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Giovani promesse: Filippo Boniperti (Juventus)

Filippo BonipertiData di nascita: 27 settembre 1991
Nato a: Torino
Ruolo: Centrocampista/attaccante esterno

LA CARRIERA
Filippo, nipote del presidente onorario della Juventus Giampiero Boniperti, è nato a Torino il 27 settembre 1991.  Figlio d’arte (il padre ha fatto panchina con la prima squadra in un paio di occasioni agli inizi degli anni Ottanta, per poi virare con successo nel campo borsistico..), frequenta l’ultimo anno del liceo linguistico. E’ arrivato alla Juventus nel 1997 con Dario Romano: prima squadra i pulcini di Franco Perri. Una vita in bianconero. L’ex calciatore del Toro Ferri scoprendolo dribblare i ragazzi dei suoi Pulcini sul sintetico del Fioccardo lo voleva granata, ma non sapeva di avere a che fare con un Boniperti. A 14 anni ha partecipato ad uno stage con la U-15 e la cosa si è ripetuta lo scorso dicembre con la U-19 di Massimo Piscedda. Il suo esordio con la Primavera – una storia da raccontare – è avvenuto lo scorso marzo. Fino al venerdì sapeva di dover giocare con la “sua” Berretti: a dare una mano alla Primavera sarebbe dovuto andare solo il suo compagno di squadra Walter Carta. Poi però la Federazione spagnola non ha concesso il benestare per giocare a Yago Falquè (che aveva saltato per infortunio una convocazione con l’Under-19) e Massimiliano Maddaloni, comunque squalificato (tecnicamente lo ha fatto esordire Dodo Sormani) ha deciso di convocarlo, giocando in un ruolo simile all’ex talento della cantera del Barcellona. Scelta azzeccatissima. Dopo 60 minuti di equilibrio totale col Modena, Filippo fa il suo ingresso in campo e realizza una indimenticabile tripletta. Tre gol, uno diverso dall’altro: in girata su azione d’angolo, con una sassata da fuori e con un rimpallo fortunoso da dopo aver colpito un clamoroso palo su pallonetto. Da quest’anno fa parte effettiva della rosa della Primavera a disposizione di mister Bruni, e sta continuando il suo processo di crescita che pare essere senza fine. A fine gennaio Ciro Ferrara l’ha convocato (panchina) assieme ai compagni Marrone e Giandonato nella sua ultima partita da allenatore, la sfida a San Siro contro l’Inter.A differenza dei compagni, però, Filippo non ha ancora avuto l’onore di esordire in prima squadra. Il nonno gli parla poco, per non mettergli pressioni addosso. «Un paio di volte l’anno vado a vederlo di persona – dice il nonno Giampiero -, ma non voglio condizionare nessuno, prima di tutti lui, l’allenatore, i tifosi, di entrambe le squadre. L’ho visto subito che aveva stoffa, nel giardino di casa mia, toccava la palla con tutti e due i piedi, la accarezzava, se uno ha giocato a calcio capisce….». Se lo dice lui c’è da fidarsi.

CARATTERISTICHE TECNICHE
Filippo è un esterno offensivo che può giocare sia centrocampista che seconda punta. Calcia sia di destro che di sinistro e unisce una buona tecnica individuale ad un fisico discreto (180 cm per 74 kg di peso: per un ragazzino della sua età, non sono male…). E’ dotato di un buon dribbling e, dall’anno scorso, sotto la guida del “guru” delle giovanili bianconere Maurizio Schincaglia, ha lavorato molto sulla conclusione a rete, probabilmente uno dei suoi pochi difetti. Quest’anno, invece, con mister Luciano Bruni, ha lavorato più sull’aspetto tattico: prima era un solista, mentre ora pian piano sta iniziando a capire come giocare per il collettivo. Ha una forte personalità e grande grinta, probabilmente eredità del nonno. Ha iniziato attaccante per poi essere spostato a centrocampo e, da quattro anni a questa parte, è tornato in attacco, soprattutto a sinistra. Può perciò giocare indifferentemente in entrambi i reparti, preferibilmente esterno, ma il meglio di sè lo dà comunque giocando vicino agli attaccanti, per sfruttare il suo tiro e il suo dinamismo. E’ dotato di un buon allungo e – grazie ai suoi movimenti senza palla e ai suoi “tagli” – si ritrova spesso libero per concludere a rete.

IMPRESSIONI E CARATTERISTICHE
Essendo già bianconero, non posso che augurargli di crescere e di dimostrare il suo valore.

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Giovani promesse: Haris Seferovic (Fiorentina)

Haris Seferovic bigData di nascita: 22 febbraio 1992
Luogo di nascita: Sursee (Svizzera)
Nazionalità: Svizzera (seconda nazionalità bosniaca)
Ruolo: centravanti
Club: Fiorentina
Scadenza contratto: –
Valutazione: 50mila euro

