Posts Tagged ‘ Felipe Melo ’

Stile Juve, stile Bologna. Melo: "Dedico la vittoria a Ferrara". Buscè: "Complotto!"

Davvero molto bella questa intervista al brasiliano, che pare pian pianino stia ritrovando una buona continuità di rendimento. Ve la pubblico integrale, perchè vale più di tanti articoli.

“Questa vittoria la dedico anche a Ciro Ferrara, perchè lui.. la gente in questo mese ha parlato che io ho litigato con lui quando ancora era qua, che non mi voleva bene, però è tutto il contrario: lui è uno che mi ha aiutato tanto qui alla Juve. Abbiamo perso tutti insieme, però questa vittoria la dedico a lui”.

E, dopo questa pagina bella, apriamone una pietosa e patetica. Autore: Buscè.

«Abbiamo fatto una grande prestazione e quando le cose vanno così ci sta di vincere anche contro una grande squadra: il rammarico è questo. Tra l’altro, la sconfitta è arrivata su un episodio dubbio: dal campo ho visto che Del Piero ha controllato il pallone con le mani prima di lanciarlo a Marchisio (era Candreva, ndr), e come me l’hanno visto un po’ tutti; tra l’altro, arbitro e guardalinee erano anche vicini e lo stesso Del Piero ha lanciato un cenno a Portanova come per dire che avevamo ragione noi ma se l’arbitro ha lasciato correre non poteva farci niente. Sono cose che lasciano perplessi, perché nel dubbio alla fine vengono favorite le squadre più forti: gioco da vent’anni e otto volte su dieci le cose vanno in questo modo. In questo caso, poi, l’episodio non era dubbio: secondo me era proprio lampante, plateale, praticamente Del Piero ha fatto un bagher pallavolistico, e a parti inverse l’arbitro avrebbe fermato l’azione. Però siamo contenti della nostra prestazione».

Vi rimando alla fotomoviola per ulteriori commenti.

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Tuttosport ci spiega il ruolo di Bettega e la situazione di Ferrara

bettegaVi segnalo un bellissimo articolo a firma di Piero Guerrini sul Tuttosport cartaceo di oggi. Spiega il ruolo di Roberto Bettega, neo vicedirettore generale del club, e la situazione riguardante sia Ciro Ferrara che il mercato prossimo bianconero. Vi riporto i passaggi più interessanti, che condivido pienamente.

L’intento di Roberto Bettega è ormai evidente. Restare il più possibile vicino alla squadra, seguirla passo passo. Il vicedirettore generale perciò ha deciso di andare a Jedda. E ieri si è presentato al campo per seguire l’allenamento, elegante e di chiaro vestito nel suo cappotto con sciarpona. Ci sarà anche oggi. E domani, non crediate il contrario. E assai probabilmente nei giorni successivi. Perchè questa è l’emergenza. Del resto è consapevole dell’importanza del suo ruolo e del motivo per cui è stato richiamato in società. O perlomeno di una delle ragioni principali. Così, indossa il camice del medico e studia, osserva, parla. Ieri ad esempio è stato il giorno della conoscenza con i due brasiliani (Diego e Felipe Melo) e con Caceres. Importante è che non si pensi a rimbrotti o particolari appunti nei confronti del centrocampista nazionale brasiliano. Innanzitutto, in certi casi, è bene non creare capri espiatori. Ma soprattutto, dapprima Bettega vuole farsi un’opinione personale, senza condizionamenti esterni. Va da sè che il tempo stringa e che Bettega non ne stia sprecando neanche un secondo. Tanto che ormai è acclarato: Bobby Gol si è già preso la Juve. Non soltanto nel senso che le decisioni – come peraltro annunciato dal presidente Jean Claude Blanc – sono di sua esclusiva competenza, d’ora in poi e per tre anni. E il suo intervento, per quanto veloce, segue uno schema logico. Dapprima l’esame per stabilire una scala di interventi di priorità, poi le soluzioni.

E’ un fatto che, d’altro canto, può avere un effetto immediato sul gruppo, o sulla sfera emotiva dei singoli. Perchè questo certo mancava nel recente passato. Non che il direttore sportivo Alessio Secco e lo stesso presidente Blanc brillassero per assenza a Vinovo, anzi. Ma ovviamente avevano pure altre competenze. Eppoi, in quanto ex campione e simbolo storico della società bianconera, la figura di Bettega è certo diversa. E comunque, le presenze precedenti non erano costanti. Questa è già un’innovazione, dunque. Cui seguiranno altre.

