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Juventus vs Roma 1-2 (ormai non fa più notizia…)

roma juventusAll’Olimpico di Torino si scontrano due squadre che attraversano momenti molto diversi: da una parte la Juventus è in grossa crisi tanto che dopo un inizio quantomeno accettabile è finita addirittura fuori dalla zona Champions. Dall’altra, invece, una Roma cui la cura Ranieri ha dato i suoi frutti tanto da iniziare a macinare gioco e risultati. Per lo scontro contro la sua ultima squadra, quindi, Ranieri decide di schierare la coppia Juan-Burdisso a difesa di Julio Sergio e Vucinic in supporto a Toni. Per provare a ritrovare la via della vittoria, invece, Ferrara rimette in campo Grygera terzino destro e ritrova Sissoko in mediana. Panchina, invece, per il nuovo arrivato Candreva.

LA CRONACA
Dopo meno di tre minuti di gioco Toni fa un gesto verso la panchina. L’espressione del suo volto dice tutto: il polpaccio non gli permette di continuare. La partita è appena iniziata, quindi, e Ranieri si trova subito a dover sprecare un cambio. All’ottavo minuto è Salihamidzic, un po’ a sorpresa titolare al posto del più quotato Candreva, a farsi vedere: il bosniaco riceve palla sulla trequarti e punta la porta, arrivando a calciare poco oltre il limite dell’area. Conclusione però infelice, con il pallone che termina piuttosto lontano dallo specchio di porta. Tre minuti più tardi è invece Vucinic che riceve palla sul vertice destro dell’area e dopo essersi liberato bene di un avversario conclude in maniera discreta, non trovando però la porta e colpendo solo l’esterno della rete. Al tredicesimo è invece Marchisio a rendersi pericoloso: la mezz’ala Bianconera riceve in area e conclude un’azione insistita dei suoi con un bel tiro a giro che non trova la porta solo di poco, sfiorando il palo e spegnendosi sul fondo. Sulla traiettoria, tra l’altro, stava per intervenire Del Piero la cui deviazione sarebbe probabilmente stata decisiva. Cinque minuti ed è Totti, subentrato all’infortunato Toni, a farsi vedere: il tiro scoccato dal Pupone, però, termina alto sulla traversa e non impensierisce un attento Gigi Buffon cui il freddo, a giudicare dalla maglietta smanicata che indossa, non sembra fare alcuna paura. Subito dopo è la Juventus, in questa sorta di ping-pong iniziale, a farsi vedere: Grygera crossa in mezzo dove Amauri è però disturbato da Cassetti e non riesce a trovare la porta di testa. Al venticinquesimo è invece Juan a salvare la Roma: Diego prova infatti a tagliare la difesa Giallorossa con un ottimo filtrante a giro che terminerebbe giusto sul piede dell’accorrente Amauri. Il centrale romanista, però, non ci sta ed anticipa il proprio connazionale in angolo. L’azione successiva è ancora Bianconera: questa volta è Del Piero ad avere l’intuizione giusta, ma Marchisio non riesce a raggiungere il pallone. Alla mezz’ora Grosso scodella un ottimo cross in mezzo all’area su cui è Amauri a svettare. La sua testata, però, spinge la palla oltre il palo. Un paio di minuti ed è Salihamidzic a provarci, sempre di testa, sugli sviluppi di un angolo. Il risultato è però lo stesso. Al trentasettesimo è da una punizione battuta da Diego che nascono i pericoli per la retroguardia Giallorossa: sul cross effettuato dal trequartista brasiliano, infatti, è Del Piero a spizzare con la fronte, non riuscendo però a deviare la palla di quel tanto che serva a far terminare il pallone nello specchio della porta. Ad un paio di minuti dal termine la Juve segna, ma l’arbitro annulla per fuorigioco (che sembra esserci). L’azione, comunque, è davvero meritevole e va raccontata: Marchisio vede Del Piero partire tagliando alle spalle dei difensori e lo serve con un ottimo lancio che pesca il capitano Bianconero in area. Alessandro stoppa quindi magistralmente il pallone per poi battere Julio Sergio con un tocco morbido. Tutto inutile, ma azione davvero pregevole. La ripresa si apre con lo stesso equilibrio che aveva aperto la prima frazione. A spezzarlo, però, ci pensa Del Piero: Diego dà dentro, Juan devia il passaggio facendo impennare il pallone che finisce giusto al capitano Bianconero, implacabile nel battere il portiere avversario siglando l’1 a 0. Di lì in poi resta comunque un equilibrio discreto per diverso tempo, con la Juve che non riesce più a essere padrona del campo come buona parte del primo tempo, riuscendo a costruire ancora meno. Al sessantasettesimo il fattaccio: Chiellini esce palla al piede allungandosi troppo il pallone e permettendo il recupero del pallone da parte romanista. Verticalizzazione immediata per Taddei che entrato in area punta Grosso, venendo atterrato dal terzino Azzurro. Sul dischetto si presenta quindi Totti che segna nonostante Buffon intuisca la traiettoria arrivando a sfiorare il pallone. Due goal in questa frazione di gioco, ma partita la cui intensità è calata fortemente all’intervallo tanto da diventare, nonostante le segnature, molto più monotona del primo tempo. Al settantacinquesimo Marchisio scocca un tiro dal limite, il tutto sugli sviluppi di un’azione insistita da parte dei Bianconeri. Il centrocampista torinese, però, non trova la porta. Poco dopo è invece ancora Amauri, sempre di testa, a provarci. Nessuna difficoltà per Julio Sergio, però, che para sicuro. A otto minuti dal termine la Juventus resta in dieci: la Roma parte in contropiede e Riise si infila tra le maglie della difesa avversaria costringendo Buffon ad uscire quasi sulla trequarti intervenendo senza pensarci due volte. Il fallo è netto, l’espulsione sacrosanta. Del Piero deve quindi lasciare spazio a Manninger. Totti realizza il rigore del pareggio. In pieno recupero, quindi, la Roma colpisce: Pizarro recupera palla a centrocampo e crossa lungo, pescando Riise sul secondo palo. Il terzino norvegese salta quindi indisturbato di testa bucando il malcapitato Manninger.

