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La coerenza non è di questo mondo (calcistico)…

pulcinellaIL PATTO

«E’ stata una sentenza ridicola, ci sarebbero molte cose da dire. Ringrazio Abete per la coerenza subito manifestata dopo la telefonata che abbiamo avuto domenica. Riscontro davvero tanta sensibilità nei confronti di una squadra che deve rappresentare l’Italia in Champions League. Il presidente federale ha fatto in modo che la nostra vigilia fosse il più tranquilla e serena possibile. Adesso sì che potremo essere sereni per la Coppa…»

Così Massimo Moratti martedì scorso, subito dopo aver appreso delle sentenze del giudice sportivo Tosel. Con una bella faccia tosta. Perchè uno poi si domanda: ma se ci tenevano così tanto a far restare la squadra tranquilla in vista dell’importantissimo match clou di “Coppa” contro il Chelsea perchè hanno poi incoerentemente fatto tutto questo “rumore” (modalità diplomatica ON)? Passi per la foga agonistica dei calciatori (Samuel e Cordoba. Ma anche Milito, su!), che può anche essere interpretata come una “eccessiva voglia di arrivare per primi sul pallone” (mettiamola così.. per restare in modalità diplomatica!), ma qui stiamo parlando di altro, signori miei. Stiamo parlando di un dirigente interista (Oriali, un esperto in materia…) che si è fatto deferire per dichiarazioni censurabili sull’operato arbitrale. Un dirigente, non un Balotelli qualsiasi. E stiamo parlando dell’allenatore dell’Inter – colui che più di tutti avrebbe dovuto avere interesse (ma ce l’aveva?) a far restare la squadra tranquilla e serena (e che a Balotelli lo tratta spesso da bambino scemo) – che è stato squalificato per 3 giornate per aver fatto uno show di 90 (novanta) minuti tra aizzamenti alla folla, gesti mimati delle manette, sorrisi ironici e provocatori, proteste ad ogni fischio. E che, mentre i suoi giocatori scendevano nello spogliatoio imprecando contro l’arbitro (Muntari) e prendendo a pugni un avversario (Cambiasso), era intento a continuare nel suo show personale davanti alle telecamere. Evidentemente, la voglia di far restare la squadra calma, serena e concentrata già sul successivo match di Coppa, era poca. Minore della dolcissima voglia di apparire Special a tutti i costi, anche nelle proteste. Con quale coerenza allora Moratti può parlare di mancanza di coerenza (anche ammesso) di Abete? E mi limito ad osservare questo, senza entrare nei… “dettagli” (chiamiamoli così!), e cioè discutendo del fatto che telefonare al presidente della FIGC per chiedere che il giudice sportivo, terzo e imparziale (così ha voluto proprio Moratti in una sua battaglia post-Calciopoli, a proposito di coerenza..), potesse ammorbidire o comunque posticipare una sentenza (solo per l’Inter, ovviamente) per far restare la sua squadra “calma” in vista di un imminente impegno sia un comportamento non lecito. Ma, si sà, sono dettagli. Moratti le telefonate le fa “cordiali”, e i suoi “vergognoso” sono pieni di classe e onestà intellettuale.

IL MORALIZZATORE

«Meglio non parlare di campionato. Se parlo di campio­nato mi danno 2-3 partite in più di squalifica ed è meglio non farlo. Questo perché mi hanno detto che si è ripetuto quello che è successo a Bari. Stavolta però, nonostante il mio italiano stentato, ho senti­to parole nuove, ovvero “abbas­siamo i toni”. Già, abbassiamo i toni: è così che voi italiani ave­te costruito una storia che mi ha fatto vergognare come uo­mo di calcio. Quando ho sapu­to di Calciopoli, mi sono vergo­gnato terribilmente di dare da mangiare alla mia famiglia con i soldi del calcio. Però ades­so abbassiamo i toni… L’Italia non mi cambierà: sono arriva­to onesto, me ne andrò via one­sto».

Così invece si è espresso ieri l’altra “testa pensante” dell’Inter, ovvere Josè Mourinho. Che, nonostante l’arbitro avesse appena negato due rigori solari al Chelsea, ha trovato – non sia mai – il modo di prendersela ovviamente  col Palazzo. Uno che però arriva a vergognarsi di dare da mangiare alla propria famiglia col calcio avendo “saputo” (prima o dopo aver firmato per l’Inter?) di Calciopoli, per poter dire una cosa simile, deve avere una mezza aureola in testa ed essere inattaccabile. Lo è? No, perchè ad informarsi bene poi si scopre che il suo Porto, l’anno in cui divenne campione di Portogallo conquistando il diritto alla Champions che poi vinse con lo stesso tecnico portoghese alla guida, venne penalizzato di 6 punti per lo scandalo «fischietti d’oro» e che il suo presidente Pinto da Costa venne accusato di maneggi arbitrali e di acquisto di favori sessuali (a base di orge con  le immancabili escort) e squalificato per due anni sempre in seguito a quella complessa vicenda giudiziario-politico-sportiva che sconvolse il Portogallo tra il 2006 e il 2009. L’unica cosa di cui ci si dovrebbe vergognare semmai è che lì le cose le hanno fatte per bene: intercettazioni (e ci siamo), processi penali (e non ci siamo più), poi la giustizia sportiva che non ha potuto utilizzare le intercettazioni (e siamo distanti anni luce) e, dulcis in fundo, l’UEFA che – invece di vendicarsi in chissà quale modo – ha eccepito l’impossibilità di entrare nel merito ammettendo il Porto all’attuale Champions League, nonostante l’illecito accertato. E’ vero, Calciopoli è una vergogna. Ma in altri sensi. Ed è vero, Mourinho dovrebbe vergognarsi del suo stipendio, per il semplice fatto che non passa settimana che lo rinfacci a mezzo mondo. Insomma a farci la morale è un allenatore che ha vinto, in Portogallo, uno Scudetto con l’asterisco. Ma onesto a prescindere. Perfetto per l’Inter.