E’ ovvio, la vecolità e la tipologia degli interventi del vicedirettore generale dipenderanno anche dai risultati della squadra. Di sicuro Bettega non è tipo da farsi condizionare dai risultati. In quanto uomo di sport sa che la fiducia nel progetto e soprattutto negli uomini deve andare oltre il fattore episodico. E una partita dipende da episodi. Questo per dire che il destino di Ferrara, come di alcuni giocatori è perciò delle operazioni di mercato, non è strettamente connesso alle prossime vittorie e sconfitte. Ma alle convinzioni che la società (e quindi Bettega) si saranno fatti. Semplificando: se il vicedirettore generale ritiene che Ferrara abbia in mano la squadra e il progetto, allora non può essere un gol preso a farlo precipitare. Ecco, magari nel caso dell’allenatore la quarta sconfitta consecutiva (la terza in campionato), sarebbe un macigno pesantissimo. Però, più in generale, con l’avvento dell’era Bettega si privilegeranno le idee. Perciò il dirigente sarà sempre più presente in questi giorni: per costruirsi uno scenario personale e non influenzato dall’esterno (ovvero dai sentito dire).

Di fronte a questo tipo di intervento, Bettega osserverà anche le reazioni dei singoli, giocatori compresi. E ne parlerà con i diretti interessati. Perchè in questo genere di crisi – l’ha sottolineato lo stesso dirigente in sede di presentazione della sua terza vita in bianconero – non è soltanto questione di tecnica e tattica, ma anche di psicologia, di doti umane. E, per l’appunto, di reazione.

Dopo aver tutto analizzato, infine, Bettega assumerà le decisioni di mercato. Si confronterà con Secco, poi ne riferirà a Blanc per la questione economica. Ma la decisione spetterà a lui. Perchè Bettega si è preso la Juve, quella che gioca e che deve tornare a vincere.

Recuperare i tre brasiliani: il compito più urgente e difficile per iniziare meglio il 2010

Felipe Melo, Diego e Amauri

Felipe Melo, Diego e Amauri

Credo ormai sia chiaro a tutti: la fotografia della stagione bianconera è la loro. Partiti a razzo, poi affondati. Abbattuti. Fino all’umiliazione. Inutile girare il coltello nella piaga. Bisogna guardare avanti, perchè gli oltre 70 milioni investiti per portarli a Torino sono tanti, e le cose vanno fatte per bene. Cominciamo col dire che – a prescindere se siano vere o meno le storie che si sentono in giro – il fatto che esista un “clan” brasiliano (ripeto: ammesso sia vero!) non è un problema. Ne esiste uno pure a Milano sponda Milan, ne esiste uno a Roma, ne esiste uno argentino all’Inter Continua a leggere

Analisi tattica: quando Ciro parla, tutti sanno e nessuno fa..

Rispolveriamo il 555?

Ciro, provaci con le parolacce!!

Quando il tuo allenatore nel dopopartita commenta con un laconico “scelta tecnica” l’esclusione di Felipe Melo, il tuo acquisto più costoso dell’ultimo decennio (o quasi, anno più anno meno), evidentemente qualche problema c’è. Soprattutto se ci pensa Prandelli a spiegarti come utilizzarlo: «No, consigli non ne voglio dare. Vi dico però che noi l’anno scorso avevamno creato un gioco che per Melo era possibile: non è un regista, ha visione ma non abbastanza. E così avevamo creato meccanismi di gioco facendolo giocare come mezzo destro del 4231 con movimenti delle ali che facilitavano il suo gioco. Continua a leggere

Analisi tattica: se questo è un 4312..

Visto il successo della passata analisi, la ripropongo anche questa settimana, a mente fredda, passato il polverone delle polemiche. Mi concentro questa settimana sulla posizione in campo di Momo Sissoko, che invece di dare equilibrio alla squadra ha finito a mio avviso col dare la mazzata definitiva al 4312.

tattica 01

Guardate la linea blu: è quella che “unisce” virtualmente Poulsen, Melo e Sissoko. La copertura del campo è assolutamente inadeguata, tanto è vero che Diego, diligentemente, si allarga quasi a fare “il Camoranesi”, proteggendo come può la fascia destra completamente sguarnita (guardate che praterie). Il problema è la posizione di Sissoko, troppo centrale. Così facendo Diego è costretto ad inutili e sfiancanti compiti difensivi, e Melo è costretto a “coprire” Sissoko, che più che fare da diga sale spesso a fare pressing alto, trovandosi nella fase difensiva spesso e volentieri (come vedremo dopo) più “alto” anche di Diego.

