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Dal caso Pandev al caso Ledesma: cosa è cambiato?

pandev ledesmaIn poco più di un mese, il Collegio Arbitrale della Lega Calcio è dovuto intervenire per ben due volte nel dirimere una controversia riguardante, da un lato, la Società Sportiva Lazio e, dall’altro, un tesserato della stessa. Nella prima occasione, in data 23 dicembre 2009, il Collegio ha definito la complessa vicenda che riguardava e coinvolgeva la  Lazio ed un calciatore della stessa, Goran Pandev. Il lodo pronunciato, in tale circostanza, dal Collegio investito della questione è stato totalmente favorevole per il calciatore, il quale ha ottenuto la risoluzione del contratto, nonché il pagamento di 160 mila euro, oltre alle spese legali. “Si è trattato quindi di una piena vittoria del giocatore, assistito e difeso dall’avv. Mattia Grassani, e soprattutto di una “sentenza” storica, come affermato dallo stesso avvocato, il quale ha dichiarato come la vicenda in questione abbia portato alla luce il fenomeno del mobbing “sportivo”, potendo divenire un precedente rilevante per il futuro”. In data 27 gennaio 2010, a distanza di poco più di 30 giorni, il Collegio pronunciato su un’altra controversia sorta sempre tra la Lazio ed un calciatore della stessa, ovvero Cristian Daniel Ledesma, difeso ed assistito dall’avv. Ettore Mazzilli. In questa seconda occasione, contrariamente alle aspettative, dati i notevoli punti di contatto tra le due questioni, la pronuncia del Collegio Arbitrale è stata di segno negativo. Il provvedimento emesso ha, invero, dichiarato inammissibile la richiesta di arbitrato, avanzata dallo stesso calciatore ex artt. 7 e 12 dell’Accordo collettivo tra Federazione Italiana Giuoco Calcio (in prosieguo FIGC) e l’Associazione Italiana Calciatori (AIC).

L’art. 7 dell’Accordo rileva come, oltre al diritto alla retribuzione, il calciatore abbia il diritto/dovere  di partecipare agli allenamenti e alla preparazione precampionato con la prima squadra. Si tratta di un diritto di estrema importanza, nonostante non si traduca in alcun modo nel diritto alla prestazione lavorativa, intesa come partecipazione del calciatore alle competizioni sportive in cui la società di appartenenza è coinvolta. La rilevanza del diritto del calciatore di partecipare agli allenamenti e alla preparazione precampionato risulta di estrema evidenza ove ci si soffermi sull’art. 12 dell’Accordo rubricato “Azioni a tutela dei diritti del calciatore”. L’art. 12 sanziona gravemente la violazione di siffatto diritto del calciatore (che naturalmente si traduce in un corrispondente obbligo per la società): è previsto che, nel caso in cui il calciatore venga illegittimamente estromesso dalla preparazione precampionato o dagli allenamenti, lo stesso possa diffidare la società ad adempiere spontaneamente; qualora ciò non accada, nel termine perentorio di giorni 3 (tre) dalla ricezione della diffida, il calciatore può adire il Collegio Arbitrale per ottenere a sua scelta la reintegrazione ovvero la risoluzione immediata del Contratto.

È in entrambi i casi riconosciuto al calciatore il diritto al risarcimento del danno in misura non inferiore al 20% (venti-percento) della parte fissa della retribuzione annua lorda. Laddove il calciatore dovesse scegliere la prima strada, ovvero richiedere non la risoluzione immediata del contratto ma la reintegrazione, una volta che il Collegio Arbitrale si sia pronunciato favorevolmente nei suoi confronti è dovere della società provvedere, in senso conforme al lodo, entro 5 giorni dalla ricezione della comunicazione del dispositivo. E se risulterà inadempiente, può sempre il calciatore rivolgersi al Collegio Arbitrale per chiedere ed ottenere la risoluzione del contratto in essere. Il lodo del Collegio, che nel momento in cui si scrive non risulta ancora motivato, ha difatti, dichiarando inammissibile la richiesta di arbitrato, impedendo al calciatore Ledesma di “svincolarsi” dal club di appartenenza. Tecnicamente, la dichiarazione di inammissibilità è una pronuncia preliminare al merito; ma in tal caso la pronuncia de qua si deve far discendere dalla carenza dei presupposti previsti dall’art.12.2 Accordo.