IL COMMENTO DI FRANCESCO FEDERICO PAGANI
Vittoria in extremis per la Roma, sconfitta pesante, pur immeritata, per la Juventus. I padroni di casa hanno infatti giocato un primo tempo sicuramente più gagliardo rispetto agli avversari, andando via via a guadagnare metri fino a prendere il dominio più o meno netto del campo. Dominio che, però, non si tramuta in goal, lasciando quindi le due squadre in perfetta parità sino al termine della prima frazione. Nella ripresa l’intesità della gara scende e così anche l’interesse nei confronti della stessa. Nonostante questo arrivano comunque tre reti. La faccia dei giocatori juventini tanto al goal di Riise quanto al triplice fischio finale è significativa: gli sguardi vacui stanno a dimostrare il senso di smarrimento di tutto un ambiente che non sa più che pesci pescare. Per quanto io sia ampiamente contrario alla politica sempre più in voga nello Stivale degli esoneri facili penso che sia ormai davvero lapalissiano: Ferrara, che già andava rimosso dopo la pesantissima sconfitta contro il Bayern con relativa eliminazione, va sostituito, anche solo per dare una scossa all’ambiente. Prima vittoria contro i Bianconeri, invece, per Ranieri, che mai prima di oggi era riuscito, nel corso della sua lunga carriera, a battere la Juventus. Ed è sicuramente una vittoria dolcissima per lui, che non deve aver preso benissimo, per quanto mascheri ottimamente il tuo con il suo inconfondibile aplomb, l’esonero dello scorso anno. Difficile trovare un migliore in campo, a maggior ragione dopo la mediocrità vista nella ripresa da parte di entrambe le squadre. E se anche Chiellini, notoriamente sempre tra i migliori in campo quest’anno, si lascia andare ad uno svarione non indifferente non si sa davvero più a che santo votarsi. La palma da MVP se la aggiudica, quindi, Pizarro. Partita certo non sopra le righe la sua, che fa comunque in maniera discreta il suo compitino. Risultando però assolutamente decisivo: sul primo goal è lui a rubare palla a Chiellini verticalizzando per Taddei, che andrà a guadagnare il rigore del pareggio. Sempre lui, poi, si ripeterà a fine partita su Sissoko, pennellando poi un cross perfetto per Riise. Più che sufficiente a renderlo il migliore in campo, oggi.

IL TABELLINO
JUVENTUS-ROMA 1-2
RETI: 6’ st Del Piero, 23’ st rig. Totti, 48’ st Riise.
JUVENTUS: Buffon; Grygera (31’ st Candreva), Legrottaglie, Chiellini, Grosso; Sissoko, Marchisio, Salihamidzic; Diego; Amauri (45’ st Paolucci), Del Piero (38’ st Manninger). A disposizione: Zebina, Cannavaro, De Ceglie, Yago. All. Ferrara.
ROMA: Julio Sergio; Cassetti, Burdisso, Juan, Riise; Taddei, De Rossi, Pizarro; Perrotta; Vucinic, Toni (8’ pt Totti). A disposizione: Doni, Mexes, Motta, Brighi, Cerci, Menez. All. Ranieri.
ARBITRO: Tagliavento di Terni.
ELPULSI: 38’ st Buffon.
AMMONITI: 15’ st De Rossi, 16’ st Burdisso, 22’ st Grosso, 26’ st Taddei, 41’ st Salihamidzic.

(Credits: SciabolataMorbida)

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Il silenzio che fa rumore

microfonoOre 22:35, l’arbitro Tagliavento fischia la fine del match: la Roma espugna l’Olimpico di Torino dopo 9 anni. Si aggiornano i record: prima vittoria contro la Juventus di Claudio Ranieri, primo gol di Francesco Totti a Torino, ottava sconfitta nelle ultime undici gare disputate dai bianconeri. Il periodo più buio della storia del club. Nel dopo-partita le telecamere di Sky inquadrano per un secondo il volto di Fabio Grosso: perso nel vuoto. Buffon al solito saluta tutti, col suo sorriso. Negli spalti un clima surreale, con i tifosi della Juve che sono rimasti in pochissimi, e quelli della Roma che esultano senza fine al grido di “tornerete in Serie B”. I giocatori della Roma vanno sotto lo spicchio riservato ai tifosi ospiti a salutarli e ringraziarli: scene di gioia intensa, “cinque” da tutte le parti, abbracci, orgoglio. Persino Totti intervistato come Uomo Sky che azzecca 2 congiuntivi e ci definisce “una grande squadra”. Si aspetta tutti qualche dichiarazione da parte dei bianconeri. La dirigenza è chiusa nello spogliatoio, dicono. Esce Ferrara, e chiede il processo breve. Ringrazia i ragazzi, ma non molla. Si aspetta Bettega, o Blanc. Si aspetta… si aspetta ancora un pò.. ore 23:00… nessuno esce, alla fine anche Sky si rassegna: nessun dirigente della Juve parlerà. Lo fa Del Piero, che dice che la Juve dovrebbe ridimensionare i propri obiettivi senza prendere in giro nessuno, e – a specifica domanda – risponde che nessuno della dirigenza è entrato nello spogliatoio per parlare con la squadra, avendolo fatto solo Ferrara. John Elkann, al 92′, si alza arrabbiato e lascia l’Olimpico in tutta fretta: anche per lui, scortatissimo, nessuna dichiarazione. Il tutto mentre l’amico Stefano Discreti intervista, dopo Maifredi, anche Marchesi. Per chiergli un’analisi della situazione della Juve e come venirne fuori.