tattica 02

Guardate qui, che è ancora più evidente. Tenete a mente sempre la linea blu e la posizione di Diego che di fatto fa l’esterno destro, in quello che sembra più un 442. L’errore anche in questo caso è nella posizione di Sissoko, che è troppo centrale (e troppo alto al tempo stesso). Così facendo, e lo si nota chiaramente, Felipe Melo è costretto a restare bassissimo, totalmente fuori dal gioco, e Diego è troppo decentrato (e troppo distante dagli attaccanti, che in questo caso non si vedono neanche nella foto: orrore!). Francamente sistemati in questo modo in campo è difficile, se non impossibile, fare gioco. Perchè Diego se si sposta di fascia (lo vedremo dopo) lascia l’intera fascia destra sguarnita (e poi: è mai possibile che hai Diego e lo devi usare per compiti di copertura?), e perchè dalla parte opposta Poulsen finisce per fare “il Nedved”, non avendo però la capacità offensiva del Ceco. Chi fa gioco in uno scenario simile?

tattica 04

Ancora: Diego si accentra e a destra non c’è letteralmente nessuno. Momo, anche in questo caso, sarebbe dovuto essere esterno, più o meno nella stessa posizione di Poulsen, con semmai Diego impiegato per fare pressing alto sul portatore (farlo in due è un suicidio). Meno male che, anche in questo caso, la Fiorentina in attacco era messa forse peggio di noi.

tattica 03

Ultima diapositiva (direi che può bastare così): Diego si sposta a sinistra accentrandosi in una azione d’attacco e.. invece di scalare, Sissoko è ancora centrale a fare pressing sul portatore di palla, con nessuno (letteralmente) a destra a dare copertura (e il povero Amauri è costretto a metterci una pezza lui, arretrando a prendere posizione).

Insomma è qui che bisogna lavorare tatticamente, e molto, nei prossimi giorni. Momo è un centrocampista straordinario, ma è un anarchico come ne esistono pochi in Serie A: va dove gli dice il cuore, non la testa. E, mi pare chiaro, tende a voler giocare sempre centrale (e ad andare sempre in pressing alto sul portatore di palla per tentare la scivolata). Così facendo, si penalizza Felipe Melo e si penalizza Diego, oltre ad avere come esterno sinistro Poulsen che seppure ti dà abbastanza in fase difensiva, non ti dà niente o quasi in quella offensiva. Un problema da risolvere in fretta. Magari passando al 4231.

I risultati dei bianconeri con le Nazionali

Felipe MeloNon c’è stata solo Italia nel sabato dei bianconeri impegnati con le rispettive Nazionali per le qualificazioni ai Mondiali sudafricani. Oltre agli juventini azzurri, sei dei quali in campo contro la Georgia (Buffon, Cannavaro, Chiellini, Camoranesi, Iaquinta e Legrottaglie), hanno giocato anche Poulsen e Tiago nella sfida tra Danimarca e Portogallo, terminata 1-1. Non è andata bene all’Uruguay di Caceres, sconfitto dal Perù per 1-0, mentre è terminata 2-2 la gara tra Slovacchia e Repubblica Ceca, che ha visto Grygera impiegato per novanta minuti. Nella notte, a Rosario, il Brasile di Felipe Melo ha superato 3-1 l’Argentina, staccando così il biglietto per il Sudafrica. Sono riuscito a vedere due partite, ieri notte. Quella tra Perù ed Uruguay, nella quale però il nostro Càceres non era nè tra i titolari (Gargano, Lugano, Godin e Fucile i 4 dietro) nè in panchina, ed era dato per “indisponibile”. I Peruviani, in uno stadio Nacional (di Lima) strapieno all’inverosimile, dovevano vendicare il 6-0 rimediato all’andata a Montevideo, anche se, ormai ultimi in classifica (con soli 7 punti in 14 partite fino a quel momento); i Celesti dell’Uruguay, sesti in classifica a 2 punti dall’Equador, dovevano invece assolutamente vincere per cercare di scavalcare i “gialli” e accedere a quel quinto posto che significa spareggio contro un’altra selezione nord-Americana per accedere ai prossimi Mondiali di SudAfrica 2010. E’ andata male ai compagni di Càceres (assente per l’Uruguay, tra gli altri, la stella Forlan. Zalayeta al solito non convocato), che a 5′ dalla fine si sono fatti infilare clamorosamente uscendo sconfitti (partita mostruosa di Vargas della Fiorentina, per il Perù. Mostruosa!). A parziale consolazione, forse, la contemporanea sconfitta dell’Equador contro la Colombia, che mantiene a 2 il distacco dal quinto posto. Ma si fa sempre più dura, quasi impossibile. La seconda partita che ho visto è invece quella tra Brasile e Argentina, a Rosario (la città di Messi), giocata in un clima infuocato (stadio pieno già 4-5 ore prima del match). L’Argentina ha cominciato come suo solito a metterla sulle provocazioni e sulla rissa, ma il Brasile è rimasto calmo, e dopo mezzora era già avanti 2-0: il primo gol è stato di Luisao, lasciato completamente solo in area dopo una punizione di Elano; il secondo è stato un rimpallo “alla Inzaghi” di Luis Fabiano solissimo anche in questo caso davanti al portiere dell’Argentina. Davvero troppo ingenui e leggeri dietro gli uomini di Maradona. La partita si è chiusa virtualmente allora anche se l’Argentina, con un grandissimo gol di Datolo (quello del Napoli), ha cercato di riaprire l’incontro. E’ arrivato però meritato il terzo gol di O’Fabuloso (assist straordinario di Kakà, una cosa da cineteca!) e tutti a casa. Per Melo una partita sufficiente.

