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Alberto Zaccheroni: la scheda

alberto zaccheroni la schedaLA CARRIERA
Alberto Zaccheroni è nato il 1 aprile 1953 a Meldola, un piccolo comune nel romagnolo in provincia di Forlì-Cesena. E’ una mosca bianca nel panorama di allenatori italiani, perchè non ha mai giocato a calcio a livelli professionistici. Ha iniziato subito allenando, e l’ha fatto dai dilettanti. La prima panchina relativamente importante è stata quella del Cesenatico: nel febbraio 1984 viene infatti chiamato in corsa ad allenare il club romagnolo in C/2, e ci resta fino a giugno, facendo da traghettatore. La stagione successiva, però, nuovamente, allenerà da marzo a giugno, centrando in entrambi i casi la salvezza. Nella stagione 1985/86, subentrerà ancora una volta ad un suo collega accomodandosi sulla panchina del Riccione, nei Dilettanti. Al secondo anno, arriverà per lui la prima vera gioia da allenatore: la promozione in C/2. Nel 1987 sarà nuovamente chiamato a subentrare a stagione in corso nel San Lazzaro, campionato Dilettanti. Nella stagione 1988/89 firmerà per il Baracca Lugo, sempre in D, e riuscirà in una straordinaria impresa conquistando la promozione in C/2 a prima stagione, e quella in C/1 l’anno successivo, conquistandosi un pò di notorietà. E’ allora che inizia un rapporto tormentato col Venezia di Zamparini, in C/1. A primo anno, dopo una stagione ad altissimi livelli, e dopo uno spareggio per il secondo posto giocato proprio nella sua Cesena e vinto contro il Como, Zaccheroni conquisterà subito una straordinaria promozione in B (la terza consecutiva). Nelle due stagioni successive però, come da tradizione per ogni buon club presieduto da Zamparini, verrà 2 volte esonerato e per 2 volte richiamato. Nell’estate del 1993 passa al “nuovo” Bologna neo retrocesso in C/1 e neo-fallito. Sotto la guida del nuovo presidente Gazzoni Frascara e con Eraldo Pecci come direttore sportivo, la squadra manca la promozione in Serie B dopo aver terminato il girone al quarto posto ed aver perso ai play-off contro i rivali della SPAL. Zaccheroni verrà esonerato e ripartirà la stagione successiva, quella 1994-95, nel Cosenza, in Serie B. La situazione è disperata, perchè si parte con 9 punti di penalizzazione. Nonostante questo, il tecnico romagnolo riesce a far salvare con una certa tranquillità la squadra calabrese, mostrando anche un bel calcio. Nel 1995 avviene la vera svolta nella sua carriera: a 42 anni viene infatti chiamato dall’Udinese, in Serie A, per allenare il club riportato l’anno prima in Serie A da Galeone. Dopo un primo anno discreto, al secondo avviene il mezzo miracolo con la qualificazione in Coppa UEFA, ottenuta grazie al suo 343 e al suo calcio bello da vedere che impressionò un pò tutti. Il capolavoro, però, lo otterrà nella stagione 1997/98, centrando addirittura un incredibile terzo posto finale dietro Juventus ed Inter grazie soprattutto ai gol del capocannoniere Oliver Bierhoff (27 reti). L’impresa valse al tecnico la prima Panchina d’Oro (riconoscimento ufficiale con votazione dei colleghi) e il passaggio al Milan di Berlusconi. A sorpresa, il Milan, partito un gradino sotto le altre contendenti al titolo e in una fase di transizione dopo i successi degli anni precedenti, riuscì a rimontare, grazie ad un eccezionale finale di campionato (sette vittorie negli ultimi sette turni) e alla vittoria nell’ultima giornata contro il Perugia (ricorderete tutti l’esultanza mano nella mano di Boban e Weah e le urla di gioia di Galliani), la Lazio allora capolista, e a vincere uno dei titoli più inaspettati della sua storia. Per Zaccheroni è sicuramente il momento più alto della sua carriera. Otterrà naturalmente la seconda Panchina d’Oro consecutiva e l’Oscar del Calcio AIC come Miglior Allenatore, oltre all’amicizia e alla gratitudine eterna della dirigenza del Milan, che ancora oggi lo ringrazia. Il terzo posto nel campionato successivo e le due eliminazioni consecutive in Champions League portarono però all’esonero del tecnico romagnolo, che fu sostituito dal duo Cesare Maldini-Mauro Tassotti a due mesi dal termine della stagione 2000/01. Celebre resterà una dichiarazione di Berlusconi che ne suggellà l’esonero: «Mi viene in mente un personaggio della mia giovinezza, che si chiamava Lizzola. Era un bravissimo sarto, e aveva per motto, a proposito della buona stoffa: attenzione a che sarto la dai…». Insomma, all’improvviso la stoffa era “troppo buona” per il sarto Zaccheroni, che dovette ripartire, subentrando a Sven Goran Eriksson, nel settembre 2001 dalla Lazio. A fine campionato arriverà sesto, anche grazie all’ormai mitologico epilogo del 5 maggio con la vittoria meravigliosa contro l’Inter di Hector Cuper che consegna di fatto lo Scudetto più bello della storia alla Juventus di Marcello Lippi. L’anno successivo, sarà protagonista dell’ennesimo subentro della sua carriera coronando un sogno personale: sarà chiamato nell’ottobre del 2003 proprio dall’Inter (sua squadra del cuore da bambino) di Massimo Moratti che lo chiama a sostituire Cuper dopo 7 giornate. All’avvio, Zaccheroni ottiene 7 vittorie su 8 partite giocate. Conquista un posto in Champions League per la stagione successiva ma, a fine stagione, non viene confermato perchè il patròn nerazzurro gli preferisce Roberto Mancini. Il colpo è duro da digerire per Zac, che trova però il coraggio di ripartire ancora una volta subentrando ad un collega nel Torino. Nel settembre del 2006, a pochi giorni dall’inizio del campionato, viene infatti ingaggiato come allenatore dal presidente Urbano Cairo nell’anno del centenario della squadra granata e assume l’incarico con una squadra in crisi, riuscendo inizialmente ad ottenere buoni risultati (tra i quali la vittoria contro l’Empoli nel giorno della festa del centenario dei granata) e a porre rimedio alla situazione. Dopo una lunga serie di sconfitte consecutive a inizio 2007, però, il 26 febbraio viene esonerato e sostituito con Gianni De Biasi. Il resto è storia recente, con la Juventus in crisi che lo chiama a subentrare, per la nona volta in carriera, al collega Ciro Ferrara.