LA CARRIERA
Haris Seferovic nacque il 22 febbraio del 1992 a Sursee, un piccolo comune sito nel distretto omonimo, Canton Lucerna. Di nazionalità svizzera, quindi, Haris possiede un doppio passaporto: la sua famiglia infatti è originaria di Sanski Most, comune nel nord-ovest della Bosnia. Nonostante la possibilità di optare per le rappresentative nazionali dello stato ex jugoslavo, comunque, Seferovic non sembra aver mai avuto dubbi ed ha scelto senza esitazioni di rappresentare lo stato in cui è nato. Scelta che ha pagato, finora: solo pochi mesi fa, infatti, Haris ha avuto l’onore di issarsi, assieme ai suoi compagni di nazionale, sul tetto del mondo. E’ stata proprio la rappresentativa elvetica under 17 a conquistare il Mondiale di categoria disputatosi lo scorso novembre: dopo aver eliminato, tra gli altri, anche la nostra Italia, – nonché campioni in carica – nigeriani proprio grazie ad un suo goal, raggiungendo un traguardo storico per il piccolo stato alpino.Seferovic e compagni si sono imposti anche sui padroni di casa. Seferovic che, tra l’altro, si è anche potuto togliere un’altra soddisfazione non da poco: oltre a tornare in patria con tanto di titolo mondiale, infatti, il giovanissimo puntero di discendenza bosniaca ha dato gran mostra di sè vincendo (assieme allo spagnolo Borja, al nigeriano Emmanuel ed all’uruguagio Gallegos) il titolo di capocannoniere del torneo giovanile iridato grazie alla realizzazione di 5 reti nel corso della competizione. Haris che è quindi una delle stelle del calcio giovanile elvetico (ha giocato nelle under 15, 16, 17 e 18), ma non solo ormai. Al di là del suo passato internazionale, quindi, vediamo anche quali sono stati i suoi passi nella sua carriera di club. Il ragazzo, ancora bambino, iniziò a tirare i primi calci ad un pallone nella squadretta del suo paese, il Sursee, all’età di sette anni. Dopo cinque stagioni, quindi, l’approdo al Lucerna, club molto più importante e titolato di quello in cui aveva giocato sino ad allora. Il ragazzo comincia quindi a far parlare di sè nei tre anni passati nella squadra capace di vincere un titolo nazionale una ventina d’anni prima. Così nel 2007 piomba su di lui il Grassophers, destinazione che non si può rifiutare: le ultime due stagioni e mezzo, quindi, Haris le passa nella Juventus svizzera. Qui arriva anche ad esordire in prima squadra: è il 26 aprile 2009 e lui scende in campo in un match di campionato disputato contro il Neuchatel Xamax. Da lì in poi farà altre due presenze ufficiali in prima squadra, venendo quindi nominato, proprio ad inizio anno, miglior giovane del suo Cantone. In precedenza, tra l’altro, aveva vinto i premi come miglior giocatore under 19 bosniaco e come miglior giovane svizzero, entrambi risultati raggiunti nel 2009. Giusto ieri, infine, il terzo trasferimento della sua vita: Seferovic lascia Zurigo e sbarca in Italia, più precisamente a Firenze. Corvino ha infatti individuato in lui il rinforzo giusto per la sua Primavera: con Mutu prossimo ad una squalifica (che potrebbe arrivare a 4 anni) per doping Prandelli dovrebbe promuovere a tutti gli effetti in prima squadra il giovane senegalese Babacar, che lascerebbe quindi un vuoto non indifferente al centro dell’attacco della principale formazione giovanile Viola. Buco che, quindi, verrebbe colmato proprio dal giovane elvetico, che dovrebbe passare i prossimi sei mesi aggregato alla Primavera. Attenzione, però: difficile che nell’acquistarlo Corvino abbia valutato esclusivamente l’apporto che Haris avrebbe dato nell’immediato. Lui, infatti, è ritenuto uno dei migliori talenti di svizzera ed è un giocatore che indubbiamente potrà far bene anche tra i professionisti. E questo, inutile dirlo, Corvino lo sa.

CARATTERISTICHE
Seferovic è una prima punta forte fisicamente, dotata di un buon mancino e bravo a muoversi negli spazi. Sa infatti sfruttare in maniera molto intelligente il suo fisico (centottantacinque centimetri per circa settantacinque chili di peso) per proteggere palla quando attaccato, lottare su ogni pallone anche contro i difensori più arcigni e farsi largo nelle maglie della retroguardia avversa a furia di spallate. La sua potenza fisica, tra l’altro, si traduce anche in una discreta potenza di calcio: Haris, infatti, ha un mancino sì preciso, ma anche piuttosto potente. E proprio il suo piede sinistro è uno dei suoi punti forzi: dotato di una buona tecnica di tiro sa abbinare, come detto, potenza e precisione per creare delle traiettorie imparabili che fendendo l’aria si infilino alle spalle dei portieri avversari. Infine ha tra i suoi punti di forza tanto la capacità di muoversi negli spazi quanto di crearli, così come un ottimo fiuto per il goal. Da una parte, infatti, sa attaccare molto bene lo spazio portando scompiglio nelle altrui difese e mettendo in difficoltà i reparti arretrati contro cui si trova a giocare, che nel controllarlo non possono mai abbassare la guardia. Dall’altra sa, proprio grazie alla forza fisica che lo contraddistingue, creare spazi quando questi non ci sono andando, come già detto in precedenza, a lottare spalla a spalla contro ogni difensore. Il suo fiuto del goal, infine, lo rende un bomber molto capace ed implacabile. Davvero tante qualità importanti per una prima punta.

IMPRESSIONI E PROSPETTIVE
La stella più luminosa della nazionale svizzera fresca vincitrice del Mondiale under 17 non era certo lui. In Nigeria, infatti, a brillare sopra tutto e tutti fu Nassim Ben Khalifa, trequartista/seconda punta che di Seferovic era il compagno tanto in nazionale quanto nel club. Proprio il talentuoso svizzero di origine tunisina è stato il vero trascinatore di quella squadra. Che, comunque, senza i goal di Haris difficilmente sarebbe arrivata sul gradino più alto del podio. Il fatto che fosse Nassim il giocatore più interessante del lotto, comunque, non deve certo portare a pensare che questo ragazzo non valga nulla. Anzi. Oggi come oggi, è quasi inutile dirlo, risulta essere uno degli attaccanti più interessanti della sua annata. E non limitandoci al territorio svizzero, ma proprio a livello mondiale. Corvino, insomma, dopo aver acquistato Adem Ljajic ha messo a segno un altro ottimo colpo in prospettiva futura: certo, nessuno può assicurarci con certezza che Seferovic diventi una punta di prima grandezza, ma le possibilità che possa tornare utile alla prima squadra sono davvero notevoli. Che sia proprio Seferovic, quindi, l’attaccante destinato a rimpiazzare Gabriel Omar Batistuta nel cuore dei tifosi Viola?

