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Campionato: Juventus vs Lazio 1-1 (Zac comincia con un pari…)

del pieroJuventus–Lazio non è solo il posticipo della ventiduesima giornata di Serie A, ma è anche, e soprattutto, il debutto di mister Alberto Zaccheroni sulla panchina dei bianconeri. Debutto, tra l’altro, che avviene proprio contro una squadra già allenata in passato dal tecnico di Meldola: la Lazio. Correva la stagione 2001/2002 quando dopo poche giornate dall’inizio del campionato l’ex allenatore del Milan, squadra con cui vinse un campionato, subentrò in corso d’opera a Dino Zoff, rimosso dall’incarico. Ed è una coincidenza molto particolare quella che vede Zaccheroni esordire a Torino proprio contro la Lazio. Quel famoso anno in Biancoceleste, infatti, passò alla storia per quanto successo l’ultima giornata di campionato: battendo un Inter lanciatissima verso uno scudetto che pareva già cucito sul petto la Lazio consegnò quel campionato nelle mani della Vecchia Signora che deve quindi, indirettamente, proprio al tecnico emiliano uno dei suoi più recenti successi. Grande curiosità riguardo a questo debutto sorge soprattutto in relazione all’idea di calcio che Zaccheroni portò avanti almeno fino al 2007, data in cui si esaurì il suo ultimo incarico. La sua difesa a tre uomini, schieramento assolutamente poco consono quando si parla di grandi squadre, è infatti un marchio di fabbrica importante. Essendo arrivato solo da un paio di giorni in Corso Galileo Ferraris, però, il tecnico di Meldola non ha osato cambiare così a fondo lo schieramento tattico prevalentemente utilizzato fino a quel momento dal suo predecessore. Proprio per questo motivo ecco la Juventus schierarsi con l’ormai classico 4-3-1-2, con Manninger al posto dello squalificato Buffon – espulso nella sconfitta contro la Roma – in difesa dei pali, Grygera terzino destro con De Ceglie sull’out opposto e la coppia Chiellini-Cannavaro centralmente; a centrocampo Candreva lanciato dal primo minuto con Melo e Sissoko e dietro a Diego, in attacco spazio a capitan Del Piero ed Amauri. Dal canto suo, invece, Ballardini è in cerca di punti salvezza e per provare a trovare il punteggio pieno effettuando il colpaccio nel capoluogo piemontese si presenta con un modulo speculare a quello della squadra di casa: Muslera tra i pali, Diakitè, Stendardo, Radu e Kolarov in sua difesa, Dabo, Baronio e Firmani in mediana, Mauri sulla trequarti ed il duo argentino Cruz-Zarate in avanti.

LA PARTITA
Il primo tempo vede i bianconeri condurre il gioco costantemente nella metà campo avversaria. Fin dai primi minuti tocca al trio offensivo cercare di portare la squadra in vantaggio: al 5’ da Amauri a Del Piero, palla per Diego che da centro area indirizza verso la porta, senza però creare troppi problemi a Muslera. Al 7’ ci prova Candreva con una conclusione dal limite che termina sul fondo. I bianconeri continuano ad attaccare e al 12’ Del Piero prova a sfruttare un bell’assist di Sissoko, ma il suo tiro termina fuori. La Juventus ha l’occasione per portarsi in vantaggio al 21’ quando Diego prova una conclusione insidiosa che costringe il portiere alla deviazione in angolo. La Lazio, che finora non si è mai avvicinata alla porta bianconera, prova a rendersi pericolosa al 25’: su punizione corta di Baronio palla a Kolarov, che dalla distanza spedisce lontano dalla porta difesa da Manninger. La squadra di Zaccheroni continua a far gioco e tenta di mettere in difficoltà la difesa avversaria su azione e su calci piazzati, come accade con Diego al 35’. Sul fronte biancoceleste da segnalare un tiro insidioso di Mauri al 38’ che costringe Manninger a respingere in angolo. Il primo tempo si chiude con una conclusione di Candreva da fuori area che termina sul fondo. C’è più convinzione nelle offensive bianconere che aprono il secondo tempo e che nel primo quarto d’ora producono un gran tiro di Candreva parato in angolo, un palo colpito da Diego, una punizione di Del Piero respinta dalla barriera e una seconda conclusione rasoterra del capitano neutralizzata da Muslera. La Lazio si fa vedere in avanti e conquista una punizione dalla sinistra dell’area di rigore che Baronio batte e Chiellini respinge. Poi è ancora la Juventus a portarsi in avanti a caccia del vantaggio che arriva al 25’ su calcio di rigore assegnato dall’arbitro Saccani per atterramento in area di Del Piero. E’ lo stesso capitano a battere dal dischetto: impeccabile. Juventus in vantaggio (1-0). Arrivano le prime sostituzioni: due per la Lazio, Rocchi e Lichtsteiner per Dabo e Firmani, e una per la Juventus, Caceres per Felipe Melo. Il gioco riprende e la Lazio si porta subito in avanti, guadagnando un calcio di punizione: batte Kolarov e Mauri trova la deviazione vincente (1-1). Ritrovata la parità, Ballardini opera l’ultimo cambio: fuori l’autore del gol e dentro Siviglia. Manca ormai poco alla fine della partita, i bianconeri provano a rifarsi avanti, ma la difesa della Lazio blocca tutte le iniziative degli uomini di Zaccheroni, che si gioca come ultima carta l’ingresso di Paolucci al posto di Del Piero. Nei cinque minuti di recupero il risultato non cambia.

IL COMMENTO DI ANTONIO CORSA (ACB)
Non si poteva certo pretendere miracoli dal buon Zaccheroni dopo appena un paio di allenamenti. La squadra scende in campo con il classico “rombo” alla Ferrara, almeno sulla carta, con De Ceglie e Grygera esterni, i soliti Cannavaro e Chiellini in mezzo, Melo davanti alla difesa, Candreva sul centrosinistra con Sissoko sul centrodestra, e con Diego dietro Amauri e Del Piero. Si è però visto qualcosa di diverso, soprattutto nel primo tempo, quando la squadra ha corso molto alla ricerca di quel gol che non è arrivato. Tra le novità più positive, c’è finalmente il ritorno al pressing: la squadra ha aggredito i portatori di palla avversari, ha evitato quei ribaltamenti di gioco tanto letali quando si utilizza questo modulo ed ha tenuto la difesa sempre piuttosto alta, almeno fino al gol laziale. De Ceglie ha giocato altissimo, di fatto sulla linea di centrocampo, lasciando tre difensori dietro, e dando la possibilità a Candreva di accentrarsi per provare la conclusione o l’uno-due di destro. Si è notato, rispetto al passato, un attacco a più uomini, con 5 (Amauri, Del Piero, Diego, Candreva e Sissoko) quasi sempre a supporto dell’azione d’attacco, oltre al terzino ex Primavera, bravissimo a spingere come sempre e a mettere bei cross in mezzo. Per 45′ si sono viste triangolazioni e movimenti senza palla che da tempo non si vedevano a Torino, soprattutto grazie a Sissoko e Candreva, due che possono fare questo tipo di gioco sia passando la palla che ricevendola loro stessi. Fondamentale è perciò il movimento senza palla, i tagli, le diagonali, le sovrapposizioni. Tutto fatto piuttosto bene, finchè il fiato è stato sufficiente. Nel secondo tempo, il ritmo è naturalmente calato, ma paradossalmente è arrivato prima il palo di Diego (in grande ripresa: è questo il suo gioco!), poi il rigore (parentesi: Alex ha prima simulato con un tuffo piuttosto imbarazzante in area, poi è scivolato in occasione del rigore – inventato – andando ad esultare dopo il gol. Per carità, il momento è talmente brutto che atti eroici e di classe probabilmente erano inopportuni.. ma almeno sottolineamoli, per onestà intellettuale). Dopo l’1-0 del Capitano, la squadra ha continuato a fare il proprio gioco, subendo però un gol a freddo su ennesima disattenzione difensiva (Chiellini non sale in tempo tenendo in gioco Mauri che anticipa Grygera, spostato nel frattempo a sinistra con Caceres a destra). E’ qui che si è tornati alla realtà, con la squadra incapace di reagire, bloccata psicologicamente, forse timorosa di subire l’ennesima rimonta e l’ennesima beffa stagionale. Alla fine, nonostante i 5 minuti di recupero, è stata parità. Un punto da raccogliere e portare a casa. Arriveranno tempi migliori. Per ora la “prima” di Zac è discreta, ma servirà almeno un mesetto per raddrizzare la situazione e lavorare soprattutto sulla mente e sull’autostima dei ragazzi. Note positive della serata: Diego, sicuramente in netta crescita, ma anche Candreva (questo è il suo gioco), Melo (al quale non è stato chiesto di fare il regista..) e De Ceglie.