I FASTIDIOSI

«Sono arrabbiato. E indignato. Ieri è accaduto qualcosa di scandaloso. Dopo Monaco pensavo di aver visto tutto. Invece si è andati oltre. Se c’è un criterio nelle scelte, come si può mandare Rosetti in una partita come quella di ieri? Con quei precedenti? Spero che Collina o Abete un giorno me lo possano spiegare, ma so che queste risposte non arriveranno mai. Dopo tutti questi anni in cui siamo arrivati in Champions League forse diamo noia a qualcuno. Con quanto accaduto ieri la speranza di arrivare quarti è svanita del tutto. Voglio capire cosa ha fatto di male questa Fiorentina. Il rigore su Montolivo era troppo netto, e non vengano a parlarci di strane regole del vantaggio. Rosetti non alza le braccia, ma fa segno chiaramente al nostro capitano di rialzarsi. E’ stata toccata la nostra dignità, quella della squadra e della città di Firenze; che come sempre ha risposto in maniera civile. I tifosi viola sappiano che la società è presente e vigilerà attentamente su quanto sta accadendo”.

Senza entrare nel merito (vorrei solo ricordare ai Della Valle che sono l’ultima squadra della parte “sinistra” della classifica, e che domenica rischiano di passare “a destra”, se non fanno 3 punti..), ricordo a tutti come Riccardo Montolivo, proprio lui, aveva commentato così alla vigilia la scelta di Rosetti da parte di Collina: “Non c’è nessun problema, per me Rosetti è uno dei migliori arbitri italiani”. Non serve aggiungere altro, parlando di coerenza. Anzi sì, una cosa sola, a proposito di… pelati! Noi Ovrebo lo conosciamo da prima di loro. Già, perchè, come dimostrato nella “fotomoviola” di allora, concesse al Bordeaux un gol in fuorigioco nella prima giornata di Champions di quest’anno. Facendoci perdere 2 punti. E Platini era (anche allora) juventino.

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Il Tribunale: il libro di Ferruccio Mazzola non contiene diffamazioni

helenio herreraTutto ha avuto inizio nel 2004, anno in cui la casa editrice Bradipolibri pubblicò un libro a cura di Fabrizio Calzia dal titolo “Il terzo incomodo. Le pesanti verità di Ferruccio Mazzola”. Al suo interno sono contenute pesantissime accuse lanciate senza peli sulla lingua da parte del Ferruccio Mazzola, fratello di Sandro; accuse verso la sua società (Inter) e il suo tecnico (Helenio Herrera) all’epoca dei fatti. Nel libro viene documentato che in quell’Inter ci fu un “uso disinvolto del doping per potenziare al massimo le prestazioni della squadra e per conseguire i gloriosi risultati poi effettivamente raggiunti”. L’Inter, ovviamente, non la prese bene e, l’anno dopo, tramite Giacinto Facchetti, citò per diffamazione sia la Bradipolibri (e Calzia) che Ferruccio Mazzola, richiedendo un risarcimento di un milione e mezzo di euro per danni patrimoniali e morali.

Forse non tutti sanno che questa richiesta danni è stata respinta da parte del Tribunale chiamato ad esprimersi in merito, e l’Inter non ha presentato appello. Le parole di Ferruccio Mazzola sono state quindi certificate da un Tribunale!

Questa una parte della sentenza del giudice unico Rosaria Ricciardi su questo caso: “(…) il libro è costituito prevalentemente da una serie di racconti che hanno visto come protagonista il Mazzola nel corso della sua carriera, nonché da una serie di testimonianze di molti ex calciatori. Attraverso un racconto chiaro e completo, scevro da espressioni malevole o offensive, gli autori delineano un quadro generale e storico del calcio dell’epoca”.

“Tutti Pazzi per la Juve”, il popolarissimo programma radiofonico in onda su Radio Erre2 e condotto dall’amico Stefano Discreti e dalla combriccola romana, ha intervistato in esclusiva il legale della Bradipolibri, l’avv. Alberto Foggia.