E il silenzio diventa assordante.

Le avversarie: Inter-Siena 4-3 (rimonta Scudetto?) e Roma-Chievo 1-0

mourinhoINTER-SIENA 4-3

L’Inter, già campione d’inverno prima di scendere in campo, si presenta sul terreno di gioco con il solito Julio Cesar tra i pali protetto da una difesa tutta sudamericana: dalla coppia di centrali Lucio-Cordoba ai terzini, Maicon e Zanetti (che prende il posto dell’infortunato Chivu). A centrocampo rientra invece Stankovic e viene schierato il discontinuo Quaresma assieme a Motta e Snejder. In attacco, infine, la coppia scelta – ma quasi obbligata – da Mourinho è composta da Pandev e Milito. Assieme a Toldo e Samuel, poi, il tecnico lusitano si porta con sè in panca uno stuolo di giovani: Crisetig, Stevanovic, Donati ed Arnautovic. Dal canto suo, invece, Malesani risponde con Curci in porta, Brandao, Cribari, Rosi e Del Grosso in difesa, Ekdal, Codrea, Jajalo e Vergassola a centrocampo e Reginaldo a supporto di Maccarone.

CRONACA
L’Inter comincia benissimo e nei primi dieci minuti dimostra una netta superiorità territoriale rispetto ad un Siena piuttosto contratto. Dopo sei minuti di gioco Maicon pesca Sneijder in area ma il trequartista orange è chiuso sul controllo. Poco dopo Pandev si libera con un tunnel al limite dell’area e calcia radente il suolo, con Curci che però disinnesca una conclusione che pareva comunque destinata ad uscire. Un battito di ciglia ed i Nerazzurri sono ancora nell’area avversaria: Maicon serve Pandev che si libera al tiro piazzando la palla a fil di palo. Ci vuole un grande intervento di Curci per evitare una rete che sembrava fatta. Dopo questa sfuriata iniziale, comunque, l’Inter abbassa un minimo il ritmo, pur continuando a mantenere saldamente il pallino del gioco nelle proprie mani. Al 17′, quindi, succede l’inusitato: Maccarone parte centralmente e non trova grande opposizione tanto che può portarsi fin quasi sul limite dell’area dove esplode un mancino molto preciso che buca un incolpevole Julio Cesar. Il Siena è incredibilmente avanti a San Siro. Bastano però sei soli minuti all’Inter per pareggiare. Dapprima è Maicon che fa le prove generali per il goal scendendo centralmente, un po’ come fatto da Maccarone poco prima, salvo concludere a lato d’esterno. Poi è Milito che si fa lanciare nello spazio e dopo aver puntato Cribari fredda Curci, posizionato in maniera non proprio impeccabile in quest’occasione. L’Inter comunque non si accontenta di un pareggio: il miglior attacco della Serie A – quello Nerazzurro, appunto – incontra la peggior difesa del nostro massimo campionato. Pensare di chiudere la partita con un solo goal all’attivo e senza portarsi a casa i tre punti non è nemmeno plausibile. Così poco dopo la mezz’ora Stankovic guadagna una punizione un passo fuori dall’area di rigore. Sul punto di battuta si presenta Sneijder che, implacabilmente, buca prima la barriera e poi lo specchio della porta difesa da un irretito Curci, che nulla può su questa conclusione del forte trequartista ex Real Madrid. La partita, a quel punto, dovrebbe essere in discesa. Dopo aver ribaltato il risultato, infatti, l’Inter avrebbe l’inerzia del match dalla sua. Solo che neanche centoventi secondi dopo il 2 a 1 il Siena trova il pareggio: Reginaldo riceve da rimessa laterale e crossa in mezzo pescando un Albin Ekdal che, tutto solo sul secondo palo, ha buon gioco e grossa facilità nel bucare Julio Cesar firmando il pareggio. La ripresa si apre con una doppia sostituzione: tra le fila ospiti Pegolo prendere il posto di Curci mentre tra le fila interiste Arnautovic prende il posto di Stankovic. Ma non solo: si apre anche sulla stessa falsariga di come era andato il primo tempo, cioè con l’Inter che mantiene il possesso del gioco lasciando comunque spazi importanti al Siena. Dopo cinque minuti dal rientro delle squadre in campo è Sneijder che scalda subito le mani a Pegolo calciando da fuori. Il portiere senese, però, respinge in qualche modo ed è poi salvato dall’approssimazione con cui Arnautovic giunge su quella palla per il peggiore dei tap-in. Al 54′ Rosi porta palla sulla destra per scaricarla a Reginaldo che crossa in direzione di Ekdal, anticipato però dall’intervento tempestivo di Maicon. Il goal è comunque nell’aria: dieci minuti dopo è Ekdal a portare palla per mettere poi in movimento il solito Reginaldo che dopo essere entrato in area ed aver temporeggiato per far salire la propria squadra scarica al limite all’accorrente Maccarone il cui destro piazzato è tanto preciso da freddare per la terza volta nel corso del match Julio Cesar. Questo goal, esattamente come il primo segnato dall’ex Middlesbrough, dovrebbe scuotere l’Inter e spingere i giocatori di Mourinho a ribaltare il risultato. Così non è. Resta infatti il Siena, di lì in avanti, a costruire le occasioni migliori. Prima Reginaldo crossa per Maccarone che, incredibilmente dimenticato da Lucio in mezzo all’area, non è però preciso nel suo colpo di testa. Poi Rosi fa un’ennesima discesa sulla fascia per scaricare a Maccarone che da fuori, questa volta, non troverà la porta. Infine un batti e ribatti al limite dell’area Nerazzurra porta il solito Maccarone, vera calamita di palloni quest’oggi, a concludere non trovando però la via della rete e facendosi parare la conclusione da Cesar. In mezzo a queste occasioni solo una velleitaria conclusione portata da un opaco Arnautovic al 73′: un tiro senza grandi pretese che si spegne ben lontano dalla porta difesa da Pegolo. Proprio quando il risultato sembra essere deciso Sneijder si erge ancora a salvatore della patria: a due minuto dal novantesimo batte una punizione chirurgica che beffa un colpevolissimo Pegolo sul proprio caso andando a sigillare il 3 a 3 e ridando verve e coraggio ai suoi compagni di squadra che sfrutteranno gli ultimi minuti rimanenti (recupero compreso) per tentare di ribaltare per la seconda volta nel match il risultato. Riuscendoci. Al 93′, infatti, Samuel riceve palla al limite beffando la trappola del fuorigioco per bucare poi Pegolo con un diagonale che non lascia scampo. 4 a 3, partita davvero rocambolesca!