(Credits: Sciabolatamorbida)

Giovani promesse: Danijel Aleksic (Genoa)

aleksicData di nascita: 30 aprile 1991
Luogo di nascita: Pola (Jugoslavia, attuale Croazia)
Nazionalità: Serba
Ruolo: punta
Club: FK Vojvodina
Scadenza contratto: 30 giugno 2011
Valutazione: 3 milioni

LA CARRIERA
Danijel nacque il 30 aprile del 1991 a Pola, città di più di sessantamila abitanti sita nella Regione Istriana. Nonostante sia nato in Croazia, però, ha passaporto serbo in quanto che sua madre era originaria proprio della Serbia, spostatasi un paio di mesi prima della nascita di Danijel a causa dei forti conflitti etnici che arroventarono i Balcani in quel periodo. Aleksić, che non conobbe mai il padre naturale, iniziò a tirare calci ad un pallone a sette anni, quando cioè entrò a far parte del settore giovanile del Veternik. Quattro anni più tardi, quindi, il passaggio al Vojvodina, club fondato nel 1914 nella città serba di Novi Sad. Dopo cinque stagioni passate a giocare nelle formazioni giovanili arrivò, il 5 maggio del 2007 (a sedici anni appena compiuti) il debutto in prima squadra: Milovan Rajevac, allenatore del suo club, decise infatti di lanciarlo in un match che vede il Vojvodina opposto a niente meno che la Stella Rossa di Belgrado. Questo esordio così precoce lo rende quindi il secondo più giovane esordiente nella storia della SuperLiga serba: meglio di lui, infatti, è riuscito a fare solo Slavko Perovic, attuale punta della Stella Rossa che esordì nella stagione 2004/2005 nell’FK Obilic quando aveva ancora solo 15 anni e 10 mesi. La prima rete nel massimo campionato serbo arrivò quasi un anno più tardi: il 2 aprile del 2008 il suo Vojvodina si impose 4 a 1 al Karađorđe Stadium contro l’Hajduk Kula e lui realizzò una delle reti che permisero alla sua squadra di vincere così facilmente. L’inizio della stagione successiva fu invece bagnato da una rete giunta niente popò di meno che contro la Stella Rossa. Proprio in quel periodo la sua fama, in patria, stava raggiungendo livelli molto importanti tanto che il suo nome iniziò a venire accostato costantemente ai due maggiori club serbi: la Stella Rossa stessa ed il Partizan. Tutto inutile, però. I dirigenti del club di Novi Sad misero infatti subito in chiaro che non avrebbero ceduto il ragazzo ad un club serbo, ma solo all’estero. In risposta a queste dichiarazioni arrivarono quindi immediate le attenzioni di Real Madrid e Villareal il cui interesse venne però gelato dalle dichiarazioni rilasciate lo scorso maggio dal ragazzo che nel corso di un’intervista rilasciata a blic.rs esplicitò le sue preferenze riguardo ad una possibile partenza: i campionati in cima alla sua lista dei desideri erano l’Eredivisie e la Bundesliga. Forse anche per questo motivo non se ne fece nulla quando, almeno secondo il Daily Mail, il Manchester City offrì sei milioni di sterline per portarlo in Inghilterra. E’ di ieri, invece, la notizia che vuole il ragazzo ad un passo dal Genoa con i grifoni lesti a bruciare l’interesse di tutti i top club interessati a lui (i media hanno recentemente fatto i nomi di CSKA Mosca, Milan, Inter, Amburgo, Chelsea ed Arsenal oltre a quelli dei club già citati in precedenza). Vedremo nelle prossime ore come si evolveranno le cose. Dopo Ljajic, quindi, un altro 91 serbo potrebbe sbarcare in Serie A. Detto delle vicissitudini legate ai club in cui ha giocato e di quelli che vorrebbero acquisirne le prestazioni sportive non possiamo quindi ignorare la sua carriera internazionale: nonostante la giovanissima età, infatti, Danijel Aleksić ha già una discreta carriera alle spalle in quanto a nazionali giovanili e, inoltre, ha già esordito anche in nazionale maggiore. Facendo tra l’altro segnare un record non indifferente: Danijel è stato infatti l’unico giocatore capace di giocare in quattro differenti rappresentative in uno stesso anno: dal maggio al dicembre 2008 raccolse presenze nell’under 17, 19, 21 ed in nazionale maggiore, compiendo quindi un risultato non indifferente. Ma ripercorriamo le cose tappa per tappa: nel 2007 fu capitano dell’under 16 serba mentre l’anno successivo lo diventò dell’under 17, squadra con cui disputò gli Europei in Turchia dove si distinse come miglior marcatore della competizione realizzando ben sette goal in nove partite (match di qualificazione compresi). Come se non bastasse sempre quell’anno fece le prime apparizioni con le under 19 (con cui disputò poi gli Europei d’Ucraina l’anno seguente, dove si mise in mostra come una delle migliori punte europee della nuova generazione) e 21. Il tutto condito dal debutto, arrivato a soli 17 anni, in nazionale maggiore: a Belek, Turchia, Radomir Antic decise infatti di farlo scendere in campo in un match amichevole contro la Polonia, facendolo quindi diventare uno dei più giovani debuttanti di sempre. Ad oggi Danijel Aleksić ha raggranellato 57 presenze ed 11 reti con il proprio club (Coppa Serba e competizioni europee comprese) oltre a diverse presenze con le nazionali giovanili del proprio paese (dove, assieme al neo viola Adem Ljajic, è considerato uno degli astri nascenti del calcio serbo) e, come detto, all’esordio in nazionale maggiore.

CARATTERISTICHE
Discretamente dotato fisicamente (181 centimetri per ottanta chili scarsi) Aleksić è una punta capace di disimpegnarsi egregiamente in qualsiasi posizione offensiva lo si metta: per quanto ad oggi sia una seconda punta fatta e finita, infatti, rende anche come prima punta e come rifinitore, questo perché ad una tecnica di base invidiabile abbina grande carattere, generosità infinita e ottima mobilità. Dotato di un calcio potente e preciso Danijel fa del fiuto del goal una delle sue caratteristiche principali. Valido anche nel gioco aereo da il suo meglio in acrobazia: famosissimo, in questo senso, un suo goal in rovesciata siglato nel corso degli ultimi campionati europei under 19. Leader a trecentosessanta gradi ha già dimostrato di avere carattere da vendere sia per quanto riguarda il perseguimento dei suoi obiettivi personali che per quanto concerne la guida di una squadra. Non a caso è già stato capitano tanto dell’under 16 quanto dell’under 17 ed è sicuro che in futuro vestirà ancora in molte occasioni quella fascia.