Salve avvocato, come commenta questa sentenza?
“La commento positivamente anche perchè abbiamo sempre creduto che non ci fosse stata alcuna diffamazione nel libro “Il terzo incomodo” perchè si trattava di fatti veri, raccontati da Mazzola che li ha vissuti in prima persona. Quindi percepiti direttamente e poi confermati da altri giocatori dell’Inter di quegli anni. Non c’era nulla sul libro di diffamatorio, ed è stato dimostrato”.

Il giudice quindi vi ha dato ragione e l’Inter ha dovuta pagare anche le spese processuali. È vero che però lei ha dovuto attendere un anno per la liquidazione della sua parcella minacciando il pignoramento dell’incasso di una partita casalinga dell’Inter?
“Purtroppo è vero. Ho dovuto attendere più di un anno, perchè nessuno da via Durini si è fatto vivo per pagare i 7.000 euro necessari a coprire le spese processuali. Sono stato costretto a fare un atto di precetto col quale ho intimato all’Inter di pagare entro dieci giorni la somma, altrimenti avrei proceduto al pignoramento (dell’incasso). Solo allora l’Inter ha pagato, evitando un pignoramento che sarebbe stato davvero disonorevole per la storia del club”

Quali accuse ha concretamente prodotto l’Inter per giustificare il reato di diffamazione a mezzo stampa imputato al suo cliente?
“Direi nessuna, perchè l’Inter avrebbe dovuto dimostrare che i fatti narrati nel libro non erano veri. Ma non ha dimostrato nulla, ne si è avvalsa di documentazioni o ha chiesto di assumere testimonianze. Si è limitata a discorsi piuttosto vaghi, senza niente di concreto.”

La veridicità dei fatti narrata da Ferruccio Mazzola non è stata contestata?
“E’ stata contestata ma senza prove. Noi invece ci siamo spinti anche oltre confermando con più forza le nostre ragioni e la veridicità di ciò che c’è nel libro. E lo abbiamo fatto anche con copiosa documentazione giornalistica dell’epoca.”

L’Inter ha tentato di confutarli per far vedere che erano falsi?
“Solo a parole, contestando in maniera generica, senza portare nessuna prova a proprio favore. E’ stata una difesa monca, che ci ha facilitato il compito.”

Per quanto riguarda i numerosi morti che ci sono stati nell’organico della grande Inter, la società come si è espressa in merito? Non ha messo in relazione il discorso degli ex giocatori scomparsi, con quello che c’è scritto nel libro?
“Hanno contestato anche questo, ma sempre senza prove. Comunque anche noi non abbiamo la certezza di una relazione tra il doping che c’è stato ed ormai è provato di quell’Inter e le tante morti successive dei giocatori che ne facevano parte. Certo è che una coincidenza troppo strana ma è un discorso comunque troppo importante per essere generalizzato. La medicina ci aiuterà ad aver risposte più concrete.”

Su queste morti sa se c’è qualche indagine giudiziaria in corso?
“Ci sono delle indagini da molti anni, che sta conducendo con grande determinazione il pubblico ministero Guariniello della procura di Torino, e che non riguardano solo il calcio ma anche altri sport come il ciclismo, o addirittura le bocce. Il discorso doping è una piaga gigantesca del nostro sport che spesso si rischia di nascondere. Non c’è stato solo in passato. Nulla è cambiato.”

Amichevolmente o non, ha discusso con Moratti della vicenda, anche in via non ufficiale?
“No, non ho avuto il piacere. Comunque non avrei potuto farlo, perchè parlare direttamente con Moratti avrebbe voluto dire scavalcare il legale che tutela il suo cliente.”

Se ci fosse stata la Juventus al a posto dell’Inter, se ne sarebbe parlato molto di più?
“Credo di si, perchè la Juventus fa più notizia dell’Inter per l’importanza del blasone del club. Per la storia del calcio italiano è la squadra più rappresentativa, e lo dico senza essere tifoso di nessuna delle due squadre.”

Vuole aggiungere qualcosa a riguardo della vicenda?
“Spero se ne parli di più, non certo per pubblicizzare la casa editrice o la mia persona, ma lo dico per le generazioni future. Se ne deve parlare per aumentare i controlli perchè il doping uccide!!”

(Credits: Tutti Pazzi per la Juve)

Coppa Italia: Inter vs Juventus 2-1 (una eliminazione da rimpianto)

mario balotelliProprio come cinque giorni fa contro la Roma. La Juventus lascia il campo con una sconfitta immeritata, allo scadere, dopo aver disputato una buona gara. Al Meazza, la buona sorte dura 10 minuti, il tempo di aiutare Diego sul gol (errore di Toldo). Nella ripresa, palo di Chiellini sullo 0-1, deviazione decisiva della barriera bianconera sul pareggio di Diego, prima del gol partita di Balotelli al 44’. Dopo il 3-0 sul Napoli, la squadra di Ferrara si ferma ai quarti di finale. Ad affrontare la Fiorentina nella doppia semifinale sarà quindi l’Inter. Per i bianconeri è un’altra competizione che va in archivio. Restano il campionato (domenica c’è il posticipo con la Lazio) e l’Europa League, in attesa del doppio incontro con l’Ajax.