COMMENTO
Che partita, ragazzi! In pochi penso avrebbero pensato che un Inter-Siena come tanti avrebbe potuto riservare tutte queste emozioni. Invece i senesi, probabilmente rinvigoriti dalla cura Malesani (che è sicuramente un ottimo motivatore), vendono cara la pelle facendo sudare le proverbiali sette camice ai giocatori Nerazzurri e tenendo lungamente in scacco i tifosi avversari, sino a due minuti dal termine rassegnati a vedere la loro squadra perdere inusitatamente. Però quest’Inter pur costretta a giocare con una formazione di emergenza da problemi vari dimostra di avere cuore e carattere, esattamente quelle due caratteristiche che sembravano mancare qualche anno fa e che invece oggi abbondano e portano questa squadra a dominare lo scenario italiano. Ora a questa squadra manca uno step solo: fare il definitivo salto di qualità anche in Europa. Dopodiché potrà davvero entrare nel novero delle squadre storiche. Altrimenti, qualora non riuscisse a farlo, finirebbe con l’essere solo una grande incompiuta.

TABELLINO
Inter vs. Siena 4 – 3
Marcatori: 17′, 64′ Maccarone, 23′ Milito, 35′ 88′ Sneijder, 36′ Ekdal, 93′ Samuel.
Inter: Julio Cesar; Maicon, Lucio, Cordoba, Zanetti; Stankovic (45′ Arnautovic), T. Motta (67′ Stefanovic), Sneijder, Quaresma (46′ Samuel); Pandev, Milito. A disposizione: Toldo, Donati, Crisetig. Allenatore: Mourinho.
Siena: Curci (46′ Pegolo); Rosi, Cribari, Brandao, Del Grosso; Vergassola, Codrea, Ekdal (81′ Jarolim), Jajalo; Reginaldo (72′ Fini), Maccarone. A disposizione: Ficagna, Rossi, Calaiò, Paolucci. Allenatore: Malesani.
Arbitro: Peruzzo (Schio).
Ammoniti: 40′ Stankovic, 75′ Sneijder, 89′ Codrea.

toni de rossiROMA-CHIEVO 1-0

La Roma scende in campo in odore di zona Champions per provare a riconquistare uno dei primi quattro posti del campionato. Per farlo mister Ranieri lancia dal primo minuto un Luca Toni molto voglioso di impressionare per provare a convincere Marcello Lippi ad inserirlo nella lista dei giocatori che tenteranno di difendere il titolo Mondiale vinto tre anni e mezzo fa in Germania. Dal canto suo, invece, Di Carlo vuole invece strappare almeno un pareggio per poter continuare sulla buona strada percorsa in questo girone di andata dai suoi ragazzi.