IMPRESSIONI E PROSPETTIVE
Il calcio serbo sembra stia vivendo una sorta di seconda giovinezza: dopo aver avuto in passato una sorta di vuoto generazionale sta ora tornando a sfornare giocatori di valore assoluto che potrebbero quindi rinverdire i fasti di una nazione che ha dato al mondo molti giocatori che hanno contribuito a scrivere la storia del calcio europeo. E se Ljajic è indubbiamente uno di questi si può dire altrettanto per Aleksić, giovane il cui futuro ad alto livello sembra assicurato. Può quindi essere questo l’ultimo momento utile ad acquistarlo. E’ infatti indubbio che nell’arco di un’annetto lascerà Novi Sad per migrare verso qualche campionato e qualche club più importante rispetto a quelli in cui gioca ora. A quel punto, quindi, la sua valutazione inizierà a gonfiarsi naturalmente. La sua valutazione oggi parrebbe essere stata posta sui tre milioni di euro, anche se l’eventuale asta che potrebbe scatenarsi su di lui potrebbe portare il Vojvodina a spillare molti più soldi di quelli che in questo momento ci si potrebbe aspettare di ricavare. Tra qualche stagione, comunque, difficilmente potrebbe bastare una decina di milioni per assicurarsi l’acquisizione del suo cartellino.

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Giovani promesse: Adem Ljajic (Fiorentina)

adem ljajcicData di nascita: 29 settembre 1991
Luogo di nascita: Novi Pazar
Nazionalità: Serba
Ruolo: ala, trequartista
Club: Fiorentina
Scadenza contratto: 30 giugno 2014
Valutazione: 8 milioni

CARRIERA
Adem Ljajić è nato il 29 settembre del 1991 a Novi Pazar, città di circa cinquantamila abitanti del distretto di Raška, provincia della Serbia Centrale. A soli quattordici anni, quindi, entra nelle giovanili del Partizan, squadra che lo lancerà, di lì a qualche anno, nel grande calcio. Nel 2008, infatti, fa le sue prime apparizioni in prima squadra, ivi comprese un paio di partite in Champions League. Non ancora maggiorenne, quindi, Adem inizia a calcare i campi della più importante tra tutte le manifestazioni per club europee. Nei due anni passati in prima squadra, quindi, il ragazzo prende sempre più confidenza con il campo, totalizzando quasi sessanta presenze totali con la maglia del club di Belgrado. Il tutto condito da dodici reti. Ma non solo: nei suoi anni passati nella capitale serba, infatti, Ljajić diventa uno dei punti di forza delle varie rappresentative giovanili nazionali con cui mette in mostra tutto il suo talento giocando, tra l’altro, l’Europeo under 17 di ormai due anni fa. Ma non solo: una volta lasciata quella squadra, infatti, diventa prima una delle colonne dell’under 19 e, in netto anticipo sui tempi, entra in pieno a far parte dell’attuale under 21, dove esordisce il 7 settembre 2008 contro l’Ungheria. L’ottobre di quell’anno, quindi, entra nelle mire dello United: Ferguson ed i dirigenti dei Red Devils, infatti, monitorano sempre con grande attenzione la situazione dei migliori giovani di tutto il mondo ed un talento come quello di Adem non poteva certo sfuggire loro. Proprio per questo gli viene offerto di passare un periodo di prova a Manchester al termine del quale, era il 2 gennaio 2009, viene diramato un annuncio: Ljajić e Tosic, due tra i migliori prospetti serbi, lasciano il Partizan per venire ingaggiati dallo United. Ma se il secondo raggiungerà subito l’Inghilterra e si aggregherà da subito ai nuovi compagni il primo resterà al Partizan, compiendo solo, di tanto in tanto, qualche viaggio fino a Manchester dove allenandosi con la prima squadra dello United potrà essere visionato dai tecnici del club inglese. Nonostante fosse già stato presentato proprio nel corso del gennaio 2009, però, si scoprì poi che il suo non fu un acquisto a titolo definitivo con relativo parcheggio in Serbia, ma solo un’opzionamento. Adem, insomma, sarebbe rimasto a tutti gli effetti un giocatore del Partizan che ne cedeva solo un’opzione allo United e si rendeva disponibile a collaborare con la società inglese (mandando il giocatore a fare regolari “controlli” in quel di Manchester, ad esempio). Il mese scorso, quindi, lo United ha annunciato, a sorpresa, la rinuncia all’opzione sul ragazzo, che sarebbe quindi rimasto a Belgrado. Niente United per lui. A detta dei dirigenti di Manchester, infatti, la monitorizzazione lungo il corso di quei dodici mesi li ha portati a capire che Adem non sia superiore ad alcuni suoi coetanei già tesserati dal club inglese. Da qui la decisione, appunto, di non esercitare l’opzione su di lui, lasciando decadere il tutto. A quel punto Ljajić è tornato a tutti gli effetti un giocatore di proprietà esclusiva del Partizan e, come tale, acquistabile da tutte le squadre. Su di lui si sono subito avventate diverse squadre. A spuntarla, però, è stata la Fiorentina, che giusto ieri ne ha ufficializzato l’acquisto: 8 milioni di euro alla società serba e un contratto di quattro stagioni e mezzo al ragazzo che nel corso della sua brevissima carriera vanta già un campionato ed una coppa serba oltre al titolo di miglior giovane della lega serba, tutti trofei e riconoscimenti ottenuti la scorsa stagione.

CARATTERISTICHE
Essendo un’ala va da sè che le sue armi migliori siano relative alla rapidità di corsa ed alla capacità di controllo del pallone, anche quando si è lanciati a velocità folli. Ljajić, infatti, ama partire largo per cercare di mettere a ferro e fuoco le difese avversarie grazie ai suoi numeri. Destro naturale, tra le due fasce preferisce proprio quella che gli permette di arrivare sul fondo e crossare con facilità ma non disdegna nemmeno di giocare sull’out opposto, magari puntando ad accentrarsi per arrivare al tiro più che a puntare il fondo. Giocatore di fascia, dunque, ma con velleità di trequartista: nonostante dia il meglio di sè proprio giocando a ridosso della linea laterale in questi due anni passati in prima squadra ha più volte dimostrato di sapersi destreggiare bene anche come trequartista, anche se le sue caratteristiche lo portano a giocare largo per tendenza naturale.