LA PARTITA
Per la sfida del Meazza, Ferrara punta su una sorta di 4-4-1-1. Davanti a Buffon (32 anni oggi), difesa con Grygera, Cannavaro, Chiellini e Grosso. A centrocampo Candreva, Sissoko, Felipe Melo e De Ceglie. Diego alle spalle di Amauri. Dopo la sfortuna, spesso a fianco dei bianconeri in quest’ultimo periodo, il match inizia sotto una buona stella. Al primo vero affondo, al 10’, Diego scaglia un destro che si infila in porta dopo un incredibile errore di Toldo che si fa sfuggire il pallone. L’Inter reagiste subito con un tiro di Balotelli respinto da Buffon e poi con Maicon che mette alto dopo essere arrivato solo davanti alla porta. La difesa bianconera si compatta sui tentativi nerazzurri e prova spesso a far ripartire la manovra. I bianconeri si rifanno vivi alla mezz’ora quando Amauri si conquista una punizione dal limite, ma il tiro di Diego è debole e questa volta Toldo non si fa sorprendere. Il primo tempo si chiude con le proteste nerazzurro per intervento di mano di Felipe Melo su cross di Thiago Motta, ma Damato ha optato per l’angolo. Ripresa. Si torna in campo con i bianconeri avanti 1-0 e con Sissoko regolarmente al suo posto. L’Inter prova subito a partire forte, ma la prima occasione è per Diego che sfiora il palo con un diagonale da fuori area. Ancora più pericoloso il colpo di testa di Chiellini che colpisce il palo sul cross di Diego. Mourinho prova a correre ai ripari e manda dentro anche Milito al posto di Cambiasso, rendendo ancora più offensiva la sua squadra. I bianconeri continuano a difendersi e a provare a ripartire negli spazi che i nerazzurri sono costretti a lasciare. Come succede al 24’ quando Diego prova la rovesciata dopo il cross di De Ceglie. La fortuna, che aveva aiutato sul gol di Diego, volta ancora le spalle ai bianconeri. Dopo il palo di Chiellini, si mette anche sul pareggio dell’Inter. Sneijder batte una punizione che, deviata dalla barriera, mette fuori causa Buffon e permette a Lucio di mettere dentro da un metro. La squadra di Ferrara non si perde d’animo e con Candreva – in crescita – sfiora il nuovo vantaggio con una botta da fuori area. Nell’Inter entra Muntari per Pandev. La gara è aperta a ogni soluzione. Al 39’, un’altra deviazione della barriera su punizione di Sneijder costringe Buffon alla deviazione. Ma al 44’ arriva la beffa per i bianconeri: Thiago Motta ci prova da fuori, Buffon respinge, ma il primo ad arrivare sul pallone è Balotelli che insacca da due passi. È il gol che decide la qualificazione e punisce immeritatamente i bianconeri. Neppure l’ingresso in campo di Paolucci per De Ceglie cambia la sostanza. Finisce 2-1 e per la Juventus è il capolinea in Coppa Italia. Nel modo più beffardo.

IL TABELLINO
INTER-JUVENTUS 2-1 (0-1)
RETI: 10’ pt Diego, 26’ st Lucio, 44’ st Balottelli.
INTER: Toldo; Maicon, Materazzi, Lucio, Santon;
Zanetti, Cambiasso (16’ st Milito), Thiago Motta; Sneijder (48’ st Cordoba); Balotelli, Pandev (35’ st Muntari). A disposizione: Julio Cesar, Samuel, Quaresma, Arnautovic. All. Mourinho.
JUVENTUS: Buffon; Grygera, Cannavaro, Chiellini, Grosso; Candreva, Felipe Melo, Sissoko, De Ceglie (47’ st Paolucci); Diego; Amauri. A disposizione: Manninger, Zebina, Legrottaglie, Marrone, Boniperti, Yago. All. Ferrara.
ARBITRO: Damato di Barletta.
AMMONITI: 42’ pt Maicon, 4’ st Chiellini, 25’ st Felipe Melo, 31’ st Cannavaro.

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Le avversarie: l'Inter di Josè Mourinho

interLE STATISTICHE
Per l’Inter è la seconda partita di Coppa Italia in questa stagione, come prevede infatti la nuova formula “all’inglese” che è in vigore dal 2008. I nerazzuri, così come la Juventus, sono entrati in gioco dagli ottavi di finale, insieme alle restanti 6 squadre impegnate nelle Coppe Europee. Agli ottavi, l’Inter ha incrociato il Livorno di Serse Cosmi al Meazza vincendo di misura per 1-0 grazie alla rete su punizione di Wesley Sneijder al 15° del secondo tempo. Nella precedente edizione, l’Inter è uscita in semifinale contro la Sampdoria perdendo 3-0 a Marassi (Cassano e doppietta di Pazzini per i blucerchiati): agli uomini di Mourinho non bastò la vittoria per 1-0 nella gara di ritorno in casa (gol di Ibrahimovic). Nei turni precedenti avevano eliminato: Roma (2-1 ai quarti) e Genoa (3-1 dopo i supplementari agli ottavi). L’ultimo precedente in Coppa Italia è datato 2008: l’Inter di Mancini batte la Juventus di Ranieri: finisce 2-2 all’andata a S.Siro grazie ai gol di Cruz (due) e ai gol di Del Piero e Boumsong; nella gara di ritorno ha la meglio l’Inter 3-2 a Torino doppietta di Balotelli e gol di Cruz su rigore per i nerazzurri, e reti di Stendardo e Del Piero per la Juve.