Ledesma, come previsto dall’Accordo, ha diffidato la Lazio; successivamente, entro i tre giorni previsti dall’art. 12, la Società ha spontaneamente adempiuto agli obblighi ex art. 7 (dell’Accordo), permettendo al giocatore di tornare “in gruppo”, ovvero di allenarsi con il resto della squadra (adempimento che non era avvenuto nel caso del calciatore Pandev). E proprio tale spontaneo adempimento da parte della Lazio, ex art. 12 dell’Accordo, avrebbe evitato una decisione favorevole per il calciatore, come nella prima circostanza. Ma in realtà, come sostenuto dalla difesa del calciatore, tale reintegro non è mai accaduto, o meglio si è trattato solo di un reintegro fittizio, di un escamotage della Lazio, la quale avrebbe poi di nuovo “messo fuori squadra” Ledesma. Invero, come dichiarato dal legale del giocatore, «tale circostanza era stata peraltro già chiaramente evidenziata nello stesso ricorso presentato dal calciatore in data 24 novembre 2009 e comprovata dal successivo telegramma di constatazione e contestazione del persistere dell’inadempimento ex art. 12.2 dell’Accordo Collettivo da parte della Lazio inviato dal Sig. Ledesma alla stessa Società in data 28 novembre 2009». «In pari data – prosegue – copia di tale telegramma fu altresì inviata per conoscenza al competente Collegio Arbitrale presso la Lega Nazionale Professionisti ed era comunque agli atti del procedimento de quo in quanto allegata alla memoria di costituzione della S.S. Lazio S.p.A. in data 4 dicembre 2009». Secondo la difesa di Ledesma si è trattato di un reintegro solo formale e non anche sostanziale.

Detto questo, occorre ora considerare come le opzioni, a disposizione del calciatore per “svincolarsi” dalla Società di appartenenza, siano tutt’altro che esaurite. Innanzitutto è forte la minaccia di passare alle vie legali ordinarie e, quindi, fuori dalla giustizia sportiva, sollevando una questione di mobbing. In ogni caso il calciatore Ledesma potrà liberarsi a fine anno con l’art. 15 del Regolamento FIFA (Fédération Internationale de Football Association ) sullo Status ed i trasferimenti dei calciatori. Invero, tale art. dispone espressamente che “un professionista affermato, c.d. established,  che abbia disputato, nel corso di una stagione sportiva, meno del 10% delle gare ufficiali alle quali partecipava la sua società, può risolvere il suo contratto prima della sua scadenza naturale per giusta causa sportiva. Nella valutazione di tali casi, verrà tenuta in considerazione ogni circostanza specifica concernente il calciatore. L’esistenza della giusta causa sportiva dovrà essere accertata caso per caso. Non saranno irrogate sanzioni sportiva anche se può essere richiesta un’indennità. Il professionista può porre fine al suo contratto per giusta causa sportiva solo nei 15 giorni successivi all’ultima Gara Ufficiale della Stagione disputata per la Società per la quale è tesserato”. Il calciatore Ledesma ed il suo difensore potranno, quindi, ottenere la tanto auspicata risoluzione del contratto agendo dinanzi la giustizia ordinaria o, più semplicemente, attendendo la conclusione della stagione sportiva e appellandosi all’art. 15 del Regolamento FIFA sullo Status ed i trasferimenti dei calciatori.

Tornado alla cronaca di questi giorni, in data 29 gennaio 2010, il Procuratore federale Palazzi ha aperto un fascicolo su un presunto accordo, intervenuto fuori regola, tra il calciatore Ledesma e la Società Internazionale (per correttezza, si deve precisare che il Procuratore federale ha aperto altri due fascicoli, riguardanti ulteriori presunti accordi irregolari rispettivamente tra il calciatore Simplicio, di proprietà della Società Palermo, e la Società Roma e tra il calciatore Pandev, in precedenza di proprietà della Lazio e ora di proprietà della Società Internazionale, e quest’ultima). Alla base del contrasto tra Ledesma e la Lazio ci sarebbe proprio un presunto, irregolare, accordo con la Società Internazionale, in ragione del quale, da un lato, il calciatore rifiuterebbe il rinnovo del contratto, in scadenza nel 2011, e, dall’altro, la Lazio avrebbe deciso di “punire” il giocatore, ponendolo fuori squadra. La ratio dell’indagine è, quindi, verificare se nel caso in questione, così come negli altri due, siano state o meno violate le regole FIGC e FIFA in tema di trasferimenti di calciatori.

La questione è ancora apertissima: sono possibili “altri colpi di scena” che aprirebbero un nuovo capitolo della vicenda.

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Campionato: Juventus vs Lazio 1-1 (Zac comincia con un pari…)