IL COMMENTO DI FRANCESCO FEDERICO PAGANI
Se il primo tempo del match disputato nel pomeriggio tra Milan e Livorno era stato soporifero, altrettanto possiamo dire della partita giocata in serata a Torino. In realtà il match è un minimo più godibile grazie al fatto che la Juventus porta un forcing pressoché costante lungo tutto il corso della frazione, ma, di contro, non si ha la possibilità di vedere nemmeno un goal. Il tutto perché la Juventus porta sì pressione nella trequarti avversaria, ma è un agire sterile, che non si traduce in grosse occasioni da goal. Questo soprattutto per il fatto che a fare da contraltare ad un Diego che pare si stia ritrovando ci sono due punte – Del Piero ed Amauri – abbastanza avulsi dal gioco ed ancora sottotono. Da parte sua la Lazio fa davvero poco: qualche tentativo sporadico in ripartenza e nulla più, provando a rendersi pericolosa praticamente solo tramite calci piazzati piuttosto velleitari. Il secondo tempo è invece più interessante della prima frazione, con una Juve che riesce ad implementare gli sforzi per arrivare al goal. Rete che viene però trovata solo grazie ad un rigore inventato di sana pianta dall’arbitro Saccani, la cui prestazione è sicuramente sotto la soglia della sufficienza. Il goal un po’ casuale – almeno rispetto all’andamento del match – realizzato da Mauri sega quindi le gambe ai giocatori della squadra di casa, spegnendo quindi ogni interesse nei confronti di una partita che da lì in avanti non offrirà più grandi sussulti venendo giocata da una squadra ormai sulle gambe – la Juve – e da un’altra che si può dire già più che soddisfatta del pareggio immeritato piovutogli dal cielo. Il migliore in campo non può che essere, a mio avviso, Diego: il trequartista verdeoro torna infatti a giocare su buoni livelli, mettendosi in bella mostra. Molto generoso come al solito riesce stavolta ad implementare la propria prestazione con quell’efficacia nelle giocate smarrita ormai da tempo. Vera e propria spina nel fianco della formazione ospite il ragazzo di Ribeirão Preto sembra poter tornare sui livelli delle primissime partite di questo campionato. Così fosse, forse, la Juve potrebbe aver trovato quel giocatore che sia capace di guidarla, assieme al nuovo tecnico, fuori da una crisi che pare essere interminabile come l’inverno. (Credits: SciabolataMorbida)

IL COMMENTO DI MIRKO NICOLINO
Meglio un punto che niente. E ultimamente siamo tornati quasi sempre a casa con… niente. Un punto che muove la classifica e che mi fa sperare che in situazioni estreme in futuro potremo anche pareggiare e non per forza perdere. Mi sarei aspettato una vittoria, non tanto di orgoglio o di nervi, ma una vittoria dovuta al celeberrimo “cul de Zac”. Ma quest’anno gira talmente tutto storto che saremmo capaci di qualsiasi cosa. Devo dire, però, che la prestazione è stata incoraggiante: come ha detto lo stesso Zaccheroni, non è facile giocare contro compagini che si schierano in modo speculare alla tua squadra, nonostante ciò la Juventus ha coperto molto bene gli spazi, soffrendo pochissimo e creando un discreto numero di occasioni. Gli errori in fase di impostazione sono stati i soliti, endemici: si cerca sempre la giocata verticale e non si apre quasi mai sulle fasce. Ho molta fiducia però nel “tattico”  Zaccheroni e credo che buona parte dei piccoli difetti saranno colmati. Gli altri, quelli legati ai singoli e alle loro bizze, si dovranno esorcizzare in altro modo. C’è poco altro da commentare al match, una partita non certo bella da vedere, ma nemmeno da buttare. Nella media, insomma, di un campionato di Serie A tecnicamente e tatticamente mediocre. La Lazio, contrariamente a quanto detto dagli addetti ai lavori: merita ampiamente la posizione che ha, anzi per come gioca meriterebbe di contendere l’ultimo posto al Siena. Per questo motivo, credo che ci siano ampi margini per giocarsela con Roma (fortunata), Milan (affannato) e Napoli (arruffone)  per un posto in Champions. Zaccheroni, ci proverà, e quanto si è visto (e sentito) in pochi giorni ha già capito che deve prendere in mano una situazione difficile soprattutto dal punto di vista ambientale. Le sue parole “devo essere molto vigile in questo spogliatoio” sta a testimoniare il fatto che succedevano (e spero non succedano più) cose strane in un abiente che si è sempre contraddistinto per rigore e serietà. Siamo la Juve e abbiamo tante giornate ancora per dimostare di esserlo ancora. Con Zaccheroni.

IL TABELLINO
JUVENTUS-LAZIO
RETI: 25’st Del Piero (rig.), 33’st Mauri
JUVENTUS: Manninger, Grygera, Cannavaro, Chiellini, De Ceglie, Sissoko, Felipe Melo (31’st Caceres), Candreva, Diego, Amauri, Del Piero (44’st Paolucci). All. Zaccheroni. A disposizione: Chimenti, Legrottaglie, Zebina, Giovinco, Marrone, Paolucci.
LAZIO: Muslera, Diakité, Stendardo, Radu, Kolarov, Dabo (26’st Rocchi), Baronio, Firmani (31’st Lichtsteiner), Mauri (36’st Siviglia), Cruz, Zarate. All. Ballardini. A disposizione: Berni, Luciani, Sevieri, Makinwa, Rocchi.
ARBITRO: Saccani
AMMONITI: 24’pt Baronio, 35’pt Melo, 22’st Diakité, 46’st Grygera
SPETTATORI: 20.899
INCASSO: 422.625

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Juventus vs Roma 1-2 (ormai non fa più notizia…)

roma juventusAll’Olimpico di Torino si scontrano due squadre che attraversano momenti molto diversi: da una parte la Juventus è in grossa crisi tanto che dopo un inizio quantomeno accettabile è finita addirittura fuori dalla zona Champions. Dall’altra, invece, una Roma cui la cura Ranieri ha dato i suoi frutti tanto da iniziare a macinare gioco e risultati. Per lo scontro contro la sua ultima squadra, quindi, Ranieri decide di schierare la coppia Juan-Burdisso a difesa di Julio Sergio e Vucinic in supporto a Toni. Per provare a ritrovare la via della vittoria, invece, Ferrara rimette in campo Grygera terzino destro e ritrova Sissoko in mediana. Panchina, invece, per il nuovo arrivato Candreva.