CARATTERISTICHE
Inutile parlare dei moduli di gioco “passati”. Ogni formazione e ogni annata è diversa dalle altre e, come detto dallo stesso tecnico in sede di presentazione alla Juventus, gli schemi si adattano alla squadra, e non viceversa. Lui sa utilizzarne tanti, dalla difesa a 3 (divenuta famosa soprattutto ai tempi di Udine) alla difesa a 4, dalle 2 punte alle 3 punte, dal fantasista alle ali esterne con un’unica punta. Queste sono state le sue prime parole da Juventino: «Da quale Juventus ripartire? Dall’idea di Juventus di inizio stagione, che secondo me è una idea che – non so se sempre o alcune volte – verrà riproposta perché secondo me è una delle idee che per la Juventus vanno bene». Questa la sua “diagnosi” della crisi attuale: «Ho letto: “Sbagliati gli acquisti”. Ma qui non ce n’è uno che sta rendendo pari alle attese… Melo, Diego… Perché? Questo è uno sport di squadra: il rendimento di uno è legato al rendimento degli altri. Lo spiegavo prima nello spogliatoio: se la difesa si allarga, Buffon non può fare il Buffon; se il centrocampo non mette un po’ di pressione agli avversari, la difesa va in balìa degli avversari ed è facilmente attaccabile; se i centrocampisti rimangono tutti dietro con i difensori gli attaccanti non riescono ad avere la palla goal da poter sperare di segnare. Voi conoscete un giocatore che vince una partita da solo? Io non ne conosco. Quindi è un problema di collettivo, psicologico». Idee chiare, semplici, mostrate con grande sicurezza e determinazione. Vedremo nei prossimi giorni se e quanto ci metterà la squadra ad assimilarle, rispolverando le consuete “analisi tattiche”. La curiosità è tanta. Per quanto riguarda lo staff, Zaccheroni ha portato con sè il viceallenatore Stefano Agresti e il preparatore atletico Eugenio Albarella, promuovendo Alessandro Nista da allenatore personale di Buffon a preparatore di tutti i portieri e confermando Andrea Scanavino e il prof. Gaudino.