IMPRESSIONI E PROSPETTIVE
Adem Ljajić è indubbiamente uno dei migliori prospetti dell’intero calcio dell’est europeo, zona che in questi ultimi anni si sta dimostrando fucina di grandi talenti. In particolar modo le repubbliche ex jugoslave stanno sfornando giovani dal talento notevole che si stanno facendo apprezzare in tutta Europa: da quel Zoran Tosic passato allo United proprio in contemporanea alla definizione dell’opzione dello United su Adem, passando per i vari Jovetic, Subotic, Dzeko e tanti altri. Tra i tanti, appunto, Adem è uno dei più interessanti. Per quanto, avendo da poco compiuto diciotto anni, debba ancora maturare molto. Se Jovetic, appena arrivato a Firenze, lo si poteva considerare già pronto a giocare in prima squadra in quanto ad un grande talento abbinava anche una maturità non indifferente ecco che il discorso cambia un po’ per Ljajić, ragazzo che appare sicuramente più immaturo e bisogno di ulteriore tempo per crescere prima di potersi imporre. Il tutto per cercare di non bruciare un talento invidiabile che potrebbe renderlo, in futuro, un giocatore di prima fascia. Ljajić che, comunque, ha poco a che vedere con Kakà, giocatore cui è paragonato dai media (come riportato nel titolo di questo pezzo): se il campione di Brasilia era un trequartista moderno a tutto tondo, infatti, Adem è un’ala con caratteristiche ben definite, paragonabile al brasiliano, forse, solo per il fatto che ha anch’egli un fisico piuttosto slanciato. A consigliarne l’acquisto, forse solo indirettamente, era stato, tra l’altro, un ex Partizan oggi di proprietà della Fiorentina, quel Nikola Gulan che solo un paio di settimane fa si espresse così riguardo ad Adem: “Classe ‘91, del Partizan Belgrado, da dove veniamo anche io e Jovetic. E’ un trequartista esterno che può giocare sia a destra che a sinistra, anche se predilige la fascia destra, un po’ la posizione di Marchionni e Santana: le sue doti migliori sono la velocità e il dribbling”.

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Generazione di fenomeni: Andrea Ranocchia (Genoa)

andrea ranocchia bariNome: Andrea Ranocchia
Nato a: Assisi
Il: 16/02/1988
Ruolo: Difensore centrale
Cartellino: Di proprietà del Genoa, in prestito al Bari
Scadenza contratto: 2011
Valutazione: 10 mln di €

CARRIERA
Dopo aver fatto la trafila nelle giovanili dell’Arezzo, Andrea Ranocchia si mette in mostra in prima squadra a 18 anni, nella stagione 2006-07 in Serie B, dove colleziona già 24 presenze e 1 gol. Nonostante la retrocessione della squadra, Ranocchia rimane ad Arezzo e gioca titolare in Serie C1. Nel mercato estivo 2008 viene ceduto in comproprietà al Genoa che, in accordo con l’Arezzo, lo gira in prestito al Bari in Serie B. Sotto la gestione del tecnico Conte, che lo aveva già allenato ad Arezzo, viene impiegato con continuità nella seconda parte della stagione, contribuendo alla vittoria del campionato con 17 presenze e 1 gol. Il Genoa lo riscatta interamente a fine stagione, ma lo lascia nuovamente in prestito al Bari per la stagione 2009-10. Il 23 agosto 2009, a 21 anni, esordisce in Serie A nella partita Inter-Bari (1-1) disputata a San Siro. Il 18 ottobre, a Verona, realizza il suo primo gol in Serie A nella vittoria per 2-1 contro il Chievo. Con la Nazionale Under-21 esordisce a 19 anni nell’amichevole Italia-Francia (2-1) del 21 agosto 2007, in cui entra al 57′ al posto di Santacroce. È stato inserito nella lista delle 4 riserve per le Olimpiadi di Pechino, e ha esordito nella Nazionale Olimpica il 22 luglio 2008 entrando in campo durante l’ultima amichevole di preparazione al torneo, Italia-Romania (1-1), giocata a Pistoia. Viene convocato per gli Europei Under-21 in Svezia. Il 9 giugno 2009, nella partita amichevole Danimarca-Italia (0-4), realizza il suo primo gol azzurro. Il 19 giugno debutta nell’Europeo entrando nel secondo tempo della partita contro la Svezia.

CARATTERISTICHE
Andrea Ranocchia è un difensore centrale che fa del fisico la sua arma principale. Un marcantonio che se si irrobbustisse ulteriormente a livello muscolare diventerebbe realmente un armadio insuperabile. Di certo non è un fulmine di guerra, ma ha buona tecnica di base e tempismo negli interventi. Inoltre, è intelligente negli sganciamenti in avanti e sulle palle inattive è sempre molto pericoloso. Per essere un difensore, infatti, ha una buona media gol. Fino a qualche mese fa, uno dei suoi punti deboli era la marcatura stretta: sia nell’Arezzo in C1 che nel Bari in B aveva denotato qualche disattenzione, che a quanto visto fin qui nel suo primo campionato di serie A dovrebbero rimanere un lontano ricordo.

IMPRESSIONI
Ranocchia e Bonucci rappresentano una delle coppie centrali più promettenti della Serie A. I due ormai si conoscono a memoria e hanno un’intesa ben collaudata, elemento questo che ha contribuito ad accrescere anche la sicurezza di Ranocchia e di limare i limiti tecnico/tattici che aveva mostrato nelle precedenti esperienze di Arezzo e Bari. Il ragazzo è maturo e a 21 anni lo vedo bene come potenziale centrale bianconero di fianco a Chiellini, dato che Cannavaro e Legrottaglie nel breve periodo dovrebbero far posto a nuove leve. La base di partenza era ottima, ma da quando lo vidi debuttare con l’Arezzo ad oggi ha ulteriormente potenziato il proprio bagaglio e visto che non ci sono tanti difensori di livello in giro, sarebbe il caso di farci più di un pensierino. Anche perché, rispetto all’altro difensore centrale che ci viene accostato, il palermitano Kjaer, Ranocchia è nettamente più affidabile. Certo c’è da discutere con Preziosi, poiché il Genoa è proprietaria del cartellino, ma credo abbiamo in casa buone contropartite da mettere eventualmente nel pacchetto.