LA CRONACA
Dopo meno di tre minuti di gioco Toni fa un gesto verso la panchina. L’espressione del suo volto dice tutto: il polpaccio non gli permette di continuare. La partita è appena iniziata, quindi, e Ranieri si trova subito a dover sprecare un cambio. All’ottavo minuto è Salihamidzic, un po’ a sorpresa titolare al posto del più quotato Candreva, a farsi vedere: il bosniaco riceve palla sulla trequarti e punta la porta, arrivando a calciare poco oltre il limite dell’area. Conclusione però infelice, con il pallone che termina piuttosto lontano dallo specchio di porta. Tre minuti più tardi è invece Vucinic che riceve palla sul vertice destro dell’area e dopo essersi liberato bene di un avversario conclude in maniera discreta, non trovando però la porta e colpendo solo l’esterno della rete. Al tredicesimo è invece Marchisio a rendersi pericoloso: la mezz’ala Bianconera riceve in area e conclude un’azione insistita dei suoi con un bel tiro a giro che non trova la porta solo di poco, sfiorando il palo e spegnendosi sul fondo. Sulla traiettoria, tra l’altro, stava per intervenire Del Piero la cui deviazione sarebbe probabilmente stata decisiva. Cinque minuti ed è Totti, subentrato all’infortunato Toni, a farsi vedere: il tiro scoccato dal Pupone, però, termina alto sulla traversa e non impensierisce un attento Gigi Buffon cui il freddo, a giudicare dalla maglietta smanicata che indossa, non sembra fare alcuna paura. Subito dopo è la Juventus, in questa sorta di ping-pong iniziale, a farsi vedere: Grygera crossa in mezzo dove Amauri è però disturbato da Cassetti e non riesce a trovare la porta di testa. Al venticinquesimo è invece Juan a salvare la Roma: Diego prova infatti a tagliare la difesa Giallorossa con un ottimo filtrante a giro che terminerebbe giusto sul piede dell’accorrente Amauri. Il centrale romanista, però, non ci sta ed anticipa il proprio connazionale in angolo. L’azione successiva è ancora Bianconera: questa volta è Del Piero ad avere l’intuizione giusta, ma Marchisio non riesce a raggiungere il pallone. Alla mezz’ora Grosso scodella un ottimo cross in mezzo all’area su cui è Amauri a svettare. La sua testata, però, spinge la palla oltre il palo. Un paio di minuti ed è Salihamidzic a provarci, sempre di testa, sugli sviluppi di un angolo. Il risultato è però lo stesso. Al trentasettesimo è da una punizione battuta da Diego che nascono i pericoli per la retroguardia Giallorossa: sul cross effettuato dal trequartista brasiliano, infatti, è Del Piero a spizzare con la fronte, non riuscendo però a deviare la palla di quel tanto che serva a far terminare il pallone nello specchio della porta. Ad un paio di minuti dal termine la Juve segna, ma l’arbitro annulla per fuorigioco (che sembra esserci). L’azione, comunque, è davvero meritevole e va raccontata: Marchisio vede Del Piero partire tagliando alle spalle dei difensori e lo serve con un ottimo lancio che pesca il capitano Bianconero in area. Alessandro stoppa quindi magistralmente il pallone per poi battere Julio Sergio con un tocco morbido. Tutto inutile, ma azione davvero pregevole. La ripresa si apre con lo stesso equilibrio che aveva aperto la prima frazione. A spezzarlo, però, ci pensa Del Piero: Diego dà dentro, Juan devia il passaggio facendo impennare il pallone che finisce giusto al capitano Bianconero, implacabile nel battere il portiere avversario siglando l’1 a 0. Di lì in poi resta comunque un equilibrio discreto per diverso tempo, con la Juve che non riesce più a essere padrona del campo come buona parte del primo tempo, riuscendo a costruire ancora meno. Al sessantasettesimo il fattaccio: Chiellini esce palla al piede allungandosi troppo il pallone e permettendo il recupero del pallone da parte romanista. Verticalizzazione immediata per Taddei che entrato in area punta Grosso, venendo atterrato dal terzino Azzurro. Sul dischetto si presenta quindi Totti che segna nonostante Buffon intuisca la traiettoria arrivando a sfiorare il pallone. Due goal in questa frazione di gioco, ma partita la cui intensità è calata fortemente all’intervallo tanto da diventare, nonostante le segnature, molto più monotona del primo tempo. Al settantacinquesimo Marchisio scocca un tiro dal limite, il tutto sugli sviluppi di un’azione insistita da parte dei Bianconeri. Il centrocampista torinese, però, non trova la porta. Poco dopo è invece ancora Amauri, sempre di testa, a provarci. Nessuna difficoltà per Julio Sergio, però, che para sicuro. A otto minuti dal termine la Juventus resta in dieci: la Roma parte in contropiede e Riise si infila tra le maglie della difesa avversaria costringendo Buffon ad uscire quasi sulla trequarti intervenendo senza pensarci due volte. Il fallo è netto, l’espulsione sacrosanta. Del Piero deve quindi lasciare spazio a Manninger. Totti realizza il rigore del pareggio. In pieno recupero, quindi, la Roma colpisce: Pizarro recupera palla a centrocampo e crossa lungo, pescando Riise sul secondo palo. Il terzino norvegese salta quindi indisturbato di testa bucando il malcapitato Manninger.

IL COMMENTO DI FRANCESCO FEDERICO PAGANI
Vittoria in extremis per la Roma, sconfitta pesante, pur immeritata, per la Juventus. I padroni di casa hanno infatti giocato un primo tempo sicuramente più gagliardo rispetto agli avversari, andando via via a guadagnare metri fino a prendere il dominio più o meno netto del campo. Dominio che, però, non si tramuta in goal, lasciando quindi le due squadre in perfetta parità sino al termine della prima frazione. Nella ripresa l’intesità della gara scende e così anche l’interesse nei confronti della stessa. Nonostante questo arrivano comunque tre reti. La faccia dei giocatori juventini tanto al goal di Riise quanto al triplice fischio finale è significativa: gli sguardi vacui stanno a dimostrare il senso di smarrimento di tutto un ambiente che non sa più che pesci pescare. Per quanto io sia ampiamente contrario alla politica sempre più in voga nello Stivale degli esoneri facili penso che sia ormai davvero lapalissiano: Ferrara, che già andava rimosso dopo la pesantissima sconfitta contro il Bayern con relativa eliminazione, va sostituito, anche solo per dare una scossa all’ambiente. Prima vittoria contro i Bianconeri, invece, per Ranieri, che mai prima di oggi era riuscito, nel corso della sua lunga carriera, a battere la Juventus. Ed è sicuramente una vittoria dolcissima per lui, che non deve aver preso benissimo, per quanto mascheri ottimamente il tuo con il suo inconfondibile aplomb, l’esonero dello scorso anno. Difficile trovare un migliore in campo, a maggior ragione dopo la mediocrità vista nella ripresa da parte di entrambe le squadre. E se anche Chiellini, notoriamente sempre tra i migliori in campo quest’anno, si lascia andare ad uno svarione non indifferente non si sa davvero più a che santo votarsi. La palma da MVP se la aggiudica, quindi, Pizarro. Partita certo non sopra le righe la sua, che fa comunque in maniera discreta il suo compitino. Risultando però assolutamente decisivo: sul primo goal è lui a rubare palla a Chiellini verticalizzando per Taddei, che andrà a guadagnare il rigore del pareggio. Sempre lui, poi, si ripeterà a fine partita su Sissoko, pennellando poi un cross perfetto per Riise. Più che sufficiente a renderlo il migliore in campo, oggi.

IL TABELLINO
JUVENTUS-ROMA 1-2
RETI: 6’ st Del Piero, 23’ st rig. Totti, 48’ st Riise.
JUVENTUS: Buffon; Grygera (31’ st Candreva), Legrottaglie, Chiellini, Grosso; Sissoko, Marchisio, Salihamidzic; Diego; Amauri (45’ st Paolucci), Del Piero (38’ st Manninger). A disposizione: Zebina, Cannavaro, De Ceglie, Yago. All. Ferrara.
ROMA: Julio Sergio; Cassetti, Burdisso, Juan, Riise; Taddei, De Rossi, Pizarro; Perrotta; Vucinic, Toni (8’ pt Totti). A disposizione: Doni, Mexes, Motta, Brighi, Cerci, Menez. All. Ranieri.
ARBITRO: Tagliavento di Terni.
ELPULSI: 38’ st Buffon.
AMMONITI: 15’ st De Rossi, 16’ st Burdisso, 22’ st Grosso, 26’ st Taddei, 41’ st Salihamidzic.

(Credits: SciabolataMorbida)

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Chievo vs Juventus 1-0 (…)

juventus chievoLa vittoria di mercoledì in Coppa Italia sul Napoli resta solo una parentesi. La Juventus non si riprende in campionato e va ko anche a Verona. Per la prima volta nella sua storia, il Chievo riesce nell’impresa di battere i bianconeri. Meritatamente per quello visto al Bentegodi. La squadra di Di Carlo gioca meglio per tutto il primo tempo e trova il gol partita con Sardo al 34’. Del Piero e compagni provano ad attaccare a testa bassa per tutta la ripresa ma senza mai impensierire Sorrentino, nonostante i tanti calci piazzati conquistati. Ora anche la classifica si complica. In attesa del posticipo del Napoli, la Roma batte il Genoa e opera il sorpasso. A sei giorni dallo scontro diretto in programma sabato a Torino.

