sarebbe diventato “primo” allenatore, così a breve, credendo di più nella carriera dirigenziale). Lo sapevamo esistesse questa possibilità. Se prendi un esordiente è così. Fare l’allenatore davanti ad una lavagnetta è un conto: il difficile è spiegarsi, motivare la squadra, farle fare i movimenti richiesti (anche questo è stato a lungo un problema), gestire situazioni di crisi, uscirne. Non ci è riuscito. A me non piacciono gli insulti, nè gli scaricabarili. E allora, cerchiamo di analizzare il perchè:

Gli infortuni?

Per 14 partite su 20 Ciro ha dovuto giocare senza Momo Sissoko, forse l’uomo più importante del centrocampo, il “motorino”, il Chiellini della mediana. Per 12 partite ha dovuto rinunciare a Vincenzo Iaquinta, mentre per 11 ad Alessandro Del Piero. Più della metà delle partite le ha dovute affrontare senza 2 attaccanti su 4, con i soli Amauri e Trezeguet disponibili. E il francese si è rotto proprio sul più bello. Una situazione di emergenza oggettiva, non imputabile a schemi o a responsabilità dirette dell’allenatore. Per 8 partite si è dovuto rinunciare a Tiago (evanescente? Può essere, ma cmq numericamente utile, almeno questo) e per 6 a Marchisio, 4 volte si è dovuto fare a meno di Camoranesi, 3 di Poulsen e Melo, 2 di Giovinco. Il tutto sommato alla praticamente continua assenza del maliano, già ricordata. Molto spesso non si riusciva neanche a portare in panchina qualche centrocampista di ruolo, come oggi. Per non parlare dei terzini: Salihamidzic ha saltato 13 partite su 20, Zebina 8 (e nelle altre non era in forma), Cannavaro 4, Grosso, Chiellini e Caceres 2. Più Buffon, che ha saltato 3 partite.

Attenuante oggettiva, forte, non contestabile. Una serie così di infortuni è impensabile, e non permetterebbe a nessuno di lavorare sulla squadra, soprattutto perchè, invece del collaudatissimo 442, il buon Ciro è da questa estate che – causa l’acquisto (fatto prima della sua nomina di allenatore) di Diego – tenta far metabolizzare un modulo nuovo, il rombo, e una filosofia di gioco che alla Juve non si vedeva da anni. E’ vero, Lippi ci è riuscito. Ma i paragoni tra i due terminano qui.

Il rendimento dei neo-acquisti?

Basta chiedere a chiunque di voi giochi al Fantacalcio, o a giochi simili.. Felipe Melo e Diego, soprattutto, sono due tra quelli con la media più bassa che hanno fatto svenare chi li ha comprati, senza ricevere in cambio l’apporto sperato. Proprio come nella realtà. Diamo pure la colpa all’allenatore, al modulo, ai compagni, a Blanc, ma è innegabile come diversi errori siano stati “loro” al 100%, da punizioni tirate alle stelle a rigori decisivi sbagliati, da tacchi tentati al limite dell’area a passaggi di 3 metri sbagliati. Non si sono inseriti, direte. Vero. E’ colpa del “non-gioco” della Juventus, direte. Poesse. Però, oggettivamente, il Deschamps e lo Zidane di Lippi erano altra cosa, esattamente come probabilmente altra cosa era Lippi.