Dite la vostra sui 2 super-acquisti brasiliani a precampionato terminato..

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Tuttosport: Intervista a Franco Ferrari (su D'Agostino, Melo e il rombo Juve)

Franco FerrariRiporto perchè secondo me merita. E’ una intervista che “Tuttosport” ha fatto a Franco Ferrari, il professore che da più di vent’anni insegna tattica a tutti gli allenatori che pas­sano dal mitico “supercorso” di Coverciano per diventare allenatori professionisti (anche Ciro Ferrara si è “laureato” con lui e ora lo sta facendo Leonardo). Ferrari, che della “Scuola Allena­tori” della Figc oggi è il coordinatore, è an­che docente ai corsi dell’Uefa, dal 2000 è istruttore Fifa ed è considerato uno dei massimi esperti mondiali di tattica calci­stica.

Franco Ferrari, la Juventus cerca un regista basso per giocare con il cen­trocampo a rombo. Cosa significa a li­vello di movimenti?
«Partiamo da una premessa: il rombo può essere sviluppato in tanti modi. Esso è una fi­gura geometrica ma solo sulla carte, nella realtà del campo contano gli equilibri nelle situazioni di gioco. Tutto dipende dagli interpreti e dalle caratteristiche dei giocatori».

Ipotizziamo un centrocampo con Diego sulla trequarti e Sissoko e Marchisio in­terni. E’ meglio D’Agostino o Felipe Me­lo come regista basso?
«Sono due ottimi giocatori, entrambi perfet­ti per il ruolo. Però hanno caratteristiche di­verse ».

Partiamo da D’Agostino.
«E’ un grande contropiedista, nel senso che innesca la manovra da dietro sfruttando il suo lancio lungo. Infatti spesso la sua prima palla è diretta alle punte o al cambio gioco».

Scusi, ma in questo modo non viene saltato il trequartista?
«Infatti, l’Udinese quest’anno giocava senza un centrocampista avanzato quindi D’Ago­stino col suo lancio cercava una delle tre pun­te. Ma attenzione: Gaetano può giocare anche in modo diverso».

La presenza di uno come Diego lo obbli­gherebbe a trovare soluzioni differenti?
«D’Agostino è molto forte tecnicamente, non ha nessun problema a giocare nel breve. E poi negli ultimi anni ha preso consapevolezza della fase difensiva. Co­me caratteristiche è il giocatore che più si avvicina a Pirlo: d’altronde entrambi sono trequartisti trasformati in play­ basso ».

Difetti di D’Agostino?
«Gioca quasi solo di sinistro e non brilla nel gio­co aereo. In compenso però è molto bravo ad occupa­re gli spazi. E quest’ultimo aspetto facilita il lavoro dei difensori».

Passiamo a Felipe Melo.
«Il brasiliano è più difensivo, più di copertura ri­spetto a D’Agostino. Fa molta pressione sul porta­tore di palla avversario, Felipe Melo sradica una quantità incredibile di palloni. E’ ottimo nel gioco areo e nell’occupazione degli spazi. Bravissimo nel fraseggio corto».

Difetti?
«E’ meno portato alla regia pura, il lancio lungo non è il suo forte».

Visto così, Felipe Melo sembrerebbe più integra­bile con Diego?
«Chiariamo una cosa: finora è come avessimo foto­grafato i due giocatori, quindi rappresentati in asso­luto, ma nel contesto dinamico le cose cambiano. En­trano in gioco i movimenti dei compagni e le situazio­ni. Posso solo dire che sono ottimi giocatori e possono rendere bene come vertici bassi di un rombo».