LA CRONACA
Per l’inizio del girone di ritorno, Ferrara presenta subito la novità dell’ultimo minuto. Michele Paolucci, arrivato sabato a Torino, titolare insieme a Del Piero con Diego alle loro spalle. L’altra novità è quella di Buffon, nuovamente tra i pali dopo l’operazione al menisco. Dietro giocano Grygera, Cannavaro, Chiellini e Grosso. A centrocampo Marchisio, Felipe Melo e De Ceglie. La partenza è a mille all’ora e dopo neppure un minuto Buffon deve subito entrare in clima partita con una grande parata su Abbruscato. La sfida vive fin dall’inizio sul filo dell’equilibrio. I bianconeri cercano molto Paolucci che conferma tutte le sue doti di movimento e di protezione palla, tanto da riuscire a guadagnarsi spesso il fallo. I padroni di casa ci provano con trame manovrate e cercare le punte e gli inserimenti dei centrocampisti. Proprio su un’entrata di Rigoni, ci vuole un grande intervento di Felipe Melo per evitare guai.  Al 28’, il Chievo va in gol per un’autorete di Chiellini, ma il gioco è fermo per un netta trattenuta di Abbruscato sul difensore livornese rilevata dal guardalinee Copelli. Due minuti dopo, primo cambio obbligato. Grygera, ancora intontito dopo una botta al naso subita in apertura, lascia il posto a Zebina. Al 34’ il Chievo passa. Merito di Sardo che trova un angolo incredibile con un destro rasoterra da fuori area che non dà scampo a Buffon. La Juventus prova a reagire ma solo da calcio piazzato arrivano i pericoli. Tra angoli e punizione dal limite, i bianconeri ne conquistano a ripetizione, ma a parte qualche mischia davanti a Sorrentino non nascono grandi pericoli. Al riposo si va così con il Chievo avanti 1-0.  Ripresa. Si torna in campo con la stessa squadra e con la necessità di dover recuperare lo svantaggio. I bianconeri provano a imbastire azioni pericolose. Anche Chiellini si spinge spesso in avanti a dare il suo aiuto ma è dura arrivare dalle parti di Sorrentino. Ferrara si gioca anche la carta Salihamidzic, in campo per Grosso. Il Chievo si difende spesso in 11 e la Juve deve ricorrere ai calci piazzati per arrivare in area. Del Piero si prova dalla stessa posizione da cui aveva segnato la stagione scorsa, ma Sorrentino blocca. Angoli e punizioni dalle fasce non si contano più ma il pareggio non arriva. Granoche diventa protagonista in negativo. Dopo aver messo ko Grygera, costringe a bordo campo Zebina e Cannavaro, entrambi feriti al volto e costretti a rientrare con vistose fasciature. La Juventus continua a provarsi ma a parte la conquista dei soliti calci piazzati non riesce quasi mai ad arrivare dalle parti di Sorrentino. Ferrara si gioca il tutto per tutto mandando dentro Immobile al posto di Marchisio. Ma è il Chievo a farsi pericoloso con Pinzi, il cui tiro è respinto da Zebina. Con le ultime energie residue, i bianconeri si gettano in avanti per sfruttare anche i cinque minuti di recupero. Ma Sorrentino non deve mai intervenire il fischio di chiusura di Valeri sancisce una meritata vittoria del Chievo.

IL COMMENTO DI…
Lasciamo perdere, va.

TABELLINO
CHIEVO-JUVENTUS 1-0
RETI: 34’ pt Sardo.
CHIEVO VERONA: Sorrentino; Sardo (38’ st Frey), Mandelli, Yepes, Mantovani; Luciano, Rigoni, Marcolini; Pinzi; Abbruscato (41’ st Ariatti), Granoche (23’ st De Paula). A disposizione: Squizzi, Morero, Bentivoglio, Bogdani. All. Di Carlo.
JUVENTUS: Buffon; Grygera (30’ pt Zebina), Cannavaro, Chiellini, Grosso (13’ st Salihamidzic); Marchisio (38’ st Immobile), Felipe Melo, De Ceglie; Diego; Del Piero, Paolucci. A disposizione: Manninger, Legrottaglie, Giandonato, Rossi. All. Ferrara.
ARBITRO: Valeri di Roma.
AMMONITI: 15’ st Granoche, 19’ st Yepes, 23’ st Zebina, 29’ st Felipe Melo, 46’ st Ariatti.

(Credits: Juventus.com)

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Coppa Italia: Juventus vs Napoli 3-0 (e ora pronti per l'Inter..)

del piero napoli Nel momento più difficile, la Juve ritrova se stessa e offre una prestazione da applausi. Napoli spazzato via e quarti di finale di Coppa Italia contro l’Inter conquistati. All’Olimpico è la serata di Diego e Del Piero. Il brasiliano segna il primo gol davanti ai suoi tifosi, colpisce un palo, apre l’azione del raddoppio e si procura il rigore del tris. E proprio contro il Napoli, squadra che ha avuto un altro Diego (Maradona) il suo idolo. Il capitano firma la doppietta in pochi minuti e chiude i giochi, prima su imbeccata di Caceres e poi dal dischetto. Un ottimo segnale in vista della gara di domenica a Verona in cui sarà chiamato a sostenere l’attacco vista l’assenza di Amauri.

LA CRONACA
Per l’esordio nel trofeo nazionale, Ciro Ferrara deve fare i conti con tante assenze e le scelte sono quasi obbligate. Si torna al rombo con Diego dietro le punte che sono Del Piero e Amauri. Davanti a Manninger, difesa a quattro con Caceres, Legrottaglie, Chiellini e Grosso. A centrocampo, Salihamidzic, Felipe Melo e De Ceglie. L’avvio è di marca ospite ma il primo pericolo è tutto bianconero. Sugli sviluppi di un angolo, si accende una mischia davanti a Iezzo. C’è anche il dubbio che il pallone sia anche entrato, ma Romeo fa proseguire e poi annulla un gol di Diego per fuorigioco. Al 15’ ci prova Del Piero su punizione: palla a lato. La pressione iniziale dei partenopei si fa meno decisa e i bianconeri prendono metri importanti di campo. Alla fine, al 24’, arriva il gol del vantaggio. De Ceglie e Salihamidzic costruiscono un’azione che Diego finalizza con un sinistro da appena dentro l’area. Per il brasiliano è il primo gol all’Olimpico. Il gol è un toccasana per i bianconeri che non si accontentano. Sugli sviluppi di una punizione, ci prova Grosso ma non trova la porta con il sinistro. Più clamorosa l’occasione capitata a Del Piero alla mezz’ora. Rinaudo commette lo stesso errore di Contini nella gara di campionato rinviando tra i piedi del capitano che però batte debolmente tra le braccia di Iezzo. Al 40’ altro guizzo. Diego di tacco per Caceres che sgroppa a destra e crossa ma il tocco è troppo lungo per Amauri. Il primo tempo finisce 1-0 a favore di una buona Juve. Ripresa. Ferrara cambia Grosso con Grygera. I bianconeri partono bene e si procurano subito un angolo con Caceres. Diego si conferma in serata e al 4’ fa ammonire Cigarini dopo una discesa personale. Il Napoli ha un sussulto ma Denis non trova la deviazione vincente a due passi da Manninger. La risposta è affidata due volte a Del Piero. Il capitano ci prova prima con il sinistro e poi con un difficile colpo di tacco che non trova la porta. Al quarto d’ora, Mazzarri corre ai ripari. Fuori l’ultimo arrivato Dossena e dentro Hamsik, protagonista dell’ultima sfida giocata a Torino in campionato. Ma è la Juve a farsi vedere: gran discesa di De Ceglie che impegna Iezzo, Del Piero prova sulla respinta ma non trova la porta. Al 20’ altro cambio: fuori Hofer e dentro Maggio. Ma ancora una volta sono i bianconeri a rendersi pericolosi. Legrottaglie per Del Piero che smista di tacco per Diego che sfiora la doppietta e colpisce un clamoroso palo a portiere battuto. Stessa sorte per il bolide di Hamsik che si stampa sulla traversa nonostante il disperato tentativo di Manninger. L’occasione mette in allarme la squadra di Ferrara e Felipe Melo va vicino al raddoppio, fermato proprio al momento di battere a rete. Intanto Mazzarri butta dentro anche Quagliarella al posto di Campagnaro, un difensore, per cercare il tutto per tutto. Ma il gol arriva nella porta di Iezzo. Diego apre per Caceres che centra uno splendido cross basso su cui si avventa Del Piero: 2-0 e qualificazione più vicina. Il Napoli si getta in avanti e con Quagliarella conquista un angolo. Ma con gli ampi spazi che si creano la Juve va a nozze. Diego parte da solo, Contini lo mette giù in piena area: rigore ed espulsione del difensore. Del Piero non sbaglia e chiude definitivamente in conti quando manca meno di dieci minuti alla fine. Ferrara manda dentro Zebina per un ottimo Caceres e subito dopo Immobile per Del Piero. Finisce 3-0. Proprio come l’anno scorso, la Juve inizia la corsa in Coppa Italia con un tris (nel 2009 al Catania) ed estromette nuovamente i partenopei dal trofeo. Ora sotto con l’Inter al Meazza, a fine mese.