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Giovani promesse: Giuliano (Internacional)

giuliano2Data di nascita: 31 Maggio 1990
Nato a: Curitiba (BRA)
Nazionalità: Brasiliana
Ruolo: Trequartista centrale/esterno
Club: Internacional (BRA)
Valutazione: 8 mln di euro

LA CARRIERA:
Giuliano Victor de Paula è nato a Curitiba, nello stato di Paranà, al Sud del Brasile. Ha iniziato a giocare a calcio nel Paranà Clube, nel 2007, faticando ad emergere completamente e finendo per giocare nel Campeonato di Serie B. Si è comunque potuto mettere in mostra con la Nazionale Sub17 verdeoro, con la quale ha partecipato ai Sudamericani del 2007 in Ecuador e ai Mondiali dello stesso anno in Korea. Fino al settembre 2008 sembrava però destinato a non esplodere, relegato in un piccolo club e senza la necessaria vetrina nazionale per mettersi in luce. I successivi 3 mesi gli hanno cambiato la vita. Una serie di prodezze in Serie e soprattutto la partecipazione al SudAmericano Sub20 in Venezuela giocato a livelli altissimi, gli sono valsi un contratto con l’Internacional di Porto Alegre, prestigioso club del Brasile che l’ha chiamato per l’anno solare 2009. Ancora una volta, infatti, è stato proprio il Brasile a metterlo in mostra, e le sue qualità non sono passate inosservate. A Porto Alegre, dopo aver avuto un piccolo ruolo nella vittoria del Campeonato Gaucho, ad aprile, Giuliano ha improvvisamente trovato spazio nel Brasilerao in corso di svolgimento, riuscendo, grazie a infortuni e squalifiche dei compagni, ad avere una chance e a sfruttarla in pieno. Con lui O Colorado hanno spiccato il volo per raggiungere il secondo posto, un punto dietro il Palmeiras nella lotta per il titolo. Il ragazzo ha tuttavia dovuto lasciare la squadra per aggregarsi nuovamente alla Nazionale Sub20 impegnata in Egitto, e spera di mettersi in mostra in maniera definitiva anche al grande pubblico.

CARATTERISTICHE:
Giuliano è alto 177 cm per 70 kg di peso forma. E’ fondamentalmente un trequartista centrale, il classico numero 10 brasiliano, che ama giocare dietro il centravanti e svariare per tutto il campo scrollandosi di dosso le eventuali marcature a uomo e andandosi a cercare la palla in prima persona. Non di rado torna fino a centrocampo ed è lui che fa ripartire la manovra fungendo da vero e proprio playmaker. Usa solamente il destro, ma lo fa in maniera deliziosa: è in grado di battere punizioni a giro, corner, sa tirare da fuori ma anche fare lanci di 30 metri tagliando il campo e servendo un compagno smarcatosi dalla parte opposta. Dà come detto del tu al pallone, ma è molto concreto, non si perde in inutili dribbling (i classici doppi passi dei brasiliani che credono di avere talento), ama dare e ricevere triangolazioni (ha un ottimo tempismo negli inserimenti), tiene palla solo il tempo di pensare a come creare una azione pericolosa, senza rallentare quasi mai il gioco. Come modo di gioco, per capirci, ricorda molto il nostro Diego (giocatore a tutto campo) al quale unisce la concretezza di Kakà. Certo, non è ancora lontanamente paragonabile alla classe dei due numeri 10 più forti del Brasile, ma è certamente sulla buona strada per diventarne l’erede. Pur non essendo uno specialista della fase difensiva, inoltre, partecipa comunque al pressing e copre gli spazi discretamente bene, non facendo quindi giocare la sua squadra con un uomo in meno. Cioè che impressiona è la sua abilità tattica, la sua capacità di svariare e di essere sempre al posto giusto, senza mai sparire dal gioco. E questa, per un 19enne, è una qualità unica.

IMPRESSIONE E PROSPETTIVE:
Questo è senza ombra di dubbio il mio pallino, tra i verdeoro, da quando un anno fa mi è stato segnalato da una amica venezuelana che lo aveva seguito al SudAmericano. Ogni volta che lo rivedo, e penso ad un erede di Diego e Kakà, è lui che mi viene immediatamente in mente. E’ un giocatore di quelli come piacciono a me, molto “freddi”, tosti, senza fronzoli, ma dotato comunque di grande leadership (è capitano della Sub20) e di classe da vendere. Su di lui c’è già, giustamente, mezza Europa, e credo che a breve si scatenerà un’asta selvaggia per portarlo nel Vecchio Continente. Il ragazzo certamente merita tutte queste attenzioni, e sono sicuro che ne sentiremo parlare a breve.

Giovani promesse: Alan Kardec (Vasco da Gama)

alan kardecData di nascita: 12 Gennaio 1989
Nato a: Barra Mansa (BRA)
Nazionalità: Brasiliana
Ruolo: Centravanti
Club: Vasco da Gama (BRA), in prestito all’Internacional (BRA)
Scadenza contratto: xxx
Valutazione: xxx

LA CARRIERA:
Alan Kardec de Souza Pereira Junior è nato a Barra Mansa nello stato di Rio de Janeiro, in Brasile. Ha iniziato a 11 anni nelle giovanili del Vasco da Gama per rimanerci fino al 2007 quando, il 14 febbraio, è arrivato il debutto con la prima squadra nella Copa do Brasil. Due mesi dopo, l’11 aprile, è arrivato per lui anche il primo centro nel match contro il Botafogo, terminato 4-4 e valido per il Campeonato Carioca. Il 21 luglio ha segnato il primo gol nel Campeonato Brasilerao. Il 2007 si è chiuso con 26 partite e 8 gol, bottino impressionante per un 18enne. L’anno successivo si è ripetuto a buoni livelli realizzando 2 gol in 19 partite di Serie A. Nel gennaio del 2009 ha partecipato ai Campionati Sudamericani Sub20 disputatisi in Venezuela, finendo il torneo con un bottino di due gol (ad Uruguay e Argentina, importantissimi) in otto partite. A settembre, è arrivato il prestito all’Internacional di Porto Alegre, per poter giocare titolare e con continuità tutte le partite. Lo stesso mese per lui c’è stata la vetrina del Mondiale U-20 d’Egitto, in corso di svolgimento, dove potrà definitivamente dimostrare il suo valore davanti alle telecamere di tutto il mondo.