Insomma, anche questo ha inciso, però l’impressione è che i due si sentano “vittime” del sistema di gioco, e non viceversa. Una sensazione dovuta anche da una posizione in campo spesso non loro, dal loro sentirsi inadeguati a ricoprire certi ruoli (ve lo immaginate il morale di Felipe Melo che, dopo aver vinto la Confederation’s Cup col Brasile da titolare e leader emotivo, e dopo aver fatto bene a Firenze, si vede davanti Sormani e Maddaloni che, a metà campo, cercano di spiegargli i movimenti senza palla del perno arretrato del rombo, con tre primavera che – offertisi volontari – si passano la palla a metà campo con Ferrara che osserva?). E che dire di Diego? Ciro è dalla terza di campionato che “litiga” dicendogli di giocare più avanzato, mentre il Brasiliano, d’istinto, arretra per cercare palla, non sapendo poi a chi darla. Incomprensioni profonde, tattiche, probabilmente frutto di errori in sede di mercato prima, e solo dopo responsabilità degli uni o degli altri. Non si riescono, ancora oggi, a capire, Ciro e i brasiliani. E il motore della squadra sono loro. Siccome non vivo a Vinovo e non seguo le vicende 24 ore su 24, non saprei dare una spiegazione esaustiva, ma è un problema che purtroppo sta penalizzando tanto il rendimento della squadra, colpita a morte più dalla ormai palese mancanza di convinzione in se stessa che dai gol avversari (vedere come l’Inter reagisce ad uno, o anche due o tre gol subiti..).

Varie ed eventuali?

Non so, che si può aggiungere più per spiegare questo rendimento? La sfiga? Il campo di Vinovo? I terreni che somigliano a campi di patate e non permettono neanche di controllare il pallone? (sto guardando Bolton-Arsenal, mentre scrivo, ed il campo è un biliardo, nonostante in Inghilterra da 3 settimane il clima sia molto peggiore di quello di Verona. Non è francamente accettabile!). L’assenza della dirigenza? (eppure ora c’è Bettega.. e ne abbiamo perse, male, 2 su 4 anche con lui)… L’influenza di Lippi? L’incompetenza del CdA?

Per carità, tutto può essere. Oggi, nello specifico, era davvero impossibile giocare. Le condizioni erano di emergenza totale, con un attaccante arrivato il giorno prima (per carità, promettente. Ma Pandev, Toni e Beckham sono altra cosa..) e subito buttato nella mischia da titolare (zero palloni giocabili, e stessa figura di Amauri rimediata… forse non è tutta colpa del brasiliano?), con una panchina inesistente (tanto che ho visto il terrore sul volto di Ferrara dopo ogni gomitata che mandava ko uno juventino…), con Ciro Immobile unica alternativa “vera” per centrocampo e attacco. E con un campo così ignobile che in 90′ si è visto un tiro solo, quello del gol del Chievo, e poco più. Sembrava rugby.

Non si vede luce, non si vede soluzione. E la Società non ha aiutato l’allenatore, gestendo in maniera discutibile il “caso” Hiddink, tra avvistamenti, candidature, offerte, smentite tardive e “dell’allenatore non parlo”, che hanno ormai portato i toni sull’esasperato, con insulti, petizioni per chiedere le dimissioni, veglie notturne sognando altri allenatori, ecc..

E’ per questo che mi sento di suggerire a Ferrara di rassegnare le dimissioni. Lui è veramente un guerriero, un boxeur. Sa incassare, ed è convinto che non sia tutta colpa sua. Ma è probabilmente giunta l’ora di farsi da parte. Non tanto perchè sia l’unico responsabile di questo disastro (sono fermamente convinto non sia così), quanto per sgomberare una volta per tutte il campo da voci, ipotesi, dubbi, insinuazioni, insulti: eliminiamo uno dei presunti problemi principali, anzi “il” problema. E mettiamoci ad osservare, modello Ranieri. Vediamo se è colpa sua, o se questo è, come l’anno passato, l’ennesimo alibi regalato ai giocatori, dei quali si parla come sempre, in proporzione, molto meno che dell’allenatore. Vediamo se è colpa sua o della dirigenza, che evidentemente ha costruito male la squadra. Vediamo se con un allenatore “grande” questa società è oggi pronta per vincere.

Sono curioso, più che mai, di vedere cosa succederebbe.

Intendiamoci: Guus Hiddink, per fare un nome, è molto più preparato, esperto e “bravo” di Ciro, in questo momento. Non lo si può negare. E sicuramente sarebbe un’altra musica, con lui in panca. Però Ciro ce lo ha messo qualcuno, e quel qualcuno è il responsabile principale di questa situazione.