IL TABELLINO
Coppa Italia 2009/10 – ottavi di finale, gara unica
JUVENTUS-NAPOLI 3-0 (1-0)
RETI: 24’ pt Diego, 31’ st e 37’ st rig. Del Piero
JUVENTUS: Manninger; Caceres (38’ st Zebina), Legrottaglie, Chiellini, Grosso (1’ st Grygera); Salihamidzic, Felipe Melo, De Ceglie; Diego; Del Piero (40’ st Immobile), Amauri. A disposizione: Chimenti, Fabio Cannavaro, Giandonato, Rossi. All. Ferrara.
NAPOLI: Iezzo; Campagnaro, Rinaudo, Contini; Zuniga, Gargano, Cigarini, Dossena (15’ st Hamsik);
Hoffer (20’ st Maggio), Denis, Datolo. A disposizione: Gianello, Paolo Cannavaro, Pazienza, Aronica, Quaglierella. All. Mazzarri.
ARBITRO: Romeo di Verona.
ESPULSI: 38’ st Contini.
AMMONITI: 25’ pt Contini, 26’ pt Salihamidzic, 42’ pt De Ceglie, 4’ st Cigarini.

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(Credits: Juventus.com)

Svolta? La Russia concede ad Hiddink di allenare un club

hiddinkLa Federazione Russa ha dato autorizzazione al tecnico Guus Hiddink per allenare una squadra di club. E’ stato lo stesso tecnico olandese a chiedere l’autorizzazione alla federazione, in quanto in procinto di firmare con un importante club europeo. La Federazione Russa, come annunciato dal canale televisivo “Sport Life”, intende tenere lo stesso atteggiamento avuto lo scorso anno quando a chiamare Hiddink fu il Chelsea di Abramovic. L’accordo tra il guru olandese e la Russia, prevede “un decurtamento immediato dell’ingaggio e la prerogativa che, gli impegni del club con cui Hiddink andrà a firmare, non devono assolutamente interferire con quelli della nazionale sovietica”. A confermare la notizia, ci ha pensato lo stesso Ministro dello sport Russo, Vitaly Mutko, che ha anche confermato di aver “udito” nell’ambiente federale russo di un pressing “ossessivo” della Juventus. Che sia giunto il fatidico momento del matrimonio tra il tanto agognato (dai tifosi) tecnico e la Vecchia Signora?

Campionato: Juventus-Milan 0-3 (de profundis…)

ronaldinhoLA CRONACA
Finisce nel peggiore dei modi il girone d’andata bianconero. La squadra di Ferrara perde 3-0 all’Olimpico contro il Milan nel big match del 19° turno. I rossoneri passano grazie a un gol di Nesta nel primo tempo e alla doppietta di Ronaldinho nella ripresa. Serata da dimenticare per Chiellini e compagni, quasi mai pericolosi e anche sfortunati, soprattutto nelle azioni dei primi due gol, entrambi nati da calcio d’angolo. Al giro di boa, la Juventus chiude al terzo posto a pari merito con il Napoli. Proprio i partenopei saranno mercoledì a Torino per gli ottavi di finale di Coppa Italia. Per l’ultima d’andata, Ferrara ripropone quella che è la Juve targata 2010, quindi con uno schieramento 4-4-1-1. Davanti a Manninger, Grygera e Cannavaro sostituiscono lo squalificato Caceres e Legrottaglie, Chiellini e Grosso confermati negli altri due ruoli di difesa. Centrocampo in fotocopia con Salihamidzic, Poulsen, Felipe Melo e Marchisio. Diego a fare da supporto ad Amauri. Tanto Brasile in campo, visto la presenza di Ronaldinho, Dida e Thiago Silva nel Milan. Contro una delle squadre più in forma del campionato, la Juventus parte molto aggressiva con pressing e raddoppio su ogni portatore di palla. I primi 10 minuti sono di studio, anche se dal piede di Diego partono un paio di piazzati che la difesa rossonera allontana a fatica. L’ex Werder è in palla e intorno al 12’ crea due azioni pericolose sfumate di un soffio. Il Milan cresce con il passare dei minuti. È Borriello il più cercato dai compagni e Chiellini e Cannavaro sono costretti ad alzare la soglia di attenzione. Ma oltre un paio di corner, i rossoneri non si fanno mai vedere dalle parti di Manninger. Ronaldinho protagonista al 28’ con un gran controllo e l’assist per Borriello, fermato in angolo da Chiellini. Dagli sviluppi del corner, arriva il gol con Nesta che insacca da distanza ravvicinata. La squadra di Ferrara parte subito al contrattacco. Conquista un paio di angoli e sul secondo si accende una mischia che Dida sbroglia con qualche affanno. Prima del riposo, è Manninger a dover intervenire sul tiro da fuori di Thiago Silva. All’intervallo è 1-0 per i rossoneri. Ripresa. I bianconeri partono a mille e sugli sviluppi di un angolo, Amauri fa la sponda per Chiellini che non trova la deviazione vincente. Il difensore livornese ci prova un attimo dopo di testa, ma Dida è piazzato. Dopo un quarto d’ora di tentativi senza effetto, Ferrara lancia nella mischia Del Piero al posto di Salihamidzic. L’ingresso del capitano dà la scossa. Marchisio si prova da fuori e si procura l’ennesimo angolo. Un attimo dopo, altro cambio ma forzato. Poulsen si fa male: dentro De Ceglie. Anche la fortuna volta le spalle ai bianconeri. Su un altro angolo, proprio De Ceglie devia il pallone nella sua porta dopo un tocco di Ronaldinho. La partita finisce qui. I bianconeri tentano almeno a riaprirla ma arriva il tris, ancora con Ronaldinho a pochi minuti dalla fine. Prima della fine, Dida evita anche il possibile 3-1 con la punizione di Del Piero. Il Milan espugna l’Olimpico e fa chiudere ai bianconeri in girone d’andata nel peggiore dei modi.