COME SI PRESENTERA’
Ieri Mourinho è stato chiaro nella conferenza stampa che ha preceduto la partita: “Giocano Sneijder, Lucio (squalificati in campionato, ndr) e Balotelli. Gli altri sette li scoprirete domani”. Tirando le somme, vista la presenza di Sneijder, l’Inter si dovrebbe presentare col rombo a centrocampo e con due punte in un ipotizzabile 4312. In porta andrà sicuramente Toldo che non para dal 16 dicembre (ottavi di coppa Italia contro il Livorno); la difesa vedrà al centro con tutta probabilità Materazzi accanto a Lucio e sulle fasce Maicon a destra e Santon a sinistra con Cordoba che quasi sicuramente sarà destinato a fare qualche minuto nella ripresa per ritrovare un pò di forma visto che è quasi certa la sua presenza in campionato domenica. Come già detto prima, sicura la presenza dell’olandese Sneijder come vertice alto del rombo, dietro di lui, rispetto al derby, sarà probabilmente concesso un turno di riposo al capitano Zanetti e quindi probabilmente giocheranno Cambiasso come vertice basso supportato ai lati da Thiago Motta e Muntari. Certa la presenza di Balotelli, l’unico dubbio di formazione è il suo partner. Probabilmente sarà concesso un turno di riposo a Diego Milito. Samuel Eto’o è appena rientrato dalla Coppa d’Africa e stamattina verranno valutate le sue condizioni. Restano Pandev e Arnautovic: più probabile il primo anche in un’eventuale staffetta con Milito, da escludere la presenza del secondo così come da escudere anche la presenza di Quaresma da primo minuto.

IMPRESSIONI
In uno scontro diretto dentro-fuori tutto può succedere, ovviamente. Certo l’Inter arriva in un momento psico-fisico eccezionale, dopo aver battuto in 10 il Milan nel derby e aver dato una mazzata forte al campionato contro la diretta concorrente al titolo. Certamente la Coppa Italia non è il campionato, ma Inter-Juventus è pur sempre una classica, e l’inter non perde dal 5 dicembre guarda caso proprio contro la Juventus. I giocatori piu in forma in questo momento sono sicuramente Cambiasso, Sneijder e Milito. Cambiasso in particolare, superati alcuni acciacchi è rientrato ai sui livelli e gestisce il centrocampo dando equilibrio e solidità alla squadra in un ruolo cardine davanti la difesa. Sneijder è anche lui in forma eccezionale e, nei pochi minuti disputati nel derby prima dell’espulsione, ha colpito un palo con un bellissimo tiro al volo: avrà una gran voglia di rifarsi. Milito ormai lo conosciamo bene, attaccante completo con uno spiccatissimo senso del gol: eccezionale la sua prestazione nel derby in cui si è sacrificato per 90 minuti. L’Inter senza dubbio sarà un avversario temibile da affrontare in casa loro, ma come detto prima in 90 minuti tutto può succedere. Milan-Udinese di ieri insegna. Giocata ieri sera proprio a S.Siro: chissà il campo come sarà ridotto…

(Credits: Miguelòn)

Le avversarie: Inter-Siena 4-3 (rimonta Scudetto?) e Roma-Chievo 1-0

mourinhoINTER-SIENA 4-3

L’Inter, già campione d’inverno prima di scendere in campo, si presenta sul terreno di gioco con il solito Julio Cesar tra i pali protetto da una difesa tutta sudamericana: dalla coppia di centrali Lucio-Cordoba ai terzini, Maicon e Zanetti (che prende il posto dell’infortunato Chivu). A centrocampo rientra invece Stankovic e viene schierato il discontinuo Quaresma assieme a Motta e Snejder. In attacco, infine, la coppia scelta – ma quasi obbligata – da Mourinho è composta da Pandev e Milito. Assieme a Toldo e Samuel, poi, il tecnico lusitano si porta con sè in panca uno stuolo di giovani: Crisetig, Stevanovic, Donati ed Arnautovic. Dal canto suo, invece, Malesani risponde con Curci in porta, Brandao, Cribari, Rosi e Del Grosso in difesa, Ekdal, Codrea, Jajalo e Vergassola a centrocampo e Reginaldo a supporto di Maccarone.