del pieroJuventus–Lazio non è solo il posticipo della ventiduesima giornata di Serie A, ma è anche, e soprattutto, il debutto di mister Alberto Zaccheroni sulla panchina dei bianconeri. Debutto, tra l’altro, che avviene proprio contro una squadra già allenata in passato dal tecnico di Meldola: la Lazio. Correva la stagione 2001/2002 quando dopo poche giornate dall’inizio del campionato l’ex allenatore del Milan, squadra con cui vinse un campionato, subentrò in corso d’opera a Dino Zoff, rimosso dall’incarico. Ed è una coincidenza molto particolare quella che vede Zaccheroni esordire a Torino proprio contro la Lazio. Quel famoso anno in Biancoceleste, infatti, passò alla storia per quanto successo l’ultima giornata di campionato: battendo un Inter lanciatissima verso uno scudetto che pareva già cucito sul petto la Lazio consegnò quel campionato nelle mani della Vecchia Signora che deve quindi, indirettamente, proprio al tecnico emiliano uno dei suoi più recenti successi. Grande curiosità riguardo a questo debutto sorge soprattutto in relazione all’idea di calcio che Zaccheroni portò avanti almeno fino al 2007, data in cui si esaurì il suo ultimo incarico. La sua difesa a tre uomini, schieramento assolutamente poco consono quando si parla di grandi squadre, è infatti un marchio di fabbrica importante. Essendo arrivato solo da un paio di giorni in Corso Galileo Ferraris, però, il tecnico di Meldola non ha osato cambiare così a fondo lo schieramento tattico prevalentemente utilizzato fino a quel momento dal suo predecessore. Proprio per questo motivo ecco la Juventus schierarsi con l’ormai classico 4-3-1-2, con Manninger al posto dello squalificato Buffon – espulso nella sconfitta contro la Roma – in difesa dei pali, Grygera terzino destro con De Ceglie sull’out opposto e la coppia Chiellini-Cannavaro centralmente; a centrocampo Candreva lanciato dal primo minuto con Melo e Sissoko e dietro a Diego, in attacco spazio a capitan Del Piero ed Amauri. Dal canto suo, invece, Ballardini è in cerca di punti salvezza e per provare a trovare il punteggio pieno effettuando il colpaccio nel capoluogo piemontese si presenta con un modulo speculare a quello della squadra di casa: Muslera tra i pali, Diakitè, Stendardo, Radu e Kolarov in sua difesa, Dabo, Baronio e Firmani in mediana, Mauri sulla trequarti ed il duo argentino Cruz-Zarate in avanti.

LA PARTITA
Il primo tempo vede i bianconeri condurre il gioco costantemente nella metà campo avversaria. Fin dai primi minuti tocca al trio offensivo cercare di portare la squadra in vantaggio: al 5’ da Amauri a Del Piero, palla per Diego che da centro area indirizza verso la porta, senza però creare troppi problemi a Muslera. Al 7’ ci prova Candreva con una conclusione dal limite che termina sul fondo. I bianconeri continuano ad attaccare e al 12’ Del Piero prova a sfruttare un bell’assist di Sissoko, ma il suo tiro termina fuori. La Juventus ha l’occasione per portarsi in vantaggio al 21’ quando Diego prova una conclusione insidiosa che costringe il portiere alla deviazione in angolo. La Lazio, che finora non si è mai avvicinata alla porta bianconera, prova a rendersi pericolosa al 25’: su punizione corta di Baronio palla a Kolarov, che dalla distanza spedisce lontano dalla porta difesa da Manninger. La squadra di Zaccheroni continua a far gioco e tenta di mettere in difficoltà la difesa avversaria su azione e su calci piazzati, come accade con Diego al 35’. Sul fronte biancoceleste da segnalare un tiro insidioso di Mauri al 38’ che costringe Manninger a respingere in angolo. Il primo tempo si chiude con una conclusione di Candreva da fuori area che termina sul fondo. C’è più convinzione nelle offensive bianconere che aprono il secondo tempo e che nel primo quarto d’ora producono un gran tiro di Candreva parato in angolo, un palo colpito da Diego, una punizione di Del Piero respinta dalla barriera e una seconda conclusione rasoterra del capitano neutralizzata da Muslera. La Lazio si fa vedere in avanti e conquista una punizione dalla sinistra dell’area di rigore che Baronio batte e Chiellini respinge. Poi è ancora la Juventus a portarsi in avanti a caccia del vantaggio che arriva al 25’ su calcio di rigore assegnato dall’arbitro Saccani per atterramento in area di Del Piero. E’ lo stesso capitano a battere dal dischetto: impeccabile. Juventus in vantaggio (1-0). Arrivano le prime sostituzioni: due per la Lazio, Rocchi e Lichtsteiner per Dabo e Firmani, e una per la Juventus, Caceres per Felipe Melo. Il gioco riprende e la Lazio si porta subito in avanti, guadagnando un calcio di punizione: batte Kolarov e Mauri trova la deviazione vincente (1-1). Ritrovata la parità, Ballardini opera l’ultimo cambio: fuori l’autore del gol e dentro Siviglia. Manca ormai poco alla fine della partita, i bianconeri provano a rifarsi avanti, ma la difesa della Lazio blocca tutte le iniziative degli uomini di Zaccheroni, che si gioca come ultima carta l’ingresso di Paolucci al posto di Del Piero. Nei cinque minuti di recupero il risultato non cambia.