Video e trascrizioni della conferenza stampa di Ciro Ferrara

conferenza-ferrara«Ieri mi facevano notare che sono come Rocky, in questo momento: prendo cazzotti, pieno di sangue ma continuo a dire ‘non fermarti’ all’avversario, ed è così: non c’è niente che possa buttarmi giù in questo momento. Detto questo mi dispiace per la situazione di delusione che stiamo vivendo».

L’allenatore bianconero non crede che la sua panchina traballante crei problemi ai giocatori: «Io credo che la società faccia delle valutazioni, e la fretta non è mai produttiva. Conosco il pensiero della società, ma sono altrettanto grande da poter capire che il destino di ogni allenatore è legato ai risultati. Quindi se i risultati non ci sono la società prenderà i provvedimenti che riterrà più giusti e più idonei per cambiare una tendenza negativa. Se questo dovesse passare per l’esonero dell’allenatore non la prenderei come una sconfitta. Assolutamente. La prenderei come una crescita».

La squadra è di livello e Ferrara continua a crederci. «In squadra ho giocatori forti giocatori con personalità e non credo che si facciano condizionare dalla situazione del proprio allenatore. Loro devono essere certi che il loro tecnico è pienamente consapevole di quello che sta cercando di fare con tanta voglia per cambiare le cose, consapevoli che se continuiamo in questa maniera possiamo venirne fuori. So perfettamente che quando mi sono seduto su questa panchina ho provocato anche parecchia invidia, ma non ho mai pensato minimamente ‘Chi me l’ha fatto fare’».

E se il ‘suo’ Napoli fosse il capolinea: «Quest’anno si è battuto il record di esoneri, trovare una società che mantiene una certa linea non capita spesso. Napoli? Può capitare che proprio nelle emergenze ci possa essere una reazione. Napoli è la mia città ed è stata la mia squadra per tanti anni, non ho mai pensato che proprio contro il Napoli potrei perdere questa panchina. Penso solo a passare il turno».

In Coppa Italia vedremo una squadra in totale emergenza: «Non ho tanta scelta soprattutto a centrocampo dove siamo praticamente contati. Diego a centrocampo? Non l’ho mai visto giocare in quella posizione, né l’ho mai provato, bisognerebbe capire le sue sensazioni, ma le sue caratteristiche mi portano a pensare che non sia il suo ruolo, e se non l’ha mai fatto ci sarà un motivo. Iaquinta? Ci vuole ancora un po’ di tempo. Buffon? Rientrerà col Chievo».

Amauri non è in crisi. «In allenamento oggi ne ha fatti quattro di gol, ogni attaccante può incontrare un momento di difficoltà, lui è un giocatore in senso assoluto, ha la mia fiducia e deve stare tranquillo».

Nuovi innesti in arrivo? «In questo momento avremmo preferito avere qualcuno in più, certo Tiago è partito ma non potevamo sapere che Giovinco e Poulsen si sarebbero infortunati».

(Credits: Juvemania.it)

Ferrara: "Vittoria importante, Chiellini fantastico"

ferraraCiro Ferrara si gode la vittoria nella prima gara del 2010 e analizza così la partita del Tardini: «E’ stata una vittoria importante. Se mi salva la panchina? Credo che in questo mestiere nessuno è mai sicuro, ma non ero certo preoccupato di questo oggi. Il mio pensiero più importante era risolvere i problemi che avevamo. Siamo andati subito in vantaggio, ma nel complesso la partita è stata equilibrata. Siamo stati bravi nelle situazioni di palla inattiva, ma abbiamo preso gol al primo tiro in porta. Nel secondo tempo c’è stata più spinta da parte del Parma, che è un’ottima squadra, e ovviamente abbiamo avuto qualche difficoltà quando siamo rimasti in dieci, ma nel complesso è andata bene»

A proposito del modulo proposto oggi, diverso rispetto a quello delle ultime prove, Ferrara afferma che «avevamo bisogno di avere linee di centrocampo e di difesa vicine per evitare qualche contropiede di troppo e le disattenzioni che ci erano costate care nell’ultimo periodo. In effetti ci siamo difesi con ordine, caparbietà e voglia, certo non era facile ripartire con Amauri solo là davanti, senza contare l’infortunio di Trezeguet che mi ha costretto subito al cambio. Comunque al momento ci sono tanti giocatori fuori, quindi continuerò con il modulo usato oggi, ma non è detto che in futuro non possa cambiare»

Una battuta sulla straordinaria prova di Chiellini: «Non è giusto trovare alibi – afferma Ferrara – ma posso dire che quando è stato infortunato ci è mancato tantissimo. Giorgio è un leader, un grandissimo giocatore e oggi è stato fantastico».