CRONACA
L’inizio è col botto ed inganna un po’ tutti. Dopo solo ventidue secondi di gioco, infatti, Toni si fa subito vedere provando una conclusione che viene però deviata in angolo dal tempestivo intervento di Davide Mandelli. Sugli sviluppi dello stesso la Roma passa però in vantaggio: Pizarro centra in direzione di capitan De Rossi che svetta bene per un’incornata che non dà scampo a Sorrentino. Una manciata di minuti e la punta proveniente dal Bayern Monaco dimostra ancora una volta tutta la sua pimpantezza: Taddei crossa da destra per lo stesso Toni che, mossosi benissimo, si libera del suo diretto marcatore per andare ad impattare di testa. La sua conclusione è però imprecisa e non trova lo specchio della porta difesa dall’ex portiere dell’AEK Atene. Al decimo la partita viene segnata irrimediabilmente: lo slancio Giallorosso è infatti frenato dall’intempestiva espulsione di Doni, con il portiere carioca costretto ad un’uscita rocambolesca che lo porta a colpire il pallone con una mano per chiudere su Abbruscato. Per ovviare a quanto successo Ranieri è quindi costretto a correre ai ripari inserendo Bogdan Lobont al posto di Vucinic e ridisegnando tatticamente la squadra: un lineare 4-4-1 con Toni unica punta che in fase di possesso diventa però 4-3-1-1, con il mobilissimo Perrotta pronto a guadagnare la trequarti campo per sostenere la punta di Pavullo nel Frignano. Giocando in 10 contro 11 i Giallorossi sono quindi costretti a rallentare il ritmo e, nel contempo, ad arretrare di qualcosa il proprio baricentro, tenendendo quindi ad addormentare il gioco. Perché, c’è da dirlo, dal canto loro i giocatori clivensi non fanno nulla per imporre un’accelerata alla partita né per sfruttare la superiorità numerica. Così nei minuti successivi all’espulsione del portiere romanista la partita si fa di una noia unica tanto che la prima vera conclusione verso la porta della squadra di casa arriva solo al trentasettesimo quando Abbruscato, uno dei pochi vivi sulla sponda clivense, calcia a lato dal limite. Prima di rientrare negli spogliatoi c’è spazio per l’ennesima combinazione Taddei-Toni con la punta che non riesce però ad infrangere lo specchio della porta facendosi disinnescare la conclusione dal portiere avversario. In apertura di ripresa un intervento approssimativo di Lobont, goffo nello smanacciare un traversone giunto dalla propria sinistra, offre ad Ariatti un’occasione d’oro. Il centrocampista di Reggio Emilia dimostra però una sensibilità di piede quantomeno approssimativa e nel mettere a lato il pallone si mangia una discreta opportunità di trovare il pareggio. Un solo minuto e Perrotta prova a sfruttare una sponda di Toni con una conclusione piuttosto velleitaria dal limite. Poco più tardi, quindi, Toni fa il Vucinic: Luca prende infatti palla da sinistra e dopo aver portato palla sino sul fianco dell’area salta seccamente Mandelli con un tunnel, penetrando in area. A quel punto al centrale clivense non resta che trattenere per la maglia l’avversario che, molto furbescamente, si lascia andare. L’arbitro non ha dubbi: calcio di rigore. Non dimostra però dubbi nemmeno Sorrentino che fa il fenomeno andando a parare la potente conclusione di Pizarro. La paratona di Sorrentino dovrebbe dare la carica ai suoi, ma così non è. Il gioco del Chievo resta infatti molto più che compassato tanto che guardando il match si fa quasi fatica ad accorgersi che la squadra di casa gioca con l’uomo in meno. Non solo: per quanto siano in svantaggio i giocatori del Chievo non riescono a costruire palle goal nemmeno con la forza dei nervi, finendo anche per concedere qualcosa agli avversari. Al 67′, ad esempio, ci prova Riise con uno dei suoi proverbiali quanto micidiali calci di punizione. Il terzino norvegese però non trova lo specchio, mettendo la palla non di molto a lato. Un paio di minuti e Cassetti si mangia un’occasione incredibile: il Chievo sembra in bambola nonostante la superiorità numerica, Taddei effettua l’ennesimo cross da destra e trova sul secondo palo un Cassetti che si può inserire completamente in solitaria. Il terzino bresciano, però, affossa clamorosamente il pallone non riuscendolo ad impattare adeguatamente e divorandosi letteralmente il goal che probabilmente avrebbe chiuso il match. Il Chievo pare proprio non riuscire a costruire nulla tanto che l’unica occasione interessante che riesce a costruire arriva all’84′ ed è un calcio di punizione di Bentivoglio, parato comunque senza eccessivi patemi dal portiere rumeno.

COMMENTO
Se non avessi visto coi miei occhi Mazzoleni espellere Doni all’undicesimo minuto non avrei mai potuto credere che la Roma abbia giocato in inferiorità numerica questa partita. Il tutto, è giusto dirlo, più per la pochezza a tratti sconcertante del Chievo di oggi che per la prestazione di una buona ma non trascendentale Roma cui va comunque un applauso per aver retto ottanta minuti senza il ben che minimo tentannamento. Roma che quindi agguanta, almeno temporaneamente, la quarta posizione e che si candida fortemente per un posto in Champions. Soprattutto se Luca Toni dovesse essere quello visto stasera sino al termine del campionato. A lui va infatti, e senza ombra di dubbio, il mio personalissimo riconoscimento come MVP del match. L’ex Bayern Monaco, infatti, lotta come un leone dal primo all’ultimo minuto risultando decisivo in occasione del goal vittoria (è lui, infatti, a guadagnarsi il calcio d’angolo che porterà all’1 a 0) ma, soprattutto, nel corso degli ottanta minuti giocati dalla sua Roma in inferiorità numerica. Lasciato tutto solo là davanti, infatti, si batterà allo stremo delle forze per tenere il più alto possibile ogni pallone transitante nella sua zona e per provare, quando gliene viene data l’opportunità, a pungere. Maiuscolo, ad esempio, nell’occasione del rigore guadagnato: con un’azione di altri tempi, infatti, la punta di Pavullo nel Frignano si fa largo tra le maglie della difesa avversaria senza esitazioni di sorta, lasciandosi poi andare nel momento in cui sente la sua maglietta venire tirata. Una prestazione davvero eccellente, non c’è che dire. Continuasse così sino a giugno metterebbe davvero in crisi Marcello Lippi: il Luca Toni visto oggi un posto ai Mondiali lo varrebbe senza ombra di dubbio.