IL COMMENTO DI MIRKO NICOLINO
“I’so capa tost”. Parola di Ciro Ferrara. Me n’ero accorto. D’altronde non è che ci volesse poi tanto. Sono bastate un paio di settimane. Quelle iniziali, durante le quali avevamo messo a segno un buon filotto di vittorie, ma senza mostrare in campo un minimo di gioco, con limiti tecnico-tattici evidenti. E la “capa tost” è stata evidente sin da subito con l’emarginazione dalla rosa di elementi potenzialmente utili per il famoso “progetto”. Quindi delle due l’una: o abbiamo fatto una campagna acquisti fallimentare, portando a casa fior di bidoni come Felipe Melo e Diego, o Ferrara è una sorta di Re Mida alla rovescia che trasforma in melma tutto quanto gli capiti sotto le mani. Neanche la vittoria di Parma mi aveva illuso: portare a casa tre punti senza mai tirare in porta ti capita rare volte nel calcio moderno. Il vecchio/nuovo 4-4-2 con l’abulico Diego di punta (a proposito, qualcuno gli insegni cortesemente a battere i calci d’angolo) non è servito a raddrizzare la stagione. Come a Parma, sono pochi a salvarsi dal naufragio totale. Inutile fare considerazioni sui singoli allora, poiché il bilancio sarebbe impietoso: escludendo il salva tutto Chiellini, si potrebbe dire che Grosso mi fa rimpiangere Molinaro, che Melo mi fa rimpiangere Galia, Marchisio lo stiamo perdendo mandandolo sempre più per le terre, mentre Amauri sempre più predicatore del deserto ha smarrito definitivamente la retta via. Le ha provate tutte le combinazioni il buon Ciro: rombo, trapezio, cubo e cilindro. Niente da fare, l’unica costante è stata la confusione. La stessa che regna nella società di Elkann, guidata dall’uno e trino Blanc, dall’inesperto Secco e dall’espertissimo (ma in tutt’altre materi fuorché quelle calcistiche), Castagnini. Ora fa bene Ciro a non volersi dimettere, ci è stato messo su quella panchina e vuole portare a termine il suo mandato. Mandatelo via se ne siete capaci. Allo scoppio di Calciopoli, ebbi a dire che temevo che la Juventus facesse la fine della Pro Vercelli, senza mai più vincere nulla, se non dopo la cessione della società a qualcuno che a livello sportivo (puntualizziamo, per quello commerciale/amministrativo questa proprietà se la cava più che bene) ne capisca di più. Spero sempre di sbagliarmi, ma la via intrapresa è proprio quella.

IL TABELLINO
JUVENTUS-MILAN 0-3 (0-1)
RETI: 29’ pt Nesta, 27’ st e 42’ st Ronaldinho.
JUVENTUS: Manninger; Grygera, Cannavaro, Chiellini, Grosso; Salihamidzic (15’ st Del Piero), Poulsen (18’ st De Ceglie), Felipe Melo, Marchisio; Diego, Amauri. A disposizione: Chimenti, Zebina, Legrottaglie, Tiago, Immobile. All. Ferrara.
MILAN: Dida; Abate, Nesta, Thiago Silva, Antonini; Gattuso (20’ st Flamini), Pirlo; Ambrosini; Beckham, Borriello (39’ st Huntelaar), Ronaldinho. A disposizione: Storari, Favalli, Kaladze, Jankulovski, Inzaghi. All. Leonardo.
ARBITRO: Damato di Barletta.
AMMONITI: 31’ pt Poulsen, 28’ st Ambrosini, 34’ st Amauri.
NOTE: spettatori 24.165 per un incasso di € 703.860,29.

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Juventus-Milan: in Europa non fa share, e c'è chi preferisce le repliche della F.A. Cup…

chiellini ronaldinhoVi segnalo un bellissimo speciale realizzato per l’edizione italiana di Goal.com a cura di Sergio Chiesi.

Poco più di un mese fa il mondo intero si fermava per il Clasico di Spagna tra Barcellona e Real Madrid. I campioni di tutto contro i Galacticos, Messi contro Cristiano Ronaldo, la forza del vivaio contro quella del denaro. In una cornice semplicemente mozzafiato, tra l’altro. Praticamente un evento planetario. Un po’ come gli incontri tra Juventus e Milan di qualche anno fa. Nel 2003, addirittura, le due squadre si fronteggiarono in una finale di Champions League tutta tricolore. Sette anni e uno scandalo (Calciopoli) dopo, la musica sembra essere cambiata. A due giorni dalla grande sfida dell’Olimpico, abbiamo voluto tastare l’attesa in giro per il mondo sfruttando il network internazionale di Goal.com. Il responso della nostra Inchiesta si è rivelato ancora una volta amaro per il calcio italiano, una nuova conferma del suo costante declino…

Attenzione, però. Non si tratta di un tramonto su tutta la linea. L’appeal del calcio nostrano risulta ancora solido in nazioni meno nobili, da un punto di vista strettamente rispettivo. Laddove c’è meno tradizione, è più facile legarsi a miti e simboli stranieri. Come nel caso dell’Indonesia: “Qui Juventus-Milan è probabilmente la sfida più attesa – ci ha spiegato il nostro collega Bima Said -. Sono le due squadre più seguite, con l’Inter subito dietro”. Vale più o meno lo stesso discorso in Medio Oriente, come confermatoci da Mohammed Awaad di Goal.com Arabia: “In questo momento il calcio italiano è al secondo posto nelle preferenze del mondo arabo, Juve e Milan sono sicuramente tra i primi cinque club più stimati”. La musica non cambia in Sudafrica: “C’è ancora molto tifo per i vostri club, visto che la colonia italiana è molto folta – dice Peter Pedroncelli di Goal.com Africa -. Certo, la Premier è avanti anche in Sudafrica, ma il testa a testa con la Serie A è equilibrato. Squadre come Juventus e Milan hanno moltissimi tifosi”. Da questo punto di vista, forse, il Brasile ha pochi rivali nel mondo. E’ Andrè Baibich a descriverci lo scenario verdeoro: “Recentemente una ricerca ha dimostrato che il Milan è il club europeo con più tifosi in Brasile. L’incontro ha un grande appeal non solo per i brasiliani presenti in entrambe le squadre, ma anche perchè in questo periodo dell’anno non abbiamo competizioni in corso, quindi il focus si sposta sull’Europa”. Considerazioni che valgono un po’ per tutto il Sudamerica, come ci ricorda Martin Decaux: “Sarà un match molto seguito, perchè sono tanti i tifosi di Juve e Milan sparsi per il continente. Qui di solito gli appassionati hanno due squadre, una sudamericana e una europea. C’è da dire, però, che di questi tempi c’è più attesa per un Man Utd-Arsenal o un Real Madrid-Barcellona che per un Juve-Milan, perchè Premier e Liga sono considerati campionati più divertenti”. Eccolo, il campanello d’allarme. L’assist giusto per iniziare a parlare dell’altra faccia della medaglia…

La faccia meno piacevole della medaglia, quella che decreta il declassamento del nostro calcio da punto di riferimento ad inseguitore (in affanno) di Premier League e Liga. Partiamo proprio dall’Inghilterra, con l’analisi di Sulmaan Ahmad di Goal.com UK: “Qui Milan e Juventus sono considerate le due squadre italiane più importanti. In particolare il Milan, molto rispettato per le due Champions vinte nell’ultimo decennio. La Juve ha perso un po’ di appeal con lo scandalo Calciopoli, la conseguente retrocessione e l’assenza dall’Europa per due anni. Ma nonostante ciò la sfida non sarà seguita con grande fervore”. Idem in Spagna, seppur per motivi diversi: “La sfida si giocherà in concomitanza con Tenerife-Barcellona – ha sottolineato Juan Lirman -, dunque gli appassionati di calcio spagnolo saranno concentrati sulla lotta al vertice della Liga”. D’altronde, quando giocano quelli, il divertimento è assicurato. A proposito di spettacolo, sentite un po’ il quadro dipinto da Alexander Walraevens di Goal.com Francia: “Juve-Milan non è considerato allo stesso livello di Arsenal-Man Utd o Barcellona-Real. La sensazione è che l’Italia abbia perso la sua leadership a livello europeo, a favore di Premier League e Liga. Addirittura pensiamo che tra un po’ la Ligue1 sorpasserà il campionato italiano, a parte tre squadre il livello non è che sia molto alto”. Teoria condivisa anche in Olanda: “Vent’anni fa – ci racconta Tommy Vaneldik -, con il Milan degli olandesi, il calcio italiano era visto come il paradiso. La situazione, però, è cambiata drasticamente. La Serie A è stata scavalcata da Premier League e Liga anche qui, agli olandesi non piace più come campionato”. Ci si avvicina lentamente all’indifferenza, la parola giusta per sintetizzare il commento di Francois Duchateau dalla Germania: “Non c’è un’attesa esagerata. L’incontro non verrà trasmesso in tv, probabilmente se ne parlerà solo nei programmi sul calcio internazionale del lunedì. Un po’ di spazio in più forse ci sarà nelle riviste sportive, ma niente di clamoroso”.