CRONACA
L’Inter comincia benissimo e nei primi dieci minuti dimostra una netta superiorità territoriale rispetto ad un Siena piuttosto contratto. Dopo sei minuti di gioco Maicon pesca Sneijder in area ma il trequartista orange è chiuso sul controllo. Poco dopo Pandev si libera con un tunnel al limite dell’area e calcia radente il suolo, con Curci che però disinnesca una conclusione che pareva comunque destinata ad uscire. Un battito di ciglia ed i Nerazzurri sono ancora nell’area avversaria: Maicon serve Pandev che si libera al tiro piazzando la palla a fil di palo. Ci vuole un grande intervento di Curci per evitare una rete che sembrava fatta. Dopo questa sfuriata iniziale, comunque, l’Inter abbassa un minimo il ritmo, pur continuando a mantenere saldamente il pallino del gioco nelle proprie mani. Al 17′, quindi, succede l’inusitato: Maccarone parte centralmente e non trova grande opposizione tanto che può portarsi fin quasi sul limite dell’area dove esplode un mancino molto preciso che buca un incolpevole Julio Cesar. Il Siena è incredibilmente avanti a San Siro. Bastano però sei soli minuti all’Inter per pareggiare. Dapprima è Maicon che fa le prove generali per il goal scendendo centralmente, un po’ come fatto da Maccarone poco prima, salvo concludere a lato d’esterno. Poi è Milito che si fa lanciare nello spazio e dopo aver puntato Cribari fredda Curci, posizionato in maniera non proprio impeccabile in quest’occasione. L’Inter comunque non si accontenta di un pareggio: il miglior attacco della Serie A – quello Nerazzurro, appunto – incontra la peggior difesa del nostro massimo campionato. Pensare di chiudere la partita con un solo goal all’attivo e senza portarsi a casa i tre punti non è nemmeno plausibile. Così poco dopo la mezz’ora Stankovic guadagna una punizione un passo fuori dall’area di rigore. Sul punto di battuta si presenta Sneijder che, implacabilmente, buca prima la barriera e poi lo specchio della porta difesa da un irretito Curci, che nulla può su questa conclusione del forte trequartista ex Real Madrid. La partita, a quel punto, dovrebbe essere in discesa. Dopo aver ribaltato il risultato, infatti, l’Inter avrebbe l’inerzia del match dalla sua. Solo che neanche centoventi secondi dopo il 2 a 1 il Siena trova il pareggio: Reginaldo riceve da rimessa laterale e crossa in mezzo pescando un Albin Ekdal che, tutto solo sul secondo palo, ha buon gioco e grossa facilità nel bucare Julio Cesar firmando il pareggio. La ripresa si apre con una doppia sostituzione: tra le fila ospiti Pegolo prendere il posto di Curci mentre tra le fila interiste Arnautovic prende il posto di Stankovic. Ma non solo: si apre anche sulla stessa falsariga di come era andato il primo tempo, cioè con l’Inter che mantiene il possesso del gioco lasciando comunque spazi importanti al Siena. Dopo cinque minuti dal rientro delle squadre in campo è Sneijder che scalda subito le mani a Pegolo calciando da fuori. Il portiere senese, però, respinge in qualche modo ed è poi salvato dall’approssimazione con cui Arnautovic giunge su quella palla per il peggiore dei tap-in. Al 54′ Rosi porta palla sulla destra per scaricarla a Reginaldo che crossa in direzione di Ekdal, anticipato però dall’intervento tempestivo di Maicon. Il goal è comunque nell’aria: dieci minuti dopo è Ekdal a portare palla per mettere poi in movimento il solito Reginaldo che dopo essere entrato in area ed aver temporeggiato per far salire la propria squadra scarica al limite all’accorrente Maccarone il cui destro piazzato è tanto preciso da freddare per la terza volta nel corso del match Julio Cesar. Questo goal, esattamente come il primo segnato dall’ex Middlesbrough, dovrebbe scuotere l’Inter e spingere i giocatori di Mourinho a ribaltare il risultato. Così non è. Resta infatti il Siena, di lì in avanti, a costruire le occasioni migliori. Prima Reginaldo crossa per Maccarone che, incredibilmente dimenticato da Lucio in mezzo all’area, non è però preciso nel suo colpo di testa. Poi Rosi fa un’ennesima discesa sulla fascia per scaricare a Maccarone che da fuori, questa volta, non troverà la porta. Infine un batti e ribatti al limite dell’area Nerazzurra porta il solito Maccarone, vera calamita di palloni quest’oggi, a concludere non trovando però la via della rete e facendosi parare la conclusione da Cesar. In mezzo a queste occasioni solo una velleitaria conclusione portata da un opaco Arnautovic al 73′: un tiro senza grandi pretese che si spegne ben lontano dalla porta difesa da Pegolo. Proprio quando il risultato sembra essere deciso Sneijder si erge ancora a salvatore della patria: a due minuto dal novantesimo batte una punizione chirurgica che beffa un colpevolissimo Pegolo sul proprio caso andando a sigillare il 3 a 3 e ridando verve e coraggio ai suoi compagni di squadra che sfrutteranno gli ultimi minuti rimanenti (recupero compreso) per tentare di ribaltare per la seconda volta nel match il risultato. Riuscendoci. Al 93′, infatti, Samuel riceve palla al limite beffando la trappola del fuorigioco per bucare poi Pegolo con un diagonale che non lascia scampo. 4 a 3, partita davvero rocambolesca!