TABELLINO
Roma vs. Chievo 1-0
Marcatore: 1′ De Rossi
Roma: Doni; Cassetti, Burdisso, Juan, Riise; Pizarro, De Rossi (65′ Brighi), Taddei, Perrotta; Vucinic (13′ Lobont) Toni. (81′ Baptista). A disposizione: Andreolli, Motta, Cerci, Guberti. Allenatore Ranieri.
Chievo: Sorrentino; Frey, Mandelli (74′ Marcolini), Yepes, Mantovani; Bentivoglio, Rigoni (56′ Luciano), Ariatti, Pinzi; Bogdani (71′ Granoche), Abbruscato. A disposizione: Squizzi, Morero, Malagò, De Paula. Allenatore: Di Carlo.
Arbitro: Mazzoleni (BG).
Ammoniti: 33′ Mandelli (C), 45′ Yepes (C), 68′ Mantovani (C).
Espulsi: 11′ Doni (R).
Note: all’11′ del secondo tempo Sorrentino para una rigore a Pizarro.

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Mourinho conosce la "filosofia" del recupero, ma non quella dei cartellini

Zeru cartellini rossi anche ieri...

Zeru cartellini rossi anche ieri...

Lo so, è vero, non ne dovremmo parlare. Ma è più forte di noi… Continua a leggere

Spalletti verso l'addio, Ranieri verso la Roma (e ripartono gli attacchi..)

RanieriFrancamente ci troviamo dinanzi ad una situazione per me imbarazzante, inconcepibile. Che Ranieri abbia commesso degli errori (da Capanna a Zebina, da Criscito a Poulsen, passando per Giovinco, il modulo, Trezeguet e compagnia) è assodato. Che abbia fallito a tenere in mano la squadra fino alla fine è un dato di fatto. Che si sia messo alcuni senatori importanti contro pure. Che non abbia avuto mai mezza parola di conforto dalla Società che lo ha esonerato a 2 dalla fine dopo averlo confermato il giorno prima pure. Come sarebbe finita tra la squadra e Capello senza la protezione continua di Moggi e Giraudo, che gli permettevano ad esempio di far entrare Camoranesi a partita in corso e di sostituirlo con disgusto 10′ dopo senza creare spaccature ma con anzi una minaccia di multa e cessione al giocatore in caso di ribellione? O di far scaldare Del Piero per poi far entrare Kapo? O di mettere fuori rosa Appiah per un errore di gioco? O di far giocare sempre gli stessi ignorando gli altri? Credete sia stata la “bravura” di Capello a permetterlo o quella di Moggi e Giraudo? Io sono convinto della seconda ipotesi. Così come sono convinto, nel caso di Ranieri, che la spaccatura così grave ci sia stata per colpa dell’immobilismo della Società, incapace di prendere posizione e schierarsi col tecnico e contro alcuni veterani. E’ per questo che sono contro tutti questi accanimenti nei confronti del tecnico di Testaccio: non ha fatto niente di male, non è venuto alla Juventus puntando una pistola contro Blanc (stessa cosa di Andrade, Tiago, Poulsen, ecc..), è un professionista che ha svolto il suo lavoro in condizioni obiettivamente non facili, e che ha commesso diversi errori, alcuni gravi, che probabilmente hanno giustificato il “cambio” con Ferrara e lo sdoganamento di Secco nel mercato. Ma non gli insulti. Ciò premesso, sono sempre più insistenti le voci di possibili dimissioni di Luciano Spalletti (giusto in tempo, visto che contro noi in 20 partite ne ha vinta solo 1 in Coppa Italia e le ha perse quasi tutte.. ma questa è cattiva!), al quale va la mia ammirazione per il lavoro svolto nella Capitale (e non era facile succedere ad un certo Fabio Capello..) e per l’onestà e la coerenza che l’ha sempre distinto dentro e fuori dal campo. Si riparla allora di Claudio Ranieri, e subito Tuttosport – tramite la bocca di Camillo Forte – ritorna all’attacco accusando l’ex tecnico bianconero di aver rifiutato lui un anno fa Diego – già virtualmente acquistato – e di aver rifiutato in precedenza uno tra Xabi Alonso e Van Der Vaart, preferendo Poulsen. Ora, al di là del fatto che ciò possa anche essere vero, trovo il timing sbagliato, e trovo questo atteggiamento persecutorio. Ranieri è il passato, abbiamo voltato dolorosamente pagina (perchè questa è una macchia che ci porteremo dietro, l’esonero) e siamo tutti strafelici per una grandissima campagna acquisti e per i 6 punti in due partite conquistati dalla formazione di Ferrara. Davvero, non c’è bisogno di ulteriori polemiche. Ognuno per la propria strada. Soprattutto perchè abbiamo ancora sotto contratto l’ex tecnico per una stagione, e proprio in queste ore probabilmente società e legali di Ranieri cercheranno di trovare un accordo (pare veloce e sereno) per liberare da subito il tecnico romano e permettergli di realizzare il suo sogno da sempre, e cioè di allenare la squadra della città in cui è nato. Mi spiace, non lo rimpiango sulla panchina, ma non riesco ad avere tutta la cattiveria che leggo in giro e che noto in molti di voi. Ci vuole classe anche in questo.