CARATTERISTICHE:
Alan è un centravanti alto (188 cm) e dal fisico asciutto (75 kg) che si disimpegna nel ruolo di centravanti. Pur essendo brasiliano, fa della concretezza la sua caratteristica principale, non amando perdersi in inutili dribbling o decentrarsi per stare lontano dall’area di rigore, il suo habitat naturale. In patria lo chiamano “O Matador”, soprannome che lo descrive perfettamente. La qualità principale di questo ragazzo è sicuramente il colpo di testa, in cui eccelle: è dotato infatti sia di una incredibile elevazione (ricorda un pò quella di Amauri, per fare un paragone con un nostro giocatore) sia di una ottima tecnica e tempismo che gli permettono di sfruttare al massimo ogni cross, corner o calcio di punizione con palla messa in mezzo. Pur essendo così alto, ha dei piedi molto educati e riesce ad effettuare uno straordinario lavoro di sponda anche con i piedi, oltre che di testa, e risulta perciò utilissimo per far salire la squadra e liberare al tiro i compagni in aiuto da dietro. Si fa inoltre sentire anche dando una mano in difesa sulle situazioni di palla inattiva andando a saltare di testa.

IMPRESSIONE E PROSPETTIVE:
Che fosse bravo lo si era già intuito in Venezuela, al SudAmericano Sub20. In Egitto si è presentato in perfetta forma, galvanizzato dalla nuova esperienza che lo attende a Porto Alegre (giocherà assieme a Giuliano, altro talento da seguire), e determinato a guidare i verdeoro alla vittoria finale. Non so quale sia la sua valutazione allo stato attuale, ma sono sicuro che saranno in molti gli osservatori ad aver scritto il suo nome sui taccuini alla voce “comprare”. Vi devo dire la verità: è un giocatore che mi piace , magari meno appariscente di altri centravanti impegnati nella manifestazione, ma così concreto e forte nel gioco aereo che davvero il ragazzo è da seguire e possibilmente opzionare se dovesse confermarsi anche nell’Internacional. E’ infatti esattamente il tipo di centravanti che non stanca mai, qualunque sia il modulo tattico che utilizzi, perchè è in grado di fare reparto da solo e segnare gol a grappoli (basta che gli arrivi qualche cross decente). Non è il tipo che, in caso di difficoltà, torna indietro a prendersi palla o che sa svariare e allargarsi per liberarsi del marcatore e aprire il gioco, ma avesse anche queste qualità, oltre a quelle già citate, sarebbe un fenomeno assoluto. Se dovesse migliorare nel fisico (vanno messi un pò di muscoli, senza perdere la buona velocità che lo caratterizza) potrebbe davvero trasformarsi in una versione senza i no-look pass e i doppi passi sulla fascia di Amauri, in grado di prenderla sempre di testa e dare una dimensione nuova all’attacco grazie alla sua elevazione.

Generazione di fenomeni: Eden Hazard (Lille)

eden hazard lilleNome: Eden Hazard
Nato a: La Louvière (Belgio)
Il: 07/01/1991
Passaporto: Comunitario
Ruolo: Trequartista esterno
Scadenza contratto: 2012
Valutazione: 15 mln di €

LA CARRIERA:
Eden Hazard è nato a La Louvière, Belgio, il 7 gennaio 1991, da una famiglia di calciatori: sia la madre sia il padre infatti hanno giocato a calcio a discreti livelli e anche i suoi 3 fratelli stanno provando a ripercorrerne la carriera (il più piccolo, 16 anni, gioca nel Lens, rivale storica del Lille, e pare promettere altrettanto bene). Calcisticamente Eden è cresciuto nelle giovanili dell’Association Football Clubs Tubize, ma già da quando aveva 11 anni è stato notato dal Lille, squadra della Ligue 1 francese, che lo invitò a svolgere un provino. I genitori preferirono però rimandare le cose di qualche anno e nel 2005, quando Hazard era ancora 14enne, lo iscrissero nella famosa scuola calcio del club francese, una delle migliori qualitativamente d’Europa. E’ qui che si è formato come calciatore a tutti gli effetti. Si è messo prima in mostra disputando un grandissimo Europeo U-17 in Belgio (trascindando la sua Nazionale fino alle Semifinali, battuto solo ai rigori dalla Spagna di Bojan Krkic), poi un ottimo Mondiale U-17 in . L’anno scorso ha esordito col proprio club e disputato una ottima stagione d’esordio con 30 presenze (quasi tutte partendo dalla panchina) e 4 gol guadagnandosi il riconoscimento di “miglior giovane del torneo” (primo straniero a riuscirci). Quest’anno, a 18 anni, sarà titolare. Con il Belgio, ha giocato come detto sia a livello giovanile sia, a 17 anni, con la Nazionale maggiore (esordio precoce e di successo). Il futuro è davanti a lui. Soprattutto perché è già l’oggetto dei desideri dei più grandi clubs europei: Arsenal, Manchester United, Chelsea, Inter, Barcellona, Real Madrid (Zidane: lo comprerei ad occhi chiusi) e da poco, pare, anche la Juventus. Ne sentiremo parlare sicuramente la prossima estate. Lui, intanto, ha apertamente fatto sapere di sognare di giocare nell’Arsenal (con Wenger) o nel Real, diventando un “galattico”. Occhio..