IL COMMENTO DI ANTONIO CORSA (ACB)
Non si poteva certo pretendere miracoli dal buon Zaccheroni dopo appena un paio di allenamenti. La squadra scende in campo con il classico “rombo” alla Ferrara, almeno sulla carta, con De Ceglie e Grygera esterni, i soliti Cannavaro e Chiellini in mezzo, Melo davanti alla difesa, Candreva sul centrosinistra con Sissoko sul centrodestra, e con Diego dietro Amauri e Del Piero. Si è però visto qualcosa di diverso, soprattutto nel primo tempo, quando la squadra ha corso molto alla ricerca di quel gol che non è arrivato. Tra le novità più positive, c’è finalmente il ritorno al pressing: la squadra ha aggredito i portatori di palla avversari, ha evitato quei ribaltamenti di gioco tanto letali quando si utilizza questo modulo ed ha tenuto la difesa sempre piuttosto alta, almeno fino al gol laziale. De Ceglie ha giocato altissimo, di fatto sulla linea di centrocampo, lasciando tre difensori dietro, e dando la possibilità a Candreva di accentrarsi per provare la conclusione o l’uno-due di destro. Si è notato, rispetto al passato, un attacco a più uomini, con 5 (Amauri, Del Piero, Diego, Candreva e Sissoko) quasi sempre a supporto dell’azione d’attacco, oltre al terzino ex Primavera, bravissimo a spingere come sempre e a mettere bei cross in mezzo. Per 45′ si sono viste triangolazioni e movimenti senza palla che da tempo non si vedevano a Torino, soprattutto grazie a Sissoko e Candreva, due che possono fare questo tipo di gioco sia passando la palla che ricevendola loro stessi. Fondamentale è perciò il movimento senza palla, i tagli, le diagonali, le sovrapposizioni. Tutto fatto piuttosto bene, finchè il fiato è stato sufficiente. Nel secondo tempo, il ritmo è naturalmente calato, ma paradossalmente è arrivato prima il palo di Diego (in grande ripresa: è questo il suo gioco!), poi il rigore (parentesi: Alex ha prima simulato con un tuffo piuttosto imbarazzante in area, poi è scivolato in occasione del rigore – inventato – andando ad esultare dopo il gol. Per carità, il momento è talmente brutto che atti eroici e di classe probabilmente erano inopportuni.. ma almeno sottolineamoli, per onestà intellettuale). Dopo l’1-0 del Capitano, la squadra ha continuato a fare il proprio gioco, subendo però un gol a freddo su ennesima disattenzione difensiva (Chiellini non sale in tempo tenendo in gioco Mauri che anticipa Grygera, spostato nel frattempo a sinistra con Caceres a destra). E’ qui che si è tornati alla realtà, con la squadra incapace di reagire, bloccata psicologicamente, forse timorosa di subire l’ennesima rimonta e l’ennesima beffa stagionale. Alla fine, nonostante i 5 minuti di recupero, è stata parità. Un punto da raccogliere e portare a casa. Arriveranno tempi migliori. Per ora la “prima” di Zac è discreta, ma servirà almeno un mesetto per raddrizzare la situazione e lavorare soprattutto sulla mente e sull’autostima dei ragazzi. Note positive della serata: Diego, sicuramente in netta crescita, ma anche Candreva (questo è il suo gioco), Melo (al quale non è stato chiesto di fare il regista..) e De Ceglie.

IL COMMENTO DI FRANCESCO FEDERICO PAGANI
Se il primo tempo del match disputato nel pomeriggio tra Milan e Livorno era stato soporifero, altrettanto possiamo dire della partita giocata in serata a Torino. In realtà il match è un minimo più godibile grazie al fatto che la Juventus porta un forcing pressoché costante lungo tutto il corso della frazione, ma, di contro, non si ha la possibilità di vedere nemmeno un goal. Il tutto perché la Juventus porta sì pressione nella trequarti avversaria, ma è un agire sterile, che non si traduce in grosse occasioni da goal. Questo soprattutto per il fatto che a fare da contraltare ad un Diego che pare si stia ritrovando ci sono due punte – Del Piero ed Amauri – abbastanza avulsi dal gioco ed ancora sottotono. Da parte sua la Lazio fa davvero poco: qualche tentativo sporadico in ripartenza e nulla più, provando a rendersi pericolosa praticamente solo tramite calci piazzati piuttosto velleitari. Il secondo tempo è invece più interessante della prima frazione, con una Juve che riesce ad implementare gli sforzi per arrivare al goal. Rete che viene però trovata solo grazie ad un rigore inventato di sana pianta dall’arbitro Saccani, la cui prestazione è sicuramente sotto la soglia della sufficienza. Il goal un po’ casuale – almeno rispetto all’andamento del match – realizzato da Mauri sega quindi le gambe ai giocatori della squadra di casa, spegnendo quindi ogni interesse nei confronti di una partita che da lì in avanti non offrirà più grandi sussulti venendo giocata da una squadra ormai sulle gambe – la Juve – e da un’altra che si può dire già più che soddisfatta del pareggio immeritato piovutogli dal cielo. Il migliore in campo non può che essere, a mio avviso, Diego: il trequartista verdeoro torna infatti a giocare su buoni livelli, mettendosi in bella mostra. Molto generoso come al solito riesce stavolta ad implementare la propria prestazione con quell’efficacia nelle giocate smarrita ormai da tempo. Vera e propria spina nel fianco della formazione ospite il ragazzo di Ribeirão Preto sembra poter tornare sui livelli delle primissime partite di questo campionato. Così fosse, forse, la Juve potrebbe aver trovato quel giocatore che sia capace di guidarla, assieme al nuovo tecnico, fuori da una crisi che pare essere interminabile come l’inverno. (Credits: SciabolataMorbida)