Roma vs Juventus 1-3 (doppietta di Diego, è nata una stella)

DiegoLA PARTITA:
Diego Ribas da Cunha possiede una dote ra­rissima, che è patrimonio so­lo dei fuoriclasse, dote per cui anche la giocata più dif­ficile, il colpo più astruso, la carezza più soffice assestata al pallone, risulta all’occhio del profano una cosa semplice, quasi banale. Ieri questo brasiliano barbuto ed evolu­to, modernissimo nel modo di interpetare il calcio del terzo millennio, si è caricato sulle spalle la Juventus in una Roma da forno a mi­croonde e l’ha accompagna­ta alla seconda vittoria con­secutiva in campionato (3-1) con due gol favolosi, di po­tenza e di fino, resistendo al­la pressione di un marcan­tonio come Riise e gabbando un mestierante come Mexes; con il contributo che ha of­ferto al gruppo sfiancandosi nelle coperture, al punto da rimediare pure un’ammoni­zione; con gli assist che ha servito ai compagni, là dove per un pezzo non ha funzio­nato altro tranne che lui, no­nostante fosse l’uomo di De Rossi, non proprio un pirla qualsiasi. Segno della Croce, amen. Diego è il valore ag­giunto che qualsiasi squa­dra con ambizioni di vertice (interne e internazionali) vorrebbe, anzi deve avere. Nello specifico della forma­zione bianconera, imperso­nifica la risposta diretta a Wesley Sneijder, a Samuel Eto’o, a Diego Milito, insom­ma all’Inter. Morale: è costa­to 25 petecchioni ma nessu­no li rimpiange, forse l’unico rammarico è non averci cre­duto prima, tipo l’anno scor­so. Pensare che qualcuno avanzava persino delle perplessità mette la pelle d’oca. Benvenuti sul­la luna, bentornati ad ap­plaudire un fenomeno che da anni, dall’addio di Zinedine Zidane, non indossava più la maglia bianconera, bene tutto e magari qualco­sa di più. Diego, già. Nella spettacolarizzazione mirata della Juventus, è la pietra d’angolo sulla quale si inten­de costruire una stagione straordinaria, da scudetto, però non di solo Diego è fat­ta la squadra di Ciro Ferra­ra. Comincia ad affiorare un gioco, comincia a essere di­gerito il rombo, là dove Feli­pe Melo ha solo necessità di accelerare le operazioni di scarico del pallone. L’altro brasiliano bianconero ha realizzato una rete bellissi­ma, con un inserimento di trenta metri, ed è stato eccellente nella fase di inter­dizione, però troppo spesso si è innamorato di se stesso e delle sue capacità di pal­leggio, tanto da innescare il pari giallorosso, nato da una punizione sulla trequarti, da una colpevole ingenuità col­lettiva (è mai possibile la­sciare a Pizarro la libertà di battuta e a De Rossi quella di esecuzione?) e da una leg­gera indecisione di Buffon. Ma è in crescita, come sta lievitando Amauri (un palo e due capocciate salvate dal portiere), come sono sintonici Cannavaro e Chiellini, i centrali difensivi. Il pelo nel­l’uovo continuano a essere gli esterni, il cui contributo è minimo, sia con Grygera sia con De Ceglie. Crediamo che con Grosso il livello salireb­be di brutto: cosa possono rappresentare cinquecento­mila euro in più o in meno rispetto alla portata totale della sfida? All’Olimpico mancavano ancora Zebina e Sissoko, Camoranesi è en­trato nella seconda parte della ripresa, Del Piero e Trezeguet sono rimasti in panchina, oppressi da una calura africana e da chissà quali cattivi pensieri. Quan­do tutti risponderanno al­l’appello, chissà. Di sicuro, scor­rendo la classifica e asciu­gando le sensazioni matura­te sul campo, la Juventus non è lì per caso e non è destinata ad afflosciarsi stra­da facendo. Possiede il codi­ce genetico delle formazioni vincenti, morbide fuori e du­re dentro, sa colpire e soffri­re, non cala più le braghe co­me un tempo, reagisce e ri­castiga. All’Olimpico è anda­ta così. Ferrara ha racconta­to che questa squadra sareb­be piaciuta a Giovanni Agnelli, per induzione cre­diamo che non sia dispiaciu­ta neppure a John Elkann, il nipote, teorizzatore dello show applicato ai risultati. Se l’impatto dell’Inter con il derby è stato devastante, l’incursione della Juventus nella capitale ha avuto con­notazioni di portata analo­ga, anche se i bianconeri si sono trovati di fronte una Roma minima, la medesima dell’anno scorso con un Bur­disso in più (non male l’ex nerazzurro) e qualche cer­tezza in meno. In porta c’era Julio Sergio, che è il vice del vice, ma se l’è cavata benissimo, con almeno tre parate decisive, a steccare semmai sono stati altri, da Totti (un palo e stop) in giù, fino al pallido Menez, al tremebon­do Perrotta, al ruvido Cas­setti, dalla cui indecisione è nata la prima rete di Diego. Ultima e con zero punti (e 6 gol nelle prime due partite: non era mai successo nella storia giallorossa), la forma­zione di Spalletti dà l’idea di essere in piena depressione e probabilmente non sarà sufficiente l’arrivo di un rinforzo – Quaresma, dicono – per invertire un trend. Il confronto con la Juventus ha aperto un dibattito che per la verità tiene banco dal­l’estate, però il 3- 1 secco e netto, addirittura violento, è peggio che un cazzotto nello stomaco. E quel Diego luna­re una sorta di umiliazione errante.