COMMENTO
Che partita, ragazzi! In pochi penso avrebbero pensato che un Inter-Siena come tanti avrebbe potuto riservare tutte queste emozioni. Invece i senesi, probabilmente rinvigoriti dalla cura Malesani (che è sicuramente un ottimo motivatore), vendono cara la pelle facendo sudare le proverbiali sette camice ai giocatori Nerazzurri e tenendo lungamente in scacco i tifosi avversari, sino a due minuti dal termine rassegnati a vedere la loro squadra perdere inusitatamente. Però quest’Inter pur costretta a giocare con una formazione di emergenza da problemi vari dimostra di avere cuore e carattere, esattamente quelle due caratteristiche che sembravano mancare qualche anno fa e che invece oggi abbondano e portano questa squadra a dominare lo scenario italiano. Ora a questa squadra manca uno step solo: fare il definitivo salto di qualità anche in Europa. Dopodiché potrà davvero entrare nel novero delle squadre storiche. Altrimenti, qualora non riuscisse a farlo, finirebbe con l’essere solo una grande incompiuta.

TABELLINO
Inter vs. Siena 4 – 3
Marcatori: 17′, 64′ Maccarone, 23′ Milito, 35′ 88′ Sneijder, 36′ Ekdal, 93′ Samuel.
Inter: Julio Cesar; Maicon, Lucio, Cordoba, Zanetti; Stankovic (45′ Arnautovic), T. Motta (67′ Stefanovic), Sneijder, Quaresma (46′ Samuel); Pandev, Milito. A disposizione: Toldo, Donati, Crisetig. Allenatore: Mourinho.
Siena: Curci (46′ Pegolo); Rosi, Cribari, Brandao, Del Grosso; Vergassola, Codrea, Ekdal (81′ Jarolim), Jajalo; Reginaldo (72′ Fini), Maccarone. A disposizione: Ficagna, Rossi, Calaiò, Paolucci. Allenatore: Malesani.
Arbitro: Peruzzo (Schio).
Ammoniti: 40′ Stankovic, 75′ Sneijder, 89′ Codrea.

toni de rossiROMA-CHIEVO 1-0

La Roma scende in campo in odore di zona Champions per provare a riconquistare uno dei primi quattro posti del campionato. Per farlo mister Ranieri lancia dal primo minuto un Luca Toni molto voglioso di impressionare per provare a convincere Marcello Lippi ad inserirlo nella lista dei giocatori che tenteranno di difendere il titolo Mondiale vinto tre anni e mezzo fa in Germania. Dal canto suo, invece, Di Carlo vuole invece strappare almeno un pareggio per poter continuare sulla buona strada percorsa in questo girone di andata dai suoi ragazzi.

CRONACA
L’inizio è col botto ed inganna un po’ tutti. Dopo solo ventidue secondi di gioco, infatti, Toni si fa subito vedere provando una conclusione che viene però deviata in angolo dal tempestivo intervento di Davide Mandelli. Sugli sviluppi dello stesso la Roma passa però in vantaggio: Pizarro centra in direzione di capitan De Rossi che svetta bene per un’incornata che non dà scampo a Sorrentino. Una manciata di minuti e la punta proveniente dal Bayern Monaco dimostra ancora una volta tutta la sua pimpantezza: Taddei crossa da destra per lo stesso Toni che, mossosi benissimo, si libera del suo diretto marcatore per andare ad impattare di testa. La sua conclusione è però imprecisa e non trova lo specchio della porta difesa dall’ex portiere dell’AEK Atene. Al decimo la partita viene segnata irrimediabilmente: lo slancio Giallorosso è infatti frenato dall’intempestiva espulsione di Doni, con il portiere carioca costretto ad un’uscita rocambolesca che lo porta a colpire il pallone con una mano per chiudere su Abbruscato. Per ovviare a quanto successo Ranieri è quindi costretto a correre ai ripari inserendo Bogdan Lobont al posto di Vucinic e ridisegnando tatticamente la squadra: un lineare 4-4-1 con Toni unica punta che in fase di possesso diventa però 4-3-1-1, con il mobilissimo Perrotta pronto a guadagnare la trequarti campo per sostenere la punta di Pavullo nel Frignano. Giocando in 10 contro 11 i Giallorossi sono quindi costretti a rallentare il ritmo e, nel contempo, ad arretrare di qualcosa il proprio baricentro, tenendendo quindi ad addormentare il gioco. Perché, c’è da dirlo, dal canto loro i giocatori clivensi non fanno nulla per imporre un’accelerata alla partita né per sfruttare la superiorità numerica. Così nei minuti successivi all’espulsione del portiere romanista la partita si fa di una noia unica tanto che la prima vera conclusione verso la porta della squadra di casa arriva solo al trentasettesimo quando Abbruscato, uno dei pochi vivi sulla sponda clivense, calcia a lato dal limite. Prima di rientrare negli spogliatoi c’è spazio per l’ennesima combinazione Taddei-Toni con la punta che non riesce però ad infrangere lo specchio della porta facendosi disinnescare la conclusione dal portiere avversario. In apertura di ripresa un intervento approssimativo di Lobont, goffo nello smanacciare un traversone giunto dalla propria sinistra, offre ad Ariatti un’occasione d’oro. Il centrocampista di Reggio Emilia dimostra però una sensibilità di piede quantomeno approssimativa e nel mettere a lato il pallone si mangia una discreta opportunità di trovare il pareggio. Un solo minuto e Perrotta prova a sfruttare una sponda di Toni con una conclusione piuttosto velleitaria dal limite. Poco più tardi, quindi, Toni fa il Vucinic: Luca prende infatti palla da sinistra e dopo aver portato palla sino sul fianco dell’area salta seccamente Mandelli con un tunnel, penetrando in area. A quel punto al centrale clivense non resta che trattenere per la maglia l’avversario che, molto furbescamente, si lascia andare. L’arbitro non ha dubbi: calcio di rigore. Non dimostra però dubbi nemmeno Sorrentino che fa il fenomeno andando a parare la potente conclusione di Pizarro. La paratona di Sorrentino dovrebbe dare la carica ai suoi, ma così non è. Il gioco del Chievo resta infatti molto più che compassato tanto che guardando il match si fa quasi fatica ad accorgersi che la squadra di casa gioca con l’uomo in meno. Non solo: per quanto siano in svantaggio i giocatori del Chievo non riescono a costruire palle goal nemmeno con la forza dei nervi, finendo anche per concedere qualcosa agli avversari. Al 67′, ad esempio, ci prova Riise con uno dei suoi proverbiali quanto micidiali calci di punizione. Il terzino norvegese però non trova lo specchio, mettendo la palla non di molto a lato. Un paio di minuti e Cassetti si mangia un’occasione incredibile: il Chievo sembra in bambola nonostante la superiorità numerica, Taddei effettua l’ennesimo cross da destra e trova sul secondo palo un Cassetti che si può inserire completamente in solitaria. Il terzino bresciano, però, affossa clamorosamente il pallone non riuscendolo ad impattare adeguatamente e divorandosi letteralmente il goal che probabilmente avrebbe chiuso il match. Il Chievo pare proprio non riuscire a costruire nulla tanto che l’unica occasione interessante che riesce a costruire arriva all’84′ ed è un calcio di punizione di Bentivoglio, parato comunque senza eccessivi patemi dal portiere rumeno.