Infine una chiusura sugli obiettivi di questa squadra: «All’inizio l’obiettivo dichiarato era il campionato, ma in questo momento abbiamo tanti punti di distacco dalle squadre davanti a noi. Lo dico sempre ai ragazzi, non dobbiamo guardare cosa fanno le altre e risolvere i nostri problemi. Gli obiettivi ce li fissiamo domenica dopo domenica, ritrovando l’entusiasmo e lo spirito di inizio stagione, che avevamo un po’ perso con le sconfitte. La sosta forse ci ha aiutato a stemperare le tensioni»

Conferenza stampa pre-Parma di Ciro Ferrara

conferenza ferraraSi è svolta oggi pomeriggio a Vinovo la conferenza stampa pre-partita che ha visto protagonista l’allenatore Ciro Ferrara. Il tecnico napoletano non si nasconde e analizza il momento suo e della squadra, toccando diversi punti importanti:

L’INSICUREZZA – «Quando mancano i risultati, manca la convinzione nei propri mezzi; non credo ci sia stata paura, ma è normale che ci possa essere più insicurezza in alcune giocate e in una situazione del genere non è mai semplice. Bisogna cercare di estraniarsi dal contesto esterno e non farsi condizionare».

IL CAMBIO DI MODULO – «Ci auguriamo di vedere una Juventus diversa rispetto alle ultime uscite. In settimana abbiamo provato qualche atteggiamento tattico diverso vedremo se sarà il caso di cambiare qualcosa. Ma è soprattutto nel risultato finale che qualcosa deve cambiare»

LA FIDUCIA – «La società nonostante i risultati negativi mi ha supportato ed è normale che guardi al lavoro del proprio tecnico. Io avverto la fiducia e devo cercare di cambiare i risultati. Non ho mai avuto la sensazione che ci sia una fiducia a tempo. Sono sufficientemente maturo per capire che il lavoro dell’allenatore si giudica in base ai risultati».

HIDDINK – «Non è l’unico nome che è venuto fuori, ma non mi faccio condizionare da questo. Sono tranquillo e cerco di fare il mio lavoro con professionalità e onestà».

IL RAPPORTO COI GIOCATORI – «Ho ritrovato giocatori motivati, un gruppo con la voglia di invertire la rotta e di tornare ai risultati che questa società merita. Melo? Gli ho parlato, anche se non c’era nulla da chiarire. Lavoriamo tutti per lo stesso obiettivo e, essendo l’allenatore in alcune circostanze devo prendere decisioni che riguardino anche giocatori importanti come lui. Certo non poteva essere allegro dopo al sostituzione contro il Catania, ma si è seduto in panchina comportandosi da grande professionista. Da quanto ho letto in questi giorni mi pare invece che si voglia quasi mettere l’allenatore contro alcuni giocatori. Ho anche letto di una lite tra Del Piero e Diego…Sarà anche capitato uno scontro di gioco, ma non c’è mai stato nessun diverbio. Vorrei che si scrivessero le cose corrette».

IL MERCATO – «Come difensori non mi aspetto entrate, perché ne abbiamo otto; a centrocampo, penso che potranno essercene a centrocampo, se dovesse andare via Tiago»

IL PARMA – «Rispetto molto tutti gli avversari e nessuna partita mi lascia tranquillo. Andiamo ad affrontare una squadra che sta bene, vicina in classifica a noi e lo ha meritato con il gioco e il giusto entusiasmo. Mi aspetto una gara molto difficile».