OPINIONI E PROSPETTIVE
Come visto nella biografia professionale, Alberto è un allenatore esperto in subentri, avendone collezionati ben 9. Ha già allenato clubs come il Milan, la Lazio e l’Inter, quindi conosce la pressione, sa allenare anche grandi clubs e sembra davvero avere tutte le caratteristiche necessarie per svolgere bene il proprio lavoro. Le critiche più ricorrenti lette in questi giorni sul suo conto riguardavano essenzialmente il fatto che prediliga una difesa a 3 (ma come il tecnico stesso ha precisato in sede di presentazione non è un dogma) e il fatto che alla Juve servisse più che altro un motivatore e un sergente di ferro. Critiche che posso anche accettare, ma che vengono messe in seria discussione proprio dalla storia di Zaccheroni, specializzatosi in subentri ed imprese difficili. Credo insomma abbia sia l’intelligenza, sia l’acume tattico e sia l’esperienza per sapere perfettamente cosa fare e come risollevare una squadra attualmente allo sbando, in tempi rapidi. Ma, come sempre, sarà il campo il giudice supremo, quindi non ci tocca che dargli fiducia e aspettarne il responso.

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Michele Paolucci: la scheda

paolucciData di nascita: 6 febbraio 1986
Luogo di nascita: Recanati (MC)
Ruolo: centravanti
Club: Juventus e Siena in comproprietà
Scadenza contratto: 30 giugno 2013
Valutazione: 7 milioni

LA CARRIERA
Dopo essere letteralmente cresciuto nel vivaio bianconero, di cui è il migliore marcatore all-time del settore giovanile con 184 reti, nel 2006 la Juventus lo cede in prestito secco nella sua Ascoli, a soli 20 anni. Qui trova da subito la fiducia di mister Nedo Sonetti (che arriverà, dopo una doppietta al Messina, a definirlo un nuovo Van Basten..). Per lui a fine campionato 33 presenze e 8 reti tra Campionato e Coppa Italia, un bottino sicuramente di grandissimo rispetto, tanto che il vecchio volpone di Sir Alex Fergusson si interessa al ragazzo e lo elogia più volte. In estate, però, la Juventus lo cede in comproprietà all’Udinese nell’ambito dell’affare Iaquinta, e per lui, quella 2007/08, sarà una stagione da cancellare: la prima parte la trascorre a Udine, dove è chiaramente chiuso da una eccessiva concorrenza (Asamoah, Di Natale, Quagliarella e Floro Flores, solo per fare 4 nomi..), e riesce a scendere in campo solo un paio di volte (4 invece le presenze in Coppa Italia, con 2 gol); a gennaio, il passaggio all’Atalanta di Del Neri, e anche qui – complice l’esplosione di Floccari – lo spazio sarà pochissimo (9 scampoli di partita appena). Per lui perciò, anche se giovanissimo, quella successiva è già una stagione decisiva: deve dimostrare di valere la Serie A, e lo fa alla grande. In estate passa in prestito con diritto di riscatto della metà del cartellino al Catania, e qui, sotto la guida tecnica di Walter Zenga, riesce nuovamente a dimostrare il proprio feeling con il gol: a fine stagione il bottino sarà di 27 presenze e 9 reti (di cui 2 in Coppa Italia: la formazione siciliana arriverà fino alle Semifinali…). Purtroppo, sarebbe potuto essere molto maggiore, ed è lo stesso Paolucci che, l’estate scorsa, spiegò il motivo: “Il mio ultimo campionato è finito con quasi due mesi di anticipo solo perché ero in prestito, e a salvezza ottenuta la società ha puntato sui giocatori di proprietà”. Takayuki Morimoto, volendo fare nome e cognome. La Juve comunque crede in lui, e gli dà ragione, riscattandolo completamente dall’Udinese e cedendolo quasi subito al Siena, ma questa volta in comproprietà e non più in prestito. In toscana, in una società storicamente “amica” della Juventus, i rapporti col tecnico Giampaolo sono difficili, e nella prima parte di stagione il campo lo vedo poco o niente, Michele. Poi avviene l’avvicendamento tecnico con Alberto Malesani, che gli concede più fiducia: 7 presenze e 2 gol, per gli amanti delle statistiche, la prima parte di questa stagione. Per quanto riguarda invece la Nazionale, Michele è nel giro delle rappresentative giovanili già dal lontano 2003, quando – ancora negli Allievi bianconeri – venne convocato dalla U-17. Da allora è stato convocato anche per la U-19, per la U-20 e, già nel 2006, a soli 20 anni, è arrivata anche la prima (di due) convocazione nella U-21 di Pierluigi Casiraghi. Il suo è stato un nome molto considerato lo scorso anno dal mister ex bianconero, ma purtroppo, come detto, sul più bello il Catania ha deciso di rinunciare a lui e ha definitivamente perso il treno.