IL COMMENTO DI MIRKO NICOLINO
Meglio un punto che niente. E ultimamente siamo tornati quasi sempre a casa con… niente. Un punto che muove la classifica e che mi fa sperare che in situazioni estreme in futuro potremo anche pareggiare e non per forza perdere. Mi sarei aspettato una vittoria, non tanto di orgoglio o di nervi, ma una vittoria dovuta al celeberrimo “cul de Zac”. Ma quest’anno gira talmente tutto storto che saremmo capaci di qualsiasi cosa. Devo dire, però, che la prestazione è stata incoraggiante: come ha detto lo stesso Zaccheroni, non è facile giocare contro compagini che si schierano in modo speculare alla tua squadra, nonostante ciò la Juventus ha coperto molto bene gli spazi, soffrendo pochissimo e creando un discreto numero di occasioni. Gli errori in fase di impostazione sono stati i soliti, endemici: si cerca sempre la giocata verticale e non si apre quasi mai sulle fasce. Ho molta fiducia però nel “tattico”  Zaccheroni e credo che buona parte dei piccoli difetti saranno colmati. Gli altri, quelli legati ai singoli e alle loro bizze, si dovranno esorcizzare in altro modo. C’è poco altro da commentare al match, una partita non certo bella da vedere, ma nemmeno da buttare. Nella media, insomma, di un campionato di Serie A tecnicamente e tatticamente mediocre. La Lazio, contrariamente a quanto detto dagli addetti ai lavori: merita ampiamente la posizione che ha, anzi per come gioca meriterebbe di contendere l’ultimo posto al Siena. Per questo motivo, credo che ci siano ampi margini per giocarsela con Roma (fortunata), Milan (affannato) e Napoli (arruffone)  per un posto in Champions. Zaccheroni, ci proverà, e quanto si è visto (e sentito) in pochi giorni ha già capito che deve prendere in mano una situazione difficile soprattutto dal punto di vista ambientale. Le sue parole “devo essere molto vigile in questo spogliatoio” sta a testimoniare il fatto che succedevano (e spero non succedano più) cose strane in un abiente che si è sempre contraddistinto per rigore e serietà. Siamo la Juve e abbiamo tante giornate ancora per dimostare di esserlo ancora. Con Zaccheroni.

IL TABELLINO
JUVENTUS-LAZIO
RETI: 25’st Del Piero (rig.), 33’st Mauri
JUVENTUS: Manninger, Grygera, Cannavaro, Chiellini, De Ceglie, Sissoko, Felipe Melo (31’st Caceres), Candreva, Diego, Amauri, Del Piero (44’st Paolucci). All. Zaccheroni. A disposizione: Chimenti, Legrottaglie, Zebina, Giovinco, Marrone, Paolucci.
LAZIO: Muslera, Diakité, Stendardo, Radu, Kolarov, Dabo (26’st Rocchi), Baronio, Firmani (31’st Lichtsteiner), Mauri (36’st Siviglia), Cruz, Zarate. All. Ballardini. A disposizione: Berni, Luciani, Sevieri, Makinwa, Rocchi.
ARBITRO: Saccani
AMMONITI: 24’pt Baronio, 35’pt Melo, 22’st Diakité, 46’st Grygera
SPETTATORI: 20.899
INCASSO: 422.625

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Le avversarie: la Lazio di Davide Ballardini

lazioLE STATISTICHE
La Lazio ha raccolto finora 21 punti in 21 partite. Non vince dal 6 gennaio scorso (4-1 in casa col Livorno) e viene da due pareggi in casa (Chievo e Udinese) ed una pesante sconfitta (3-0 con l’Atalanta) fuori casa. Gli uomini di Ballardini non attraversano assolutamente un buon momento, in piena crisi sia tecnica che di risultati, ma è tutta l’annata che non sta andando come sperato. Si trovano infatti a soli due punti dalla zona retrocessione con una squadra, a sentire Lotito in piena estate, costruita per ben altri traguardi. La Lazio fuori casa ha raccolto solo 8 punti (1 vittoria, 5 pareggi e 4 sconfitte) e non vince dal 30 agosto scorso, seconda partita del girone d’andata (Chievo-Lazio 2-1). Una squadra costruita per creare molto, con due attaccanti ed un trequartista, e che oggi deve fare in conti con una realtà ben diversa: con solo 16 reti la Lazio ha il secondo peggior attacco della serie A (dopo il Livorno, 14) ed in trasferta è andata a segno solo 5 volte: due volte col Chievo (ndr ultima vittoria) e una contro Catania, Siena ed Udinese. Un pò meglio la difesa, la quarta del campionato (con Chievo Bari e Fiorentina) con soli 22 gol subiti, di cui 11 in trasferta.