Ha parlato dei movimenti degli altri compagni. Cosa cambia per Sissoko e Marchisio, i due inter­ni di centrocampo?
«La forza di Sissoko è il suo movimento in verticale. Il maliano è come un treno che va avanti indietro lun­go un binario. Questo comporterà che, nell’80 per cen­to dei casi, sia Marchisio a equilibrare la squadra in­dietreggiando sulla linea del centrocampista più bas­so. I ruoli possono anche invertirsi, ma per le caratte­ristiche dei due, è Marchisio quello più portato a fer­marsi per dare copertura in caso di transizione».

Senza esterni veri di centrocampo, come si devo­no muovere i due laterali?
«I terzini diventano i padroni dell’intera fascia. I loro inserimenti laterali, in appoggio, sono fondamentali. Almeno uno dei due deve avere gamba, essere uno di spinta».

Non è un caso, quindi, che la Juve a sinistra stia cercando uno offensivo come Grosso.
«Grosso è adattissimo. Se la formazione è quella che voi proponete, la sua spinta a sinistra verrebbe com­pensata dall’equilibrio fornito da Marchisio. E sull’al­tra corsia Zebina, che è più bloccato, equilibra da die­tro gli inserimenti in avanti di Sissoko. Comunque an­che Molinaro e De Ceglie possono coprire alla grande la fascia sinistra».

Con Camoranesi al posto di Marchisio i giochi si complicano?
«Innanzitutto Camoranesi non è uno che ha dei pro­blemi ad accentrarsi. Comunque la squadra, tutta in­sieme, si riequilibrerà in modo diverso. E’ un po’ come raggiungere il numero 100 con numeri diversi: ci si può arrivare sommando 50 più 50, ma anche 30 più 70 o 40 più 60. Il risultato non cambia».

Diego come si dovrà muovere per essere perico­loso?
«Deve svariare in libertà: avanti e dietro, a destra e a sinistra. Il brasiliano non è un trequartista vecchio stampo, alla Beccalossi o alla Baggio per capirci. Die­go è un play avanzato: tanta qualità, ma anche quan­tità nelle due fasi di gioco».

Ci schiarisca le idee. Qualche esempio di play avanzato visto nell’ultimo campionato?
«Stankovic nell’Inter, Cossu nel Cagliari, Kharja nel Siena, Simplicio nel Palermo, Pinzi nel Chievo…Tut­ti giocatori impegnati sia quando si attacca sia quan­do la palla è agli avversari».

Chi dovrà modificare di più il suo gioco?
«Sicuramente Del Piero. Alex è abituato a giocare die­tro una punta centrale e ad indietreggiare per cerca­re il pallone. Giocando così finirebbe per pestarsi i pie­di con Diego».

Quindi?
«Del Piero dovrà cercare meno la palla, giocare più avanti e cercare altri spazi. Gli verrà chiesto un mag­giore sacrificio, ma date le sue qualità, questo non è un problema».

Con Diego si può giocare solo con un centrocam­po a rombo?
«In assoluto no. Può giocare benissimo anche in mez­zo al campo in un 4-4-2 in linea. Però deve avere un compagno vicino che lo copra, è uno che tende a sali­re molto. Detto questo il rombo ne esalta le qualità».

Giocare col rombo cosa comporta a livello di gio­co?
«Tanto possesso palla. O meglio: fraseggi corti facen­do viaggiare velocemente la palla, aspettando di libe­rare il varco giusto per far male all’avversario. Trian­goli continui. Lo stile è quello della Spagna, del Bar­cellona, del Milan di Ancelotti».

Un modo di giocare che dà i suoi frutti soprattut­to a livello europeo?
«Ultimamente è così. Però non esiste, sulla carta, un modulo vincente. Sarebbe un po’ come giocare in Bor­sa il giorno dopo: troppo facile…».

Si parla molto di mancanza di esperienza: Ferra­ra si è seduto in panchina solo due volte.
«Non dimenticate che è come avesse vinto un Mondia­le da capitano non giocatore. In Germania l’esperien­za di Ciro è stata fondamentale per il gruppo. E poi lavorando al fianco di Lippi gli ha sicuramente “ruba­to” parte del mestiere».

Durante il Supercorso in campo provate tutti i si­stemi di gioco. Ferrara quale preferisce?
«Li conosce tutti, non ha preferenze. La scuola italia­na, come dico sempre nei meeting dell’Uefa, è ricca, non conosce solo un modo di giocare».

L’unica certezza su Ferrara è la difesa a quattro.
«Penso proprio di sì, è quella che da più garanzie. Dal Manchester, al Barcellona, alla Spagna, all’Inter: ne­gli ultimi tempi hanno vinto tutte puntando su quat­tro difensori».

Grazie Ferrari e Tuttosport.