IL CLIMA – « Non pensiate che io veda intorno a me un brutto clima. Non è bellissimo, ma sono tranquillo e consapevole di dover dare il meglio di me stesso, con la massima professionalità. Non mi curo di chi sta sparando su di me in questo momento. Quando ci sono cori contro giocatori o la squadra, la delusione è anche la mia. Ci sentiamo tutti coinvolti ognuno con le proprie responsabilità In questa situazione chi può essere contento? Nessuno, ivi compreso il sottoscritto».

GLI OBIETTIVI – «Ne abbiamo ancora tanti davanti. Si deve cercare di conquistarli, tornando ad avere l’entusiasmo di inizio stagione. Lavoriamo per una società vincente e ambiziosa e ora servono i fatti»

LA SQUADRA GIOCA PER L’ALLENATORE? – «Non sarebbe corretto dare qualcosa in più per l’allenatore. I ragazzi devono giocare per la maglia che indossano e facendo così, ovviamente faranno anche i miei interessi. Qualcosa in più bisogna sempre darlo, indipendentemente da chi siede in panchina. Penso che rientri nella professionalità di ogni giocatore comportarsi così».

Ciro Ferrara prova il 4411 in allenamento

allenamentoPersonalmente ne avevo già parlato spesso, nel blog. Bisogna essere realisti, ed essere realisti significa capire e accettare che Felipe Melo non è un vertice basso da rombo, che Sissoko non è un esterno da rombo, che Camoranesi esterno di un rombo è un lusso che, assieme a Diego, non possiamo permetterci, e che Diego non torna – giustamente – a difendere indietro (e non fa, al momento, la differenza in avanti), e che quindi si crea sempre una situazione di inferiorità numerica a centrocampo che ci espone a figuracce. La squadra immaginata in estate non gira. E’ ora di cambiare, con molta umiltà. E allora ecco il 4411, con due mediani davanti alla difesa, con due esterni di ruolo e con Diego ad agire subito dietro Trezeguet. Vedremo se questo schema verrà riproposto domenica e vedremo che risultati darà. Col senno di… prima mi sembra una buona mossa. L’unica logica possibile al momento.

Roberto Bettega e i numeri da interpretare…

bettegaVolevo proporvi un paio di considerazioni basandomi sui freddi numeri. Che gli ultimi 30 giorni siano stati forse i più brutti sportivamente parlando del recente passato non ci piove, è un dato di fatto. 3 punti raccolti su 18 che hanno portato al sorpasso del Milan in classifica e all’eliminazione dalla Champions League. Fa male, malissimo. Eccola la serie maledetta che tutti conosciamo fin troppo bene:

20/12/2009 – Serie A Juventus vs. Catania – 1:2
12/12/2009 – Serie A Bari vs. Juventus – 3:1
08/12/2009 – Champions League, Juventus vs. Bayern – 1:4
05/12/2009 – Serie A Juventus vs. Inter – 2:1
29/11/2009 – Serie A Cagliari vs. Juventus – 2:0
25/11/2009 – Champions League, Bordeaux vs. Juventus – 2:0
(1 V, 5 S, 0 P) = 3 punti su 18

C’è poco da dire. Anzi, qualcosa ci sarebbe. Innanzitutto, visto che la corsa in Campionato la facciamo contro l’Inter, potremmo cominciare col dire che nelle ultime 6 partite noi abbiamo fatto 9 punti (S-S-V-S-V-V), mentre i nerazzurri ne hanno fatti sorprendentemente 11 (V-N-S-V-V-N), cioè solo 2 (e non 6-7) in più di noi. A fare male, anzi malissimo sono state le sconfitte con Bari e Catania, soprattutto quest’ultima. E quella col Bayern Monaco, in Champions. Temporalmente avvenute tutte così vicine tra loro, e questo ha reso il mese così drammatico. Se quella col Bayern ci poteva teoricamente stare (nel senso che si affrontava una formazione di pari livello. Poi il “modo” col quale si è perso è altra cosa, disgustosa), le due sconfitte con le formazioni meridionali no, perchè hanno fatto aumentare il distacco da 5 a 9 punti, inaccettabile. E sarebbero potuti scendere a 3, con due vittorie sulla carta non impossibili (specie perchè ci si aspettava un riscatto dopo l’umiliazione con i bavaresi). Ma con i “se” e con i “ma” non si fa la storia.