COMMENTO
Se non avessi visto coi miei occhi Mazzoleni espellere Doni all’undicesimo minuto non avrei mai potuto credere che la Roma abbia giocato in inferiorità numerica questa partita. Il tutto, è giusto dirlo, più per la pochezza a tratti sconcertante del Chievo di oggi che per la prestazione di una buona ma non trascendentale Roma cui va comunque un applauso per aver retto ottanta minuti senza il ben che minimo tentannamento. Roma che quindi agguanta, almeno temporaneamente, la quarta posizione e che si candida fortemente per un posto in Champions. Soprattutto se Luca Toni dovesse essere quello visto stasera sino al termine del campionato. A lui va infatti, e senza ombra di dubbio, il mio personalissimo riconoscimento come MVP del match. L’ex Bayern Monaco, infatti, lotta come un leone dal primo all’ultimo minuto risultando decisivo in occasione del goal vittoria (è lui, infatti, a guadagnarsi il calcio d’angolo che porterà all’1 a 0) ma, soprattutto, nel corso degli ottanta minuti giocati dalla sua Roma in inferiorità numerica. Lasciato tutto solo là davanti, infatti, si batterà allo stremo delle forze per tenere il più alto possibile ogni pallone transitante nella sua zona e per provare, quando gliene viene data l’opportunità, a pungere. Maiuscolo, ad esempio, nell’occasione del rigore guadagnato: con un’azione di altri tempi, infatti, la punta di Pavullo nel Frignano si fa largo tra le maglie della difesa avversaria senza esitazioni di sorta, lasciandosi poi andare nel momento in cui sente la sua maglietta venire tirata. Una prestazione davvero eccellente, non c’è che dire. Continuasse così sino a giugno metterebbe davvero in crisi Marcello Lippi: il Luca Toni visto oggi un posto ai Mondiali lo varrebbe senza ombra di dubbio.

TABELLINO
Roma vs. Chievo 1-0
Marcatore: 1′ De Rossi
Roma: Doni; Cassetti, Burdisso, Juan, Riise; Pizarro, De Rossi (65′ Brighi), Taddei, Perrotta; Vucinic (13′ Lobont) Toni. (81′ Baptista). A disposizione: Andreolli, Motta, Cerci, Guberti. Allenatore Ranieri.
Chievo: Sorrentino; Frey, Mandelli (74′ Marcolini), Yepes, Mantovani; Bentivoglio, Rigoni (56′ Luciano), Ariatti, Pinzi; Bogdani (71′ Granoche), Abbruscato. A disposizione: Squizzi, Morero, Malagò, De Paula. Allenatore: Di Carlo.
Arbitro: Mazzoleni (BG).
Ammoniti: 33′ Mandelli (C), 45′ Yepes (C), 68′ Mantovani (C).
Espulsi: 11′ Doni (R).
Note: all’11′ del secondo tempo Sorrentino para una rigore a Pizarro.

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