COME SI PRESENTERA’
Sono due le alternative per Ballardini, o la difesa a 3 con 4 centrocampisti, un trequartista e 2 punte (3412), o la più collaudata difesa a 4 con 3 centrocampisti puri, un trequartista e due punte (4312). Il vero dubbio è rappresentato dalla presenza o meno di Lichsteiner. Nel caso di 3412 la difesa sarebbe composta da Diakitè, Stendardo e Radu (che rientra dalla squalifica) e, a quel punto, sarebbe certa la scelta dello svizzero che agirebbe da esterno destro sulla linea dei centrocampisti con Kolarov a spingere a sinistra. In mezzo sicuri Firmani e Baronio. Nel caso in cui invece Ballardini dovesse optare per la difesa a quattro, la difesa sarebbe composta da Radu e Stendardo al centro, Diakitè terzino destro e Kolarov retrocesso a terzino sinistro, con Lichsteiner sacrificato e con un centrocampo composto dai muscoli di Dabò oltre che da Baronio e Firmani. In porta è sicura la presenza di Muslera, croce e delizia della squadra di Ballardini, portiere capace di interventi incredibili e di errori grossolani che spesso sono costati punti pesanti alla squadra. Passando al reparto avanzato, il ruolo di trequartista sarà certamente ricoperto da Mauri (vista la continua indisponibilità di Matuzalem per una distrazione al polpaccio destro) e le due punte dovrebbero essere Cruz e Zarate a meno che non ci sia un recupero lampo di Floccari.

IMPRESSIONI
La Lazio sta avendo una stagione fallimentare, lo dicono le prestazioni e, sopratutto, i numeri. In alcune partite Ballardini a provato a cambiare modulo provando un’inedita difesa a tre che garantisce piu spinta dalle fasce e più protezione in fase di non possesso. La Lazio non ha un gran gioco e questo a mio avviso è anche dovuto alla sterilità di Zarate. L’argentino è un funambolico dribblomane ma troppo spesso è indisponente e poco utile alla causa. Il gioco di Ballardini ha bisogno invece di una seconda punta che sappia svariare, giocare palla negli spazi e favorire gli inserimenti del trequartista, un pò come faceva Miccoli nel suo Palermo con Simplicio. Mauri è un giocatore diverso, piu fisico e meno dinamico del brasiliano. L’attacco rimane comunque il reparto che ha destato più dubbi quest’anno: Zarate ha segnato solo due reti e Julio Cruz ne ha realizzate tre (Chievo 2 e Catania). L’acquisto di Floccari sembra però aver risolto alcuni problemi ma è quasi certo il suo forfait. Ricordiamoci, comunque, che El Jardinero è la bestia nera della Juve, con 10 gol totali realizzati contro di noi con le maglie di Inter, Bologna e Feyenoord.

(Credits: Miguelon)

Serie A 3° turno: Lazio vs Juventus 0-2 (in gol Caceres e Trezeguet)