Occhio a non sottovalutare cotanta diffidenza. Perchè parole e pensieri, poi, trovano immediata conseguenza nei fatti. Meno attesa vuol dire meno seguito, meno seguito vuol dire meno audience a livello televisivo in tutto il mondo. E nel calcio di oggi, un calcio poco appetibile in tv (soprattutto sul mercato estero) rappresenta un prodotto scadente. E così che si spiega in parte il gap esistente oggi tra Serie A e Premier League. In Germania, ci fa sapere Francois Duchateau, Juve-Milan non sarà trasmessa. In Spagna sì, ma come detto assieme a Tenerife-Barça: resteranno le briciole, per il big match di Torino. Non ci si aspetta un successone per la diretta su ESPN in Inghilterra: “In questa particolare circostanza la presenza di Beckham servirà per aumentare l’interesse – ci spiega Sulmaan Ahmad -, ma ad oggi nessuno sta parlando della gara e anche nel post non se ne parlerà a lungo”. Come in Francia, stando al parere di Alexander Walraevens: “La partita sarà trasmessa da Orange e Canal+, ma non saranno in molti ad assistere all’incontro. I francesi pensano che il calcio italiano sia molto noioso”. Il caso più emblematico è forse quello dell’Olanda, illustratoci da Tommy Vaneldik: “Sport1 trasmetterà l’incontro, ma non ci saranno grandi ascolti. La gente preferisce altro al calcio italiano. Pensate che proprio Sport1, ad esempio, ha scelto di ignorare il turno dell’Epifania in Italia pur di trasmettere le repliche degli incontri di FA Cup del weekend. La dice lunga sull’interesse del pubblico olandese per la Serie A”. E su quanto, evidentemente, ci si necessità di cambiare al più presto qualcosa per invertire un trend sempre più preoccupante…

Parma vs Juventus: 1-2 (si torna, con sofferenza, alla vittoria)

brazzoPRESENTAZIONE
Il nuovo anno per la Juventus si prospetta in salita. Nel giro di 4 giorni, trasferta a Parma e impegno casalingo con il Milan. Due match nei quali si decide la stagione bianconera e molto probabilmente il futuro immediato di Ciro Ferrara. Ma procediamo per gradi. Sotto con i ducali.

CRONACA
Ottimo avvio della squadra di Ferrara che passa in vantaggio dopo appena tre minuti. Angolo di Diego, palla in mezzo all’area dove intervengono di testa prima Chiellini poi Salihamidzic che schiaccia in rete (0-1). Gruppo compatto e grande grinta sono le caratteristiche che saltano subito all’occhio in una Juventus scesa in campo con la voglia di cambiare rotta rispetto alle ultime gare del 2009. I bianconeri amministrano il vantaggio, lasciando pochi spazi ai padroni di casa che si rendono pericolosi solo al 16’ con Biabiany che prova il tiro, parato da Manninger. Poche le emozioni nei minuti successivi, nei quali il Parma prende fiducia e Ferrara è costretto alla prima sostituzione. Trezeguet infatti deve uscire dal campo per una distorsione alla caviglia destra patita in uno scontro con Panucci. Al posto del francese entra Amauri. Il Parma prova a recuperare lo svantaggio e ci riesce al 25’: Zenoni dalla destra serve in mezzo all’area Amoruso che stacca di testa e insacca il gol dell’1-1. E’ proprio Amoruso il più pericoloso dei suoi, come dimostra un gran destro da fuori area al 34’ sul quale Manninger interviene deviando in angolo. Nella fase finale del primo tempo la Juventus riprende l’iniziativa e al 38’ torna in vantaggio grazie a un autogol di Castellini che su angolo di Diego tenta di anticipare gli avversari di testa, ma finisce per spedire il pallone nella propria porta. Primo tempo intenso che termina con la Juventus in vantaggio per 2-1. Molto intensa anche la ripresa, con continui cambi di fronte, anche se non sono molte le occasioni da gol da entrambe le parti. Iniziano i bianconeri al 4’ con Grosso che prova il tiro, ma colpisce un avversario, mentre sul proseguimento dell’azione Legrottaglie ci prova di testa, ma manda sul fondo. Sull’altro fronte pericolosi Galloppa e Castellini, fermati rispettivamente da Legrottaglie e Salihamidzic. Buona la punizione di Diego al 19’, ma il pallone termina alto. Passano i minuti e si continua a lottare, con la Juventus che amministra il vantaggio e riesce a neutralizzare sul nascere le iniziative dei padroni di casa, senza correre grossi pericoli. Al 28’ la squadra di Ferrara resta in dieci per l’espulsione di Caceres per doppia ammonizione. Dopo un minuto l’allenatore bianconero fa uscire Diego per lasciar spazio a Grygera, mentre Guidolin aveva sostituito Castellini e Galloppa con Bojinov e Paloschi per giocarsi le ultime chance di rimonta, che si materializzano in una conclusione dal limite di Amoruso finita sul fondo e in una punizione di Bojinov che impatta sulla traversa. Per il resto la difesa bianconera, guidata da un super Chiellini, non lascia scampo agli avversari e dopo sei minuti di recupero l’arbitro fischia la fine del match: la Juventus torna alla vittoria.

IL COMMENTO DI ANDREA RANALDO
Sembra di vivere, in chiave moderna, la rivisitazione del celebre detto: “meglio un uovo oggi o una gallina domani?” L’uovo in questione sono chiaramente i tre punti odierni, mentre il ruolo della gallina è sapientemente vestito da Guus Hiddink, il mago olandese capace di trasformare in oro tutto ciò che tocca. Anche le uova del futuro… Diciamolo subito: molto probabilmente, i tifosi bianconeri non potranno coronare il loro sogno. La vittoria sul Parma sembra infatti aver incatenato alla panchina Ciro Ferrara, almeno fino al termine della stagione. Il famoso “progetto” di Blanc, complici anche i risultati delle rivali, è infatti ancora a portata di compimento. Poco importa ( a loro) che la Juve sia già fuori da Champions League e giro Scudetto alla fine del girone di andata. Il motivo del mancato esonero è semplicissimo: l’allontanamento di Ferrara porterebbe, come naturale conseguenza, al fallimento di Blanc. Il francese, che come Gesù Cristo è uno e trino, dati i tre ruoli dirigenziali con cui controlla a mo’ di “dittatore” la società, è una delle cause principali della morte della Juventus F.C. La sua totale incompetenza in materia non è bastata a fargli rinunciare a ruoli altamente operativi sul piano sportivo, e l’ “acquisto” di Bettega (che ricordiamo, è rientrato nella squadra come suo VICE!) è un semplice palliativo che difficilmente porterà ad un reale miglioramento. Perché ricordiamolo, ad avere l’ultima parola è sempre lui: Blanc, un tempo organizzatore di Roland Garros e Tour de France, oggi reinventatosi intenditore di calcio. Con modesti risultati… Un uomo di calcio come “Bobby gol” non può pero sorvolare sulla pochezza tattica di Ciro Ferrara. Il tecnico (?) bianconero è a dir poco imbarazzante, e la trasferta di Parma, nonostante il risultato positivo, non deve trarre in inganno. La formazione schierata, infatti, è stata scandalosa. Il ritorno al più solido e conosciuto 4-4-2 potrebbe anche essere un’idea brillante, ma non con gli uomini a disposizione, e soprattutto dopo aver lasciato partire, in estate, i suoi interpreti fondamentali. Un 4-4-2 senza esterni offensivi è come una ciambella senza buco: un pastrocchio tattico che ha portato molti giocatori a giocare fuori ruolo, e una fluidità di manovra degna di una malata di colesterolo. Si chiamerà anche Vecchia Signora, ma in mani più competenti sono certo che sarebbe molto più arzilla… Un simile modulo imporrebbe, per dare maggiore vivacità e imprevedibilità all’attacco, l’inserimento di Sebastian Giovinco, che invece continua a dover trascorrere le proprie domeniche ad osservare i compagni dalla panchina. L’ostracismo nei suoi confronti è abbastanza inspiegabile, soprattutto a fronte di chi lo sostituisce. Scegliete pure voi nel mucchio, ma chiunque sia il vostro candidato lo rimpiazza alla stessa maniera: male. Si tratta quindi della più classica delle vittorie di Pirro: non solo immeritata, ma addirittura involontaria. La Juve, infatti, ha segnato due gol pur avendo concluso verso la porta di Mirante in una sola occasione. A fare le veci della Befana ci ha pensato Castellini, che con la sua chioma improponibile ha maldestramente deviato nella propria porta un innocuo calcio d’angolo di Diego. Ferrara ringrazia. Noi un po’ meno…