Volevo, dicevo, portarvi a riflettere su altre “strisce” negative registrate da altri top teams europei in questa prima metà di stagione. Tengo in considerazione solo Campionato e Champions.

CHELSEA (Carlo Ancelotti)
26/12/2009 – Premier League, Birmingham vs. Chelsea – 0:0
20/12/2009 – Premier League, West Ham vs. Chelsea – 1:1
16/12/2009 – Premier League, Chelsea vs. Portsmouth – 2:1
12/12/2009 – Premier League, Chelsea vs. Everton – 3:3
08/12/2009 – UEFA Champions League, Chelsea vs. Apoel Nicosia – 2:2
05/12/2009 – Premier League, Manchester City vs. Chelsea – 2:1
(1 V, 1 S, 4 P) = 7 punti su 18

AC MILAN (Leonardo)
04/10/2009 – Serie A, Atalanta Bergamo vs. AC Milan – 1:1
30/09/2009 – Champions League, AC Milan vs. FC Zurigo – 0:1
27/09/2009 – Serie A, AC Milan vs. Bari – 0:0
23/09/2009 – Serie A, Udinese vs. AC Milan – 1:0
20/09/2009 – Serie A, AC Milan vs. Bologna – 1:0
15/09/2009 – Champions League, O. Marsiglia vs. AC Milan V – 1:2
12/09/2009 – Serie A, Livorno vs. AC Milan – 0:0
29/08/2009 – Serie A, AC Milan vs. Inter – 0:4
(2 V, 3 S, 3 P) = 9 punti su 24

BAYERN MONACO (Luis van Gaal)
22/11/2009 – Bundesliga, Bayern München vs. Bayer Leverkusen – 1:1
07/11/2009 – Bundesliga, Bayern München vs. FC Schalke 04 – 1:1
03/11/2009 – Champions League, Bayern München vs. Girondins Bordeaux – 0:2
31/10/2009 – Bundesliga, VfB Stuttgart vs. Bayern München – 0:0
24/10/2009 – Bundesliga, Bayern München vs. Eintracht Frankfurt – 2:1
21/10/2009 – Champions League, Girondins Bordeaux vs. Bayern München – 2:1
17/10/2009 – Bundesliga, SC Freiburg vs. Bayern München – 1:2
03/10/2009 – Bundesliga, Bayern München vs. 1. FC Köln – 0:0
30/09/2009 – Champions League, Gruppe A Bayern München vs. Juventus – 0:0
26/09/2009 – Bundesliga, Hamburger SV vs. Bayern München – 1:0
(2 V, 3 S, 5 P) = 11 punti su 33

LIVERPOOL (Rafa Benitez)
21/11/2009 – Premier League, Liverpool vs. Manchester City – 2:2
09/11/2009 – Premier League, Liverpool vs. Birmingham – 2:2
04/11/2009 – UEFA Champions League, Olympique Lyon vs. Liverpool – 1:1
31/10/2009 – Premier League, Fulham vs. Liverpool – 3:1
25/10/2009 – Premier League, Liverpool vs. Manchester Utd – 2:0
20/10/2009 – UEFA Champions League, Liverpool vs. Olympique Lyon – 1:2
17/10/2009 – Premier League, Sunderland vs. Liverpool – 1:0
04/10/2009 –  Premier League, Chelsea vs. Liverpool – 2:0
29/09/2009 – UEFA Champions League, Fiorentina vs. Liverpool – 2:0
(1 V, 5 S, 3 P) = 6 punti su 27 (su 30 con l’umiliazione in Carling Cup con gli U18 dell’Arsenal)