LazioPRESENTAZIONE
«Allegria». Nel giorno in cui tutta l’Italia ne ha pianto la scomparsa, Mike Bongiorno può essere orgoglioso della “sua” Juventus. Vince ancora a Roma, questa volta contro un’ottima Lazio, centra la terza vittoria di fila e resta in testa da sola – in attesa delle gare della domenica – a punteggio pieno. Se contro la Roma, due settimane fa, era stato il Diego Day, contro la squadra di Ballardini è stato un altro festival sudamericano. Primo gol di Caceres, proprio nel giorno del suo esordio. Raddoppio di un ritrovato Trezeguet, dopo un’imbeccata di Amauri. Ottimo Giovinco, entrato in campo proprio al posto di Diego. L’infortunio del brasiliano è stata l’unica nota negativa in una serata da ricordare. Ora corsa contro il tempo per recuperare il fantasista e Del Piero. Martedì riparte la Champions League e a Torino è atteso il Bordeaux. Due settimane dopo la vittoria sulla Roma, la Juventus torna nella Capitale. Anche in vista dell’esordio in Champions League, Ferrara presenta parecchie novità rispetto alla sfida con i giallorossi. Subito in campo l’ultimo arrivato, Fabio Grosso. Così come Caceres, pronto all’esordio ufficiale. Prima stagionale per Trezeguet che subentra al posto di uno Iaquinta che non si è mai fermato. Riposo anche per Cannavaro: gioca Legrottaglie. Non manca invece Diego che torna nello stadio che lo ha consacrato fuoriclasse anche del campionato italiano. La Lazio deve rinunciare a Rocchi e Zarate che non recuperano dai rispettivi acciacchi. C’è Cruz a far coppia con Foggia. I biancocelesti provano a sopperire con grinta e aggressività sui portatori di palla. Ma è una Juve che parte in scioltezza e crea subito occasioni importanti. Muslera diventa protagonista per fermare due conclusioni di Trezeguet e un tiro-cross di Camoranesi. La prima risposta laziale è affidata a Kolarov che va via a sinistra e costringe Buffon a mettere in angolo. Il numero uno è attento anche su un tiro da lontano di Baronio. Stesso copione un attimo dopo: punizione del laziale e parata col piede di Gigi. Il primo tempo, già di per sé ricco di emozioni, si chiude con altri due importanti fatti degni di noti. Il primo negativo per i bianconeri. Diego resta a terra toccandosi la coscia posteriore destra. Il brasiliano esce e lascia il posto a Giovinco. Prima dell’intervallo, la Lazio va in gol dopo un’azione da fermo, ma Gervasoni aveva fischiato con largo anticipo per un fallo di Cruz su Legrottaglie. Ripresa. Si riparte con Giovinco subito in evidenza. Si procura e batte velocemente una punizione, Grosso centra di prima intenzione e Amauri non ci arriva per un soffio. Sebastian si mette in luce anche al 20’: scambia con Marchisio sulla sinistra, entra in area e centra per Trezeguet, la cui girata è preda di Muslera. La sfida continua a essere equilibrata con ribaltamenti di fronte. Dopo un’azione laziale con Cruz fermato vicino a Buffon, contropiede bianconero con Amauri e Giovinco. Alla fine ci prova il brasiliano ma il tiro è debole e Muslera non ha problemi. Ferrara cambia e mette Tiago per Camoranesi. Il minuto chiave diventa il 27’. La Juve sfonda a destra con Marchisio, appena spostato dopo l’uscita di Camoranesi. Sul cross del torinese, la difesa laziale allontana corto, sui piedi di Caceres che insacca di prima intenzione. Un gran gol per il giovane uruguaiano, proprio nel giorno del suo esordio e con la maglia che fu proprio del suo allenatore Ciro Ferrara. Ballardini fa entrare Simone Inzaghi ed Eliseu. Ferrara deve togliere l’acciaccato Grosso: entra Molinaro. Buffon para facilmente anche sul tiro da fuori di Cruz. La Juve tiene e proprio all’ultimo soffio chiude i conti. Giovinco gestisce il contropiede, Amauri impegna Muslera e Trezeguet torna a essere il rapace dell’area di rigore: 2-0 e gara chiusa. Tre partite – due delle quali a Roma -, tre vittorie. Punteggio pieno e primato solitario. Allegria.

IL COMMENTO DI NUMERO7
Molti media hanno ridotto Lazio-Juventus ad una partita segnata da un solo episodio: la punizione fischiata prima del gol a gioco fermo di Mauri (sì perché ricordo che non si tratta di gol annullato). Altri, leggermente più attenti, hanno scritto e detto: primo tempo della Lazio, secondo alla Juventus. Il macth disputato sabato sera all’Olimpico è molto di più. La costante bianconera è stata comunque la sofferenza, che ha contraddistinto anche i match con Chievo e Roma. In particolar modo nel primo tempo, i centrocampisti della Lazio sembravano arrivare sempre primi sulla palla, con Marchisio intento a ciondolare a destra e a manca per tappare buchi. Sì perché la nazionale ci ha restituito più di un calciatore “sulle gambe”: Camoranesi (sostituito nella ripresa con saggezza da Tiago) e Felipe Melo in primis. Nonostante le difficoltà, in ogni caso, i ragazzi di Ferrara hanno sempre cercato di giocare la palla, con Trezeguet che con tanto impegno ma pochissimi frutti, rinculava per smistare lateralmente qualche pallone. Nonostante la superiorità territoriale laziale, le palle gol sono state due per parte nella prima frazione di gioco. Quelle laziali sono state propiziate da alcune disattenzioni della linea difensiva, in cui Caceres e Le Grottaglie sono sembrati molto in difficoltà.
La Juventus cresce nella ripresa anche perché l’ingresso di Giovinco  per l’infortunato Diego (ha fatto davvero poco nei suoi 40 minuti di gioco) ha dato vivacità alla manovra. In particolar modo, lo spostamento di Marchisio a destra con l’ingresso di Tiago (al posto di Camoranesi) spostato a sinistra, ha dato vita ad un paio di combinazioni tra i due ragazzini terribili (Giovinco e Marchisio, ribattezzato ormai Duracell) nelle quali i defensori della Lazio non ci hanno capito letteralmente nulla. Alcuni media hanno rimarcato la difficoltà della Juventus a sbloccare i risultati se non su palle inattive o in fortunose mischie: diciamo che fino a questo momento è stato così, ma più che altro per cause di forza maggiore. Nel senso che, anche nella ripresa con la Lazio, i bianconeri hanno creato diverse azioni gol (per giunta ben manovrate) una delle quali è stata letteralmente gettata alle ortiche da Trezeguet. Che il gol di Caceres, poi, sia arrivato su una respinta in mischia è più che altro testimonianza di un forcing juventino che soprattutto dal 70° in poi ha messo alle corde una Lazio che fino a quel punto aveva speso molto. Ottima tenuta atletica, quindi dei bianconeri, testimonianza che la preparazione che il coordinatore atletico Neri ha programmato darà i suoi frutti gradualmente. Un successo meritato dai bianconeri, con una Lazio che avrebbe anche potuto portare a casa un punto, ma tenere testa ad una squadra così cinica e concreta come la Juventus di Ferrara, di questi tempi non è facile per nessuno. Avanti così.