CARATTERISTICHE:
Nel Lille gioca sostanzialmente da trequartista esterno, sia destro che sinistro. Svaria su entrambe le fasce per trovare spazi, scambiandosi spesso di posizione col mancino Obraniak. Non è un costruttore di gioco classico, essendo il 29enne Balmont il vero motore della squadra (una sorta di Giovinco più tozzo, più atletico e più abile a giocare a tutto campo). Eden è un vero e proprio giocatore d’attacco, che partecipa pochissimo alla fase difensiva e che si interessa soprattutto di quella offensiva, alla costante ricerca del gol o della giocata personale. Forzando un paragone, per capirci, è un po’ simile a Cristiano Ronaldo, che gioca esterno ma che non disdegna di accentrarsi e cercare il numero e la conclusione. Come il Manchester di Ferguson, tra l’altro, anche il Lille ha tantissimi calciatori che svariano in mezzo al campo scambiandosi di posizione e non dando punti di riferimento alle difese avversarie (insomma, dove per capire se un giocatore è esterno o centrale, attaccante o centrocampista devi leggerlo su internet..). Hazard può giocare anche da seconda punta classica, in appoggio al centravanti che segna e sgomita. Di certo non gli si può chiedere di giocare spalle alla porta, non avendo il fisico e le caratteristiche adatte per fare quel tipo di gioco, ma se si corre e si gioca palla a terra, può fare danni partendo come detto largo ma tagliando spesso al centro per inserirsi alla conclusione. Per quanto riguarda i calci piazzati, le punizioni e i corner li batte tutti il mancino Obraniak, specialista della squadra. Le poche che non batte lui le batte col destro Cabayè. Durante i corner difensivi di solito resta in avanti per far ripartire subito il contropiede, in quelli offensivi si piazza invece in area pronto a ribadire in rete eventuali rimpalli. Sa dribblare, effettuare colpi di tacco, finte, doppi passi (specialità della casa), finte di corpo, passaggi no look, tiri a giro. Insomma tutto il repertorio classico dei giocatori tecnici e di classe ce l’ha. In più aggiungiamoci il fatto che sia praticamente ambidestro, e vi sarete credo fatti una idea del tipo di giocatore. Inultile dilungarsi: sa fare di tutto. Il meglio di sé lo esprime naturalmente palla al piede, quando può puntare l’uomo in dribbling e servire i compagni o liberarsi per la conclusione. Quando gioca a sinistra naturalmente sfrutta i tagli al centro portando palla col piede destro, mentre a destra di solito preferisce andare sul fondo o saltare l’uomo con tagli diagonali verso l’interno, improvvisi, magari di tacco o con giochi di prestigio. Quando parte palla al piede di solito puoi fermarlo solo acchiappandolo per la maglietta e tirandolo giù. Difetti: a volte eccede nella giocata invece di fornire semplici assist o di piazzare la palla in rete senza fronzoli. Ma è il classico “genio”, da prendere con i pro e i contro (ti sa risolvere una partita con una giocata ma al tempo stesso riesce a fare arrabbiare mezza squadra quando non la passa con i tempi giusti). Calcia a rete preferibilmente di destro, soprattutto a giro. E’ alto 1.70 m per 69 kg di peso. E’ scattante e molto veloce sia con sia senza palla a percorrere la corsia laterale e a proporsi in attacco con veloci ripartenze. Fisicamente non è particolarmente alto né muscoloso, ma è ancora un 18enne, e deve ancora formarsi. Essendo un fantasista, comunque, il suo gioco ne risente comunque poco al momento, soprattutto perché più che giocare centralmente, come detto, preferisce agire più largo, dove c’è più spazio e si gioca meno spalle alla porta, si salta meno per colpirla di testa e si preferisce il gioco in velocità soprattutto palla a terra.

IMPRESSIONE:
Se teniamo in considerazione che è poco più che un 18enne, e che gioca ormai da titolare nella Ligue 1 (e nella UEFA Europa League) da un paio d’anni, beh viene naturale etichettarlo come un grande talento da seguire. Se pensiamo che alla sua età in Italia (ma è un problema noto..) giocano al massimo nel Campionato Primavera ed è oro colato se riescono a collezionare 5’ di gloria nelle ultime 2-3 giornate (a giochi fatti), possiamo renderci conto della personalità del ragazzo, ma anche del suo talento, perché essere titolare in una squadra di fascia medio-alta della Serie A francese comunque non è da tutti, alla sua età (Brahimi, per dire, seguito nell’Europeo U-19, gioca in Serie B.. e di tutti gli altri Francesi che hanno partecipato all’evento, solo un paio erano titolari nel proprio club, di solito di basso livello). Talento molto precoce insomma, puro, cristallino, che sicuramente mi ha colpito più del nostro Yago (giocano in maniera simile) e che in un paio di anni potrebbe raggiungere livelli davvero interessanti. Nell’attuale Juventus faticherei a collocarlo tatticamente. Il problema è che Diego, trequartista centrale classico, ama appunto stazionare subito dietro le punte, catalizzando la manovra d’attacco. Delle due punte, inoltre, almeno una deve necessariamente essere molto attenta alla fase difensiva (Amauri?) e, in attacco, deve far salire la squadra. Hazard potrebbe probabilmente giocare sia da trequartista al posto di Diego (ma converrebbe acquistarlo avendo già Giovinco come riserva ed eventualmente Camoranesi o Del Piero?), ma come detto più che stazionare dietro le punte ama partire largo, puntare la porta e inserirsi alla conclusione, quindi con caratteristiche (e probabilmente anche risultati) molto diverse da quelle del brasiliano (non ha neanche la metà della visione di gioco dell’ex prodigio del Santos); più facilmente potrebbe giocare da seconda punta, sfruttando la sua rapidità e la sua tecnica per correre velocemente in avanti, aggredire gli spazi e giocare in rapidità palla a terra (anche se probabilmente risentirebbe almeno inizialmente del gap fisico con i difensori del campionato italiano..). Non ne sono molto convinto, ma lavorandoci su si potrebbe adattare proprio in quel ruolo. La verità è che, così come il nostro Yago, pare essere proprio nato per giocare in un 4321, o al limite in un 4231. L’unica soluzione realistica sarebbe allora giocare con tre trequartisti dietro Amauri, con Diego centrale, Hazard a sinistra e Camoranesi a destra. Così avrebbe sicuramente modo di mettersi in mostra per il suo reale valore. La domanda è: vale la pena rischiare un grosso investimento per un giocatore che farebbe, dopo Diego, stravolgere ulteriormente il nostro modo di giocare? Per me sì.

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