Come vedete anche altri grandi clubs europei hanno attraversato momenti di crisi di risultati. Il Chelsea di Carletto recentemente aveva smesso di vincere, preoccupando Abramovic; il Milan di Leonardo era partito così male che tantissimi tifosi milanisti chiedevano la testa del tecnico brasiliano; il Bayern Monaco di Luis van Gaal ha avuto il peggior avvio in Campionato della storia del club (ed è risorto proprio contro di noi, col tecnico olandese con la valigia già pronta in caso di pareggio o sconfitta); il Liverpool di Rafa Benitez sta disputando una stagione disastrosa avendo già collezionato 11 sconfitte in stagione, su poco più del doppio di partite disputate. Eppure nessuno di questi tecnici ha dovuto subire l’umiliazione e le accuse subite da Ferrara, che spesso sono scadute nel cattivo gusto. “La Juventus non ha mai perso 5 partite su 6 di fila!”, direte giustamente voi. Vero. Innegabile. Ma il mio era solo un modo per dire che nel calcio i 30 giorni terribili ci stanno, e capitano a tutti, anche a grandi allenatori (compreso quel Guus Hiddink tanto sognato, che perdendo lo spareggio con la Slovenia ha chiuso questo mese terribile:

18/11/2009 – WC 2010 Qualificazioni, Play off Europei Slovenia vs. Russia – 1:0
14/11/2009 – WC 2010 Qualificazioni, Play off Europei Russia vs. Slovenia – 2:1
14/10/2009 – Qualificazioni Coppa del Mondo 2010, Gruppo 4 Azerbaijan vs. Russia – 1:1
10/10/2009 – Qualificazioni Coppa del Mondo 2010, Gruppo 4 Russia vs. Germania – 0:1
(1 V, 2 S, 1 P) = 4 punti su 12

buttando al vento 2 anni di lavoro e facendosi di fatto esonerare dalla Federazione Russa, furiosa per la mancata qualificazione ai prossimi Mondiali. Eppure, come Benitez, è in testa ai nostri desideri (taccio di Conte e della sua striscia perchè non allena un top team, ovviamente).

Insomma la striscia è bruttissima, ma sportivamente parlando “ci sta”. Quello che – ed è esattamente il compito di Roberto Bettega – andrebbe verificato a questo punto è semplicemente capire se l’allenatore abbia ancora in mano la squadra e se sia in grado, con le proprie forze (o eventualmente intervenendo nel mercato) di riuscire a superare il momento negativo e a riprendere il cammino mettendosi alle spalle questo mese terribile che ha distrutto tutto quanto seminato. E’ il compito di Bettega, dicevo. Esclusivo. Messo nero su bianco. Quindi non c’entra Blanc, non c’entrano gli Elkann, non c’entra Zaccone, non c’entra Andrea Agnelli. Bettega. Diamogli fiducia: sono personalmente certo che riuscirà a interpretare bene questi freddi numeri e a capire se c’è luce in fondo al tunnel o meno.

Tuttosport ci spiega il ruolo di Bettega e la situazione di Ferrara

bettegaVi segnalo un bellissimo articolo a firma di Piero Guerrini sul Tuttosport cartaceo di oggi. Spiega il ruolo di Roberto Bettega, neo vicedirettore generale del club, e la situazione riguardante sia Ciro Ferrara che il mercato prossimo bianconero. Vi riporto i passaggi più interessanti, che condivido pienamente.

L’intento di Roberto Bettega è ormai evidente. Restare il più possibile vicino alla squadra, seguirla passo passo. Il vicedirettore generale perciò ha deciso di andare a Jedda. E ieri si è presentato al campo per seguire l’allenamento, elegante e di chiaro vestito nel suo cappotto con sciarpona. Ci sarà anche oggi. E domani, non crediate il contrario. E assai probabilmente nei giorni successivi. Perchè questa è l’emergenza. Del resto è consapevole dell’importanza del suo ruolo e del motivo per cui è stato richiamato in società. O perlomeno di una delle ragioni principali. Così, indossa il camice del medico e studia, osserva, parla. Ieri ad esempio è stato il giorno della conoscenza con i due brasiliani (Diego e Felipe Melo) e con Caceres. Importante è che non si pensi a rimbrotti o particolari appunti nei confronti del centrocampista nazionale brasiliano. Innanzitutto, in certi casi, è bene non creare capri espiatori. Ma soprattutto, dapprima Bettega vuole farsi un’opinione personale, senza condizionamenti esterni. Va da sè che il tempo stringa e che Bettega non ne stia sprecando neanche un secondo. Tanto che ormai è acclarato: Bobby Gol si è già preso la Juve. Non soltanto nel senso che le decisioni – come peraltro annunciato dal presidente Jean Claude Blanc – sono di sua esclusiva competenza, d’ora in poi e per tre anni. E il suo intervento, per quanto veloce, segue uno schema logico. Dapprima l’esame per stabilire una scala di interventi di priorità, poi le soluzioni.