TABELLINO
LAZIO (4-3-1-2): Muslera 6; Lichsteiner 6, Diakitè 6,5, Siviglia 6, Kolarov 7; Dabo 5,5 (77′ S. Inzaghi sv), Baronio 6,5, Mauri 6; Matuzalem 6; Cruz 5,5, Foggia 6 (80′ Eliseu sv). All. Ballardini.
JUVENTUS (4-3-1-2): Buffon 6,5; Caceres 6, Legrottaglie 5, Chiellini 6, Grosso 6 (90′ Molinaro); Camoranesi 5,5 (69′ Tiago), Felipe Melo 6,5, Marchisio 6,5; Diego 5,5 (45′ Giovinco 6,5); Amauri6,5, Trezeguet 6. All. Ferrara.
Arbitro: Gervasoni
Reti: 72′ Caceres, 94′ Trezeguet
Ammoniti: Legrottaglie, Felipe Melo, Caceres, Amauri

(Credits: Juventus.com)

La fotomoviola di Lazio-Juventus: anche stavolta non c'è niente..

E’ vero, specie dopo Calciopoli il nostro sogno erotico è ormai diventato vincere con gol in fuorigioco, dubbi, rigori inesistenti e sviste arbitrali. Per il solo gusto di sentir ripetere quell’espressione che ora va tanto di moda e che è diventata un dogma: “sono errori in buonafede, l’arbitro può sbagliare”. Goduria. Però ogni tanto è bello pure mostrare la verità. Provo a farla illustrando i tre episodi contestati del match. Si comincia con un rigore chiesto (per la verità senza troppa convinzione, tanto è vero che si chiarisce subito) da Mauri su Chiellini, che lo butta a terra in area. Dai replay si evince chiaramente come sia il centrocampista laziale a trattenere il difensore bianconero con la mano destra (guardate la maglia del difensore Azzurro come cambia forma, allungandosi) e a trascinarlo giù con se. Non c’è niente.

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E veniamo al gol della Lazio: innanzitutto non si tratta di un gol annullato, perchè il fischio avviene 4-5 secondi prima del tiro decisivo. Ciò premesso, diciamo pure che al momento della punizione di Kolarov c’è Diakitè, in alto, che è in offside (come si nota dalla prima immagine). Ma andiamo oltre. Nella seconda è possibile apprezzare il contatto che sicuramente c’è tra Cruz e Legrottaglie (c’è sia una spinta sia un intreccio di gambe, che fanno perdere l’equilibrio al difensore bianconero). Notate anche l’arbitro, che è vicino e soprattutto ha la visuale libera, e fischia immediatamente dopo il contatto facendo pure gesto con la mano di aver visto una spinta. Nella terza figura infine è possibile apprezzare come Legrottaglie fosse nettamente davanti a Cruz, in anticipo sulla palla, e come quindi la spinta risulti decisiva (perchè senza di essa la palla l’avrebbe gestita il buon Nicola).  Non conta infine la “volontarietà” di fare fallo di Cruz, ma l’effetto ottenuto dal suo calcio. Insomma situazione chiara, cristallina, con l’arbitro che – ben posizionato e senza nessuno davanti – vede e fischia chiaramente il contatto tra i due, e concede punizione per la Juventus. Non è un “fallo di mischia”, non è un “fischio partito”, ma voluto e – come documentato – corretto.

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Come potete vedere dalla prima foto, David Trezeguet è al di là di tutti. Vero? Così han detto chiaramente Bergomi e Caressa, almeno. E quello in basso a destra??

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Insomma anche stavolta tanto rumore per nulla. Sarà per la prossima!