IL TABELLINO:

ROMA (4-2-3-1): Bertagnoli, Cassetti, Mexes, Burdisso, Riise (25’st Vucinic), Perrotta (36’st Cerci) De Rossi, Pizarro, Taddei (1’st Tonetto), Menez, Totti. A disposizione: Artur, Juan, Motta, Guberti, Tonetto, Cerci, Vucinic. All.: Spalletti.
JUVENTUS (4-3-1-2): Buffon, Grygera, Cannavaro, Chiellini, De Ceglie (30’st Legrottaglie), Tiago, Melo, Marchisio (17’st Camoranesi), Diego, Amauri, Iaquinta. A dispozione: Manninger, Camoranesi, Legrottaglie, Molinaro, Poulsen, Trezeguet, Del Piero. All.: Ferrara.
Arbitro: Rocchi
Ammoniti: 16′pt Tiago, 19′pt De Rossi, 33′pt Taddei, 36′pt Diego, 36′pt Perrotta, 43′pt Marchisio, 35’st Grygera
Marcatori: 24′pt Diego, 34′ De Rossi, 22’st Diego, 47’st Melo
INTERVISTE POST-PARTITA:

FERRARA: «Queste qualità le aveva dimostrate già con il Milan e il Chievo, tecnicamente fortissimo ma non solo tecnicamente, anche fisicamente e tatticamente quando chiude e corre in fase difensiva. Abbiamo bisogno che tutti collaborino e Diego lo ha fatto benissimo. Del Piero? Quando un giocatore resta fuori non si può essere felici. Capisco Alessandro ma il suo umore non poteva essere alle stelle, così come per altri giocatori. Oggi ho fatto questa scelta e devo proseguire con il cervello non con il cuore a fare le scelte. Sul 2-1 facevamo poco possesso palla e la Roma ripartiva. Qualche difficoltà c’è stata anche se il primo tempo siamo stati perfetti, a parte il gol subito. Recuperavamo sempre palla e siamo stati incisivi in fase offensiva poi alla fine abbiamo avvertito un po’ di fatica, ma nel complesso abbiamo visto una Juve da squadra vera e ha meritato la vittoria. Non soffrire in casa della Roma non è così semplice. Camoranesi l’ho messo dentro perché ha tante qualità, sa tenere palla, fa salire la squadra e può fare il colpo vincente. Non aveva tanti minuti nelle gambe perché veniva da un infortunio alla caviglia, ma è chiaro che avendo a disposizione tanti giocatori li devo motivare tutti. Tiago? Gioca lui perché sa proporre meglio la manovra rispetto a Poulsen che è un giocatore che esprime il meglio di sè davanti alla difesa. Lo Scudetto? Io vorrei che finisse ora il campionato. Sei punti sono ancora pochi, sei punti non contano, conta solo la vittoria che fa morale e ci convice che abbiamo giocatori e una squadra forte. È talmente lunga la strada che le insidie e i pericoli sono dietro l’angolo. Tra l’altro tra 15 giorni ancora a Roma contro la Lazio. Abbiamo visto nel derby come umore può cambiare da una settimana all’altra. I nerazzurri hanno dimostrato di essere una grande squadra. Mi ha impressionato eccome. Penso che anche noi, però, con questa vittoria contro la Roma e con questa prestazione li abbiamo impressionati. Ma non dobbiamo dare risposte a nessuno, solo a noi stessi. Stasera hanno visto tutti un’ottima Juventus, con uno spirito che sarebbe piaciuto all’avvocato Agnelli».».
MARCHISIO: «Mi sono fatto male nel primo tempo, ho stretto i denti, ma nel secondo tempo non riuscivo neanche a tenere la scarpa e quando mi sono reso conto di non poter dare una mano alla squadra ho chiesto il cambio. Domani effettuerò una lastra e un’ecografia, perché a causa del dolore non riuscivo a correre bene e ho avvertito un fastidio alla coscia, ma spero comunque di poter andare in Nazionale. Sono contento per il risultato, ma anche per come abbiamo giocato. Con Diego l’intesa cresce, così come con Tiago o Camoranesi. Siamo sulla buona strada. Ferrara negli spogliatoi ci ha fatto i complimenti, ma ci ha anche detto di stare più attenti, portando ad esempio il gol preso».
DIEGO: «Il nostro obiettivo era quello di vincere oggi. Era un nostro obiettivo. Pensavo fosse difficile, così è stato, ma sapevo anche che giocando con questa qualità si poteva vincere e lo abbiamo fatto. È stato per merito della qualità messa in campo che siamo riusciti nell’impresa di portare a casa questi tre punti su un campo difficile. Come ho fatto ad ambientarmi da subito? È merito dell’ambiente bianconero, di Ciro Ferrara, dei tifosi e quindi mi sono inserito con facilità da subito. La grande qualità collettiva della Juve sta nella capacità di adattarsi al nuovo modulo».

(Credits: Juvemania.it, Tuttosport.com)