TABELLINO
18esima giornata Serie A Tim
Stadio Tardini – Parma
Parma-Juventus 1-2
Reti: 3’pt Salihamidzic, 25’pt Amoruso, 38’pt Castellini (aut),
Parma: Mirante, Zaccardo, Dellafiore, Panucci, Castellini (20’st Bojinov), Dzemaili, Morrone, Galloppa (36’st Paloschi), Zenoni, Amoruso, Biabiany. A disposizione: Pavarini, Antonelli, Lunardini, Lanzafame, Budel, Paloschi.
Juventus: Manninger, Caceres, Chiellini, Legrottaglie, Grosso, Salihamidzic, Poulsen Felipe Melo, Marchisio, Diego (29’st Grygera), Trezeguet (21’pt Amauri). A disposizione: Chimenti, Giovinco, De Ceglie, Tiago, Del Piero.
Arbitro: Rizzoli
Ammoniti: 32’pt e 28’st Caceres, 2’st Marchisio, 16’st Felipe Melo, 31’st Morrone, 46’st Dellafiore
Espulsi: 28’st Caceres espulso per doppia ammonizione

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(Credits: per la cronaca e il tabellino Juventus.com)

Amarcord: Juventus-Ajax del 1996. La vigilia raccontata da Giorgio Tosatti

Dolcissimi ricordi

Vi riporto questo bell’articolo scritto per il Corriere della Sera proprio il 22 maggio 1996, giorno della finale di Champions League disputata contro i lancieri. Come sia poi andata a finire lo sapete tutti…

Ci voleva un Olimpico da trecentomila posti per contenere gli juventini alla caccia del biglietto. Perche’ certe partite non basta guardarsele in Tv, risparmiando soldi e tempo, evitando viaggi e disagi, vedendo tutto e sviscerandolo col replay. No, bisogna esserci: come ad un battesimo, ad una prova cruciale. Per testimoniare la propria appartenenza, i legami di sangue e di fede. Bisogna andarci come in pellegrinaggio: per non lasciar sola la squadra, combatterle accanto, farle sapere quanto la si ami. Son undici anni, da quella notte dell’ Heysel contro il Liverpool, che il popolo bianconero aspetta questa occasione. La Coppa Campioni l’ha sempre tradita, quasi fosse tabù. La Juve vi ha partecipato 15 volte, più di qualsiasi squadra italiana: eppure e’ appena alla quarta finale: come l’ Inter, la meta’ del Milan. Una sola vittoria, in circostanze cosi’ tragiche da renderla una piccola cosa, quasi un rimorso. Un quarantennio di sortilegi da esorcizzare con un successo solare. Oggi, come nell’ 85, la Juve avrà contro i campioni in carica, l’Ajax signore dell’Europa e del Mondo, massimo di programmazione calcistica, di allevamento, di squadra orchestra in cui tutti conoscono perfettamente lo spartito perche’ lo studiano sin dalle elementari e, salendo di classe in classe, suonano sempre la stessa musica. Questa è la loro forza; forse potrebbe diventare il loro limite. La prima affermazione è suffragata dai fatti: 15 vittorie, 5 pareggi e l’unica sconfitta col Panathinaikos (poi ridicolizzato ad Atene) in due Coppe Campioni. Con 39 gol (21 quest’ anno) segnati ed appena 6 (due quest’ anno) subiti. Piu’ difficile infilzarli che fermarli: un anno fa pareggiarono col Salisburgo (due volte), l’ Hajduk, il Bayern; in questa stagione col Grasshoppers e il Gremio nella Coppa intercontinentale. Ma se prendono il controllo del gioco, sciorinando il loro calcio potente ed armonioso, è arduo cavarsela; ti chiudono in area e prima o poi passano (sono fortissimi sui palloni alti) come imparò  l’anno scorso il Milan. La seconda affermazione è ipotetica, mancando la controprova; forse scompaginandone gli schemi, pressandoli, costringendoli ad improvvisare potrebbero dimenticare lo spartito e diventare abbordabili. Ma ci vuole una Juve al massimo per farlo. Quanto possono dare Ravanelli e Peruzzi reduci da lunghi infortuni, l’acciaccato Ferrara, Sousa e Del Piero piuttosto opachi nelle ultime recite? La Juve è abbastanza tonica per affrontare alla pari i poderosi atleti di Van Gaal? Oppure le conviene usare la tattica del Panathinaikos ad Amsterdam, cercando di colpire in contropiede? Nell’Ajax mancano titolari importanti: Overmars e Reiziger; Kluivert, operato un mese fa di menisco, andrà in panchina; Frank De Boer ci dovrebbe essere (ma in quali condizioni?). Grosso handicap anche per chi fa del collettivo la propria arma. Lippi ha alternative migliori del suo collega; la Juve fiammeggiante di un anno fa è in grado di vincere. Questa quanto vale? Paragoni e precedenti le sono sfavorevoli. Perse malamente a Madrid dove l’Ajax passeggiò; ha segnato come gli olandesi subendo però troppi gol (8). Affrontare i campioni in carica è duro: solo 3 sfidanti su 16 l’han spuntata. Le italiane han perso 10 finali di Coppa dei campioni su 18, le olandesi una su 7! Nelle ultime quattro edizioni abbiamo rimediato tre sconfitte (sempre per 1-0): contraltare del trionfo milanista ad Atene. Non battiamo l’ Ajax in una qualsiasi finale dal ’69; poi ne abbiamo perse 5. Ma numeri e paragoni non scendono in campo; anche il Barcellona avrebbe dovuto fare un boccone del Milan e ne fu schiantato. Sovente queste partite son decise da un episodio, un uomo. Sarebbe bello se fosse Vialli ad ammutolire l’orchestra; tanto per illuderci che il campione conta ancora piu’ degli schemi. Gli manca questa Coppa per essere il quinto italiano ad averle vinte tutte. E’ alla sesta finale: persa, vinta, persa, vinta, persa… E per favore, rispetti la sequenza! Sfida indicativa per gli Europei: l’Ajax è la nazionale olandese, la Juve il blocco piu’ numeroso (7) della nostra. Sapremo se Sacchi ha visto giusto o se è rimasto fermo all’ anno scorso. Una grande prova di Vialli rinfocolerebbe le polemiche. Dal risultato dipendono anche il futuro del centravanti, il mercato bianconero, il destino europeo dell’Inter.

Finì così, come ricorderete:

AJAX-JUVENTUS 1-1 – Dopo i calci di rigore (2-4)
MARCATORI: Ravanelli 13, Litmanen 41
AJAX: Van der Sar, Silooy, Blind, De Boer F. (Scholten 69), De Boer R. (Wooter 91), Davids, Bogarde, Finidi, Musampa (Kluivert 46), Litmanen, Kanu. – Allenatore Van Gaal
JUVENTUS: Peruzzi, Ferrara C., Pessotto, Torricelli, Vierchowod, Paulo Sousa (Di Livio 57), Deschamps, Conte A. (Jugovic 43), Vialli, Del Piero, Ravanelli (Padovano 77). – Allenatore Lippi
ARBITRO: Diaz Vega (Spagna)
NOTE: Sequenza calci di rigore: Davids parato, Ferrara gol, Litmanen gol, Pessotto gol, Scholten gol, Padovano gol, Silooy parato, Jugovic gol. Vinta 2ª Coppa dei Campioni. 16ª qualificazione in Coppa dei Campioni

Campionato: Bari vs Juventus 3-1 (Lezione provinciale)

Alle stelle!

Alle stelle!

La Juventus si presenta a Bari per riscattare la cocente delusione portata dall’ultimo match giocato contro il Bayern Monaco e che ha sancito, con una pesantissima sconfitta, l’eliminazione bianconera dalla Champions. Per farlo, quindi, Ferrara si affida ad Amauri e Trezeguet in avanti con Diego a supporto. A centrocampo, invece, viene schierato un po’ a sorpresa Tiago come mezz’ala sinistra, al fianco di Poulsen e Marchisio. In difesa, infine, Caceres continua saldamente ad occupare la corsia di destra, con Molinaro schierato sull’out opposto. Continua a leggere