CARATTERISTICHE TECNICHE
Michele è uno che la butta dentro, da sempre. Basterebbe questa semplice frase per descriverlo. Ha il gol nel sangue, vede la porta, è freddo davanti al portiere e riesce a trasformare in oro anche cross sporchi o deviazioni del portiere. E’ un centravanti, prima punta, il classico numero 9. Più che ad Inzaghi, però, somiglia forse al Gilardino pre-esplosione. Lo ricorda anche fisicamente, con i suoi 80 chili distribuiti in 182 cm. Lasciando da parte i paragoni, Michele è un opportunista dal buon fiuto del gol (calcia a rete con entrambi i piedi e si fa valere anche di testa) e, nelle ultime stagioni in cui ha avuto modo di fare esperienza, ha dimostrato di  poter anche fare anche, all’occasione, reparto da sé. E’ però con un altro attaccante di fianco che riesce a sfruttare al meglio le sue caratteristiche, poiché è bravo nelle sponde e nell’attaccare gli spazi. Dotato di buona progressione, sa anche partecipare all’azione della squadra, pur non essendo un numero 10. L’impressione è che in Seire A non abbia ancora mostrato appieno il suo potenziale.

IMPRESSIONE E PROSPETTIVE
La Juventus si affida a Paolucci forse nel momento più delicato degli ultimi vent’anni bianconeri. Il fatto che sia catapultato in una realtà “top level” a metà stagione e in una squadra che sta vivendo un momento così delicato, potrebbe essere uno stimolo ulteriore, quella scintilla che potrebbe tirar fuori da Paolucci tutto il meglio di sè. Lui ci crede, conoscendolo. Ha consapevolezza dei propri mezzi, non ha paura. Le responsabilità che graveranno sul suo groppone saranno elevate: dovrà non far rimpiangere Iaquinta e Trezeguet, nell’immediato, e convincere la Vecchia Signora che probabilmente di Amauri se ne può anche fare a meno. A suo favore giocherà  inoltre la vicinanza del suo idolo Alessandro Del Piero (del quale emula spesso l’esultanza con la famosa “linguaccia”): per il carattere di Michele, la presenza del capitano sarà un ulteriore stimolo per fare ad alti livelli ciò che ha fatto sempre, sin dalle giovanili: gonfiare le reti. Insomma giudizio positivo su questa operazione di mercato, intelligente, di prospettiva, a basso prezzo. Abbiamo tanti giovani bravi in giro, e non si capisce perchè non debba essere data loro la possibilità, partendo dalla panchina, di far valere quanto valgono. Avanti così.