E’ un fatto che, d’altro canto, può avere un effetto immediato sul gruppo, o sulla sfera emotiva dei singoli. Perchè questo certo mancava nel recente passato. Non che il direttore sportivo Alessio Secco e lo stesso presidente Blanc brillassero per assenza a Vinovo, anzi. Ma ovviamente avevano pure altre competenze. Eppoi, in quanto ex campione e simbolo storico della società bianconera, la figura di Bettega è certo diversa. E comunque, le presenze precedenti non erano costanti. Questa è già un’innovazione, dunque. Cui seguiranno altre.

E’ ovvio, la vecolità e la tipologia degli interventi del vicedirettore generale dipenderanno anche dai risultati della squadra. Di sicuro Bettega non è tipo da farsi condizionare dai risultati. In quanto uomo di sport sa che la fiducia nel progetto e soprattutto negli uomini deve andare oltre il fattore episodico. E una partita dipende da episodi. Questo per dire che il destino di Ferrara, come di alcuni giocatori è perciò delle operazioni di mercato, non è strettamente connesso alle prossime vittorie e sconfitte. Ma alle convinzioni che la società (e quindi Bettega) si saranno fatti. Semplificando: se il vicedirettore generale ritiene che Ferrara abbia in mano la squadra e il progetto, allora non può essere un gol preso a farlo precipitare. Ecco, magari nel caso dell’allenatore la quarta sconfitta consecutiva (la terza in campionato), sarebbe un macigno pesantissimo. Però, più in generale, con l’avvento dell’era Bettega si privilegeranno le idee. Perciò il dirigente sarà sempre più presente in questi giorni: per costruirsi uno scenario personale e non influenzato dall’esterno (ovvero dai sentito dire).

Di fronte a questo tipo di intervento, Bettega osserverà anche le reazioni dei singoli, giocatori compresi. E ne parlerà con i diretti interessati. Perchè in questo genere di crisi – l’ha sottolineato lo stesso dirigente in sede di presentazione della sua terza vita in bianconero – non è soltanto questione di tecnica e tattica, ma anche di psicologia, di doti umane. E, per l’appunto, di reazione.

Dopo aver tutto analizzato, infine, Bettega assumerà le decisioni di mercato. Si confronterà con Secco, poi ne riferirà a Blanc per la questione economica. Ma la decisione spetterà a lui. Perchè Bettega si è preso la Juve, quella che gioca e che deve tornare a vincere.

Secondo Tuttosport il problema della Juventus è semplice semplice: i giocatori non capiscono Ciro!

Proviamo col cinese?

Proviamo col cinese?

E’ un dubbio che già personalmente avevo sollevato qualche settimana fa. Tuttosport di oggi torna sull’argomento avanzando questa ipotesi sulle difficoltà tattiche incontrate dalla Juventus. Secondo il giornale torinese, che evidentemente avrà raccolto delle indiscrezioni a tal proposito, il problema sarebbe molto semplice: i giocatori non capirebbero le indicazioni di Ferrara. Vi riporto l’articolo. Continua a leggere

Non è in discussione!

Il progetto "va avanti"..

Il progetto "va avanti"..

A ribadirlo è stato oggi il Presidente Jean-Claude Blanc all’uscita da una riunione della Lega Calcio a Milano. Questo il virgolettato: «L’esito delle partite contro Inter e Bayern non cambierà nulla, andiamo avanti con il nostro progetto». Scontato, ma direi anche inevitabile.